{"id":1239,"date":"2001-05-30T21:47:26","date_gmt":"2001-05-30T21:47:26","guid":{"rendered":"http:\/\/5.196.224.66\/?p=1239"},"modified":"2015-07-01T12:45:59","modified_gmt":"2015-07-01T12:45:59","slug":"coast-to-coast","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=1239","title":{"rendered":"Coast to Coast"},"content":{"rendered":"<p>di DB Maurizio<br \/>\nChe un giorno avessi spedito la mia Guzzi Florida 650 negli States, non ci avrei proprio giurato a dispetto del suo nome. Ed invece, ecco, ormai il pi\u00f9 \u00e8 fatto ed \u00e8 tutto pronto per la partenza. Mi ritrovo in una giornata di fine luglio in compagnia di Vincenzo, colui che ha risolto tutti i miei problemi pratici e burocratici di spedizione. Siamo a Milano in un anonimo magazzino di uno spedizioniere altrettanto sconosciuto, e la mia \u201cMotina\u201d(come confidenzialmente la chiamiamo mia moglie Daniela ed io) \u00e8 completamente prigioniera in una gabbia metallica, assieme a tutti i suoi accessori, borse, attrezzatura da viaggio, tenda, sacchi a pelo, tute, ecc. non manca nulla insomma, ad eccezione dei caschi. Sono in uno stato d\u2019animo di confusione che passa dalla felicit\u00e0, perch\u00e9 si sta concretizzando il viaggio, all\u2019insicurezza di chi non \u00e8 certo di fare la cosa giusta. In fin dei conti, non posso dire di conoscere questa persona, eppure gli ho consegnato un discreto acconto e il libretto della moto. E soprattutto, perch\u00e9 sto per abbandonare (per la prima volta) la mia Motina impacchettata in una gabbia, con la coppa dell\u2019olio a tre centimetri dal pavimento? Speriamo bene!<br \/>\nTutto ha origine qualche mese prima quando, all\u2019inizio dell\u2019autunno, cominciamo a valutare le varie mete possibili per la prossima estate, e l\u2019idea del Coast to Coast in solitaria, non certo nuova, si ripresenta. Questa volta per\u00f2, a differenza di altre, la teniamo in seria considerazione, forse convinti di disporre di una maggiore maturit\u00e0 motociclistica o pi\u00f9 semplicemente perch\u00e9 non c\u2019era un motivo per non tentare la progettazione del viaggio almeno a tavolino.<br \/>\nLa primissima cosa \u00e8 una stima dei chilometri, che in linea d\u2019aria da New York a Los Angeles \u00e8 di circa cinquemilacinquecento; ma non si pu\u00f2 certo pensare di andare negli Stati Uniti per fare una corsa da una sponda all\u2019altra del continente! I costi, infatti, senz\u2019altro notevoli, impongono di sfruttare al massimo la trasferta Americana per conoscere e vivere il pi\u00f9 possibile questa Nazione cos\u00ec lontana. Da un successivo calcolo un po\u2019 pi\u00f9 dettagliato i chilometri diventano quasi il doppio, perci\u00f2 un mese \u00e8 indispensabile per vedere qualche cosa senza correre continuamente.<br \/>\nCi sono diverse possibilit\u00e0 per compiere un Coast to Coast in moto in solitaria e senza ricorrere ai viaggi organizzati. Un\u2019idea, per esempio, \u00e8 l\u2019acquisto del mezzo negli USA da rivendere prima della partenza. Comunque, anche se pi\u00f9 facile che in Italia, la compravendita presenta troppe incognite per chi non conosce il Paese, non ha nessun appoggio in loco e per di pi\u00f9 ha i giorni contati. Il noleggio \u00e8 senz\u2019altro una soluzione accettabile, ma la vera libidine \u00e8 sicuramente la spedizione oltre Oceano della propria motina. A volte prendere una decisione non \u00e8 cos\u00ec facile; per questo, escludendo subito l\u2019acquisto, optiamo per approfondire sia il noleggio che la spedizione. Le settimane cominciano a trascorrere e l\u2019idea del viaggio prende forma in un itinerario dettagliato che Daniela ha sviluppato, guarda caso, proprio di diecimila chilometri, ma il problema del mezzo \u00e8 ancora da risolvere. Tramite internet contattiamo alcune societ\u00e0 di noleggio dello Stato di New York che, purtroppo, non ci danno la disponibilit\u00e0 della moto per un viaggio del genere. Capiamo allora che ci sono delle difficolt\u00e0 per questo tipo di servizio, perch\u00e9 prendere una moto a New York per poi lasciarla a Los Angeles \u00e8 come noleggiarla in Sicilia per lasciarla a Capo Nord, a oltre cinquemila chilometri! Interpelliamo allora un paio di compagnie specializzate nel noleggio, una americana e l\u2019altra europea, con il risultato di avere la soluzione a portata di mano, ma a costi, per una moto di media cilindrata, decisamente elevati (superiori a cinque milioni delle vecchie lire). Le cose non vanno molto meglio nella ricerca di uno spedizioniere, non perch\u00e9 non ce ne siano di disposti a fare il trasporto, ma perch\u00e9 normalmente non rientra nelle loro competenze quella di preparare i documenti che permettono di far circolare liberamente una moto italiana su tutto il territorio statunitense. Tra un tentativo e l\u2019altro, evidentemente sbagliati, l\u2019autunno e l\u2019inverno sono trascorsi senza approdare alla soluzione. Temo che dovremo abbandonare; non sappiamo come proseguire.<br \/>\nE\u2019 in questo momento che casualmente, sfogliando una rivista di moto, conosciamo Vincenzo il quale, molto disponibile, ci prospetta la possibilit\u00e0 di fornire il servizio di trasporto e i certificati necessari, compreso il carnet de passage. Purtroppo, essendo tardi, non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile spedire la moto via nave, ma solo via aerea. Questo fatto incider\u00e0 sul costo del viaggio, ma non certo quanto il noleggio. A questo punto non ci resta che coordinare con Vincenzo i tempi di permanenza e di rientro della Guzzi da Los Angeles, nonch\u00e9 i contatti con i vari spedizionieri in loco.