{"id":3949,"date":"2010-05-13T22:14:59","date_gmt":"2010-05-13T22:14:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3949"},"modified":"2015-05-13T22:17:47","modified_gmt":"2015-05-13T22:17:47","slug":"mike-hailwood-il-ritorno-del-re","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=3949","title":{"rendered":"Mike Hailwood: Il Ritorno del Re"},"content":{"rendered":"<p>di Bernini Michele &#8220;red27&#8221;<\/p>\n<p>Lui era annoiato, solo per questo.<br \/>\nSe chiedete a Pauline Hailwood per quale ragione suo marito decise di tornare alle gare nel 1978, lei vi risponder\u00e0, molto semplicemente, per noia\u2026 e magari per dimostrare a se stesso che poteva farcela.<br \/>\nNel 1977, Mike Hailwood era un tranquillo uomo di 41 anni, che viveva in nuova zelanda. Sposato con una bella donna, moderatamente ricco, leggermente sovrappeso e ancora unanimemente considerato il miglior motociclista del pianeta. Dopo una lunga carriera fatto di titoli e vittorie a grappoli con le moto e qualche bella soddisfazione, pur se ad un livello inferiore, con le auto, Mike poteva considerarsi anche un uomo fortunato. Perch\u00e8 in quei tempi il motomondiale, la F1 ed altre categorie al limite erano un continuo sfidare la morte, su ogni curva ed ogni rettilineo. Gli amici persi da Mike erano innumerevoli e lui stesso per due volte con le auto aveva rischiato molto, la prima quando estrasse Regazzoni dalla sua BRM in fiamme, subendole poi a sua volta, e nel tremendo incidente al Ring che gli stronco\u2019 la carriera.<br \/>\nCosa poteva spingere ora un uomo a ritornare alle gare, contro avversari mai visti, ad undici anni dalla sua ultima corsa in moto? Oltretutto scegliendo la corsa piu\u2019 difficile e pericolosa, il Tourist Trophy, dove lui aveva gia\u2019 scritto la sua leggenda. Il tutto condito dal fatto che le moto da gara, che Mike non guidava dal 1967, erano cambiate incredibilmente, le velocita\u2019 molto piu\u2019 alte, gli angoli di piega molto piu\u2019 accentuati, e lo stile col ginocchio fuori totalmente avulso a quello in uso ai suoi tempi.<br \/>\nChiunque si sarebbe scoraggiato. Chiunque si sarebbe goduto il denaro, la bella moglie ed una vita di certezze e sicurezze. Se non fosse il fatto che qui si parla non di un campione qualsiasi. Ma del piu\u2019 grande.<br \/>\nA completare il quadro di questa, che sarebbe gia\u2019 una grande sfida, ci si puo\u2019 aggiungere che Mike, il buono di questa storia, l\u2019eroe impavido che sfida la morte e se stesso, trova al suo arrivo sull\u2019isola il perfetto alter ego, il \u201ccattivo\u201d della vicenda. E lo trova nella persona di Phil Read. Se sull\u2019isola di Man del 1978 c\u2019\u00e8 qualcuno che puo\u2019 considerarsi odiato \u00e8 il vecchio Fil di Ferro. Perch\u00e9 nel 1972, era con Agostini a capo dei piloti insorti contro il TT. Rivolta dettata dai troppi rischi del TT, ma anche dalle paghe ridicole che i piloti ricevevano, per quella che in fondo era una gara che durava due settimane. Ma se Agostini, pur di fronte a laute offerte, si \u00e8 sempre in seguito rifiutato di tornare a correre davvero sul Mountain, dandosi a vedere agli isolani come uomo di coerenza, Phil Read nel 1977 cedette ai suoi sogni, e torno\u2019 a Douglas. Certo non solo per romanticismo ma anche per i soldi degli organizzatori. E per questo gli isolani, la gente comune, lo odi\u00f2, vedendo in lui un traditore, un venduto. L\u2019astio arriv\u00f2 a tal punto che Read venne preso a sassate in velocita\u2019 durante le prove, i benzinai si rifiutavano di fargli benzina e gli alberghi di ospitarlo. Questo non intacc\u00f2 il suo rendimento e vinse due gare, venendo premiato tra i fischi. Ma quando Read si present\u00f2 nuovamente sull\u2019isola, per affrontare il TT 1978, si trov\u00f2 da subito applicato un nomigliolo\u2026 baddie\u2026 cattivo\u2026 quello era il suo ruolo.