{"id":2868,"date":"2010-04-22T20:15:23","date_gmt":"2010-04-22T20:15:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=2868"},"modified":"2015-04-24T17:07:23","modified_gmt":"2015-04-24T17:07:23","slug":"milano-mandello-3522-km","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=2868","title":{"rendered":"Milano-Mandello: 3522 km"},"content":{"rendered":"<p>Un viaggio un po\u2019 di lavoro, un po\u2019 turistico, molto motociclistico<br \/>\nDi Massimo \u201cledzep\u201d Viegi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sera prima di partire sto facendo il bagaglio e si presenta il problema di portare qualcosa da leggere. Guardo i miei libri e, un po\u2019 perch\u00e9 a volte \u00e8 bello rileggersi le cose a distanza di anni, un po\u2019 per una sorta di intuizione, faccio una scelta che condizioner\u00e0 lo stato d\u2019animo di tutto il viaggio e lo far\u00e0 diventare un puro vagabondare motociclistico attraverso l\u2019Europa. Decido di portare con me il capolavoro di Robert Pirsig \u201clo Zen e l\u2019arte della manutenzione della motocicletta\u201d.<br \/>\nPartiamo dunque da qui:<br \/>\n\u201c Se viaggi in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non \u00e8 che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto dentro ad una cornice.<br \/>\nIn moto la cornice non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei pi\u00f9 uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza \u00e8 travolgente. E\u2019 incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, ed \u00e8 proprio l\u00ec, cos\u00ec sfuocato eppure cos\u00ec vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi.\u201d<br \/>\n\u2026..<br \/>\nL\u2019inizio \u00e8 stato alquanto sportivo. Io sono partito con le migliori intenzioni: il primo weekend di luglio, il primo con la patente a punti, tutte quelle moto in Valtellina, consigliavano un approccio tranquillo. Attraverso una Milano calda e deserta e prendo la superstrada per Lecco. Monza, Lissone, Desio, ad ogni svincolo il numero di moto sulla strada aumenta e con lui la velocit\u00e0 media. Un flusso costante sul piede dei 150kmh. Superata Lecco iniziano le gallerie, sar\u00e0 il rumore amplificato, sar\u00e0 l\u2019assenza di turbolenze, sar\u00e0 quel K100 l\u00e0 davanti, ad un certo punto guardo il tachimetro: \u201c !! 190.. Vediamo di calmarci un po\u2019 \u201c . Rallento, finisce la superstrada, adesso il numero di moto che risale la valle \u00e8 enorme. Moto di tutti i tipi, un flusso costante fino a Bormio. Un veloce rifornimento ( veloce per modo di dire, c\u2019era una coda di cinquanta moto) e attacco lo Stelvio. Finalmente siamo in salita, il terreno ideale per me e per la mia California. Un po\u2019 troppa gente, persino un paio di ingorghi! Appare alla vista il passo e con lui l\u2019albergo Folgore con l\u2019enorme striscione Moto Guzzi\u2026peccato siamo tutti fermi in fila! Vedo un paio di tornanti pi\u00f9 sotto una moto che prende una strada sterrata. Beh, se non avessi indipendenza di giudizio non avrei una Guzzi! Via da questa folla di quattro cilindri! Giro la moto, scendo due tornanti e prendo la via alternativa al raduno. Un minuto di sterrato e sono all\u2019albergo.<br \/>\nPausa. Iscrizione alle GMG, presentazioni con gli amici del forum che vedo per la prima volta di persona, piacevolissimo pranzo e\u2026partiamo!