<br \/>\nLa protagonista<br \/>\nAl momento della trasferta la mia Florida dell\u201989 ha al suo attivo oltre centomila chilometri, ma una manutenzione normale, olio, filtri, candele, pneumatici e qualche controllo straordinario \u00e8 sufficiente per darle una forma smagliante e garantire tranquillit\u00e0 al sottoscritto. Anche se non avevo alcun dubbio sulla sua affidabilit\u00e0.<br \/>\nL\u2019equipaggiamento<br \/>\nSostanzialmente nulla di particolare rispetto ad altri viaggi europei fatti all\u2019insegna del camping e dell\u2019autosufficienza, quindi: la tenda igloo, i sacchi a pelo, i materassini, il fornello con il set di pentole in alluminio, un po\u2019di vettovaglie di vario tipo quali pasta disidratata ecc., le tute anti pioggia, un minimo di abbigliamento per i trenta giorni, il telo moto e qualche ricambio di prima necessit\u00e0 come candele, olio motore, cavi, le solite cose che si trovano ovunque ma che nel momento in cui servono \u00e8 bene avere a portata di mano. Inoltre, naturalmente, una guida, carte geografiche, indirizzi utili, (il cellulare di Lo Giusto!), assicurazioni personali (molto importante e per importi altrettanto seri), e un elenco dei concessionari Guzzi di tutti gli Stati Uniti (non si sa mai!).<br \/>\nL\u2019itinerario<br \/>\nLa scelta e la stesura del tragitto si sono basate su due punti fondamentali: quello che ci sarebbe piaciuto vedere e il tempo a nostra disposizione. Era necessario tener conto che una condizione fondamentale per il rientro della moto era quella di consegnarla nei termini stabiliti allo spedizioniere di Los Angeles dove sarebbero stati in precedenza recapitati sia i documenti che la cassa per l\u2019imballo. Inoltre bisognava considerare che il nostro permesso di transito e l\u2019assicurazione avevano validit\u00e0 trenta giorni e che, naturalmente, il nostro volo di rientro era gi\u00e0 prenotato.<br \/>\nConsiderato quindi che ad Ovest ci sono il maggior numero di Parchi Nazionali e di citt\u00e0 interessanti, la prima parte del viaggio dopo la visita di New York di un paio di giorni, (unico pernottamento riservato), consister\u00e0 in un rapido trasferimento (circa 3400 km !) proprio in linea retta attraverso una decina di Stati. Da New York al New Mexico, passando per Daitona, Indianapolis, San Luis, Oklahoma City, Amarillo, Roswell, El Paso e calpestando di tanto in tanto la mitica Route 66, tralasciando, purtroppo, le cascate del Niagara e altri luoghi meritevoli di attenzione da destinare a un altro viaggio. La seconda parte, tuttavia, tra Parchi e citt\u00e0 eccezionali, sar\u00e0 veramente il massimo: Alamogordo, White Sands National Park, Santa Fe, Petrified Forest N.P.,Canyon de Chelly, Mesa Verde N.P., Durango, Arches N.P., Canyonlands N.P., Raimbow Bridge N.P., Monument Valley, Grand Canyon N.P., Bryce Canyon N.P., Zion N.P., Las Vegas, Dead Valley (dipende dalle temperature), Sequoia N.P., Yosemite N.P., San Francisco, Monterey, Los Angeles, (dovrebbero bastare).<\/p>\n<p>Normalmente sono ottimista, ma difficilmente avrei immaginato che la Florida potesse stare nella cassa che Vincenzo mi aveva presentato come imballo. Eppure, dopo sei ore di preparazione, il pacco per gli USA \u00e8 pronto. Tra l\u2019altro, per poter essere caricata nella pancia del cargo, Motina ha subito un preventivo salasso di tutti i liquidi infiammabili, ovvero totale e tassativa assenza di benzina e olio motore nonch\u00e9 gomme sgonfie e batteria scollegata.<br \/>\nCirca una settimana dopo la partenza della moto per il Nuovo Continente, anche noi siamo in rotta per New York e nonostante uno stato di eccitazione ci pervada, vuoi per il nostro primo volo aereo o per l\u2019emozione del viaggio stesso, un pensiero fisso mi tormenta: ma la coppa dell\u2019olio, sar\u00e0 ancora intera?<br \/>\nAtterriamo all\u2019aeroporto di Newark a notte inoltrata con circa tre ore di ritardo, ma avendo prenotato una camera in un Best Western vicino a Time Square, siamo tranquilli. Come non detto. La nostra stanza, a causa del ritardo, non \u00e8 pi\u00f9 disponibile; per fortuna ci rimediano ugualmente una sistemazione provvisoria, che per questa notte andr\u00e0 bene comunque. L\u2019indomani, di buon mattino, ci mettiamo in marcia a piedi, come dei veri turisti, per esplorare Manhattan. La citt\u00e0 \u00e8 semplicemente eccezionale, ma in una giornata visitiamo in maniera un po\u2019 affrettata solo alcune delle principali attrattive della Downtown: Times Square, Empire State Building, Chinatown, Soho, Little Italy, The 5th Avenue, Broadway, Brooklyn Bridge,Twin Towers (esatto, c\u2019erano ancora!). Nonostante la giornata memorabile, non dimentichiamo lo scopo del nostro viaggio e troviamo anche il tempo di contattare lo spedizioniere per ritirare finalmente la moto, il giorno dopo. La mattina successiva, infatti, preparati i bagagli (la borsa con i caschi ed il beauty!), un taxi extra lusso, stile New York, ci porta direttamente a Jamaica, una zona periferica della citt\u00e0 dove, dopo due settimane di attesa, rivedo la mia Motina. La sorpresa \u00e8 grande quando ci troviamo di fronte Vincenzo che, senza perdere tempo, aveva quasi completamente sballato la moto dalla