{"id":1229,"date":"2010-03-30T21:38:07","date_gmt":"2010-03-30T21:38:07","guid":{"rendered":"http:\/\/5.196.224.66\/?p=1229"},"modified":"2015-03-30T21:39:26","modified_gmt":"2015-03-30T21:39:26","slug":"il-falcone-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=1229","title":{"rendered":"IL FALCONE"},"content":{"rendered":"<p>di Giancarlo Sante Zulato<\/p>\n<p>Tornato da militare, avevo ormai il demone della Guzzi ben radicato dentro: dopo le prime esperienze con la Sport 15 sidecar dello zio (a 12 anni) avevo guidato il Superalce, mitico &#8220;enduro&#8221; che arrampicava dappertutto&#8230;<\/p>\n<p>No volevo cagafumo leggeri e isterici, DOVEVO avere un monocilindrico: orizzontale, e di 500cc!<\/p>\n<p>Seppi da amici che a Chivasso c\u2019era uno dei tanti che pescavano alle aste militari e aveva rimediato diverse moto tra cui una decina di Falconi, e corsi ad accaparrarmela.<\/p>\n<p>Fui fortunato &#8211; cosi\u2019 credevo &#8211; perche\u2019 mi capito\u2019 uno Sport, ex-Polstrada con tanto di parabrezza e porta-moschetto, appena radiato dal servizio. Diedi fondo ai risparmi di anni (allora 800mila lire erano ca 8\/10 milioni di oggi) e saltai in sella col batticuore per l\u2019emozione. Fu feeling immediato, ma feci in tempo a goderla pochi mesi prima di rendermi definitivamente conto che, a meno di un radicale restauro, il mezzo era troppo sfiancato e usurato per sopravvivere al traffico di Milano.<\/p>\n<p>Non il poderoso motore, ma le minutaglie quotidiane: leva frizione, rinvio del cambio, pedale freno erano triboli continui pulire, cambiare, registrare, oliare&#8230;<\/p>\n<p>Vendutolo, presi il NuovoFalcone, nuovo, fondo di magazzino dal Conce, avanzato da un lotto dei Vigili Urbani.<\/p>\n<p>Era bianco, con le borse in lamiera originali. Aveva paragambe, paracilindro, scatola del carburatore tutti in lamiera: non prendevi uno schizzo, pulito come uno sccoter. Le selle erano separate, la posteriore fissata al porta-pacchi (porta radio nell\u2019originale) che poteva sopportare ben oltre un quintale, ci trainai un\u2019auto in salita dal garage sotterraneo di un amico. Anche cavalletti e pedane erano di pesante acciaio, forgiato e non stampato o di tubo cavo&#8230;<\/p>\n<p>Era una moto evidentemente fatta per giovani reclute inesperte, da prendere a calci, sbagliare tutto e cadere allegramente che\u2019 mica si rompeva nulla&#8230; Il Civile non mi piaceva, con quell\u2019aria da &#8220;Stornello&#8221; cresciutello, il serbatoio affusolato e basso raccordato alla sella, pareva un ragazzino d\u2019una volta con gli abiti troppo stretti e le maniche corte&#8230; e poi il filtro aria appiccicato al tromboncino e quegli scarichi finti snelli e il contagiri da moto finto-sportiva&#8230; Anche se aveva l\u2019avviamento elettrico, che io NON VOLLI mai, anche quando divenne accessorio d\u2019uso comune. Per i profani o Guzzisti &#8220;a V&#8221;, ricordo che la messa in moto, rigorosamente a pedale, era un momento esaltante (ma da NON ripetersi spesso, o in mezzo al traffico&#8230;): issato sul cavalletto centrale, tanto largo e solido da poterci ballare in piedi sulle selle in due come successomi a Carnevale; arrampicato sul lato sinistro, piede sinistro sulla pedana, destro sulla pedivella, ricerca del P.M. superiore, alzavalvola un accenno di gas e