{"id":3946,"date":"2010-05-13T22:08:45","date_gmt":"2010-05-13T22:08:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3946"},"modified":"2015-05-13T22:14:30","modified_gmt":"2015-05-13T22:14:30","slug":"joey-dunlop-king-of-the-roads","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3946","title":{"rendered":"Joey Dunlop: King of the Roads"},"content":{"rendered":"<p>di Bernini Michele &#8220;red27&#8221;<\/p>\n<p>Il TT del 2000, \u00e8 uno di quelle gare, che se sei un appassionato di motori, devi poter ricordare.<br \/>\nQuando Joey Dunlop taglio\u2019 il traguardo della gara di Formula 1, in sella alla sua Honda VTR rossa, l\u2019intera isola di Man crollo\u2019 dalla gioia, in un trionfo che abbatt\u00e8 le barriere di tifoseria, team, e campanilismi.<br \/>\nPerch\u00e9?<br \/>\nCosa aveva di cosi speciale questo ometto dai capelli grigi, schivo e taciturno? Chi era William Joseph Dunlop?<br \/>\nPer capirlo bisogna partire da lontano. Dai tempi di Armoy. Armoy \u00e8 uno di quei tipici paesini dell\u2019irlanda, persi nel verde. E negli anni 60, in Irlanda era un posto disperso sul serio. In mezzo al nulla o quasi. Ad una manata di acceleratore dal mare. Su quelle strade deserte l\u2019Armoy Armada si allenava. L\u2019Armoy Armada era una specie di team, di sodalizio, piu\u2019 simile ad una compagnia di ragazzi del muretto per dirla tutta, che non ad una squadra. Semplicemente quattro ragazzi delle campagne, buoni amici, che decisero di essere un gruppo\u2026 non so trovare altre parole&#8230; era composta da Mervin Robinson, Frank Kennedy,Jim Dunlop ed il suo fratello maggiore William Joseph, detto Joey.<\/p>\n<p>I quattro si misero in luce nelle varie corse stradali nazionali che punteggiavano l\u2019Irlanda di quei tempi con buoni risultati,e si prepararono per fare il salto alle gare internazionali, UlsterGp, North West 200 e Tourist Trophy.<br \/>\nNel 1976, Joey debutto\u2019 sull\u2019Isola di Man. Non vi era mai stato prima e non aveva idea di dove girasse il tracciato, al punto che in certi tratti, di fronte ai bivi, dovette fermarsi ad aspettare il corridore successivo. Nonostante tutto, si comporto\u2019 bene, dimostrando di essere uno che impara alla svelta. Tant\u2019\u00e8 che l\u2019anno dopo Joey vinse la sua prima gara, la Jubilee, fatta per celebrare il regno di Elisabetta, e strutturata in modo da favorire i privati, gli underdog. Era l\u2019occasione da prendere e Joey la prese. Il tutto con quell\u2019ingenuita\u2019 tipica del ragazzo di campagna, al punto che quando ando\u2019 sul podio, e gli diedero lo champagne, che lui mai nemmeno si era sognato, rimase li\u2019 candido, per un attimo, non sapendo di preciso cosa farci. Lo avrebbe imparato presto, ma sarebbero dovuti passare due anni ancora, sino al 1980. Due anni tremendi, segnati dalle morti dei fraterni amici Kennedy e<br \/>\nRobinson, che era anche suo cognato, ambedue alla NW200, del 1979 e del 1980. Joey penso\u2019 quasi di smettere, ma era nato per correre, era il suo destino, e nel 1980 mise a segno il suo secondo centro al TT. Da li\u2019 fu inarrestabile sino alla fine degli anni 80, mettendo a segno 13 vittorie complessive, di cui 5 consecutive in F1, con due triplette. Sempre in sella a moto Honda ufficiali al 100%, un sodalizio destinato a durare per sempre, caratterizzato da incredibili concessioni della casa madre. In pratica Joey poteva farsi da meccanico, lavorare sulle moto, e pure portarsele in giro per l\u2019Irlanda per le sue amate e sconosciute gare nazionali. Ma a fronte di questo, lui ripagava il favore vincendo a raffica. La Honda vende piu\u2019 moto e ringrazia. Sinch\u00e8 nel 1989 fu costretto a disertare, per un crash a Brands Hatch. Ritorno\u2019, un po\u2019 in ombra a dire il vero, nel 1990. Ma ormai era iniziata un&#8217;altra era, quella degli Hislop, dei Fogarty e dei McCallen, i primi forse a guidare in strada al 100% tanto come in pista. E il nostro eroe aveva ormai 38 anni, non troppi, specie in gare in cui l\u2019esperienza conta molto, ma era ormai l\u2019eta\u2019 in cui anche i fenomeni danno segni di cedimento.