{"id":3125,"date":"2011-09-15T20:30:46","date_gmt":"2011-09-15T20:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3125"},"modified":"2024-12-09T17:07:25","modified_gmt":"2024-12-09T17:07:25","slug":"io-ci-saro-con-il-mantello","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3125","title":{"rendered":"Io ci sar\u00f2. Con il mantello."},"content":{"rendered":"<p>GMG 2011<\/p>\n<p>Di Enzo Nasto<br \/>\nGiornate Mondiali Guzzi 2011, non un semplice raduno.<\/p>\n<p>E&#8217; passato quasi un anno dalla mia ultima fatica letteraria, decisamente troppo! Ma si<br \/>\nsa, bisogna attendere che l&#8217;ispirazione e la &#8220;vena giusta&#8221; diano l&#8217;inchiostro buono alla penna,<br \/>\naltrimenti si finisce solo per riempire il cestino di cartacce. E cos\u00ec \u00e8 stato, con quello che mi \u00e8<br \/>\ncapitato negli ultimi mesi non potevo non mettere nero su bianco!<\/p>\n<p>&#8211; Io, Guzzista.<\/p>\n<p>Spesso, parlando con gli amici, sono stato accusato di monotonia, di parlare sempre<br \/>\ndella stesa cosa, e cio\u00e8 di moto (Guzzi, ovviamente). Ma che posso farci se per tanto, troppo<br \/>\ntempo, questa passione \u00e8 stata l&#8217;unica cosa buona della mia vita? Il Guzzismo, questa specie di<br \/>\nmalattia incurabile, \u00e8 esploso in me ormai sei anni fa. Ho usato il termine &#8220;esploso&#8221; perch\u00e8<br \/>\nsono convinto che ogni tipo di passione sia innata in noi, e aspetti solo una scintilla per venire<br \/>\nalla luce. Nel mio caso le scintille sono state alcune foto di mio padre in sella alla sua V7 850<br \/>\nGT California (lieve cenno del capo). Tutto \u00e8 partito da li. Poi dalle foto, dai sogni, e dai<br \/>\ntormenti sono passato finalmente alla mia prima Guzzi, un&#8217;Imola II, che mi ha letteralmente<br \/>\nallevato, facendomi entrare, a piccoli passi, in questo mondo meraviglioso.<br \/>\nDue anni dopo \u00e8 arrivata la &#8220;Splendida&#8221; California, ed ora \u00e8 il turno della Stelvio, che si<br \/>\nsono succedute dando un senso alla mia vita e riempiendo i vuoti che sarebbe stato compito di<br \/>\naltri colmare. Perch\u00e8 a volte l&#8217;unica cosa di cui si ha bisogno \u00e8 di una spalla per poggiarci la<br \/>\ntesta, o di una persona da abbracciare. Io invece il pi\u00f9 delle volte ho trovato a disposizione<br \/>\nsolo pedane per poggiarci i piedi su e manubri da stringere forte tra le mani per partire alla<br \/>\nricerca di un briciolo di felicit\u00e0. Loro, le mie moto, non mi hanno mai detto no, non mi hanno<br \/>\nmai detto \u201coggi non \u00e8 giornata\u201d, oppure &#8220;stasera non ci sono&#8221;. Nemmeno quando perdevano<br \/>\nolio o si avviavano a fatica, oppure quando qualsiasi genere di problema non le faceva essere<br \/>\nal massimo. Ed \u00e8 proprio per questo che provo verso di loro un senso di venerazione e di<br \/>\ngratitudine che nemmeno provo a spiegare, e che solo chi ha trovato nelle sue moto queste<br \/>\ncose pu\u00f2 capire davvero. Mi capita di pensare frequentemente che questa passione \u00e8 e rimarr\u00e0<br \/>\nl\u2019unica certezza della mia vita, l\u2019unico punto fermo.<br \/>\nCerto, pu\u00f2 sembrare assurdo, ma \u00e8 cos\u00ec. A 21 anni, quando la gran parte dei miei<br \/>\ncoetanei faceva cose da ventunenni, appunto, io ero nel garage che sistemavo la mia<br \/>\n&#8220;Imoletta&#8221;. Nemmeno una giapponese, no! Una Guzzi! Certe cose ammetto di averle fatte<br \/>\nsempre in maniera molto poco razionale, ma ora che ci penso di razionalit\u00e0 nella mia vita ce<br \/>\nn&#8217;\u00e8 sempre stata ben poca. E poi solitamente non si sceglie, ma si viene scelti. Come quando<br \/>\ndue anni dopo ho comprato una California, si proprio lei, il mito della produzione Guzzi, la<br \/>\nmoto che per tanti anni ha tenuto in vita la &#8220;baracca&#8221;. L&#8217;ho sognata, desiderata e poi avuta e<br \/>\nvissuta, ma un bel giorno sento il bisogno di qualcosa di nuovo, di una nuova moto che porti<br \/>\nnuova linfa a questa passione.