<br \/>\nInutile dire che per una sfida di questo livello, la cornice era inimitabile. Se chiedete ad un qualsiasi isolano, quand\u2019\u00e8 stato che si \u00e8 vista la massima affluenza per un TT? Lui vi rispondera\u2019 nel 1978, quando torn\u00f2 Mike the Bike. Appena infatti si seppe del come back di Hailwood, gli appassionati prenotarono in massa i voli, i traghetti, gli alberghi\u2026 in fondo nessuno se l\u2019aspettava, i piu\u2019 ottimisti potevano sperare in un giro d\u2019onore del Re in esilio dorato, non di certo una lotta per dimostrare che il suo posto era ancora sul trono. I genitori avevano modo di sognare, ed i figli di vedere in azione l\u2019uomo di cui tanto avevano sentito parlare.<br \/>\nEd Il TT, che solo due anni prima, perdendo il suo status di gara di campionato, sembrava spacciato, era tornato di prepotenza ad essere la gara piu\u2019 importante del mondo.<br \/>\nPer le gare Mike the Bike si assicur\u00f2 una Ducati per la F1 e delle Yamaha per le altre gare. Soprattutto con la Ducati era sfavorito anche dal mezzo, decisamente a corto di cavalli contro le Honda Ufficiali. Ma se la Honda aveva il motore, il pompone aveva il telaio ed Hailwood in prova, ottenne un ottimo tempo, vicino al record sul giro. Tutte le chiacchere sul troppo vecchio, troppo diverso, troppo tempo fuori dalle gare furono azzerate in 60km di maestria&#8230; chi voleva il primo posto doveva fare i conti anche con lui\u2026<br \/>\nCome disse il suo manager e biografo, nonch\u00e9 fautore in gran parte del rientro di Mike, Ted Maculaey, la pressione sulle spalle del pilota era enorme&#8230; lui aveva mantenuto con la stampa e gli avversari un profilo basso, al punto di chiedere a Mick Grant, forse il pilota migliore su quelle strade nel 1978, di fargli da traino per un giro, per rinfrescargli la memoria&#8230; \u201cfu come se Dio mi chiedesse di spiegargli la Bibbia\u201d disse lui\u2026 ma in realta\u2019 Mike era arrivato sull\u2019isola ripulito, motivato ed in forma fisica. E l\u2019idea non era di ben figurare. L\u2019idea era di vincere ed anche con un certo stile.<br \/>\nPer questo, Hailwood, che partiva con il n\u00b012, 50 secondi dopo Read col n\u00b01, aveva un piano. Semplice ed efficace. Andarlo a prendere sulla strada, ancor prima che sul tabellone dei tempi.<br \/>\nIl giorno della gara inizi\u00f2 malamente\u2026 Hailwood cadde con la 250 in prova, al rampino di governor\u2019s bridge. Lui era incolume e si avvi\u00f2 a piedi ai box, per cercare la concentrazione giusta per la sfida.<br \/>\nParti\u2019 come detto col numero 12. Alla caccia di Phil Read.<br \/>\nNelle prime fasi della gara fu Tom Herron a condurre brevemente, ma dopo inizi\u00f2 il lungo solo del virtuoso. Mike semplicemente faceva un altro sport, ed alla fine del 2\u00b0 giro aveva preso Read, che era partito 50 secondi prima\u2026 la gara era finita ma Read segui\u2019 come un ombra il rivale\u2026 sembrava che l\u2019orologio fosse tornato indietro di 10 anni, con i due vecchi campioni che si fiancheggiavano come nei tempi d\u2019oro. Dur\u00f2 finch\u00e8 Read, per tenere il passo di Mike, sbudell\u00f2 il motore della sua moto. Sporco d\u2019olio, dopo un paio di sbandate pazzesche per il lubrificante finito sulle gomme, Fil di Ferro pote\u2019 solo fermarsi a bordo strada e lasciare al Re quel regno che gli era sempre appartenuto. L\u2019isola di Man era l\u2019isola di Hailwood. E basta.