<\/p>\n<p>Nonostante tutto Dunlop non mollava , e sebbene fosse meno competitivo con le superbike, continuo\u2019 a mietere successi con le due tempi, di cui era un maestro. E mica solo al TT. La North West, l\u2019UlsterGp, la Mid Antrim, Skerries, non c\u2019\u00e8 corsa su strada dove Joey non abbia inciso a ripetizione il suo nome nell\u2019albo d\u2019oro. Solo Macao gli sfuggira\u2019 per sempre. Mitiche le affermazioni nella 125 al TT del 1992, quando eguaglio\u2019 Hailwood e quella del 1994, con suo fratello in ospedale con le gambe polverizzate per un crash a Ballaugh Bridge. Joey corre per lui e per lui vince.<br \/>\nSinch\u00e8 nel 1995 lascia un&#8217;altra zampata nel seniorTT con la Honda RC45, oltre alla \u201csolita\u201d 250. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nel 1998 la sua carriera sembra di nuovo finita: alla Tandragee 100 cade e si spacca il bacino e perde anche un dito. Lui come sempre tiene botta, decide di concentrarsi sulle piu\u2019 facili 125 e 250 e due mesi dopo, sotto un diluvio di tuoni e fulmini, vince ancora al TT, con la Honda 250. E\u2019 la vittoria n\u00b023.<\/p>\n<p>Ma Joey non \u00e8 solo un gran pilota. E\u2019 un uomo raro nella sua anima. Certo, \u00e8 praticamente incapace di leggere e scrivere, e parla un inglesaccio incomprensibile, ma sa comunque parlare al cuore della<br \/>\ngente. Non si tira mai indietro per foto sorrisi ed autografi, \u00e8 disponibile con tutti, e non ha mai mollato il suo lavoro al bar<br \/>\ndella ferrovia. Gli \u00e8 stata conferita l\u2019onorificenza di membro dell\u2019impero e di ufficiale dell\u2019impero. La prima per meriti sportivi, ma la seconda per meriti umani.<br \/>\nA meta\u2019 degli anni 90, carica dei camion di aiuti umanitari, e parte per Bosnia e Romania, piu\u2019 volte, in solitaria, per consegnarli alla popolazione.<br \/>\nNon se ne vedono tanti di piloti del motomondiale fare queste cose.<br \/>\nA chi gli chiede perch\u00e9 , lui sorride, fa spallucce e , e si rintana nella sua timidezza e nella sua vita familiare. E\u2019 sposato da sempre con Linda, ed hanno cinque figli, due maschi e tre femmine. Finch\u00e8 si arriva al 1999. Sono spariti i vecchi rivali, Hislop e Fogarty.<br \/>\nMcCallen, l\u2019uomo del poker di vittorie al TT1996 \u00e8 ferito e sul viale del tramonto. La morte dell\u2019amico fraterno Simon Beck in prova gli da il colpo definitivo. Ma ora c\u2019\u00e8 qualcuno forse peggiore di questi tre. E\u2019 un omaccione, dal sorriso gioviale, che sembra guidare come si domerebbe un toro nell\u2019arena.<br \/>\nIl ragazzone \u00e8 David Jefferies, detto DJ. DJ contro JD. Va come un proiettile e se ne infischia della Honda da 500.000 sterline ufficiale di Dunlop e Moodie. Con una Superbike su base R1 di serie, costata in tutto 20.000 sterline, mette in riga tutti con una tripletta alla NW200 ed una al TT. E non solo. All\u2019UlsterGp vince la prima gara del meeting, distrugge la concorrenza e fa il record sul giro.Nella casa di Joey Dunlop.