{"id":490,"date":"2010-01-16T15:27:20","date_gmt":"2010-01-16T15:27:20","guid":{"rendered":"http:\/\/5.196.224.66\/?p=490"},"modified":"2015-03-24T17:07:23","modified_gmt":"2015-03-24T17:07:23","slug":"lultima-california","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=490","title":{"rendered":"L&#8217;ultima California"},"content":{"rendered":"<p>di Giancarlo Rosini &#8220;greybike&#8221;<\/p>\n<p>Tutto cominci\u00f2 un afoso giorno di Settembre del 2016. Andrea Corradi era intento al solito cazzeggio su un forum di un sito internet.<br \/>\nOrmai erano tanti anni che frequentava quel sito di pazzoidi innamorati delle moto costruite a Mandello del Lario. Dopo gli anni bui della gestione Piaggio le cose stavano andando bene per la Guzzi, al secondo anno in Superbike aveva gi\u00e0 centrato tre vittorie e le vendite andavano ancora meglio. Sbirciando fra i vari argomenti del forum si imbatt\u00e8 su di una discussione su quale fosse il modello pi\u00f9 rappresentativo della casa Lariana, a quanto pareva era la California a strappare i maggiori consensi, specialmente quelle pi\u00f9 vecchie, non gli ultimi 1400 ottovalvole considerati forse un po\u2019 troppo snob.<br \/>\nAndrea fu soddisfatto, anche lui ne aveva una, 1100 Classic bianca del 2008 che lo aspettava gi\u00f9 nel parcheggio. Prima di spegnere il computer dette un\u2019occhiata all\u2019ultimo messaggio, un certo Gandalf scriveva \u201cLa California \u00e8 la miglior moto prodotta da Guzzi \u2026. anzi dir\u00f2 una cosa: Il giorno che al mondo non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuna California allora il mondo non avr\u00e0 pi\u00f9 ragione di esistere\u201d col solito contorno di faccine sghignazzanti.<br \/>\nUn brivido percorse la schiena di Andrea, \u201cminkia che bella profezia\u201d disse. Ma ora si erano gi\u00e0 fatte le 17,30 era ora di andare, spense il computer salut\u00f2 i colleghi e gi\u00f9 verso il parcheggio dove lo aspettava la sua \u201cDama Bianca\u201d. Sulla strada verso casa pens\u00f2 ancora un attimo alle parole di Gandalf, un altro brivido lungo la schiena, poi una serie di curve prese il soppravvento nei suoi pensieri.<br \/>\nUn colpo di gas cancell\u00f2 quel ricordo.<\/p>\n<p>Milano 12 aprile 2318<\/p>\n<p>Arnamolder si era alzato presto quella mattina, era domenica e non doveva andare al lavoro. Indugi\u00f2 un po\u2019 sulla colazione poi accese l\u2019olovideo per vedere il notiziario, subito le immagini presero forma al centro della stanza, lo speaker assonnato recitava le solite notizie: \u201cPapa Silvio IV in visita in Nuova Britannia\u201d, \u201carrestato politico corrotto\u201d, \u201cincidente fra due autoplani\u201d e via discorrendo.<\/p>\n<p>Eh gi\u00e0 Arnamolder odiava quei \u201ccosi\u201d volanti che, da p\u00ec\u00f9 di un secolo, avevano in pratica sostituito la vecchie automobili. Certo ne possedeva uno per motivi di mobilit\u00e0, ma lui amava sempre gli antichi motori a scoppio, l\u2019odore della benzina e il rumore degli scarichi, non il freddo ronzare dei motori a energia solare. E soprattutto amava le \u201cmotociclette\u201d, quel nome dal sapore antico, erano quasi due secoli che non se ne producevano pi\u00f9, erano state vietate da tutti i governi mondiali e quindi nel giro di un decennio i produttori rimasti avevano chiuso i battenti, chi una moto ce l\u2019aveva poteva ancora usarla, poi basta.