<br \/>\nLa Stelvio mi ha fulminato subito, fin da quando ho visto le prime foto in rete. Alta,<br \/>\nimponente, con quei cilindroni neri pronti a portarti ovunque e quegli &#8220;occhi&#8221; che sembrano<br \/>\nguardarti e chiederti: &#8220;Allora, dove si va?&#8221;. Ed ecco che grazie all&#8217;aiuto dei genitori (senza di<br \/>\nloro certe cose non avrei mai potute farle), a maggio di quest&#8217;anno passo dalla California allo<br \/>\nStelvio. E nonostante la distanza epocale, il salto non \u00e8 stato affatto traumatico.<br \/>\nPer\u00f2 lei, la California, mi \u00e8 rimasta dentro, con tutto quello che \u00e8 e che non \u00e8. A volte<br \/>\nmi manca ogni cosa di lei, dalle pedane larghe al cambio a bilanciere.<\/p>\n<p>&#8211; Io ci sar\u00f2. Con il mantello.<\/p>\n<p>L\u2019enduro di casa Guzzi, erede della Quota, \u00e8 una di quella moto che ti invogliano a<br \/>\npartire. Non per andare a prendere il caff\u00e8 al bar, ma per uno di quei viaggi che vorresti non<br \/>\nfinissero mai, di quelli che il contachilometri parziale arriva almeno una volta a 999 e poi<br \/>\nriparte. Certo, Mandello del Lario non \u00e8 distante quanto Capo Nord, ma l&#8217;occasione delle<br \/>\nGiornate Mondiali Guzzi 2011 non posso perderla, anche perch\u00e8 quest&#8217;anno sono ancora pi\u00f9<br \/>\nspeciali, si festeggiano i 90 dell&#8217;Aquila di Mandello. Cos\u00ec quando arriva la data ufficiale<br \/>\ndell&#8217;evento, il mio pensiero \u00e8 uno solo, senza rifletterci troppo, come mio solito: &#8220;Io ci sar\u00f2&#8221;.<br \/>\nAnzi, noi ci saremo, io e la mai moto, perch\u00e8 come dico sempre, in moto non si \u00e8 mai da soli,<br \/>\nanche quando il sellino del passeggero \u00e8 vuoto. Ma ci sar\u00e0 anche il mio compagno d\u2019avventure<br \/>\na due ruote preferito! L&#8217;estate passa veloce e noiosa, niente ferie nemmeno ad agosto causa &#8220;cantiere<br \/>\ninfinito&#8221;. Se non fosse stato per una bella novit\u00e0, questo mese potrei pure cancellarlo. Prendo<br \/>\nqualche giorno proprio a cavallo delle GMG, e il conto alla rovescia sembra essere pi\u00f9 veloce<br \/>\ndel naturare andare delle lancette, portandomi al momento della partenza troppo in fretta.<br \/>\nPreparo le valigie solo qualche ora prima di premere il pulsante &#8220;start&#8221;, e si vede, sono pi\u00f9<br \/>\ndisordinate della mia stanza.<br \/>\nMi vesto in maniera rapida e veloce, quasi distratta, ma una cosa non pu\u00f2 mancare. Il<br \/>\ngilet di pelle con le toppe, divenuto una vera e propria memoria storica della mia vita<br \/>\nmotociclistica. Qualcuno mi ha detto che \u00e8 da &#8220;Californiano&#8221; e non da &#8220;Stelvista&#8221;, ma io non<br \/>\nposso rinunciarci. Quando non lo indosso, sento la mancanza di qualcosa, non riesco a guidare<br \/>\ntranquillo. Quando invece c&#8217;\u00e8, mi fa sentire meglio. E poi \u00e8 come se fosse impregnato delle<br \/>\nparticelle di gas di scarico di tutte le moto che ho incontrato, dell\u2019aria dei tanti luoghi visti, e<br \/>\ndel profumo delle persone che ho avuto la fortuna di poter conoscere e abbracciare.<br \/>\nQuel gilet un p\u00f2 vecchio e con qualche toppa che si sta scucendo, sta a me come il<br \/>\nmantello rosso sta a Superman. Senza il mantello Superman non sarebbe stato lo stesso<br \/>\nsupereroe, io senza il gilet non mi sento me stesso. Se non sono in autostrada e l&#8217;andatura non<br \/>\n\u00e8 molto spinta, lo lascio sbottonato, libero di &#8220;svolazzare&#8221;, cos\u00ec mi sembra davvero di avere il<br \/>\nmantello.<\/p>\n<p>&#8211; Nel segno della &#8220;V&#8221;.