<br \/>\nIl nostro vecchietto inossidabile non ci sta e nell\u2019ultima corsa del giorno, gara 2 delle Superbike, sfodera il colpo da maestro. Parte male e viene dato per tagliato fuori, ma rimonta come un dannato, si sbarazza degli avversari ed inizia a mordere le calcagna di Duffus il compagno di Jefferies. Lo passa , e poi bastona anche DJ, che risponde con veemenza. Ma Dunlop \u00e8 indemoniato, ha deciso che si vince e ripassa di nuovo DJ che per tutto un emozionante ultimo giro prover\u00e0 a rispondere a quel vecchietto di 47 anni, che proprio non ne voleva sapere di perdere. E non perdera\u2019, davanti ad al suo pubblico impazzito dalla gioia. Non lo sanno, ma quella \u00e8 l\u2019ultimo UlsterGp del loro idolo.<br \/>\nOramai siamo alle soglie del nuovo millennio e tutti si chiedono cosa fara\u2019 Joey\u2026.ha 48 anni. Ha vinto tutto. Forse sarebbe ora di smetterla. Lui risponde lamentandosi a scena aperta della sua moto, la Fireblade900, capendo subito che non basta una replica delle R1 per batterle. Riesce a farsi dare la VTRsp1, come quella di Slight.<br \/>\nO meglio, quasi. E infatti le cose quasi non cambiano. Alla NW200 Joey fa solo quinto, e ci resta male. Sa che la sua carriera al top \u00e8 agli sgoccioli. Ha smesso di fumare, a fatto palestra ed allenamento. Il suo fisico \u00e8 tirato come un tamburo, altro che nonnetto. E non si da certo per vinto. E Vuole andare al TT con almeno la possibilita\u2019 di provare di vincere. Coi buoni uffici di Bob MacMillan, boss della Honda UK, Joey riesce ad ottenere un motore di Slight e 4 tecnici direttamente dal giappone per il TT. E la pressione mediatica su di lui aumenta, perch\u00e9 se gli danno certe cose, \u00e8 perch\u00e9 sanno quel che puo\u2019 ottenere. Ma ancora non basta. Solo dopo che gli avranno portato delle gomme con le specifiche dell\u2019anno prima, Joey iniziera\u2019 a girare su tempi da top 10. Ha anche un nuovo compagno di squadra, un giovanotto di cui si parla bene. Un ragazzotto che quando aveva 10 anni corse sotto il podio di un TT, salto\u2019 in spalla a Joey e gli ringhio\u2019: un giorno staro\u2019 qui sopra con te. Il ragazzotto si chiama John McGuinnes, e nel 1998, da buon profeta sotto il diluvio, \u00e8 sul podio con Joey. E ne diventa pure il compagno di squadra per il TT2000. Il buon Dio da loro una mano, e la notte prima della gara inaugurale, la F1, viene giu\u2019 il finimondo. Il tracciato si \u00e8 asciugato per la gara, ma a causa del nubifragio ampi tratti sono umidi, sono cadute molte foglie e solo un esperto del Mountain puo\u2019 sapere dove mettere le ruote senza rischiare troppo. E\u2019 la gara di Joey.<br \/>\nParte fortissimo, ed al termine del primo giro \u00e8 in testa. Rutter lo segue vicinissimo. Jefferies \u00e8 quarto, ha perso stranamente alcuni secondi, forse una sbandata, ma si rimette presto in carreggiata. Ed al primo pit stop, annulla lo svantaggio e si porta in testa. Pochi decimi, ma piu\u2019 la pista si asciuga e piu\u2019 Jefferies fa valere la sua irruenza. Stupendo ancora, Dunlop resta vicino, e tiene Jefferies sotto pressione, finch\u00e8 a meta\u2019 del 4 giro, la sua Yamaha tira gli ultimi, col cambio rotto.<br \/>\nPer un giro e mezzo l\u2019isola diventa il posto piu\u2019 trepidante del mondo. Tutti, tifosi, squadra, Marshall, team e piloti avversari, se ne fregano di tutte le convenzioni e lo incitano. Lui capisce e si fara\u2019 trascinare da quest\u2019onda fluttuante di entusiasmo sin sul traguardo, dove verra\u2019 portato in trionfo e rompera\u2019, nel tentativo di stapparla, la bottiglia di champagne. Ma non \u00e8 finita. Il vecchietto a razzo mette in riga di nuovo tutti nella 250, e la mattina dopo sbaraglia la concorrenza nella 125.<\/p>\n<p>Tripletta.<\/p>\n<p>La terza della sua vita.