cassa. Brindiamo all\u2019inaspettato incontro (e alla coppa dell\u2019olio salva) ma ci mettiamo subito al lavoro per ricondizionare la moto perch\u00e9 prima di sera vorremo uscire dalla citt\u00e0. Rimontiamo la ruota anteriore, il parabrezza, gli specchietti e tutto il carico; acquistiamo l\u00ec vicino da un concessionario Guzzi l\u2019olio motore, dove ci regalano qualche utile consiglio e un\u2019ottima cartina stradale. Salutiamo Vincenzo, che ci consegna l\u2019assicurazione RCA e il permesso per circolare e finalmente, sotto un acquazzone improvviso, usciamo dal deposito spingendo la moto verso il primo distributore di benzina per gonfiare le gomme e fare il primo pieno della gita. L\u2019ottimismo non manca, anche se piove. Rapidamente imbocchiamo il ponte di \u201cVerrazano\u201d che ci traghetta nella terraferma ed in breve siamo nel New Jersey. Questo Stato, con le sue distese verdeggianti, \u00e8 spesso luogo di villeggiatura e relax dei Newyorkesi, ed \u00e8 proprio qui che verso sera, a solo duecento chilometri da New York City, piantiamo la nostra prima tenda in un bel campeggio in aperta campagna. Roba da non crederci: siamo in America con la nostra Motina nella nostra tendina e stiamo per partire per il Coast to Coast!<br \/>\nIn questo Paese, dove tutto \u00e8 Grande, strade, citt\u00e0, grattacieli, campagne, spazi, e una moto per essere tale non pu\u00f2 avere meno di 850cc, la prima sensazione che abbiamo, noi con la nostra 650, carica come dei vagabondi, \u00e8 di sentirci piccoli piccoli, insoliti, forse originali, e questo \u00e8 ancora pi\u00f9 avvincente.<br \/>\nRiprendiamo il viaggio la mattina successiva imboccando l\u2019Interstate 70 direzione Ovest. Seguiremo la direzione Ovest per le prossime settimane, facendo attenzione in particolare di tenere il numero della strada prescelta, sia che si tratti di una Interstate Route oppure una State Route, nonch\u00e9 una Provincial Route. Talvolta, infatti, queste indicazioni saranno fondamentali o addirittura le uniche da seguire perch\u00e9 spesso anche lungo le principali arterie del Paese, i nomi delle citt\u00e0 non sono segnalati. Il terzo giorno ci sentiamo pi\u00f9 viaggiatori che turisti e cominciamo a vivere il Coast to Coast, cavalcando come dei veri easy raiders le Highways americane. Il mese di Agosto, in America, \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 caldo dell\u2019anno e ce ne rendiamo subito conto, appena ci allontaniamo dalla costa Atlantica, dirigendoci verso l\u2019interno. Tra l\u2019altro la temperatura e l\u2019umidit\u00e0 aumentano anche di qualche grado in prossimit\u00e0 delle citt\u00e0, ed \u00e8 proprio nella zona di Columbus, che nelle ore pi\u00f9 calde del quarto giorno di viaggio, Daniela si sente male. Complice forse una bibita un po\u2019 troppo ghiacciata, (il ghiaccio \u00e8 un elemento sempre presente in grande quantit\u00e0 nella vita quotidiana degli Americani), o una dose di stress accumulata e non ancora smaltita, o soprattutto un caldo soffocante a cui non eravamo ancora abituati. Tutto fila liscio, fino a quando Daniela mi fa cenno di accostare in maniera un po\u2019 insolita e urgente (pip\u00ec?). Siamo sull\u2019Interstate 70, una superstrada a tre corsie per ogni senso di marcia e, cos\u00ec su due piedi, riesco a rimediare solamente un piccolo slargo di pochi metri alla nostra destra. La situazione si presenta subito preoccupante: Daniela si sente mancare, \u00e8 sudata ed ha i brividi di freddo e mi dice di avere una forte tachicardia. E\u2019 una situazione a cui non sono preparato, quindi la prima cosa che mi viene in mente \u00e8 di farla distendere a terra, all\u2019ombra di un piccolo cespuglio, coprirla con i giubbotti, dandole da bere a piccoli sorsi dell\u2019acqua, e soprattutto parlandole e rassicurandola che non \u00e8 nulla. In realt\u00e0, anche a me quella maledetta bibita fredda ha intorpidito le gambe, ma non era certo il caso di parlarne in quel momento. Trascorriamo pi\u00f9 di mezz\u2019ora in quella situazione. Ad un certo punto penso addirittura di utilizzare il telo in alluminio nel caso non le fossero passati i brividi di freddo, ma l\u2019idea non piace a Daniela, che si rifiuta categoricamente di essere avvolta nel Domopak. Sul telo in alluminio, infatti, quando ancora in Italia stavamo preparando i bagagli per la partenza, ci avevamo davvero scherzato, considerandolo pi\u00f9 che altro un accessorio scaramantico, e non contemplando certo il suo utilizzo se non per casi disperati. La situazione sta tornando quasi alla normalit\u00e0, cosi decidiamo di riprendere pian piano il viaggio stabilendo una prima sosta alla successiva area di servizio lungo la strada, che troviamo, per fortuna, dopo solo una decina di chilometri. Ma Daniela \u00e8 ancora troppo debole, e sicuramente la moto e il caldo non le giovano. Cos\u00ec stabiliamo di uscire dall\u2019autostrada e di cercare un motel per avere un po\u2019 di refrigerio e di riposo. Senza difficolt\u00e0, troviamo una bella stanza all\u2019interno di un residence in una piccola cittadina. Ci sentiamo pi\u00f9 tranquilli. La paura sembra passata, ma non \u00e8 cos\u00ec: va certo molto meglio che lungo l\u2019autostrada, ma Daniela continua ad avere tachicardia e ad essere debole. E\u2019 gi\u00e0 sera, e visti gli scarsi miglioramenti, chiamiamo il 911. Negli Stati Uniti, questo \u00e8 il numero di emergenza per