<br \/>\nQuando tagli\u00f2 il traguardo l\u2019isola esplose come in un boato\u2026 e con essa la moto di Mike. 100 metri dopo l\u2019arrivo la Ducati clamorosamente ammutoli\u2019\u2026 il destino e la dea bendata fecero un regalo al campione\u2026 avrebbero riscosso il loro debito in seguito.<br \/>\nSua moglie Pauline ricorda che Mike era incredibilmente calmo, quando gli telefon\u00f2 dopo l\u2019arrivo\u2026 disse che non si rendeva ancora conto di quello che aveva ottenuto\u2026 ma aveva fatto quello che rende diversa una superstar da un normale campione\u2026 reso l\u2019impossibile non una cosa nemmeno concepibile, ma un cosa semplicemente difficile\u2026 e fattibilissima.<br \/>\nPhil Read and\u00f2 a complimentarsi con lui in albergo, senza nemmeno essersi tolto la tuta della Honda Britain, ed a dispetto della pessima nomea che aveva in quei giorni, era sinceramente ammirato. Aveva avuto modo di seguirlo per tre giri e mezzo, tre giri e mezzo col pilota piu\u2019 grande di tutti i tempi, ed era estasiato dalla guida che Hailwood mostr\u00f2\u2026 il rimpianto era per quella rottura 100 metri dopo l\u2019arrivo. \u201cForse, disse Read, se la mia Honda non si fosse rotta, avrei potuto pressarlo sin sul traguardo\u2026 e magari la sua Ducati sarebbe scoppiata un chilometro prima&#8230; ma sarei diventato il piu\u2019 odiato vincitore della storia del TT&#8230; e non so se mi avrebbero fatto salire sul podio vivo!\u201d<br \/>\nDopo questa gara il TT di Mike prosegui\u2019 senza altri acuti, principalmente per le rotture delle Yamaha con cui correva.<br \/>\nMa l\u2019anno dopo torn\u00f2 e con la Suzuki RG500 ottenne un\u2019altra vittoria, nella Senior. La n\u00b014. Da li a poco abbandon\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 agonistica. Per sempre.<br \/>\nIn quel 1979 si chiuse un era, quella dei Read, degli Agostini, degli Hailwood\u2026 e si apriva quella di uomo semplice e buono, antidivo per eccellenza e quasi analfabeta. Joey Dunlop. Il primo e per ora unico a superare in numero di vittorie Mike the Bike.<br \/>\nIn seguito solo McGuinnes e Molineaux, con le loro 14 vittorie, riusciranno poi a ed elevarsi al livello di Mike.<br \/>\nNel 1981, un sera, Mike usci\u2019 con i suoi due figli in auto, per andare a prendersi il tipico \u201cfish and chips\u201d britannico. Un autocarro fece un\u2019 irresponsabile, quanto imprevedibile, inversione ad u davanti alla sua auto. Solo David, il figlio minore, sopravvisse al terribile impatto. Ma come disse il dottor Costa, sul volto di Mike era impresso uno strano sorriso. Perch\u00e9 la nera signora,con cui Mike aveva giocato per anni e di cui si era sempre beffato, per prenderlo con se aveva dovuto barare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bernini Michele &#8220;red27&#8221; Lui era annoiato, solo per questo. Se chiedete a Pauline Hailwood per quale ragione suo marito decise di tornare alle gare nel 1978, lei vi risponder\u00e0, molto semplicemente, per noia\u2026 e magari per dimostrare a se stesso che poteva farcela. 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