<\/p>\n<p>Ad Arnamolder sarebbe piaciuto vivere agli inizi del terzo millennio quando frotte di \u201cmotociclette\u201d scorrazzavano libere per le strade, quando meccanici unti e sudati lavoravano attorno ai vecchi motori per migliorarne le prestazioni, quando si poteva ancora \u201cdajergass\u201d. Gli piaceva quella parola \u201cdajergass\u201d l\u2019aveva sentita da piccolo da suo nonno.<\/p>\n<p>Quante cose gli aveva insegnato suo nonno, si chiamava Tatuato, solo Tatuato, come lui si chiamava solo Arnamolder, da tanto tempo per comodit\u00e0 non si usavano pi\u00f9 i vecchi \u201cnome e cognome\u201d.<\/p>\n<p>Lui era orgoglioso del suo, sapeva che veniva dai tempi antichi, quando Globalnet si chiamava ancora internet, insomma i tempi delle \u201cmotociclette\u201d.<\/p>\n<p>Il nonno di suo nonno aveva trovato dei vecchi aggeggi che chiamavano computer, era riuscito a leggere il contenuto delle memorie e aveva trovato tracce di un sito in cui si parlava di \u201cmotociclette\u201d che pare avessero addirittura un\u2019anima.<\/p>\n<p>Gli utenti dell\u2019epoca si presentavano con un nome di fantasia, l\u2019antico nickname,ecco forse perch\u00e9 col tempo si era pensato di abolire \u201cnome e cognome\u201d e sostituirlo con un solo nome da usare sempre, sia su Globalnet sia nella vita reale.<\/p>\n<p>Nella sua stirpe erano stati tutti appassionati delle vecchie \u201cmotociclette\u201d, quelle con l\u2019anima, l\u2019antico marchio MotoGuzzi; da un po\u2019 aveva capito da dove veniva i suo nome e anche quello dei suoi parenti e antenati.<\/p>\n<p>Il suo albero genealogico era pieno di Macio, Marsa, Fange, Olimpino, Ranabout, Samside, Bombos detto \u201clucchetto\u201d (questa non l\u2019aveva mai capita), Drogo, Le zie Piratessa, Pandora e Verdenevada e centinaia di altri coloriti nomignoli.<\/p>\n<p>Ah!! il vecchio sito Animaguzzista, era riuscito a salvare molti scampoli di discussioni di allora, tarature di carburatori e corpi farfallati (lui li chiamava \u201csfarfallati\u201d gli sembrava pi\u00f9 bello), sospensioni, gomme, cardani, raduni, bevute, rincoboys (anche questa non l\u2019aveva capita bene), pens\u00f2 a quella volta che gir\u00f2 mezza italia per cercare il bar di Tulla, boh chissa se c\u2019era mai stato veramente.<\/p>\n<p>Pervaso da atavici ricordi si rese conto che aveva voglia di andare gi\u00f9, nel garage sotterraneo.<\/p>\n<p>Scese di corsa le scale.<\/p>\n<p>Accese la luce.<\/p>\n<p>Lei era l\u00ec, sotto al telo bianco, come sempre.<\/p>\n<p>Con calma accese il riproduttore multimediale, e selezion\u00f2 alcuni brani. Roba di tre secoli prima, quello che un tempo chiamavano rock, ma sempre roba entusiasmante.<\/p>\n<p>Neil Young attacc\u00f2 le prime note di \u201dCowgirl in the sand\u201d, e Arnamolder si avvicin\u00f2 con rispetto alla cosa sotto al telo bianco.<\/p>\n<p>Tolse il telo, e gli apparve la vecchia signora.<\/p>\n<p>Moto Guzzi California Classic, colore indefinito che una volta forse era stato bianco, aveva in casa un consunto foglio emesso da una fantomatica \u201cmotorizzazione civile\u201d che diceva che quella \u201cmotocicletta\u201d era stata immatricolata il 6 giugno dell\u2019anno 2008 ed era appartenuta ad un certo Andrea Corradi.<\/p>\n<p>Lui sapeva solo che la moto era sempre appartenuta alla sua famiglia da svariate generazioni.