qualsiasi necessit\u00e0 si presenti, dal pronto soccorso, alla polizia ai vigili del fuoco. Dalla nostra telefonata, non trascorrono dieci minuti che si presenta nel parcheggio interno del residence, di fronte alla nostra stanza, un pick-up da pronto intervento, grande, bianco e rosso, con tutte le luci e i lampeggianti accesi che illuminano a giorno il piccolo piazzale del mothel; sembra di stare in un film. Ne scende un giovane, molto educato e risoluto nei modi, con uno zaino da astronauta sulla schiena, che subito si fa illustrare la situazione ed esegue dei test medici, tra cui quello cardiaco. Ci tranquillizza dicendo che \u00e8 tutto normale, ma preferisce fare degli ulteriori accertamenti presso l\u2019ospedale. Non c\u2019\u00e8 problema, in altri cinque minuti arriva l\u2019ambulanza vera e propria, pi\u00f9 grande del pick-up, altra scena da film, luci, lampeggianti ovunque (per fortuna niente sirene), questa volta escono incuriositi anche gli altri ospiti del mothel, e poi, tutti e tre, a luci accese, ambulanza, pick-up e il sottoscritto con la Guzzi, in fila verso l\u2019ospedale. Siamo abbastanza tranquilli, lo spiegamento di forze \u00e8 rassicurante. In effetti, anche dagli esami in ospedale non risulta nulla di preoccupante: a quanto pare, un colpo di calore. Al di l\u00e0 della diagnosi clinica, comunque, resta il dubbio se proseguire il nostro viaggio. A questo proposito il medico che ha visitato Daniela ci incoraggia a continuare prescrivendo, al momento del bisogno, dei calmanti. Come ultima cosa ci viene chiesto gentilmente se siamo in possesso di una assicurazione, che esibisco prontamente, dopo di che, con gli stessi mezzi, torniamo al residence. L\u2019assicurazione coprir\u00e0 le spese mediche, i farmaci acquistati, (che per altro non serviranno pi\u00f9) e anche le telefonate fatte per questo scopo. Siamo ragionevolmente sereni e ottimisti nel riprendere il viaggio, anche se rimane qualche piccolo dubbio sull\u2019accaduto. In ogni caso ci sentiamo fiduciosi e rincuorati dall\u2019efficienza dimostrata dalle strutture sanitarie. Dopo una nottata tranquilla, per la felicit\u00e0 degli altri clienti del mothel, riprendiamo la nostra direzione: West.<br \/>\nI quattro giorni successivi, prima di arrivare all\u2019effettiva tappa iniziale dell\u2019itinerario, passeremo attraverso Illinois, Missouri, Oklahoma e le praterie del Texas, fino a raggiungere il New Mexico, viaggiando a contatto con la gente della strada. I camionisti, per esempio, con i loro inconfondibili Trucks, magari con una casa su ruote agganciata dietro, ci faranno spesso compagnia durante le soste nei tipici caff\u00e8 delle Highways. Percorreremo, per brevi tratti, la leggendaria Route 66 che fiancheggia l\u2019attuale Interstate 40 e 44 da St. Louis ad Amarillo, regalandoci delle emozioni che solo un mito di questo calibro pu\u00f2 dare. Altrettanto entusiasmante sar\u00e0 varcare, con la propria Motina, i confini di Stati come Texas, per non dire Missouri, New Mexico o altri, che attraverseremo nei giorni successivi. Visiteremo infine Roswell, la citt\u00e0 degli UFO per eccellenza, circondata da uno dei misteri pi\u00f9 grandi dell\u2019umanit\u00e0, o semplice attrazione turistica. Certo \u00e8, che questo posto di l\u00ec a poco ci introdurr\u00e0 nel panorama senza dubbio pi\u00f9 alieno di tutto il sudovest degli Stati Uniti.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-1239 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1252'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-1-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-1-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" 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class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1246'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-2-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-2-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-2-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-2-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1245'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" 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portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1241'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-6-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-6-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-6-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-6-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1240'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-012-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"Coast to Coast\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-012-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-012-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-012-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Siamo nel New Messico meridionale a sud di Alamogordo, dove il sole \u00e8 pi\u00f9 cocente, soprattutto in agosto. Ci apprestiamo a visitare il nostro primo parco nazionale: White Sands (18). Superiamo l\u2019ingresso, e attraverso una comoda strada asfaltata, procediamo, con la Motina, alla sua scoperta. E\u2019 uno spettacolo, un insolito deserto di gesso di oltre 500 chilometri quadrati, con pianure e dune bianche, bianchissime e luccicanti come neve. Semplicemente, la pi\u00f9 grande distesa di gesso della Terra. Se non fosse per la temperatura, 30 &#8211; 35 gradi di troppo, sembrerebbe di viaggiare attraverso un paesaggio innevato.