<\/p>\n<p>Gioved\u00ec 15 Settembre 2011, si parte! Alla fine rimaniamo solo io e Antonio, con la sua<br \/>\npiccola ma eroica Nevada 750. Ormai siamo diventati i macinatori di chilometri ufficiali dei<br \/>\n&#8220;Guzzisti Partenopei&#8221;. Anche Willy e Peppe, purtroppo, devono rinunciare, mentre Gennaro e<br \/>\nPasquale ci raggiungeranno in aereo.<br \/>\nLe nostre moto partono col buio, io per rendere ancora pi\u00f9 piacevole il viaggio accendo<br \/>\nil lettore mp3, che mi tiene sempre compagnia con una bella selezione di canzoni. E volete<br \/>\nsapere qual \u00e8 la prima canzone che parte? &#8220;Ti sento&#8221; di Ligabue. Com&#8217;\u00e8 normale che sia,<br \/>\nqualcuno dir\u00e0: &#8220;E quindi? Che c&#8217;\u00e8 di particolare?&#8221; Beh, per me c&#8217;\u00e8 molto di particolare in questa<br \/>\ncanzone, infatti il &#8220;cantiere infinito&#8221; che mi ha rovinato l&#8217;estate mi ha anche dato la possibilit\u00e0<br \/>\nd&#8217;incontrare una persona speciale di quelle che forse non ci sono mai state nella mia vita. E\u2019<br \/>\nstata capace di rendere piacevoli le giornate pi\u00f9 pesanti, anche solo con uno sguardo, o un<br \/>\nsaluto, senza nemmeno rendersene conto. Il bello \u00e8 che il suo nome inizia, come il mio, con la<br \/>\nlettera &#8220;V&#8221;, che \u00e8 anche la pi\u00f9 cara a tutti noi Guzzisti, essendo la &#8220;forma&#8221; dei nostri motori.<br \/>\nCos\u00ec, per la prima volta, oltre ad avere una &#8220;V&#8221; che fa correre la mia moto, c&#8217;\u00e8 n&#8217;\u00e8 anche<br \/>\nun&#8217;altra che mi sta vicina e che mi accompagna in questo viaggio, pur non essendo fisicamente<br \/>\ncon me. Certo, la mancanza si sente, ma dopotutto la distanza, come ogni elemento fisico, \u00e8<br \/>\nsempre relativa. Anche il sole infatti \u00e8 lontano, anzi lontanissimo, eppure il suo calore non ci<br \/>\nmanca mai.<br \/>\nSi, il sole. Che mi da sempre l\u2019occasione di vedere una scena che adoro, e cio\u00e8 l\u2019ombra<br \/>\nmia e della mia moto proiettata sull\u2019asfalto. Sar\u00e0 pure una banalit\u00e0, ma quando riesco a<br \/>\nvederla ho come l\u2019impressione di viaggiare insieme ad un altro equipaggio, \u00e8 una figura<br \/>\nraffigurante.<\/p>\n<p>&#8211; La mia Mecca.<\/p>\n<p>Ogni canzone mi parla di lei, e cos\u00ec, quasi senza accorgermene, io ed Antonio ci<br \/>\navviciniamo sempre di pi\u00f9 a Mandello, la Mecca per tutti i Guzzisti. Durante il viaggio e nelle<br \/>\nsoste in autogrill incontriamo tante Aquile che tornano verso il loro nido, e ogni volta \u00e8 un<br \/>\nsusseguirsi di saluti, di lampeggi e di sorrisi.<br \/>\nHo come la sensazione, man mano che ci avviciniamo, che la fabbrica ci attiri verso di<br \/>\nlei, e anche le nostre moto, ne sono sicuro, cominciano a sentire l&#8217;aria di casa. Ora sono io che<br \/>\nguido il tandem, e il mio compagno di viaggio ogni tanto suona e lampeggia per farmi<br \/>\ncapire che sto correndo troppo, che devo rallentare. Si, sono diventato impaziente e non vedo<br \/>\nl&#8217;ora di arrivare li, davanti alla \u201cmia\u201d fabbrica. L&#8217;ultimo tratto della Statale 36 e quello urbano<br \/>\nche ci porta a Mandello sono sicuramente i pi\u00f9 emozionanti, e fanno sparire in un colpo la<br \/>\nfatica e la stanchezza di un viaggio fatto praticamente senza fermarsi e sotto un sole degno del<br \/>\nmiglior luglio. Una trasferta lunga 849 chilometri, tanti separano il cancello nero di casa mia da quello rosso della fabbrica di Mandello, che ha dato vita a tutte le Moto Guzzi che viaggiano per<br \/>\nil mondo, portando in giro, con orgoglio, le loro origini tricolori.<br \/>\n&#8220;Ant\u00f2, ce l&#8217;abbiamo fatta.&#8221; Non so a lui, ma a me l&#8217;emozione mi ha preso di brutto.