<br \/>\n<strong>La meta finale \u00e8 Parigi, l\u2019obbiettivo di giornata \u00e8 arrivare in Francia<\/strong>. <strong>Per farlo devo attraversare tre passi:<\/strong> il primo \u00e8 l\u2019Umbrail, subito sotto lo Stelvio, che ha qualche chilometro di strada sterrata che si fa senza problemi. I paesaggi sono bellissimi, il traffico quasi inesistente. Arrivo nel fondo valle e prendo la strada per Davos. Settanta km attraverso l\u2019Ofenpass e il Fluelapass. Tutta alta montagna, curve e tornanti sulle quali spremo me e la moto, che non si tira certo indietro, il motore canta che \u00e8 una meraviglia ed in un attimo sono a Davos. Da qui una bella strada di fondovalle porta all\u2019autostrada per Zurigo. Autostrada svizzera\u2026 sempre meglio che la pianura padana! Dolci curve in bei paesaggi che mi faccio in pieno relax, intorno ai 150kmh. Vabb\u00e8, siamo oltre il limite, ma non sono certo quello che va pi\u00f9 forte! Zurigo va attraversata, non c\u2019\u00e8 modo di evitare di passare dal centro, di superare le macchine in coda ai semafori e di mandare a cagare quelli che ti suonano per dirti che dovresti stare in fila. Riprendo l\u2019autostrada e arrivo a Basilea, la citt\u00e0 delle industrie farmaceutiche. Quei furbacchioni di Svizzeri le hanno messe qui cos\u00ec avvelenano il Reno giusto 500 metri prima del confine tedesco. Un nuovo tunnel sotto la citt\u00e0 mi porta verso il confine Francese che attraverso in un attimo. Dalla frontiera prendo la D419 fino a Belfort. Strada bellissima. Dolci ondulazioni, boschi, prati, curve quasi mai ceche,asfalto perfetto, la luce del pomeriggio inoltrato, ci fosse un pezzo degli Steppenwolf sarei dentro Easy Rider. <strong>E\u2019 il momento di guidare con senso estetico, basta spostare il peso del corpo e la California disegna le curve con la precisione di Giotto<\/strong>: marce lunghe e mi faccio cullare fino a che non entro in citt\u00e0. La stanchezza inizia a farsi sentire. In Francia esiste una catena di alberghi molto spartani ed economici chiamati F1. Sono alla periferia delle citt\u00e0. Venticinque euro una camera con tutto quello che serve.<br \/>\n\u2026..<br \/>\nMattina, sveglia di buonora, aria frizzante, giornata splendida. Ho tempo, quindi ho deciso di farmi il viaggio tutto fuori dall\u2019autostrada. N19 fino a Langres e poi dipartimentali fino ad Auxerre. Le dipartimentali francesi sono la spiegazione delle soffici sospensioni delle auto francesi. Non hanno buche ma una serie infinita di ondulazioni; comunque sono godibilissime. In questo tratto continua l\u2019alternarsi di boschi e terreni coltivati. La campagna francese \u00e8 radamente abitata, il paesaggio \u00e8 ampio e c\u2019\u00e8 poco traffico se si eccettuano i Mirage a bassa quota che prima li vedi e poi li senti e che se prima non li vedi ti fanno venire un coccolone. Comunque ad Auxerre entro sulla N6 e poi a Fontainebleau in autostrada. La A6 o \u201cautoroute du soleil\u201d, che poi \u00e8 quella che fa chi viene dall\u2019Italia, \u00e8 il modo migliore per entrare a Parigi: due corsie, poi tre, poi quattro, poi le autostrade sono due, un continuo saliscendi finch\u00e8, dopo uno scollinamento, vedi la citt\u00e0 tutta intera, con la Tour Eiffel, il Sacro Cuore, la tour Montparnasse. Una bella discesa, un tunnel, uscita a Porte d\u2019Italie. In zona Place D\u2019Italie \u00e8 pieno di alberghetti con prezzo sotto i 50 euro che chiss\u00e0 perch\u00e9 hanno sempre posto\u2026<br \/>\nParigi\u2026 che dire di Parigi che non sia gi\u00e0 stato detto\u2026. Ok, sparo le tre cose che faccio sempre quando ci capito:<br \/>\n1) prendo il boulevard periferique interno, esco sul quai d\u2019issy, attraverso il pont du Garigliano, prima a destra, ancora prima a destra ed entro sulla via rapida George Pompidou. A questo punto velocit\u00e0 da turismo e mi faccio tutta questa meravigliosa strada che attraversa la citta, senza semafori e stop, a livello del fiume, tranne un paio di tratti in galleria che fanno tanto metropoli. Una cavalcata attraverso tutti i monumenti principali che finisce al palasport di Bercy ( l\u2019unico che abbia mai visto con un tetto d\u2019erba), con un\u2019occhiata d\u2019obbligo alla nuova biblioteca nazionale, un edificio che farebbe venir voglia di studiare anche a Mike Tyson.