<br \/>\nDei 51 parchi nazionali, alcuni dei quali situati nelle riserve indiane e gestiti dalle popolazioni locali, quasi tutti dispongono di un agevole percorso asfaltato che tocca i punti panoramici di maggiore interesse. Quindi l\u2019accesso ai parchi, comunque a pagamento, \u00e8 consentito con il proprio mezzo anche se, volendo approfondire la visita a piedi, c\u2019\u00e8 da camminare fino allo sfinimento.<br \/>\nIl giorno dopo White Sands, ci dirigiamo verso El Paso, ma un tempo decisamente inclemente ci consente solo una contatto fugace con la citt\u00e0, perci\u00f2 riprendiamo immediatamente la direzione nord sulla Interstate 25, verso Santa Fe.<br \/>\nIl nostro itinerare negli States \u00e8 scandito ogni sera da un consueto rito: individuare il campeggio per la notte. Fin dalla partenza, in ogni caso, non abbiamo avuto particolari difficolt\u00e0 in questo senso, ma di certo la cosa si \u00e8 resa ancora pi\u00f9 facile dopo aver conosciuto il \u201ckoa kampground\u201d: una catena di centinaia di camping, diffusi in tutto il territorio nazionale, molto bene organizzata, che dispensa mappe e materiale informativo sulle loro dislocazioni. Tanto pratica da costituire, talvolta, un punto di riferimento per definire in anticipo gli spostamenti del giorno.<br \/>\nNel primo pomeriggio raggiungiamo Albuquerque. Poi, una veloce puntatina a Santa Fe. E\u2019 una cittadina in perfetto stile messicano, ben tenuta e curata nei dettagli architettonici, a parer nostro fin troppo turistica. Da Albuquerque, seguiamo l\u2019 Interstate 40, verso ovest, e siamo in un lampo al confine con l\u2019Arizona. Qui, durante una sosta, incontriamo Jack (19), uno dei pochi motociclisti che conosceremo nel nostro giro. E\u2019 un viaggiatore solitario, artistico al punto giusto, simpatico e tipicamente americano. La sua cavalcatura \u00e8 una Goldwing 1200, carica di accessori e ricca di bagagli. Il tempo, purtroppo, gioca a nostro svantaggio e non potremo trattenerci a lungo con lui, ma una cosa, in particolare, ci rimarr\u00e0 impressa dal suo incontro: un sincero e onesto stupore nei nostri confronti, quando, parlandogli del nostro viaggio, osservava la Guzzi, forse un po\u2019 piccola per lo standard Americano .<br \/>\nPetrified Forest (20), ovvero la foresta pietrificata, \u00e8 l\u2019obbiettivo successivo. Vi arriviamo nelle prime ore del pomeriggio e lo spettacolo \u00e8 da mozzare il fiato, come pure l\u2019aria calda. Un paesaggio completamente desertico, strano e affascinante, irreale. La vera particolarit\u00e0, per\u00f2, sono i tronchi di conifere, nati 200 milioni di anni fa e ora mutati in pietra. Colmi di brillanti cristalli di quarzo, luccicano al sole con colori che vano dall\u2019arancio al giallo, dal blu al rosa. E\u2019 la pi\u00f9 estesa foresta di alberi fossili al mondo. Ci dirigiamo verso nord, sulla statale 191. Da alcuni giorni, ormai, senza rendercene minimamente conto, abbiamo iniziato a salire gli altipiani del Colorado Plateau, portandoci a quote sempre pi\u00f9 elevate, oltre i 2000 metri. Stiamo per fare conoscenza con gli indiani Navajo, visto che il territorio che attraversiamo \u00e8 nella loro riserva, la pi\u00f9 vasta riserva indiana degli Stati Uniti. Il paesaggio circostante assume un po\u2019 alla volta un colore omogeneo: dalla terra alle rocce, a tratti anche l\u2019asfalto, sono di colore rosso, con sfumature di rosso. Canyon de Chelly non \u00e8 da meno perch\u00e9 dall\u2019alto dei suoi quattro canyon ci troviamo ad osservare degli strapiombi di 300 metri di arenaria rossa. Tutto sommato non grande cosa rispetto a quello che vedremo pi\u00f9 avanti. Continuiamo in direzione nord, sulla 191, fino ad imboccare la 160 est. Ci siamo: Colorado! Dopo le calure dei deserti circostanti, un po\u2019 di refrigerio non ci dispiacerebbe affatto, e il parco di Mesa Verde \u00e8 proprio quello che ci vuole. Situato in una delle zone maggiormente piovose del sud Colorado (nulla a che vedere con il nostro Friuli!), tra foreste di pini e abeti, ospita la bellezza di qualche centinaio tra abitazioni e villaggi del popolo indiano degli Anasazi. Costruiti in mattoni tra gli anfratti delle pareti dei canyon, ci offrono una visione decisamente diversa delle abitudini di queste genti, lontana dai soliti stereotipi degli accampamenti. Ci lasciamo alle spalle questa unica isola verde di tutto il Plateau e proseguiamo verso lo stato dello Utah. La 191 ci conduce ad Arches (21) e Canyonlands. Il primo, il parco degli archi, \u00e8 stupefacente. Restiamo sorpresi da questi luoghi, introduzione al deserto di terra rossa (anche questo!), con un continuo alternarsi di formazioni di arenaria a forma di pinnacoli, monoliti e soprattutto archi, il pi\u00f9 grande dei quali raggiunge una campata di 100 metri. Uno spettacolo della natura indimenticabile, come pure la nottata trascorsa in campeggio. Rientriamo verso sera nel camping in cui avevamo gi\u00e0 preso posto nel primo pomeriggio, esausti ma contenti, dopo una giornata trascorsa tra il viaggio di trasferimento e la visita di Arches. Presi dalle nostre faccende quotidiane, non avevamo molta intenzione di chiacchierare, ma il nostro vicino di piazzola non era dello stesso parere. Ci invita a sedere con lui per gustare un vinello della California. E\u2019 un inglese, un