<\/p>\n<p>Aveva anche un nome, si!! una volta davano anche un nome alle cose, su di una targhetta arrugginita attaccata alla fiancatina destra stava scritto \u201cDama Bianca\u201d e anche suo nonno e suo padre l\u2019avevano sempre chiamata cos\u00ec.<\/p>\n<p>Per curiosit\u00e0 si colleg\u00f2 col suo palmare a Globalnet, c\u2019era un sito che raccoglieva gli ultimi \u201cmotociclanti\u201d rimasti sulla terra, controll\u00f2 gli iscritti, erano ancora in 1064.<\/p>\n<p>\u201cMica male\u201d disse ad alta voce, poi diede una rapida occhiata ai modelli e marchi presenti.<\/p>\n<p>Harley, Guzzi, Ducati, Bmw, svariate Triumph, tre giapponesi e qualche special hand-made degli anni seguiti alla chiusura di tutte le fabbriche di \u201cmotociclette\u201d .<\/p>\n<p>Controll\u00f2 meglio i modelli, di California restava solo la sua, in un certo senso si sent\u00ec fortunato, per\u00f2 un brivido gli percorse la schiena.<\/p>\n<p>Giusto un paio di giorni prima aveva ritrovato un vecchio messaggio del 2016 di un certo Gandalf che diceva \u201cLa California \u00e8 la miglior moto prodotta da Guzzi\u2026. anzi dir\u00f2 una cosa: Il giorno che al mondo non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuna California allora il mondo non avr\u00e0 pi\u00f9 ragione di esistere\u201d<\/p>\n<p>Poi ci rise sopra, \u201cammazza quanto eri catastrofico caro Gandalf\u201d.<\/p>\n<p>Avvolto dalle note di \u201cThick as a brick\u201d tir\u00f2 fuori la chiave e la infil\u00f2 nell\u2019apposito blocchetto di Dama Bianca.<\/p>\n<p>Aveva una gran voglia di andare a \u201cfare un giro\u201d.<\/p>\n<p>Diciamo subito che andare a \u201cfare un giro\u201d nel 2318 non era cos\u00ec facile come trecento anni prima. La benzina era carissima c\u2019erano solo un paio di raffinerie nel pianeta che la producevano, giusto per accontentare i folli amanti del motore a scoppio.<\/p>\n<p>Oramai tutto funzionava a energia solare; \u201cgratis e pulita\u201d dicevano i politici, cosa volere di pi\u00f9, insomma la benza costava sui 45 eurodollari al litro, roba da limitare al massimo le uscite in \u201cmotocicletta\u201d , per non parlare di eventuali parti di ricambio che andavano di volta in volta ricostruite in esemplare unico.<\/p>\n<p>I pneumatici poi, li produceva solo un fabbricante e li vendeva a peso d\u2019oro \u201cpeggio dei dentisti\u201d pensava Arnamolder (chiss\u00e0 perch\u00e9, ma ce l\u2019aveva a morte coi dentisti).<\/p>\n<p>Gir\u00f2 la chiave e premette il pulsante di \u201cSTART\u201d<\/p>\n<p>Un sommesso borbottio copri il flauto di Ian Anderson.<\/p>\n<p>Anche stavolta l\u2019ammasso rugginoso, che un tempo vide altri splendori, aveva preso vita.<\/p>\n<p>Casco, giubbotto, guanti<\/p>\n<p>Il motore ogni tanto dava qualche sussulto per poi riprendere il suo caratteristico minimo zoppicante.<\/p>\n<p>In sella, dentro la prima con un clock fragoroso e via. Si era svenato ma almeno il serbatoio era pieno, aveva deciso di uscire dalla afosa citt\u00e0 per andare verso il lago, magari in quel quartiere periferico di Lecco dove un tempo sorgeva il paese di Mandello del Lario. Pare che nel 2210 Ube, il sindaco di Mandello, lott\u00f2 strenuamente per non permettere l\u2019annessione del suo paese alla citt\u00e0 di Lecco, ma tutto fu vano.<\/p>\n<p>Si era lasciato dietro le spalle la citt\u00e0 gi\u00e0 da un pezzo e stava viaggiando a bassa andatura godendosi quel poco di verde che ancora rimaneva fuori dalle grandi metropoli.