<br \/>\n2) Visita a L\u2019Astrolabe, un negozio in Rue De Provence dove trovate qualsiasi carta, turistica, militare, topografica, navale, che esista. Volete organizzare un viaggio in moto su Marte? Venite qui a comprare la carta stradale. Una miniera per me che sono appassionato. Stavolta me ne vado con una semplice carta del Benelux visto che ci dovr\u00f2 viaggiare.<br \/>\n3) Cena in un ristorante turco nella via forse pi\u00f9 stretta di Parigi: Passage de la main d\u2019or, una traversa di Rue du Fauburg Saint Antoine. Per intenderci pi\u00f9 o meno la zona dove sono ambientati i libri di Pennac. Sembra di essere ad Algeri e si mangia da dio.<br \/>\n<strong>Per il resto, in una citt\u00e0 dove hanno fatto una nuova linea di metr\u00f2 nel tempo che a Milano hanno fatto una stazione e dove ci sono il doppio di sale cinematografiche che in tutta Italia, mi affido alla rivista Pariscope ed al caso.<\/strong><br \/>\n\u2026.<br \/>\nMi faccio la mia giornata lavorativa, non senza allietarla con qualche giro in moto. Guidare a Parigi, soprattutto in moto, non \u00e8 roba per principianti. Lo stile somiglia molto a quello milanese: se non sono in coda vanno tutti alla massima velocit\u00e0 possibile, nessuno si ferma ai passaggi pedonali, le moto tendono a fare tutte le preferenziali ( almeno a Milano \u00e8 legale), non sono ammesse incertezze. Divertente, tranne che per gli inglesi: me li immagino, tutto il giorno a girare intorno all\u2019arco di trionfo senza riuscire a beccare una di quelle maledette avenue.<br \/>\n\u2026.<br \/>\n<strong>Lascio Parigi per Amsterdam.<\/strong> Voglio andarmi a cercare un po\u2019 di belle strade alternative, di quelle che sulla carta Michelin hanno il bordo verde e tante curve. La cosa non \u00e8 semplice in Belgio ed Olanda. Decido di prendere l\u2019autostrada A4 per Reims. La bellezza delle autostrade francesi \u00e8 che , rispetto a quelle italiane, sono pi\u00f9 larghe e con meno traffico. Complice la leggera discesa e la fresca aria del mattino, parto a razzo tra i campi di grano. Mi metto sui 180 e in cinquanta minuti sono arrivato. A Reims c\u2019\u00e8 una delle pi\u00f9 belle chiese del mondo. Per me vale da sola un viaggio in Francia. Il gotico alla sua massima espressione. Si potrebbero stare ore a guardare le innumerevoli statue sulla facciata, o, una volta entrati, a farsi avvolgere dalla luce colorata che entra dalle immense vetrate dipinte. Esco bello rilassato e noto un gruppo di turisti polacchi che, saranno pure davanti ad una delle pi\u00f9 belle chiese del mondo, ma fanno crocchio intorno ad alla moto pi\u00f9 bella del mondo. Casualmente la mia. \u201c eh eh\u2026 salve\u2026 come?.. vengo dall\u2019Italia\u2026 Quanto tempo?&#8230;E che ci vuole\u2026con questa?&#8230;mi metto a 240\u2026un attimo. Ora devo andare\u2026sapete\u2026Amsterdam, Berlino, Varsavia\u2026.Mosca\u2026.come?&#8230;.devo stare attento in Russia? Ok\u2026don\u2019t worry\u2026bye\u201d<br \/>\nParto verso il Belgio, ancora un po\u2019 di supestrada. Il paesaggio \u00e8 quello delle zone minerarie del nord. Case di mattoni e molti segni di emigrazione italiana. Pasta pizza e mozzarella. La strada continua a scendere, vabb\u00e8 che vado verso i paesi bassi ma quanto bassi sono! <strong>A Charleville prendo la D988, i campi diventano boschi e una ripida discesa (!!) mi porta fino sulla riva della Mosa. Da qui iniziano un centinaio di km di strada in un paesaggio cos\u00ec perfetto da sembrare irreale. E\u2019 la valle della Mosa.