tipo chiacchierone e anche un po\u2019 originale, ma pi\u00f9 che altro, forse, viaggiando da solo con il suo Van, apprezza il contato con la gente. Nulla di male, anzi! Ma qualche suo discorso proprio non sta in piedi. Che sia colpa della traduzione? Rimaniamo con lui a parlare per una buona mezz\u2019ora ma ad un certo punto, considerato che si sta facendo tardi, cerchiamo un pretesto per svincolarci. Abbozziamo cos\u00ec la scusa di dover ancora cenare (l\u2019unico vero pasto decente della giornata) nonch\u00e9 di dover pianificare l\u2019itinerario per l\u2019indomani. Non sapremo mai se il suo comportamento, quella notte, sia scaturito dal nostro atteggiamento nei suoi confronti, oppure \u2026 da un eccesso di alcol. Di fatto, la notte stessa, mentre stavo nel profondo di un meritato riposo, Daniela mi sveglia, spaventata. Qualcuno sta camminando attorno alla nostra tenda gridando ripetutamente \u201cvenite fuori, ragazzi, o vi ammazzo, ho un\u2019arma!\u201d. E\u2019 lui? E\u2019 proprio lui! Ma che c\u2026 vuole! Rimaniamo in tenda, silenziosi e passivi, e anche un po\u2019 preoccupati, ma preferiamo non dare ulteriore motivo di agitazione al personaggio. Cos\u00ec, dopo una decina di minuti di questa sceneggiata, il tipo decide finalmente di togliere l\u2019assedio e di andarsene a fare (\u2026) un giro con il suo camper. Era ora! Usciamo allora dalla tenda, saranno state circa le due di notte, e controlliamo che tutto sia in ordine, Motina compresa. Cos\u00ec ci accorgiamo che in questo teatrino, non siamo soli. Una coppia di ragazzi tedeschi, anch\u2019essi nostri vicini, hanno condiviso con noi la stessa circostanza. L\u2019ora \u00e8 piuttosto tarda, ma nessuno di noi quattro ha intenzione di dedicarsi al riposo. L\u2019amico, difatti, potrebbe tornare, magari ancora pi\u00f9 alticcio e aggressivo di prima. Quindi, di comune accordo, decidiamo di chiamare il 911, sollecitando l\u2019intervento della polizia. Di l\u00ec a poco arriva silenziosamente nel campeggio un\u2019auto della pula. Senza tante formalit\u00e0, il poliziotto ascolta la nostra esposizione dei fatti, e visitando il \u201cluogo del crimine\u201d, (un coltello c\u2019era sul serio), ci invita ad attenderlo aspettando nuovi sviluppi. Nell\u2019arco di un\u2019ora, per ben due volte, rivedremo l\u2019agente e quando torner\u00e0 la terza volta ci dar\u00e0 una notizia inaspettata: \u201cabbiamo arrestato l\u2019uomo del camper!\u201d Ubriaco fradicio, il tizio ha minacciato con un coltello i clienti di un bar, e cos\u00ec si \u00e8 fatto beccare. Anche questa, \u00e8 fatta! L\u2019indomani, il nostro amico camperista non \u00e8 ancora rientrato nel campeggio (o uscito?), cos\u00ec decidiamo di partire sul prestino, prima di doverlo salutare. Torniamo alla normalit\u00e0 e ai nostri parchi da esplorare. Canyolands \u00e8 l\u00ec a due passi, facilmente visitabile attraverso i suoi 32 chilometri di strada che lo percorrono. E\u2019straordinariamente selvaggio con la sua variet\u00e0 di paesaggi creati dallo scorrere del Colorado e del Green River. In ogni caso, per avere una panoramica completa di questo luogo, bisognerebbe poterlo osservare da un aereo, idea allettante ma per noi improbabile. Riprendiamo la Highway 191. Di giorno, in queste zone desertiche, il termometro pu\u00f2 raggiungere anche i 40\u00b0C (o 104\u00b0 Fahrenheit), ma, a parte questo, siamo contenti: la Motina gira egregiamente, il tempo si mantiene buono, la tabella di marcia \u00e8 ok. Il solo rammarico, purtroppo, \u00e8 di non avere a disposizione pi\u00f9 tempo da dedicare a questi luoghi. Viaggiando verso sud, ad un certo punto, ci troviamo di fronte ad un paesaggio gi\u00e0 visto, ma dove? Si, certo, nei film western! Si presenta cosi, all\u2019improvviso quella che \u00e8 la Monument Valley. Una striscia di asfalto (molto fotografata) (22) ci porta attraverso questa piana desolata di terra rossa, tra giganteschi monoliti di arenaria. Rallentiamo per il forte vento, ma anche per goderci questo magico spettacolo. I nativi, gli indiani Navajo, ci ricevono all\u2019ingresso del parco. Siamo di nuovo in una riserva indiana, per cui anche il parco \u00e8 autogestito. Non c\u2019\u00e8 la solita strada asfaltata, anzi, il percorso che lo attraversa \u00e8 volutamente al naturale: una pista di sabbia (chiaramente rossa). L\u2019idea di avventurarci con la moto carica sulla pista \u00e8 tassativamente da scartare, perci\u00f2 non capiamo immediatamente come faremo a visitarlo. Attorno al grande parcheggio in terra battuta ci sono una decina di chioschi e degli individui richiamano l\u2019attenzione dei turisti: sono le guide locali. Parcheggiamo la Motina. A questo punto una sana contrattazione \u00e8 quello che ci vuole. Stabiliamo con Michele, la nostra guida personale, il prezzo, la durata e il percorso del giro. Scorrazzeremo, nel cassone del suo pick-up, un improbabile GMC, per una quarantina di minuti, attraverso il deserto di rocce e sabbia della Monument Valley (23). Un fuori programma inaspettato che non dimenticheremo per lo spasso della corsa sul pick-up e il paesaggio davvero eccezionale. Riprendiamo la Motina pi\u00f9 impolverata che mai, ma il temporale che ci aspetta di l\u00ec a pochi chilometri ci convince a fermarci in anticipo e trascorrere la notte in un Motel indio lungo la strada. Salassata da capogiro! Stimato il temporale in arrivo, per\u00f2 (in queste zone non c\u2019\u00e8 da scherzare), va bene cos\u00ec.