{"id":2874,"date":"2010-04-22T20:28:46","date_gmt":"2010-04-22T20:28:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=2874"},"modified":"2015-04-24T17:05:57","modified_gmt":"2015-04-24T17:05:57","slug":"un-viaggio-odissea","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=2874","title":{"rendered":"Un Viaggio Odissea"},"content":{"rendered":"<p>Traversata delle tre Americhe in moto<\/p>\n<p>di Claudio Giovenzana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>UN VIAGGIO ODISSEA<\/strong><\/p>\n<p>Il punto della situazione, quasi due anni di viaggio e 40.000 km di strade che hanno offerto molto pi\u00f9 di curve e panorami. Lungo la strada che conduce alle coste dove le tartarughe depongono le uova racconto le emozioni e i cambiamenti di una vita si rinnova km per km a cavallo della mia inseparabile Guzzi.<br \/>\nCerti viaggi cambiano la vita, \u00e8 un fatto, posso con certezza dire che \u00e8 il fatto degli ultimi due anni della mia vita. John Steinbeck diceva che non \u00e8 l\u2019uomo a fare il viaggio ma il viaggio a fare l\u2019uomo. Mai pi\u00f9 che ora capisco il senso di questa frase. Dopo una lunga collaborazione con Euromoto ci siamo sentiti di condividere con voi lettori alcuni aspetti pi\u00f9 intimi e avventurosi di questo viaggio che continuo e sperimento nelle sue mille trasformazioni. Se lo volessi quantificare in un modo spartano potrei dire che dura da 40.000 km ma questa volta voglio abbandonare le tabelle di marcia e parlarvi invece di alcune delle 40.000 esperienze vissute e delle 40.000 storie di persone incontrate, amate, perdute o ritrovate.<br \/>\nIn un viaggio di lungo raggio il \u201ckm\u201d perde di efficacia come unit\u00e0 di misura. Le esperienze e le persone incontrate diventano il nuovo sistema metrico per raccontare, condividere e ripercorrere la storia e la strada fatta. Sono il sale del viaggio e questo viaggio \u00e8 come fosse mio figlio. Come tale non posso parlarvi di lui solo in km di paesaggi e citt\u00e0, c\u2019\u00e8 un amore nascosto che scappa dalle tabelle chilometriche e che per forza devo raccontarvi.<br \/>\nNoi viaggiatori motociclisti abbiamo il privilegio di cavalcare un mezzo costituzionalmente aperto al mondo, esposto all\u2019aria, al sole e purtroppo anche alla pioggia. Abbiamo scelto un mezzo che si infila in ogni dove, quasi come una bicicletta, un mezzo che poco ingombra il paesaggio, che appare costruito per l\u2019avventura e che ricorda lontanamente quell\u2019andare fiero e avventuroso dei cavalieri medievali. Usare una moto per andare solo dal punto A al punto B vuole dire viaggiare per il mero gusto di arrivare. Invece proprio tra due punti geografici, la partenza e l\u2019arrivo, noi motociclisti e viaggiatori viviamo la nostra quinta essenza: il piacere legato alla guida, il godimento del paesaggio, la sensazione di sentire sulla pelle i cinque elementi della madre natura e l\u2019entusiasmo dell\u2019incontro, quell\u2019incontro magico con persone e culture che pu\u00f2 scardinare i pilastri che reggono il modo di concepire la vita. Quando il viaggio diventa lo stile del vivere, come nel mio caso, nel proprio itinerario arrivano curve improvvise da affrontare. Queste curve inaspettate sono innamoramenti, fughe e ritorni, lavori provvisori, espedienti per sopravvivere, volontariato e nuovi tentativi di costruirsi una professione.<br \/>\nUn giorno un famoso giornalista e scrittore, Paolo Rumiz, mi ha detto: \u201ci luoghi sono sempre quelli per tutti i turisti ma le persone no, quelle le incontri solo tu nel tuo cammino\u201d. Cos\u00ec km dopo km in motocicletta ho raccolto le storie di alcune di questi viandanti che ho avuto la fortuna di incontrare. Storie intense piene di lezioni di vita, piene di una meravigliosa forza lanciate all\u2019 inseguimento della felicit\u00e0, dell\u2019amore, dell\u2019amicizia o della saggezza. Storie che mi sono appuntato in una rubrica che ho chiamato \u201cL\u2019anima del mondo\u201d.