{"id":8949,"date":"2020-04-30T15:09:29","date_gmt":"2020-04-30T15:09:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=8949"},"modified":"2025-11-25T14:55:03","modified_gmt":"2025-11-25T14:55:03","slug":"come-sono-diventato-guzzista-marco-costo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=8949","title":{"rendered":"Come sono diventato Guzzista: Marco Costo"},"content":{"rendered":"<p>COME SONO DIVENTATO GUZZISTA:<\/p>\n<p>Flashback : immagini dai contorni sfuocati e dai colori sbiaditi di una distante e torrida estate dei primi anni 70. Un bambino Genovese che passa le vacanze estive in un paesino arroccato sulle pendici di una collina nell\u2019entroterra di La Spezia. Un bar, come esistevano negli anni 70. Un bancone, tavoli, sedie e gli avventori, esclusivamente uomini a bere caff\u00e8, vino e grappa, le uniche consumazioni possibili.<\/p>\n<p>Il bar come posto telefonico pubblico nel quale giace, riverito come un oracolo che predice il futuro e al cui raro squillo tutto il paese accorre, un telefono, segno del progresso che prima o poi arriver\u00e0 anche l\u00ec. Realt\u00e0 distante anni luce dalla quotidianit\u00e0 cittadina del bambino. Per lui e per gli altri bambini niente gelati nel bar del paese, non lo vendono.<\/p>\n<p>Ma\u2026\u2026tutti i giorni,pochi minuti prima delle 15, il bambino si affaccia alla grande finestra della sala, che domina dall\u2019alto tutta la vallata in trepidante attesa. Annunziato dal magico suono di una trombetta che gli echi della valle portano fino a lui ecco sbucare dall\u2019ultima curva nascosta, un buffo e colorato mezzo commerciale. Il bambino, dopo aver ottenuto le poche monete da 10 lire necessarie, parte all\u2019impazzata correndo tra i vicoletti lastricati che dalla cima attraversano il paese fino alla strada . Come lui tutti gli altri bambini del paese volano per arrivare in tempo all\u2019appuntamento con lui :<br \/>\nil gelataio.<br \/>\nL\u2019ometto arriva a bordo di una grande motocicletta tutta rossa e lucida, con un cilindrone color ferro posto in orizzontale sotto il serbatoio.<br \/>\nMa al posto della ruota anteriore, ecco un cubo di metallo giallo, appoggiato su due ruote laterali. Dai quattro vertici superiori del cubo partono quattro tubi, anch\u2019essi gialli, che sorreggono un tendone a spicchi gialli e rossi. Sul manubrio una simpatica trombetta e nel cubo ghiaccio e gelati.<br \/>\nArrivare primi alla strada \u00e8 imperativo per poter assaporare il gelato all\u2019ombra del tendone, prima che il gelataio riparta per portare il suo carico di delizie ai bambini del paese successivo.<br \/>\nIl bambino mentre lecca avidamente un gelato mai abbastanza grande osserva la bellissima aquila, che ad ali spiegate, si libra in volo sul serbatoio rosso dello strano mezzo a motore del gelataio\u2026\u2026se avessi anch\u2019io un aquila, pensa sempre, potrei scendere dal paese in volo e arriverei tutti i giorni primo. Flashback :immagini pi\u00f9 nitide di vita cittadina dei primi anni 80. Il bambino \u00e8 ormai un ragazzino e tutti i giorni, percorrendo le poche decine di metri che separano la scuola dalla fermata dell\u2019autobus, vede seduto al tavolino di un bar un ragazzo grande, alto, biondo con i capelli a riccioli e gli occhi azzurri, sempre abbronzato. Al tavolo con lui sempre ragazze, che estasiate dalla sua bellezza e dalla sua loquacit\u00e0 sembrano soffrire atroci pene quando lui si alza e se ne va, insieme ad una di loro ogni giorno diversa, a bordo della sua fida moto, sempre parcheggiata a fianco al tavolino. Una moto custom, nuova, bella, bianca, lucida. Un grande manubrio a corna di bue, dietro due grandi valige bianche arrotondate (Nonfango Bags). Sotto le borse due tuboni cromati che luccicano quando piega per partire. E sul brillante serbatoio, una dorata aquila che spicca il volo verso il divertimento fiera di portare ogni giorno una ragazza diversa.<br \/>\nIl ragazzino non collega l\u2019aquila sciupa femmine con l\u2019aquila dispensatrice di prelibate delizie gelate della sua infanzia, ma pensa solo\u2026\u2026.. se avessi anch\u2019io un aquila, potrei volare con qualche ragazzina in riviera e\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p>Flashback : maccaia, caldo, afa, estate, aria umida e immota che ti appiccica i vestiti addosso. Ci vuole un po\u2019 di frescura. Il ragazzino, diventato ora un ragazzo ventenne inforca l\u2019immancabile Vespa PX e insieme alla sua ragazza imbocca la strada che da Spotorno sale verso Le Manie, in cerca di un refolo d\u2019aria che mitighi la calura afosa di una estate alla fine degli anni 80.