<br \/>\nPensando a qualcosa di grande, negli Stati Uniti, di sicuro ci viene in mente il Grand Canyon (24). E\u2019 una considerazione esatta, ma se questo parco non lo si \u00e8 visto realmente, a stento se ne possono immaginare le dimensioni. La sua estensione di 5200 chilometri quadrati (circa come la Liguria!) \u00e8 frutto di un lento lavorio dal fiume pi\u00f9 tumultuoso al mondo, il Colorado. Appena giunti all\u2019interno del parco cerchiamo con impazienza i punti panoramici. Rimaniamo sbalorditi, quasi delusi, per non riuscire ad apprezzare a prima vista, l\u2019immenso burrone che ci sta davanti. Sembra di stare sulla sommit\u00e0 di una montagna ad oltre 1000 metri di altezza, ed osservare la cima di un\u2019altra a 20, 30 chilometri di distanza. Pare impossibile che un fiume, che da quass\u00f9 ha un aspetto addirittura tranquillo, possa aver creato un tale sconquasso in questo altopiano, formando la pi\u00f9 estesa gola della terra. Lasciamo l\u2019Arizona e senza rendercene conto saliamo a 3000 metri nello Utah. Altre due tappe spettacolari si prospettano seguendo la statale 89: Bryce Canyon (25 e 26), e Zion Park (27). Molto semplici da visitare, questi parchi sono tra i pi\u00f9 affollati d\u2019America, grazie alle strade asfaltate che li percorrono. L\u2019erosione, di neve e ghiaccio nel primo caso e di acqua nel secondo, ha creato un labirinto di migliaia di torri di pietra calcarea, sottili e appuntite, nonch\u00e9 strettissimi canyon che separano impressionanti volumi di roccia. Siamo in viaggio sull\u2019Intestate 15. Nel tardo pomeriggio varcheremo il confine del Nevada per giungere prima di sera a Las Vegas. Certo, \u00e8 successo ancora che qualcuno, dall\u2019auto, ci saluti. In questo caso, per\u00f2, dopo averci sorpassato, ci d\u00e0 strada nuovamente, e cos\u00ec per ben due volte, sparendo dietro di noi. Procediamo comunque, ad andatura normale e, come d\u2019abitudine, dopo un centinaio di chilometri usciamo dall\u2019autostrada per una sosta rigenerante. Ci fermiamo in una piazzola e subito arriva anche il nostro riservato inseguitore. Don\u2019t panic! Mezza et\u00e0, stazza robusta, cappellaccio da cow-boy, camicia a scacchi e jeans, cintura e fibbia a mo\u2019di patacca: tutto normale. Ecco quindi, svelato l\u2019arcano: uno sfegatato Guzzista, incuriosito dalla moto e da una targa che non conosce. Scambiamo quattro chiacchiere sulle cinque Guzzi che possiede, sulla Motina, e sul nostro viaggio. E\u2019 molto gentile con noi, tanto da proporci di essere suoi ospiti per la notte. Avremmo accettato volentieri; purtroppo abita ben oltre Las Vegas, e proprio la citt\u00e0 del gioco \u00e8 la nostra tappa successiva. Peccato! Nostro malgrado, dobbiamo rifiutare l\u2019invito. Dall\u2019amarezza di un altro incontro toccata e fuga, all\u2019entusiasmo di essere alle porte di Las Vegas. Ecco, ci siamo veramente! Abbiamo deciso di trascorrere due notti in questa incredibile citt\u00e0. Piazzata la tenda, nel primo pomeriggio, ci buttiamo avidamente alla scoperta di Las Vegas blvd, il viale principale conosciuto come \u201cthe strip\u201d. Incredibile! Ora siamo a Venezia, ora a Luxor, poi nell\u2019antica Roma, St. Tropez, Moulin Rouge, un porto di pirati, Parigi, l\u2019Enterprise. Centotrenta casin\u00f2-hotel, quasi tutti a tema, che rappresentano, pressoch\u00e9 in grandezza naturale, palazzi, monumenti, viali, situazioni, ambienti, molto spesso Europei. Nessuna descrizione rende merito a questo fenomeno; una citt\u00e0 in mezzo al deserto, singolare ed eccitante, straordinariamente illuminata, che pulsa 24 ore su 24 al motto del gioco e del divertimento. L\u2019indomani siamo ancora nella strip quando, all\u2019improvviso, ci troviamo a fare i conti con la batteria della moto. C\u2019\u00e8 poco da discutere: un caldo feroce e un traffico infernale l\u2019hanno messa ko. Nel giro di un\u2019oretta, in ogni modo, risolviamo il problema grazie ad un concessionario Harley (non mancano) e a un ricambista.<br \/>\nLa mattina seguente ci lasciamo alle spalle la citt\u00e0 del gioco. La Death Valley \u00e8 l\u00ec a poche miglia, ma di caldo ne abbiamo preso abbastanza tutti e tre, ed \u00e8 meglio non esagerare. Nel 1972 nella valle della morte si \u00e8 registrato un picco di quasi 100 gradi centigradi! E se questa fosse un\u2019estate calda? Passeremo a sud, continuando sull\u2019Interstate 15, entrando in California attraverso il deserto del Mojave. Procediamo spediti; tutto \u00e8 in perfetta efficienza e acqua e benzina non mancano; niente ci pu\u00f2 fermare\u2026a parte quel dannato chiodo! La moto ondeggia un pochino sul posteriore. Penso, poco convinto: che sia colpa del carico? della strada? degli ammortizzatori? No! Abbiamo proprio forato. Ancora una volta \u00e8 il caldo a riservarci una sorpresa: infatti, a causa dell\u2019elevata temperatura, oltre alla foratura, anche la valvola si \u00e8 disgiunta dalla camera d\u2019aria e gira su se stessa. Per fortuna, una bomboletta spray miracolosa fa abbondantemente il suo lavoro. Siamo sorpresi del risultato, ma \u00e8 meglio cercare immediatamente qualcosa che assomigli ad un gommista. Oggi \u00e8 il nostro giorno fortunato e dopo soli tre tentativi, troviamo il posto giusto: Barstow. La cittadina \u00e8 semideserta, e l\u2019unico esercizio aperto in queste prime ore pomeridiane, \u00e8 proprio un fornitissimo concessionario di moto che, in questa particolare giornata, festeggia i dieci anni di attivit\u00e0 promuovendo una sorta di motoraduno. Ci accolgono con hot dog e limonata fresca (benedetta!), e anche se sono in festa, si affrettano ugualmente a ripararci il pneumatico. Mentre ci occupiamo della moto, arriva, per l\u2019occasione, una stazione mobile di una radio privata locale.