<\/strong> Il fiume scorre attorcigliandosi intorno a colline ripidissime coperte di boschi. Ogni tanto un paese interrompe il bosco e vari sistemi di chiuse scandiscono il corso del fiume, navigato perlopi\u00f9 da barche di famigliole in vacanza. A volte il bosco \u00e8 cos\u00ec fitto che cartelli raccomandano di accendere i fari. Un altro tratto da godersi a velocit\u00e0 turistica.<br \/>\nLascio la parola a Pirsig:<br \/>\n\u201c Su una moto in corsa passi il tempo a percepire le cose ed a meditarci sopra. Su quello che vedi, su quello che senti, sull\u2019umore del tempo e i ricordi, sulla macchina che cavalchi e la campagna che ti circonda, pensando a tuo piacimento,senza nulla che t\u2019incalzi, senza l\u2019impressione di perdere tempo\u201d<br \/>\nFinita la valle entro in autostrada. Devo superare Bruxelles e arrivare ad Anversa. Un sacco di traffico, un sacco di svincoli. I Belgi, sar\u00e0 perch\u00e9 sono tanti in un paese piccolo, viaggiano molto pi\u00f9 lentamente dei francesi. Mi adeguo e a 130 attraverso tutto lo stato. Appena dopo Anversa entro in Olanda e giro a sinistra verso il mare del nord e le dighe. Un tunnel mi dice che lascio il continente per un\u2019isola: la Zelanda. Le isole sono per gli olandesi terra di frontiera. I villaggi non sono circondati da mura ma da dighe, vedi passare barche molto pi\u00f9 in alto della strada che stai facendo. Era una terra che non c\u2019era per cui ogni albero ogni siepe \u00e8 l\u00ec perch\u00e9 doveva essere l\u00ec. Aggiungeteci le strade con le curve ad angolo retto e l\u2019impressione \u00e8 quella di essere in un plastico.<br \/>\nLe enormi dighe mobili che separano il mare dai vari rami del delta del Reno sono veramente impressionanti. Prima di Rotterdam ce ne sono quattro e tra l\u2019una e l\u2019altra mi perdo tra le stradine di campagna tra mucche, oche e fagiani. Una bella passeggiata prima di salire su un altissimo ponte che supera il porto di Rotterdam. O meglio, una parte del porto, che \u00e8 il pi\u00f9 grande del mondo ed \u00e8 lungo cinquanta km. Rientro in autostrada ed arrivo ad Amsterdam.<br \/>\nAmsterdam\u2026.le tre cose che faccio sempre quando sono ad Amsterdam?&#8230;.eh eh\u2026. Passiamo direttamente alla seconda: <strong>il museo Van Gogh, \u00e8 come un concerto di Springsteen, lo puoi vedere cinquanta volte ed \u00e8 sempre diverso.<\/strong> E poi un bel ristorante indonesiano. Ce ne sono tantissimi e sono ottimi. Diciamoci la verit\u00e0\u2026Amsterdam per tutti i mezzi che non abbiano due ruote e due pedali \u00e8 solo una rottura di palle. Ponti, ponticelli, passaggi pedonali, un sacco di biciclette, pattini, cani, zone con il limite di 30kmh\u2026.. grazie alle amicizie altolocate parcheggio la moto nel posto pi\u00f9 sicuro della citt\u00e0, il cortile della banca centrale, giusto sopra il caveau, e passo una giornata passeggiando.<br \/>\n\u2026<br \/>\n<strong>Venerdi. Sveglia presto che domattina devo essere a Mandello e oggi ho da fare tutta la Germania.<\/strong><br \/>\nAutostrada, buon passo, supero strombazzando una California II, chiss\u00e0 se \u00e8 diretto a Mandello, e arrivo al confine tedesco. Germania limite in citt\u00e0 60kmh, limite su strade extraurbane 100kmh, limite in autostrada \u201cconsigliato\u201d 130kmh. Grande! La regina del trasporto individuale! Mi piacciono i tedeschi al volante perch\u00e9 sono corretti, prudenti ma vanno forte. Per spiegare quanto vadano forte facciamo un salto in avanti di qualche ora: autostrada da Stoccarda ad Augsburg. 