<br \/>\nQuasi in cima esisteva un bar ristorante ricavato all\u2019interno di una chiesa sconsacrata. Il ragazzo e la ragazza si fermano e ordinano da bere. Ad un tratto un sommesso borbottio alle sue spalle stuzzica la sua curiosit\u00e0. Si volta e vede una moto. Attende che il centauro scenda e entri nel bar e con rispettosa attenzione si alza e inizia ad osservare la moto che lo ha incuriosito.<br \/>\nE\u2019 ancora un custom, e al ragazzo torna in mente la moto bianca che da ragazzino sognava per portare a spasso le ragazze. La moto ha ancora il manubrio a corna di bue, anche se meno pronunciato di come se lo ricordava. Anche il serbatoio \u00e8 diverso, pi\u00f9 a goccia, pi\u00f9 slanciato verso l\u2019alto. Anche il colore, pur essendo sempre bianco \u00e8 madreperlato e il serbatoio manda variopinti riflessi. Anche le borse sono bianche ma pi\u00f9 aggraziate che prima ( Krauser) e gli specchietti sul manubrio non sono in metallo cromato come su tutte le moto, sono in plastica, rotondi, bianchi come la moto (Vitaloni).<br \/>\nSolo una cosa \u00e8 uguale, l\u2019impavida aquila che troneggia sul serbatoio. Come un novello Dante che rivede la sua Beatrice dopo nove anni capisce l\u00ec, in quel momento, che quella \u00e8 il tipo di moto che vuole per cavalcare il vento con la sua bella.<\/p>\n<p>Flashback : un piovoso pomeriggio di inverno. Immagini ingrigite dal plumbeo colore del cielo. Panorami laidi della periferia suburbana di una grande citt\u00e0. Una piccola valle alle spalle del pi\u00f9 popoloso quartiere di Genova, una valle stretta, brutta, umida nella quale il vento si incanala fino al mare. Primi anni 90, il ragazzo ormai sposato raggiunge il padre nel loro antro segreto. Un posto sporco e maleodorante di olio, di nafta, di benzina, di solventi. Al soffitto pezzi delle pi\u00f9 improbabili e ormai dimenticate auto e moto, alle pareti foto sbiadite di passati trascorsi rallystici che le insostituibili necessit\u00e0 della vita hanno invariabilmente relegato nel mondo dei sogni dopo poche e striminzite esperienze.<br \/>\nIndossa la tuta sporca di grasso che pende da un vecchio attaccapanni riciclato e inizia a lavorare sulla vecchia e indomita Vespa. Intanto parla con il padre. Un padre buono, un padre amico, un padre fratello. Uguali nel modo di pensare e nel modo di agire. Un padre Gilerista dei tempi andati in cui le motociclette si facevano con il ferro e le palle e non con la plastica e i computer.<br \/>\nParla e dice che \u00e8 finalmente ora di comprare una moto vera. Una moto solida, duratura, fedele. Non una delle solite moto che dopo 6 mesi diventano vecchie solo perch\u00e9 qualche progettista nipponico ha cambiato i colori del serbatoio.<br \/>\nIl vecchio padre, che ha gi\u00e0 capito tutto, con la noncuranza che solo i vecchi saggi possono sfoggiare replica \u201cma lascia stare cosa ne fai di una moto grossa, tieniti la vespa che \u00e8 pi\u00f9 comoda e non ti bagni\u201d.<br \/>\nL\u2019indomani il padre, con lo stesso effetto provocato da un bicilindrico messo in moto di sorpresa in garage senza marmitte, esordisce nel discorso, questa volta con una malcelata nonchalance foriera di ricordi e commozione, \u201c sun passou pe caxio davanti au Stagi. U gha na Gussi piccinetta ma bentegnua, non me ricordu u numme\u2026\u2026.u l\u2019\u00e8 cumme in peise in America\u2026..so a se. Poriescimu anala a vedde\u201d ( Sono passato per caso davanti a Stagi. E\u2019 in vendita una Moto Guzzi, piccola ma ben tenuta, non mi ricordo il nome. E\u2019 come uno stato americano, non so. Potremmo andare a vederla).<br \/>\nDa quel giorno fu Florida e poi nello sporco e disordinato garage passarono Nevada e poi California e domani forse passer\u00e0 Bellagio, ma queste sono altre storie e ve le racconter\u00f2 un\u2019altra volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COME SONO DIVENTATO GUZZISTA: Flashback : immagini dai contorni sfuocati e dai colori sbiaditi di una distante e torrida estate dei primi anni 70. Un bambino Genovese che passa le vacanze estive in un paesino arroccato sulle pendici di una collina nell\u2019entroterra di La Spezia. Un bar, come esistevano negli anni 70. 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