<br \/>\nMista anche ad un briciolo di orgoglio, per essere riuscito a realizzare presto il sogno di andare<br \/>\nalmeno una volta nella vita alla Mecca, in moto ovviamente.<br \/>\nIl tempo di qualche foto di rito e di qualche telefonata con la voce rotta dall&#8217;emozione<br \/>\n(chiss\u00e0 se sono riuscito a mascherarla bene), e ripartiamo per raggiungere la casa dei miei zii,<br \/>\nche ci ospiter\u00e0 in questi giorni, distante solo una ventina di chilometri.<\/p>\n<p>&#8211; Che fantastica storia \u00e8 la vita.<\/p>\n<p>L&#8217;indomani cominciano ufficialmente le GMG, noi c&#8217;iscriviamo riuscendo fortunatamente<br \/>\nad evitare, per un soffio, una fila infinita. L\u2019affluenza \u00e8 altissima, si percepisce che sar\u00e0<br \/>\nabbattuto il record di presenze delle scorse edizioni. La fabbrica per\u00f2 apre al pubblico nel<br \/>\npomeriggio, quindi trascorriamo la mattinata in giro per Mandello, incontrando tanti vecchi<br \/>\namici, come Fabio, che con la sua &#8220;Califoggia&#8221; proprio non vuole smetterla di macinare<br \/>\nchilometri!<br \/>\nDopo un bel pranzo, ci aspetta un momento davvero appassionante, l&#8217;inaugurazione del<br \/>\nmonumento a Carlo Guzzi, il creatore di questo mito a due ruote. La piazza del<br \/>\nComune, artefice dell&#8217;iniziativa insieme ad Anima Guzzista, \u00e8 piena zeppa. Si susseguono tanti<br \/>\ninterventi, arriva anche la targa del Presidente della Repubblica con gli auguri alla Moto Guzzi<br \/>\nper i suoi 90 anni.<br \/>\nUna scritta ai piedi del monumento recita cos\u00ec: &#8220;A Carlo Guzzi, i motociclisti del mondo.&#8221;<br \/>\nAll&#8217;inizio, in maniera forse troppo &#8220;estremista&#8221;, penso che io avrei scritto &#8220;guzzisti&#8221; invece<br \/>\ndi &#8220;motociclisti&#8221;. Poi per\u00f2, riflettendoci, Carlo Guzzi ha dato tanto, con le sue innovazioni<br \/>\nspesso geniali, a tutto il mondo motociclistico, e non solo all\u2019azienda che ha creato. Spero con<br \/>\ntutto il cuore che questo evento sia arrivato a tutti quelli che amano la moto, di qualunque<br \/>\nmarca sia.<br \/>\nFinalmente arriva il momento di entrare in fabbrica, \u00e8 tutta la giornata che lo aspetto<br \/>\ncon ansia (vero Ant\u00f2?). Credo di non essere mai stato un buon narratore, mi sono sempre<br \/>\ndefinito un &#8220;raccontatore di emozioni&#8221;. Certo che per\u00f2 a volte raccontare, anzi, raccontarsi, \u00e8<br \/>\nproprio difficile. Quindi non so se riuscir\u00f2 a spiegare bene quello che ho provato varcando il<br \/>\ncancello rosso e camminando tra i reparti produttivi che da quasi un secolo danno vita<br \/>\na tutte le moto con l&#8217;Aquila.<br \/>\nHo provato ad immaginare come sono stati gli inizi, quando Guzzi aveva un sogno o<br \/>\npoco pi\u00f9, quello di costruire motociclette. Oppure il momento in cui a quel genio dell\u2019Ing.<br \/>\nCarcano \u00e8 venuta l\u2019idea di progettare un motore con 8 (otto!) cilindri. E come se la mia mente<br \/>\nfosse attraversata da tante immagini che non ho mai vissuto, cosa abbastanza irreale, lo so. In<br \/>\nquesto turbinio di flashback il tempo sembra passare troppo velocemente, infatti il giorno<br \/>\ncomincia a far posto alla sera e non abbiamo il tempo di visitare il Museo. Poco male, ci resta<br \/>\nancora una giornata intera da trascorrere a Mandello.<br \/>\nAnche la serata passa in fretta, io ed Antonio lasciamo abbastanza presto Mandello solo<br \/>\nper non tornare a casa troppo tardi, fosse stato per noi avremmo tirato fino al mattino dopo.<br \/>\nMi sa che le prossime GMG le vivr\u00f2 allo stato \u201cselvaggio\u201d, in tenda. Ho capito che \u00e8 tutta<br \/>\nun\u2019altra faccenda.