<br \/>\nCon la penna, la macchina fotografica e la videocamera ho tessuto una rete per catturare la bellezza delle storie delle genti e dei loro luoghi per poterle poi raccontare su internet e sulle riviste. Ho realizzato una serie fotografica chiamata \u201ci sogni del mondo\u201d che presto esporr\u00f2 in alcune citt\u00e0 del Messico. Trattasi di fotografie di persone che abbracciano quell\u2019orsacchiotto che spesso avete visto nei miei articoli apparsi su Euromoto. Orso che \u00e8 simbolo dell\u2019innocenza e della forza che appartiene all\u2019atto di sognare, quel compagno di quando eravamo bambini, custode dei segreti e testimone dei desideri. Accanto a ogni foto viene scritto il pi\u00f9 grande desiderio che la persona fotografata ha avuto nella sua vita. Il Governo dello Stato messicano di San Luis Potos\u00ec ha notato il mio lavoro e mi ha proposto di collaborare con un team che aiuta comunit\u00e0 indigene di Trikis e Mixtecos a integrarsi alla popolazione superando barriere culturali. Lavorer\u00f2 prima come psicologo di gruppo (questa \u00e8 la mia prima professione) e poi come fotografo immortalando sogni e desideri per avvicinare queste culture indigene alle citt\u00e0 di cui sono satellite.<br \/>\nUn branca della National Geographic, la NatGeoAdventure al contempo mi ha riconosciuto come reporter e grazie a questa credenziale posso presentarmi con tutti gli onori di un fotografo di livello facilitandomi cos\u00ec il lavoro, l\u2019accesso a siti ristretti e l\u2019accoglienza di certe istituzioni.<\/p>\n<p>Quante strade deve percorrere un uomo prima che possa chiamarsi uomo? Questa \u00e8 la domanda che Bob Dylan cantava in Blowing in the Wind. Per lui la risposta era \u201csoffiata nel vento\u201d per me invece la risposta \u00e8 proprio nelle mille strade che sto percorrendo con la mia moto per potermi un giorno chiamare Uomo nel suo senso pi\u00f9 completo e meraviglioso. Vorrei condividere con voi questo esubero di intimit\u00e0, di avventura e di esperienza unica che, anche se non appartiene all\u2019itinerario geografico in senso stretto, sta segnando l\u2019itinerario nuovo della mia vita e il mio stile di andare in motocicletta.<\/p>\n<p><strong>VERSO LE TARTARUGHE<\/strong><br \/>\nIguala &#8211; Chilpancingo 160 km<\/p>\n<p>Tanto vi ho raccontato del Messico e tanto ancora vi racconter\u00f2 perch\u00e9 sembra che con questa terra non abbia chiuso affatto nonostante sia passato pi\u00f9 di un anno esplorandola.<br \/>\nSe togliessimo dalla mappa l\u2019enorme Citt\u00e0 del Messico avremmo davanti agli occhi un paese con lo stesso numero di cittadini dell\u2019Italia ma in uno spazio 5 volte pi\u00f9 grande. Il paese con il pi\u00f9 alto grado di biodiversit\u00e0 del pianeta. L\u2019ho vissuto nelle case della gente e nelle fragili tele della mia tenda. Dopo notti nelle montagne, nei vulcani, nella giungla e nel deserto ho voluto spingermi questa volta verso le coste dello stato di Oaxaca. Coste misconosciute dagli italiani che visitano il 99% delle volte quelle dello Yucatan pi\u00f9 a Nord.<br \/>\nHo preso la moto e viaggiato cercando le spiagge vicino alla famosa Puerto Escondido e cercando di raggiungere la mia bella messicana che stava facendo volontariato al Centro Messicano della Tartaruga in uno di questi angoli di paradiso. Questo centro \u00e8 una importante istituzione per salvaguardare una delle pi\u00f9 antiche creature del mondo che fino agli anni 90 \u00e8 stata massacrata talvolta persino in 3000 esemplari al giorno ed oggi \u00e8 invece protetta con grandi sforzi contro il contrabbando e contro la ignoranza culturale in materia ecologica che affligge il Paese.<\/p>\n<p>600 km da Iguala a Pinotepa Nacional su strade tortuose da percorrere con il coltello tra i denti e l\u2019occhio vigile sugli asfalti ingloriosi e bastardi che in alcune tratte diventano trappole o pessime sorprese.<br \/>\nParto da Iguala nello Stato di Guerrero, una area geografica che di giorno diventa fornace, qui i venti non riescono a spingere via la calura della terra secchissima. Questo \u00e8 un anticipo dello scotto che avr\u00f2 da pagare sulla costa con i suoi 35 38 gradi all\u2019ombra. Sono in una specie di valle desertica circondata da montagne che scorre lenta per 120 km sino a toccare le pendici della Sierra. La moto sembra non soffrire come me il caldo cocente, forse perch\u00e9 a 100 all\u2019ora il motore riposa sornione sui suoi 3000 giri al minuto, 3000 sbadigli contro i miei 3000 sospiri di fatica. Alla fine della piana la strada inizia a curvare e innalzarsi sulle alture della Sierra Madre.<\/p>\n<p><strong>CAVALCANDO LA SIERRA<\/strong><br \/>\nChilpancingo &#8211; Tierra Colorada 120 km<\/p>\n<p>Raggiungo le montagne che sono la salvezza da quel torrido clima che affligge gli abitanti degli altipiani centrali. Mi preparo a un giostra di curve che mi portano in vetta a quasi 2800 metri sul livello del mare. Il Guzzi procede bene e il Toporso, l\u2019orsacchiotto, \u00e8 legato al posto del passeggero con indosso il casco che user\u00e0 la mia compagna dopo il mio arrivo. L\u2019arido deserto ormai \u00e8 un ricordo dimenticato nei retrovisori, le nuove stradine scappano come fuggiasche tra i tronchi resinosi dei pini. Le narici succhiano pi\u00f9 aria dei pistoni, la guzzi carica di brio la marcia ma nelle curve a medio raggio si scompone come un cane che sbanda con il sedere. Mi fermo e precarico le molle afflosciate sotto il peso del tempo e dei bagagli. Riprendo come un fulmine, sono felice, apro la bocca e sento l\u2019aria fresca gonfiarmela come un paracadute, sto cavalcando la Sierra Madre. Mi lancio sull\u2019altro versante, quello che discende verso il mare.