<\/p>\n<p>La bassa andatura era dovuta a due motivi piuttosto seri.<\/p>\n<p>Dama Bianca aveva pi\u00f9 di trecento anni, non sapeva quanti e quali pezzi del suo motore fossero stati sostituiti e rifatti, quindi non era il caso di sollecitare oltre il lecito la sua vetusta meccanica.<br \/>\nL\u2019asfalto non era proprio quel che si dice \u201cun biliardo\u201d. Da quando i mezzi di trasporto pi\u00f9 diffusi erano gli \u201caggeggi volanti\u201d le amministrazioni non avevano tanto interesse a mantenere curate le strade.<br \/>\nIn altri tempi l\u2019avrebbero definito \u201cfermone\u201d, rise fra s\u00e9 nel casco al pensiero di questa strana parola.<\/p>\n<p>E poi fermone o no, aveva le gomme quasi pietrificate, non era il caso di rischiare anche qualche osso.<\/p>\n<p>Poi, quella curva.<\/p>\n<p>Quella maledetta ghiaia.<\/p>\n<p>Fu un attimo, Arnamolder si senti sbalzare dalla sella verso il prato che costeggiava la strada mentre Dama Bianca prendeva tuttaltra direzione.<\/p>\n<p>All\u2019impatto con la strada il vecchio serbatoio non resistette, squarciandosi.<\/p>\n<p>Poi furono scintille, provocate dal metallo che strisciava sul ruvido asfalto.<\/p>\n<p>Poi le fiamme avvolsero la povera California, che con cigolii sinistri cominci\u00f2 a fondersi in un unico ammasso di ferro fuso.<\/p>\n<p>Si rialz\u00f2. Niente di rotto per fortuna.<\/p>\n<p>Quanto tempo era rimasto svenuto ?<\/p>\n<p>Pens\u00f2 subito a Dama Bianca, quello che rimaneva di lei stava l\u00e0 a dieci metri, un\u2019ammasso fumante.<\/p>\n<p>Quando non ebbe pi\u00f9 voce per imprecare la malasorte prese il palmare per chiamare l\u2019aerotaxi. Voleva tornare subito a casa, non poteva pi\u00f9 stare l\u00ec, la vista di Dama Bianca morente lo faceva stare male.<\/p>\n<p>Nel tragitto di ritorno verso casa pens\u00f2 alla sua California, \u201cl\u2019ultima California\u201d.<\/p>\n<p>Ancora sent\u00ec quel brivido lungo la schiena. \u201cLa profezia di Gandalf\u201d .<\/p>\n<p>Idiozie, pens\u00f2. Figuriamoci se devo dare retta a uno stupido messaggio di trecento anni fa.<\/p>\n<p>Giunto a casa si prepar\u00f2 qualcosa da bere e accese l\u2019olovideo per distrarsi un po\u2019.<\/p>\n<p>Apparve subito l\u2019immagine di un giornalista, sembrava spaventato, accanto a lui un\u2019astronomo che aveva gi\u00e0 visto in altre trasmissioni, sembrava letteralmente terrorizzato.<\/p>\n<p>Parlavano dell\u2019orbita terrestre, qualcosa era successo, qualcosa si era spostato, sembrava che la terra si stesse avvicinando pericolosamente verso il sole.<\/p>\n<p>Poi ci fu un disturbo alla trasmissione, le immagini olografiche sparirono, incominci\u00f2 a fare caldo, sempre pi\u00f9 caldo.<\/p>\n<p>Arnamolder fin\u00ec il suo drink, oramai aveva capito tutto, la profezia di Gandalf era terribilmente vera.<\/p>\n<p>E mentre l\u2019aria si faceva irrespirabile guard\u00f2 fuori dalla finestra e vide che le cime di alcuni alberi sotto casa sua stavano prendendo fuoco.<\/p>\n<p>Punt\u00f2 il dito su di un albero a caso.<br \/>\nLe sue ultime parole furono \u201cmi sei simpatico, \u00e8 per questo che ti brucer\u00f2 per ultimo\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo Rosini &#8220;greybike&#8221; Tutto cominci\u00f2 un afoso giorno di Settembre del 2016. 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