<br \/>\nMa io questo giorno lo ricorder\u00f2 anche per un altro episodio, che una volta tanto va al di<br \/>\nla della Guzzi (ma fino ad un certo punto). Ho pensato a lungo se scriverne o meno, temendo<br \/>\ndi essere indelicato. Ma poi mi sono convito che se non l&#8217;avessi fatto me ne sarei pentito<br \/>\namaramente.<br \/>\nIn due occasioni ho visto un ragazzo su una carrozzina, spinta forse da qualche<br \/>\nfamiliare, ed entrambe le volte i nostri sguardi si sono incrociati, gli ho anche sorriso, non per<br \/>\ncompassione, credetemi, ma perch\u00e9 mi piace pensare che cos\u00ec si \u00e8 sentito meno solo. Da quel<br \/>\nche ho capito poteva muovere a stento qualche muscolo, ma di una cosa per\u00f2 sono certo, i<br \/>\nsuoi occhi erano vivi, e a me davano l&#8217;impressione di ammirare estasiati le tante moto che<br \/>\nvedevano. Non so cosa mi faccia essere cos\u00ec sicuro di quello che sto scrivendo, ma sono<br \/>\nfermamente convinto che avrebbe dato tutto per poter saltare su una di quelle motociclette e<br \/>\nfarci un giro. Inutile dire che avendo la possibilit\u00e0 di andare in moto \u201cnormalmente\u201d, di fare<br \/>\nquello che lui molto probabilmente non ha mai fatto e mai potr\u00e0 fare, mi sono sentito la<br \/>\npersona pi\u00f9 fortunata del mondo. Troppo spesso mi \u00e8 sfuggito un &#8220;che vita di merda la mia&#8221;, dimenticando che la vita \u00e8 e rimane una cosa meravigliosa, una storia unica e fantastica,<br \/>\nsempre, anche quando le cose belle sembrano essersi dimenticate di te. Specialmente per uno<br \/>\ncome me che ha la fortuna di avere tutto.<\/p>\n<p>&#8211; La storia siamo noi.<\/p>\n<p>Il sabato mattina, dopo un altro giro in fabbrica, da solo visto che Antonio \u00e8 a spasso<br \/>\ncon il fratello, mi metto in fila per entrare nel Museo. Io l&#8217;ho gi\u00e0 visto, per\u00f2 non voglio<br \/>\nperdermi un&#8217;altra visita, anche perch\u00e8, con le GMG, ogni cosa in riva al lago ha un sapore<br \/>\ndiverso. Non essendo un grande esperto di meccanica, non mi soffermo troppo sui particolari<br \/>\ntecnici pi\u00f9 nascosti, nemmeno li capirei.<br \/>\nAd un amico con il quale ho scambiato due chiacchiere mentre eravamo in coda, anche<br \/>\nlui senza parole davanti a tante meraviglie con diversi decenni sulle spalle, dico solo: &#8220;Da<br \/>\nquesta fabbrica sono uscite cose incredibili!&#8221; E lui: &#8220;Qui c&#8217;\u00e8 la storia del motociclismo.&#8221;<br \/>\nMa la storia \u00e8 fatta anche da chi quelle moto, da 90 anni, le porta in giro per il mondo,<br \/>\nper viaggiare, per andare al lavoro, in vacanza o semplicemente ad un raduno lontano pochi<br \/>\nchilometri da casa. Solo con il mito e con le vittorie del passato non si va da nessuna<br \/>\nparte. Della storia facciamo parte anche noi, Guzzisti di ogni epoca ed et\u00e0, che non solo<br \/>\nportiamo le nostre moto in ogni angolo del pianeta, ma alimentiamo la passione che senza il<br \/>\nfuoco di chi la vive quotidianamente si sarebbe gi\u00e0 spenta da parecchio, anche perch\u00e8 negli<br \/>\nultimi anni di occasioni per far spegnere questo fuoco ce ne sono state tante.<br \/>\nEcco, io quando sono in moto penso sempre che sto guidando un piccolo,<br \/>\npiccolissimo pezzo di quel grande puzzle che \u00e8 la Moto Guzzi, con tutto quello che \u00e8<br \/>\nstato, quello che \u00e8 oggi, e con il suo futuro che mi auguro fantastico e con le linee di<br \/>\nmontaggio che lavorano a pieno regime. Magari anche con un nuovo Reparto Corse, che dia<br \/>\nnuovamente vita a qualcosa di magico, come \u00e8 stato oltre mezzo secolo fa con la Otto Cilindri,<br \/>\nche fa bella mostra di se alla fine dell&#8217;esposizione. Si lo so, sono un sognatore, ma dopotutto<br \/>\nqui a Mandello tutto \u00e8 iniziato con un sogno.<\/p>\n<p>&#8211; Amico \u00e8.