<\/p>\n<p>Quando poche ore dopo la vittoria della 125, al via della Junior600, lo si vedra\u2019 partire come una cannonata,di nuovo, in testa per l\u2019ennesima volta, piu\u2019 di uno si chiedera\u2019 dove voglia arrivare Joey Dunlop. Ma ormai il sogno \u00e8 finito. Complice l\u2019asfalto pulito, e la freschezza fisica, Jefferies ed Archibald riprendono Dunlop, e si fronteggiano poi in una gara da pazzi furiosi, a suon di record sul giro. Vincera\u2019 Jefferies. Archibald 2\u00b0, Dunlop 4\u00b0.<br \/>\nL\u2019ultima gara dell\u2019edizione 2000, il seniorTT, sara\u2019 il canto del cigno per Joey. Un buon terzo posto, col suo miglior giro di sempre, nella sua ultima tornata di gara al TT. Quel giorno vedra&#8217; la vittoria di Jefferies, alla sua seconda tripletta, consecutiva per di piu\u2019, glorificata battendo il record di Fogarty che resisteva dal 1992. Se c\u2019\u00e8 un candidato ad essere l&#8217;erede naturale di Joey, quello \u00e8 Big Dave.<\/p>\n<p>Ma ora cosa fara\u2019 Dunlop? Torna a casa con tutti gli onori a Ballymoney, torna alla sua famiglia ed al suo lavoro al bar della Ferrovia. Bob MacMillan arriva ad offrirgli soldi pur di non farlo piu\u2019 tornare al TT. E\u2019 il momento giusto per chiudere, da vincente. Ma Joey ribatte che spesso non ha preso soldi per correre , nemmeno da campione del mondo, ed ora si pretende che li prenda per non correre? La realta\u2019 \u00e8 che Joey e le corse sono un&#8217;unica cosa. Non saprebbe fare altro, per lui c\u2019\u00e8 solo quello, sua moglie ed i figli.<\/p>\n<p>E come sempre, ai primi di Luglio, si carica le sue moto sul furgone e se lo guida sino a Tallin, in Estonia. Una garetta sconosciuta, dove immagino che nemmeno lo paghino. Se vince prende il premio di gara, viceversa \u00e8 uno dei tanti, quello che in fondo ha sempre voluto essere.<br \/>\nLa mattinata inizia bene, vince la Superbike, sotto il diluvio e fa doppietta con la 600.<\/p>\n<p>Al pomeriggio parte in testa alla 125, sempre sotto l\u2019acqua. Sinch\u00e8 per motivi mai chiariti, in una curva vola per la tangente, e prende in pieno un alberello. Sul fusto \u00e8 incisa una gobba che non lascia dubbi sulla sua origine. E\u2019 dove il casco di Joey ha picchiato. E\u2019 dove Joey se n\u2019\u00e8 andato. Per sempre. Facendo quello che amava. Il mondo delle gare \u00e8 costernato. Solo un mese prima erano tutti presi dall\u2019eccitazione per le sue vittorie. Ora sono tutti ritornati alla realta\u2019. E in questa realta\u2019 le corse stradali sono l\u2019incarnazione piu\u2019 pericolosa, di uno sport pericoloso a prescindere. Ma nonostante tutto, succede qualcosa di magico, dopo, che tocca solo ai piu\u2019 grandi. Joey non se ne vola via del tutto.<br \/>\nRivive nelle miriade di caschi i coi suoi colori sparsi in tutti i ritrovi da centauri in tutto il mondo. Rivive nelle sue statue gemelle orientate l\u2019una verso l\u2019altra, poste sul Mountain ed a Ballymoney. Rivive in quel suo atteggiamento da antidivo, da persona normale, e perbene, che ha vissuto con modestia il suo essere campione del mondo, per 5 volte, 26 volte vincitore al TT. Rivive nelle decine di foto, disegni, perfino canzoni, tatuaggi, che la gente fa pensando a lui, il cui mito, a quasi 10 anni dalla scomparsa, brilla di luce propria.<\/p>\n<p>In 50.000 andranno a salutarlo per il suo ultimo viaggio.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo viaggio di King of the Roads.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bernini Michele &#8220;red27&#8221; Il TT del 2000, \u00e8 uno di quelle gare, che se sei un appassionato di motori, devi poter ricordare. 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