<br \/>\nIncuriositi dal nostro viaggio e divertiti per l\u2019inaspettato incontro, ci intervistano.<br \/>\nDi questo incontro ci rimarr\u00e0 un piacevole ricordo e anche, perch\u00e9 no, due belle T-shirt regalateci dal concessionario Barstow (28). Proseguiamo sulla 58, verso la Sierra Nevada, per il Sequoia N.P. (29) Lentamente, le calure dei deserti si attenuano, lasciando spazio alle temperature pi\u00f9 miti della costa pacifica. Ieri, Las Vegas e le aride pianure; oggi, una foresta di giganti: i vegetali viventi pi\u00f9 grandi e i pi\u00f9 vecchi della terra! Le sequoie. Solo alcuni numeri: oltre 1000 anni di et\u00e0, 100 metri di altezza, 10-12 metri di diametro (\u2026). Siamo alle solite, gli Americani sono sempre esagerati! Credevamo ormai di non stupirci pi\u00f9 di nulla, invece anche quest\u2019ultimo parco ci lascia letteralmente a bocca aperta.<br \/>\nDistese sterminate di agrumeti ci accompagnano lungo la strada per San Francisco: ottime occasioni per uno spuntino a base di frutta. Scendiamo rapidamente dalla Sierra Nevada, e pure la temperatura scende, scende, scende, ma fa quasi freddino! 25-30\u00b0 di escursione termica! Ma cos\u2019\u00e8? Siamo ormai nella metropoli, il sole \u00e8 scomparso e, in meno di mezz\u2019ora, dall\u2019Oceano \u00e8 salita a vista d\u2019occhio una nebbia improvvisa, come in un film di fantascienza, coprendo e ingrigendo tutto. Fa piuttosto freddo (non siamo preparati), quindi cerchiamo una pensioncina e la citt\u00e0 la visiteremo domani.<br \/>\nSan Francisco (30 e 31) si erge su una quarantina di colline e la sua struttura la fa sembrare ai nostri occhi una citt\u00e0 quasi europea. Le strade assomigliano a delle montagne russe dalle pendenze incredibili, su cui si arrampicano regolarmente i caratteristici tram, simbolo della citt\u00e0. Visitiamo, tra l\u2019altro, le case vittoriane dai tenui colori pastello e Alcatraz, ma non riusciamo a vedere il famosissimo e spettacolare Golden Bridge, completamente avvolto nella nebbia pomeridiana. Il fenomeno della nebbia ha dei tempi regolari: compare verso le 5-6 del pomeriggio e si ritira verso le 10\u201311 del mattino. Sono trascorsi un paio di giorni ed \u00e8 ora di riprendere il viaggio. Usciamo dalla metropoli sperando che la foschia sia un problema circoscritto alla citt\u00e0, invece \u00e8 ricorrente per molte miglia lungo la costa Californiana (32). Una puntatina alle bellissime cittadine di Monterey (con il suo stupendo Aquarium) e di Carmel percorrendo la 101 verso sud, in direzione Los Angeles, la nostra meta finale. Ora va molto meglio: la nebbia e con essa il freddo sembrano essere spariti; forse \u00e8 questo il rinomato clima della California! Troviamo posto nel campeggio presso Santa Barbara, il pi\u00f9 vicino possibile alla citt\u00e0. Los Angeles, oltre al suo ottimo clima, dispone di tutte quelle attrazioni turistiche come: Hollywood, Universal Studios, Beverly Hills (33), Belair, S.Monica, Malibu, Venice (34) e molto altro. Una Metropoli multietnica di dimensioni spropositate (100 km di costa!), difficile da visitare in poco tempo, ma anche tanto vivace e animata da rendere difficile il separarsene.<br \/>\nIl viaggio, durato trenta giorni, attraverso l\u2019America, sta per giungere al termine. E\u2019 strano, realizziamo solo adesso di aver portato a compimento il nostro sogno americano, senza quasi rendercene conto. E\u2019 stato tutto molto veloce, troppo veloce!<br \/>\nPenultimo giorno: il nostro spedizioniere ci attende. In un magazzino vicino all\u2019aeroporto internazionale, ritroviamo, smontata, la nostra cassa metallica per l\u2019imballo. Quattro ore di lavoro filato per allestire il pacco (cassa con moto e bagagli), destinazione Malpensa. Non ci sono pi\u00f9 dubbi, si torna a casa! Mi aspettano tre settimane di riflessioni in attesa di rivedere la mia Motina (e la sua coppa dell\u2019olio sempre a tre centimetri dal pavimento!). Domani mattina l\u2019aereo ci riporter\u00e0 alla realt\u00e0. Nel frattempo, godiamoci questa ultima notte in \u2026 hotel California.<\/p>\n<div id='gallery-2' class='gallery galleryid-1239 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1266'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-0131-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-0131-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-0131-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-0131-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1265'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-014-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-014-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-014-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.animaguzzista.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Coast-to-Coast-014-100x100.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.animaguzzista.com\/?attachment_id=1264'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" 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