140 chilometri contrassegnati, forse perch\u00e9 ondulati e con leggeri curvoni, dal limite di 120kmh, non consigliato ma effettivo. Venerd\u00ec pomeriggio, traffico sostenuto di famigliole dirette a sud. Mi metto sulla corsia di destra, il mio tachimetro (nuovo) segna 150kmh, in centoquaranta chilometri non supero una, a ribadisco una, macchina. Qualche camion, per il resto mi sembrava di essere fermo. Torniamo indietro. Faccio l\u2019autostrada fino a Colonia. Dopo quella di Reims anche qui faccio una sosta cattedrale. Un\u2019altra chiesa di quelle impressionanti e con uno strano destino. Ci sono foto di colonia nel 1945 in cui si vede una distesa di macerie con in mezzo una cattedrale. Probabilmente in tutta la citt\u00e0 non c\u2019\u00e8 una pietra che risale a prima della seconda guerra mondiale, e la cattedrale credo che sia l\u2019unica al mondo che sbuca dal tetto di un parcheggio sotterraneo. L\u2019effetto \u00e8 un po\u2019 paradossale ma comunque merita la visita. Riparto e a Bad Godesberg scendo sulla riva del Reno. Da qui a Wiesbaden sono 140 km di valle del Reno, ed \u00e8 una strada che vale la pena percorrere. Decido di farlo sul lato sinistro e vado\u2026 vigneti, castelli e il grande fiume solcato da chiatte di ogni tipo. Poi di nuovo autostrada, dopo Francoforte taglio per le dolci ondulazioni della foresta nera, ancora autostrada fino ad Augsburg, e svolta decisamente a sud fino a Garmisch-Panterkirchen. Mi riavvicino finalmente alle alpi, appena le vedo tutta la stanchezza dei 950 km fatti oggi mi passa e mi godo gli ultimi chilometri di curve. Le alpi Bavaresi non arrivano a 3000 metri ma sono impressionanti per le pareti di roccia nuda altissime e verticali. Trovo da dormire in una casa e faccio un giretto. Sono contento di essere qui perch\u00e9 per un appassionato di sci, oltre che di moto, se Kitzbuhel in Austria e l\u2019isola di Man, Garmisch \u00e8 Assen ( vabb\u00e8\u2026 allora Wengen \u00e8 Laguna Seca, la Val Gardena \u00e8 il Mugello\u2026. e la Val D\u2019Isere? &#8230; ? \u2018azz\u2026mi manca la Val D\u2019Isere!). Peccato non ci sia neve.<br \/>\n\u2026.<br \/>\n<strong>Mattina di sabato\u2026partenza per Mandello. Mi aspettano tre passi, il Fern, il Resia e lo Stelvio.<\/strong><br \/>\nEntro in Austria e son subito bestemmie perch\u00e9 gli autoctoni hanno pensato bene di mettere indicazioni stradali che ti portano sempre ad imboccare autostrade. Perdite di tempo ad ogni incrocio, magari tre giri di rotonda per capire qual \u00e8 la mia strada , alla fine imbocco la salita del passo Resia. L\u2019andatura \u00e8 allegra e supero due moto con targa tedesca. Una curva, due, sento un rumoraccio che viene da dietro e due presunti missili che mi superano con fare intimidatorio. Sono i tedeschi di prima. La salita si fa pi\u00f9 seria e si avvicinano i tornanti che non sono molti e sono abbastanza larghi. Riconosco davanti a me una Suzuki GSX R 750. Dunque, oggi ci sono le prove a Donington ergo quello davanti a me non pu\u00f2 essere Rossi e neanche quel flaccidone di Roberts Jr quindi vale la prima legge della Guzzi in montagna: dato che escludo che i miei freni siano peggiori dei tuoi posso frenare dopo di te. Dal che deriva la seconda legge della Guzzi in montagna: non mi stacchi, \u00e8 inutile\u2026non mi stacchi. Primo tornante, il crucco frena, come volevasi dimostrare gli sono dietro, apro il gas in uscita di curva ma devo richiuderlo un po\u2019 per non tamponarlo (!). \u201cazz\u2026ma non c\u2019hai 120 cavalli? E dove sono, da tuo zio stalliere?\u201d. Breve rettilineo, si allontana ma mi avvicino in frenata \u201cguarda che io c\u2019ho l\u2019integrale e posso frenare ben dentro la curva neh!