poi&#8230; GIU\u2019 con tutto il peso, mollare l\u2019alzavalvola e scendere con un salto per evitare eventuali &#8220;calci&#8221; che mandavano all\u2019ospedale tanti motopesantisti&#8230;<\/p>\n<p>Se la manovra era precisa, oltre allo sguardo di ammirazione delle fanciulle che si radunavano (eh si, facevi colpo allora, altro che Fantic Caballero&#8230;) ti gustavi per premio un minimo dalla sonorita\u2019 suadente, che regolato bene a 600 giri faceva uno scoppio ogni quinto di secondo (avendo un giro &#8220;utile&#8221; su due, fanno 600\/2=300\/60 secondi al minuto&#8230;), perfettamente udibile come una nota di \u00bc di un &#8220;andante&#8221;.<\/p>\n<p>Pareva un gatto che fa le fusa, e non mancava un colpo, anche se decidevi di accompagnare a piedi la bella che aveva paura di salirci&#8230; in prima a 4 km. ora, senza bisogno di sfrizionare e docile nei suoi 215 kg.!!!<\/p>\n<p>E poi. la ripresa, molto piu\u2019 decisa dell\u2019accelerazione da fermo, il tiro dei 25 hp che sembrano pochi ma con tanti chilogrammetri dietro&#8230; il ronfare da locomotiva a vapore, il clac-clac del cambio nello scalare, bilanciere prima indietro, guai alle staccate decise con 12,5 kg di imbiellaggio che si mettevano ad urlare per protesta insieme al castello delle punterie!!<\/p>\n<p>Dopo l\u2019acquisto, come tutti provai a vedere quanto &#8220;tirava&#8221;: tolto il parabrezza, lo lanciai al massimo, credo oltre i 4.500, il cambio era piu\u2019 corto del Civile che sfiorava i 140, forse arrivavo a 125-130 max. Perfettamente stabile, ad un certo punto mi trovai con lo sguardo appannato; fermo, controlla gli occhiali che sono perfettamente puliti, riparti rilancia&#8230; mica tirare le marce, solo in quarta deciso insisto spalanco sempre di piu\u2019 e ritorna la nebbia allo sguardo&#8230; due, tre volte poi capisco, anche i piedi scivolano dalle pedane, e una volta ho guidato un Manx da corsa: sono le VIBRAZIONI che scombussolano la vista&#8230;<\/p>\n<p>Rimpiango tuttora di averlo dovuto vendere, anzi &#8220;dar dentro&#8221;: credo che, se fosse stato una moto americana, lo avrebbero prodotto ancora oggi, con freni a disco accensione elettronica e cinghia di kevlar&#8230; Ma il mio faceva parte di un lotto difettoso, richiamato dalla Guzzi con la sostituzione gratuita del blocco motore(!!!) ma il Conce non se n\u2019era accorto, e per evitare che gli facessi causa mi accordo\u2019 un favoloso sconto su una favolosa V850Gt Ambassador: ma questa e\u2019 un\u2019altra storia&#8230;<\/p>\n<p>Bene mi fermo; mi e\u2019 tornata voglia di Falcone, quasi quasi, il garage e\u2019 ampio, la moglie &#8220;invecchia&#8221; (= si intenerisce, che avete capito??).<\/p>\n<p>Ammazzali \u2018sti vecchi!!! e quanto rompono co\u2019 li ricordi de quanno che ereno pischelli!!!<\/p>\n<p>Ma forse&#8230; ho annoiato?<\/p>\n<p>Lampi&#8230; a 1500 watt!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo Sante Zulato Tornato da militare, avevo ormai il demone della Guzzi ben radicato dentro: dopo le prime esperienze con la Sport 15 sidecar dello zio (a 12 anni) avevo guidato il Superalce, mitico &#8220;enduro&#8221; che arrampicava dappertutto&#8230; No volevo cagafumo leggeri e isterici, DOVEVO avere un monocilindrico: orizzontale, e di 500cc! 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