<\/p>\n<p>Nel pomeriggio, dopo aver ancora pranzato in stile &#8220;campo&#8221;, mi concedo, insieme a<br \/>\nGennaro, un altro giro nel Museo (si lo so Ant\u00f2, ti starai facendo una bella risata). Per\u00f2,<br \/>\ncomplice la pioggia che comincia a cadere, mi prende un pizzico di malinconia, forse<br \/>\nperch\u00e8 sento che le mie GMG stanno per finire. Penso che mi ci vorrebbe non un weekend, ma<br \/>\nalmeno una settimana intera!<br \/>\nMa prima che cali il sipario c&#8217;\u00e8 ancora il sabato sera, con il concerto. Bel momento di<br \/>\nfesta sicuramente, ma io sono la soprattutto per un\u2019altra cosa. Aspetto due persone che non<br \/>\nvedo da tempo, due amici, di quelli che senti veri e vicini pur vedendoli una volta l&#8217;anno. A<br \/>\nvolte mi chiedo se sia possibile definirsi amici vedendosi cos\u00ec poco, abitando a centinaia di<br \/>\nchilometri di distanza. Per\u00f2 quando poi c&#8217;incontriamo e si sta cos\u00ec bene, si parla, ci si dice<br \/>\npraticamente tutto in maniera naturale, si parla di gioie e dolori, sogni e speranze, allora vuol<br \/>\ndire che l&#8217;amicizia c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 pi\u00f9 forte del tempo e della distanza. Forse qualcuno avr\u00e0 gi\u00e0 capito<br \/>\ndi chi sto parlando, sono Antonio e Andrea, meglio noti come &#8220;Ice966&#8221; e &#8220;Frizz&#8221;. La felicit\u00e0<br \/>\nd\u2019incontrarsi, le risate e qualche birra sembrano accelerare l\u2019orologio. Purtroppo il tempo che<br \/>\nriusciamo a trascorrere insieme non \u00e8 mai abbastanza, ci vorrebbe un raduno tutto per noi.<br \/>\nMagari un nuovo &#8220;Aquile Bariste&#8221; (che ne dite, organizziamo?).<br \/>\nVerso l&#8217;una di notte, a malincuore, lascio loro e la festa. Dopo qualche ora devo<br \/>\nripartire, ho deciso di anticipare alla domenica mattina il rientro a casa. Non volvevo proprio<br \/>\nlasciare quel gruppo di persone splendide, c&#8217;erano anche Chiara e Maia (com&#8217;\u00e8 cresciuta!), cio\u00e8<br \/>\n&#8220;le donne&#8221; di Andrea, poi Diego e la sorella, insieme ad un loro amico, e candidamente<br \/>\nconfesso che nel raggiungere la moto quasi ho pianto, mi scocciava troppo lasciare quel<br \/>\nfocolare di benessere.<\/p>\n<p>&#8211; Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, \u00e8 difficile fermarsi. \u00c8 come<br \/>\nessere alcolizzati. Gore Vidal.<\/p>\n<p>La domenica mattina lascio presto la casa dei miei zii, dopo quattro ore scarse di sonno.<br \/>\nIn pi\u00f9, piove e sono da solo, visto che Antonio ha deciso di trattenersi in zona per un&#8217;altra<br \/>\ngiornata. Appena chiudo la visiera mi viene da dire: &#8220;Ma che bella partenza.&#8221;<br \/>\nSuperata Milano, mi lascio alle spalle anche la pioggia, e fortunatamente un tiepido sole<br \/>\ncomincia a scaldarmi, e non mi abbandoner\u00e0 pi\u00f9. Essendo da solo, posso mantenere<br \/>\nun&#8217;andatura pi\u00f9 allegra (senza esagerare), anche per lunghi tratti, e questo mi fa saggiare le<br \/>\ndoti della Stelvio. Che moto eccezionale! Come all&#8217;andata, la musica non pu\u00f2 mancare, ma<br \/>\nstavolta il sonno \u00e8 un pessimo compagno di viaggio, che riesco a sconfiggere solo grazie a<br \/>\nqualche dose in pi\u00f9 di caffeina.<br \/>\nLe ultime decine di chilometri, al ritorno da un viaggio mi hanno sempre fatto uno<br \/>\nstrano effetto, e cos\u00ec pur essendo stanco ed assonnato, avrei voluto allungare il giro,<br \/>\npercorrere pi\u00f9 strada prima di arrivare a casa. Per\u00f2 ad un certo punto mi sarei comunque<br \/>\ndovuto fermare, lasciare la &#8220;V&#8221; di metallo per raggiungere quella vera e viva, che mi aspetta a<br \/>\ncasa.<br \/>\nRitornare alla vita di tutti i giorni dopo un&#8217;avventura del genere non \u00e8 mai facile, per<br \/>\nfortuna ho ancora due giorni di ferie che si riveleranno preziosi per tarare la carburazione sulla<br \/>\nmodalit\u00e0 &#8220;vita quotidiana&#8221;, anche se io l&#8217;avrei lasciata volentieri su quella &#8220;viaggio pesante&#8221;.