<br \/>\nDirezione Acapulco ma prender\u00f2 prima possibile la deviazione verso Pinotepa Nacional, a suo tempo conoscer\u00f2 anche la famosa Acapulco ma per adesso non sono attratto da una citt\u00e0 scoppiata di turismo e traffico.<\/p>\n<p><strong>IL RESPIRO DEL MARE<\/strong><br \/>\nTierra Colorada &#8211; Pinotepa Nacional 290 km<\/p>\n<p>I gradi aumentano, ritorna la fornace e mi inghiotte un calore che non mi toglier\u00f2 pi\u00f9 di dosso nelle varie settimane in cui vivr\u00f2 sulla costa. Divento un gavettone di sudore alla guida di un ferro da stiro bollente, l\u2019erogazione della moto cambia di nuovo. Spalancando inizio a sentire i colpetti in testa che un bicilindrico raffreddato ad aria non pu\u00f2 non fare in certe condizioni atmosferiche. Ingrasso la carburazione perch\u00e8 la vecchia centralina modello \u201cFiat punto\u201d che monta questo modello mi offre una graditissima vite per ingrassare e smagrire. Le Guzzi moderne qui sarebbero castrate dalle norme Euro 4 che esigono miscele asciutte le quali scaldano i cilindri come tizzoni ardenti.<br \/>\nE\u2019 sera, il caldo da tregua, raggiungo la strada costiera fastidiosamente scomposta che per\u00f2 porta il nobile nome di Panamericana, qui in Messico contrassegnata come la numero 200. La Panamericana \u00e8 una enorme via di transito lunga tutto il continente che corre a lato delle dorsali montuose che assieme fanno la \u201ccolonna vertebrale\u201d del continente Americano.<br \/>\nMi si stringe lo stomaco pensando che oltre il mio orizzonte, pi\u00f9 in l\u00e0 del cielo che vedo la terra continua per decine di migliaia di km sino a sparire negli abissi dopo l\u2019 Argentina. Provo la stessa sensazione di infinito di quando iniziai il viaggio, il senso del movimento perpetuo e la percezione di una terra che ha sempre da offrirti distanze da percorrere. Fa notte, mi fermo a una Taqueria dove una signora dai tratti mascolini con la spossatezza del calore diurno mi recita il menu. Scelgo uno yogurt e la colgo di sorpresa, non ne ha pi\u00f9 cos\u00ec manda la figlia che corre a comprarlo. Finisco di mangiare ed avanzo umilmente la richiesta di poter piantare la tenda dentro il recinto polveroso che delimita la sua propriet\u00e0 separandola dalla strada.<br \/>\nSono poche le luci delle case che sfidano il brillare delle stelle, la natura intorno a me, le palme lontane e le vicine spiagge sono amiche della volta celeste e lasciano la via latea esprimersi sopra la mia testa. La luna fa giochi di luce con l\u2019esigua carrozzeria della guzzi, i miei occhi si coricano infilandosi sotto le palpebre e sento ancora i ticchettii dei cilindri che si raffreddano.<br \/>\nDomani arriver\u00f2 nel paradiso delle tartarughe: spiagge chilometriche create ed erose dalle acque del pacifico, battute dai venti tropicali ed abitate da iguana, granchi, cani selvatici e qualche uomo nella sua capanna dal tetto di paglia. Conoscer\u00f2 un italiano-sciamano e un pittore famoso ritirati nei loro piccoli paradisi discreti e nascosti. Diventer\u00f2 il fotografo ufficiale del Centro Messicano della Tartaruga, in prima linea per riprendere la vita delle creature marine pi\u00f9 antiche e indifese del pianeta. Questo e altro nel prossimo numero.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-2874 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='http:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=2875'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"http:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/AnimaGuzzista-Racconti-Un-Viaggio-Odissea033-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"http:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/AnimaGuzzista-Racconti-Un-Viaggio-Odissea033-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/AnimaGuzzista-Racconti-Un-Viaggio-Odissea033-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/AnimaGuzzista-Racconti-Un-Viaggio-Odissea033-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" 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