{"id":899,"date":"2006-03-26T16:22:14","date_gmt":"2006-03-26T16:22:14","guid":{"rendered":"http:\/\/5.196.224.66\/?p=899"},"modified":"2015-03-26T16:23:22","modified_gmt":"2015-03-26T16:23:22","slug":"breve-cronaca-di-una-giornata-qualunque","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.animaguzzista.com\/?p=899","title":{"rendered":"Breve cronaca di una giornata qualunque"},"content":{"rendered":"<p>Di lupastro<\/p>\n<p>Ricordo la donna, quella grassa, di nero vestita, seduta sul legno di una panchina sopravvissuta all\u2019inerzia del tempo, immobile nell\u2019immutabilit\u00e0 della piazza, le mani unite sul grembo e gli occhi fissi a terra quasi a cercare nella polvere le ragioni della propria esistenza.<br \/>\nHo il timore di pigiare lo start, il pollice indugia sul tasto mentre i miei occhi cercano invano nell\u2019intorno un movimento che giustifichi il mio gesto, qualcosa che spezzi il ritmo sonnolento e ripetitivo che invade l\u2019aria ferma in quel calore che brucia.<br \/>\nHo l\u2019urgenza di sudare dentro il casco, di allontanarmi contando con gli ammortizzatori le pietre lucide del selciato, di trovare la strada che mi porti lontano, non so dove ma so come.<\/p>\n<p>Devo andare, devo placare la mia fame di asfalto.<br \/>\nI raggi delle ruote si muovono lenti tra i vicoli, sfioro appena la manopola del gas, il cigolio delle molle accompagna il mio passare, da una finestra un bambino affaccia il cuoio bianco di un pallone mentre un gatto randagio esplora i limiti del cortile.<\/p>\n<p>Ho visto un gatto,<br \/>\nun gatto con gli occhi di caffelatte,<br \/>\ngirare i vicoli annusando le pietre<\/p>\n<p>ho visto un topo,<br \/>\nun topo contratto dietro le carte,<br \/>\nmaledire il mondo<br \/>\nper non saper volare<\/p>\n<p>ho visto un uomo,<br \/>\nun uomo seduto sulle proprie scarpe,<br \/>\ncon lo sguardo scaduto<br \/>\nnel nulla guardare<\/p>\n<p>ho visto un gatto,<br \/>\nun gatto con gli occhi di caffelatte,<br \/>\nrizzar la coda<br \/>\nnel rapido balzare<\/p>\n<p>ho visto un topo,<br \/>\nun topo chiuso dentro l\u2019angolo,<br \/>\nmaledire il mondo<br \/>\nper non saper volare<\/p>\n<p>ho visto un uomo,<br \/>\nun uomo seduto sulle proprie scarpe,<br \/>\ncon lo sguardo scaduto<br \/>\nnel nulla guardare<\/p>\n<p>ho visto specchiarsi negli occhi di caffelatte<br \/>\nil terrore di chi si vide al finale<br \/>\ne ho visto volare in un taglio di sole<br \/>\nun topo ferito che non voleva morire.<\/p>\n<p>In questi vicoli pieni di gatti<br \/>\nesistono molti pi\u00f9 topi,<br \/>\nin questi vicoli pieni di topi<br \/>\nesistono molti pi\u00f9 uomini,<br \/>\nin questo paese pieno di vicoli<br \/>\nesistono molti pi\u00f9 gatti, topi e uomini,<br \/>\nche nulla, intorno, da guardare.<br \/>\nI frutti di cactus appaiono rossi alla forte luce del giorno e le ombre disegnano dure geometrie sulle pareti delle case che si rimpiccioliscono dentro gli specchi retrovisori, davanti a me una striscia grigiastra si arrampica sulla collina, ai lati balle di fieno esposte all\u2019avidit\u00e0 degli insetti sui prati ingialliti.<\/p>\n<p>Inizio ad aumentare la velocit\u00e0, le buche danzano davanti alla ruota e beffarde si spostano al mio procedere, percepisco nel motore la voglia di esplodere tutta la sua rabbia e sento forte in me il desiderio di assecondarlo.<\/p>\n<p>Ora la strada si allarga, si fa pi\u00f9 sicura, le curve sono dolci e invitano ad allentare la presa, gli alberi proiettano a terra oscuri ricami, buchi neri dentro i quali mi tuffo sempre pi\u00f9 rapidamente.<br \/>\nContinuo ad aprire mentre sacrileghe le marmitte sporcano il silenzio.<br \/>\nHo gli occhi sbarrati, fissi sul nastro rossastro che spacca la valle, il sole davanti a me lento cala sull\u2019orizzonte, il contakilometri misura il tempo che mi separa dal mare.<\/p>\n<p>Gocce di sudore mi calano dalla fronte, girano intorno alle orbite e salate si depositano sulle mie labbra, le mani sono bagnate dentro i guanti e la pelle dei pantaloni mi si appiccica sulle gambe,<br \/>\nla polvere sale da terra e vela la visiera.<br \/>\nMi sento inghiottito dal nulla, mentre il mio polso continua ad aprire.<br \/>\nLa strada, sempre diritta, separa i ruvidi ulivi e le righe bianche veloci mi corrono incontro, sembrano arrotolarsi sotto le ruote, l\u2019aria spinge forte il mio petto come una mano che vuole separarmi dalla sella e il casco butta la mia testa dentro le spalle.<\/p>\n<p>Il motore tuona, odo sfogarsi la collera dei due cilindri, i paracarri sfilano lasciando bianche scie sui bordi dei fossi mentre il cuore pompa sangue alle tempie martellanti.<br \/>\nDallo stomaco mi sale un grido, prima lento poi urgente, apro la bocca e urlo dentro il casco, urlo a spaccare la gola, urlo a coprire il rombo, urlo nel nulla a raggiungere l\u2019orizzonte che lontano si bagna nel mare.<br \/>\nE l\u2019urlo mi copre, mi avvolge, vorace mi ingoia per poi vomitarmi, sfinito e ubriaco, sul confuso limite delle mie emozioni.<\/p>\n<p>Esausto mi siedo sul bordo del mondo.<br \/>\nSeduto fisso il tormentarsi dell\u2019acqua.<br \/>\nSeduto ascolto le chiacchere dei gabbiani.<br \/>\nIl cielo si scurisce, mentre l\u2019onda, frantumandosi sullo scoglio, mi rimanda il fragore di mille pesci d\u2019argento.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un buon posto,<br \/>\nun posto giusto per fermarsi a dormire,<br \/>\nun posto amico per continuare a sognare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di lupastro Ricordo la donna, quella grassa, di nero vestita, seduta sul legno di una panchina sopravvissuta all\u2019inerzia del tempo, immobile nell\u2019immutabilit\u00e0 della piazza, le mani unite sul grembo e gli occhi fissi a terra quasi a cercare nella polvere le ragioni della propria esistenza. 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