<br \/>\nInfatti il luned\u00ec mi sveglio con la voglia di saltare di nuovo in sella per ripartire. Per fortuna,<br \/>\nper\u00f2, ho sempre saputo darmi dei limiti, che poi servono anche per apprezzare meglio il valore<br \/>\ndelle cose, quando poi hai l&#8217;opportunit\u00e0 e la fortuna di poterle vivere.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao Giovanni.<\/p>\n<p>Ormai ne sono sicuro. Come diceva Enzo Ferrari, la vita \u00e8 sempre un mix di &#8220;gioie<br \/>\nterribili&#8221;, cio\u00e8 di emozioni belle e brutte, di sentimenti dal sapore opposto che viaggiano su<br \/>\nbinari paralleli. E cos\u00ec, questo racconto l&#8217;ho scritto con la gioia di aver vissuto un&#8217;esperienza<br \/>\nindimenticabile, condita anche da una presenza vera ed importante nel cuore, ma anche con la<br \/>\ntristezza data dall&#8217;aver saputo che un amico, un fratello guzzista, ci ha lasciati.<br \/>\nE&#8217; accaduto nella notte di sabato, Giovanni stava tornando a casa dopo aver festeggiato<br \/>\na Mandello insieme a migliaia di persone, proprio come ho fatto anche io. Non lo conoscevo di<br \/>\npersona, anche se avevo letto di lui come &#8220;Seagull78&#8221;. Ma in questi anni di &#8220;Guzzismo&#8221; ho<br \/>\ncapito che non \u00e8 indispensabile aver conosciuto di persona qualcuno. Siamo tutti guzzisti che<br \/>\nviviamo sotto l&#8217;ala protettrice dell&#8217;Aquila di Mandello, un p\u00f2 come figli suoi, quindi siamo tutti<br \/>\nfratelli, pur non essendoci mai visti. So che la mamma di Giovanni ne ha conosciuti tanti di<br \/>\nquesti fratelli, nei giorni dopo la tragedia e in quello, straziante, del funerale, e vorrei tanto che<br \/>\nqueste mie parole arrivassero anche a lei, magari tra queste righe riesce a capire meglio il<br \/>\nsenso della passione di suo figlio e a trovare, perch\u00e8 no, un briciolo di serenit\u00e0 per andare<br \/>\navanti.<br \/>\nEventi come questi sono sempre difficili da commentare, e ancor pi\u00f9 da accettare.<br \/>\nCominci a pensare che bastava partire un attimo prima o un attimo dopo, andare leggermente<br \/>\npi\u00f9 veloce o pi\u00f9 piano per mancare l&#8217;appuntamento con quella macchina che gli ha tagliato la<br \/>\nstrada e con la &#8220;signora vestita di nero&#8221; che quella sera aveva deciso di appostarsi la, in<br \/>\nquell&#8217;incrocio anonimo divenuto poi maledetto. Anche grazie a Giovanni sono sempre pi\u00f9<br \/>\nconvinto che ogni giorno che abbiamo la fortuna di vivere sia un dono unico e prezioso,<br \/>\npreziosissimo. Perch\u00e8 non sai mai quello che ti pu\u00f2 capitare, quello che puoi trovare svoltando<br \/>\nl&#8217;angolo oppure attraversando un incrocio, appunto. E questo vale se si \u00e8 in moto, in macchina,<br \/>\nin aereo o semplicemente passeggiando a piedi.<br \/>\nIo, crescendo e diventando motociclista, sono diventato abbastanza fatalista, e forse<br \/>\nquesto si capisce facilmente leggendomi. Certo, la moto ha in se una carica di pericolosit\u00e0 e di<br \/>\nrischio maggiore rispetto ad altri mezzi di trasporto, se non altro perch\u00e8 sei in una condizione<br \/>\ncontinua di equilibrio instabile, con quei pochi centimetri quadrati di gomma che ti fanno stare<br \/>\nin piedi. Ma ne ha anche una enorme di felicit\u00e0, di passione ed ha un effetto terapeutico<br \/>\nfortissimo, capace di farti tornare il sorriso anche nelle giornate peggiori, come ho potuto<br \/>\nprovare tante volte sulla mia pelle. E questo Giovanni lo sapeva bene, ne sono pi\u00f9 che<br \/>\nconvinto. Cos\u00ec come sono sicuro che aveva stampato bene in mente il verso della poesia del<br \/>\nmotociclista, che recita cos\u00ec: &#8220;In moto si muore, \u00e8 vero, ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che ci \u00e8 concesso.