\u201d\u2026stavolta incrocio la traettoria e apro il gas, lo supero di una buona mezza moto fino a che lui non arriva ai suoi quattrocentomila giri e mi passa con tutto quel rumoraccio di cilindretti. Ma, poveraccio, deve mettere la seconda, io no, io tiro la prima ancora un po\u2019cos\u00ec mi avvicino. Faccio appena in tempo a mettere la seconda -immagino che lui sar\u00e0 in quinta- che arriva l\u2019altro tornante, stavolta a sinistra. Stavolta sto all\u2019interno, lui frena, io(dopo) freno, gli sono di fianco, sono a cento curva e apro tutto il gas, sento la mia ruotona che addenta l\u2019asfalto, i cilindri che riprendono a pi\u00f9 non posso, faccio in tempo a vederlo nello specchietto prima che mi ripassi sul rettilineo. Cos\u00ec per tutti i tornanti, ci tengo a dire che, salendo la strada per degli enormi pratoni non c\u2019era neanche una curva cieca e non c\u2019era traffico. Una strombazzata ed un saluto reciproco una volta arrivati in vetta mette fine alla contesa mentre lui si ferma a far benzina. In fondo siamo rimasti tutti e due contenti, il crucco perch\u00e9 \u00e8 arrivato davanti, io perch\u00e9 con una moto con cinquanta cavalli in meno (ma con 2kgm di coppia in pi\u00f9 alla met\u00e0 dei giri) gli sono stato dietro. Una bella pacca sul serbatoio della cali e via per la discesa tra i prati della val venosta. Spettacolari! Fine della discesa e bivio per lo Stelvio. Il passo preso dalla parte Trentina \u00e8 mostruoso. Si capisce perch\u00e9 \u00e8 il mito di ogni ciclista quando ai piedi della salita si vede il cartello \u201ctornante n\u00b048\u201d. Sar\u00e0 per la recente battaglia col crucco suzukato, sar\u00e0 per la strada in s\u00e9, mi butto per la salita come un assatanato, prima-seconda, prima-seconda, tutte le marce tirate a non meno di 6000 giri, supero tutti. Moto, bici, macchine,pedoni, mi avranno preso per scemo ma chi se ne frega, mi godo i miei dieci minuti di irrazionalit\u00e0 e sono in cima. Pausa sigaretta e coca cola e in discesa verso Mandello.<br \/>\n<strong>Con calma la Valtellina e il lungo lago e il mio Milano-Mandello finisce allo stand di Anima Guzzista.<\/strong><br \/>\nSono contento di aver fatto questo giro. Primo per una ragione \u201cpolitica\u201d: ho attraversato Francia, Belgio, Olanda, Germania e Austria senza passare una frontiera e senza dover<br \/>\n\u201ccambiare\u201d , e questo \u00e8 bellissimo. L\u2019altra ragione \u00e8 che bench\u00e9 in un anno e quattro mesi abbia fatto 30000 km con il mio California, anche con delle belle trasferte e su strade di tutti i tipi, questo \u00e8 stato il primo vero viaggio con questa moto che adesso \u00e8 pi\u00f9 che mai la MIA moto. Il perch\u00e9 naturalmente l\u2019ha spiegato Pirsig:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201ccon l\u2019andar del tempo le sensazioni che una particolare moto ti da si individualizzano sempre pi\u00f9, tanto che quando ne provai una identica alla mia \u2013 stessa marca, stesso modello e persino stesso anno di fabbricazione \u2013 che un amico mi aveva portato a riparare, sembrava impossibile che fosse uscita dalla stessa fabbrica. Si vedeva benissimo che da molto tempo aveva trovato il suo ritmo, la sua andatura e il suo rumore, che erano completamente diversi da quelli della mia.<\/em><br \/>\n<em> Immagino che questa si possa chiamare personalit\u00e0\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un viaggio un po\u2019 di lavoro, un po\u2019 turistico, molto motociclistico Di Massimo \u201cledzep\u201d Viegi &nbsp; La sera prima di partire sto facendo il bagaglio e si presenta il problema di portare qualcosa da leggere. 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