&#8221; Lui sapeva di rischiare, ma sapeva anche non c&#8217;era nessun<br \/>\naltro modo per vivere meglio la sua vita. E lo so anche io.<br \/>\nOra forse qualcuno dir\u00e0 che sono pessimista, che penso al peggio, ma io mi definisco<br \/>\nsemplicemente realista. Se un malaugurato giorno l\u2019irreparabile devesse capitare a me, perch\u00e8<br \/>\nci pu\u00f2 stare, e ne sono perfettamente consapevole ogni volta che avvio la moto, sappiate miei<br \/>\ncari che io me ne andr\u00f2 felice, perch\u00e8 ho avuto la fortuna di poter vivere la vita come mi \u00e8<br \/>\nsempre piaciuto, con questo enorme valore aggiunto che \u00e8 stata la passione smisurata per la<br \/>\nMoto Guzzi. Grazie a lei, \u00e8 come se la vita l&#8217;avessi vissuta al quadrato, con una intensit\u00e0<br \/>\nsconosciuta a chi ha la sfortuna di non avere una passione cos\u00ec intensa da riempirgli la vita, e<br \/>\nche quindi esiste solamente, senza vivere davvero, parafrasando Oscar Wilde.<br \/>\nSi certo, mi dispiacer\u00e0 un sacco lasciare tutte le persone a me care, e anche le mie<br \/>\nGuzzi. Mi mancheranno, come io spero di mancare a loro. Per\u00f2 mi piace pensare che lass\u00f9, tra<br \/>\nle nuvole, potr\u00f2 continuare a volare libero su un&#8217;Aquila, senza nemmeno la paura di cadere e<br \/>\ndi farmi male. Proprio come sta facendo adesso Giovanni.<\/p>\n<p>&#8211; 29 Settembre 2011.<\/p>\n<p>Dopo un\u2019altra notte poco tranquilla, mi sveglio a fatica e l\u2019alba non sembra promettere<br \/>\nuna giornata ideale per prendere la moto, ci sono nuvole minacciose che i raggi del sole ancora<br \/>\nnon sono riusciti a scalfire. Ma chi se ne importa del tempo, io oggi esco con la mia Stelvio, ho<br \/>\nbisogno della medicina che solo lei pu\u00f2 darmi.<br \/>\n\u201cIllumino spesso gli altri, ma io rimango sempre al buio\u201d, scrisse Alda Merini.<br \/>\nUltimamente mi sento anche io cos\u00ec, al buio, quella luce arrivata ad agosto sembra gi\u00e0<br \/>\naffievolirsi, e le certezze costruite in maniera cos\u00ec meravigliosa, ma forse troppo in fretta,<br \/>\ncominciano a scricchiolare. Nonostante questo mi viene da dire di nuovo che fantastica storia \u00e8<br \/>\nla vita, il mio cuore non rallenta nemmeno per un attimo, mi sento fortunato per aver vissuto<br \/>\ndi nuovo certe emozioni ormai dimenticate, anche se forse non si trasformeranno in quello che<br \/>\nho sognato, diventando anche loro delle \u201cgioie terribili\u201d. Ma cos\u00ec girano le cose, non sempre si<br \/>\npu\u00f2 avere quello che si vuole e si desidera, bisogna accettarlo. A volte qualche sogno deve per<br \/>\nforza rimanere tale.<br \/>\nAlle 8.00 avvio il motore, metto il casco e parto, lasciando ansie e paure nel punto in cui<br \/>\nil cavalletto si stacca da terra, e trovando, ancora una volta, forza e serenit\u00e0 nella mia moto,<br \/>\nun po\u2019 come Superman, che le andava a cercare, nella solitudine pi\u00f9 totale, nel sole (che<br \/>\nritorna ancora una volta). A proposito, devo ricordarmi di cucire alcune toppe sul mio<br \/>\nmantello.<br \/>\nRingrazio tutti coloro che hanno letto e condiviso con me.<\/p>\n<p>GMG, non solo Giornate Mondiali Guzzi, ma anche Grazie Mamma Guzzi. Oggi e per sempre.<\/p>\n<p>enas84<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GMG 2011 Di Enzo Nasto Giornate Mondiali Guzzi 2011, non un semplice raduno. E&#8217; passato quasi un anno dalla mia ultima fatica letteraria, decisamente troppo! Ma si sa, bisogna attendere che l&#8217;ispirazione e la &#8220;vena giusta&#8221; diano l&#8217;inchiostro buono alla penna, altrimenti si finisce solo per riempire il cestino di cartacce. 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