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Racconto di Anka

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Qualcosa da scrivere ce l’ho pure io, và.
non ho voluto mancare neanche quest’anno, anche se era tutto contro di me.
al giovedi pomeriggio hanno operato la mamma per posizionare la PEG, che era già in programma da diverso tempo ma sempre rimandata, e io visto che sono il suo tutore dovevo essere presente.
l’ultimo mese è stato molto pesante per il lavoro, la famiglia, la mamma e io avevo proprio bisogno di prendermi qualche ora per me e non pensare a niente, e cosa di meglio di una fuga in moto in solitaria.
venerdì, come tutte le mattine sveglia alle 1,20 per essere in laboratorio alle 2.
una delle ragazze mancava, quindi di uscire prima (come avevo programmato io) non se ne parla.
ore 14,30 fuggo e passo da casa, una doccia veloce, tuta di pelle zainetto, prendo la Bestia Nera 2.0 dal box che mi aspettava scalpitante, un bacino alla Monica, saluto i ragazzi e …………aspetta che metto la tuta antipioggia và, che nel frattempo ha iniziato a piovere.
ore 15,15 si parte, 726km purtroppo moltissimi di autostrada, sono in lotta contro il tempo voglio arrivare a Paestum che gli altri sono ancora a cena, ce la posso fare.
Modena sud, mi metto sui 130/140 credo, almeno così dice il tachimetro, la pioggia non è battente, cosi si viaggia discretamente.
ho programmato due soste, direi che con la benzina e la vescica ci posso stare, pioggia permettendo.
ore 17 Firenze Impruneta, ha smesso di piovere ma la tuta la tengo, il cielo non promette niente di buono.
Monte san Savino un nubifragio, 100kmh massimo di più non si può andare.
Orvieto, 18,30, mi fermo a fare il pieno e a fare plin plin. mi tolgo la tuta antipioggia và, la situazione sembra essere migliorata, la appoggio qui sul guard-rail ad asciugare bene con la fascia lombare che mi rilasso un po i reni.
10 minuti di sosta sono più che sufficenti, non ho tempo da perdere e la BN mi guarda come per dire, beh allora si riparte o no. mi rimetto la giacca lo zaino, e via.
sono carico, cielo parzialmente sereno, le campagne di Roma si avvicinano, la moto va che è una bellezza.
ore 19,50 passato Roma punto deciso su Napoli, qui fa buio prima che a nord e comincia a sgocciolare, mi fermo e mi metto la tuta antipioggia così visto che tra una mezzoretta farà buio non mi infreddolisco.
mi fermo, cavalletto, tolgo lo zaino e prendo la tu………ma porca zozza, l’ho lasciata sul guard-rail insieme alla fascia, ma pensa te la fretta di arrivare da quei minchioni di guzzisti!!!!
non piove forte, pazienza, la stanchezza non si fà ancora sentire, l’adrenalina che ho in circolo è più forte.
altra pisciatina e il pieno per la BN, 17 gradi si va da Dio.
ore 21,50 passato anche Napoli, ormai ci siamo e ho anche una bella fame.
il Presidente mi ha chiamato, mi stanno aspettando e giustamente sono in pensiero non vedendomi arrivare, a dire il vero io avevo chiamato la Pandora, ma avrà avuto intorno uno stuolo di maschi con sette braccia come i ragni e non mi ha neanche cagato.
gli ultimi 100 km, saranno i più duri al buio, accendo il navigatore del cellulare non posso permettermi di perdermi in mezzo alle coltivazioni di verdura e pomodori che sono ovunque.
Battipaglia 22,30, esco dalla superstrada, mi sà che staranno andando tutti a letto con la pancia piena.
ore 23,10 Paestum, un paio di loschi figuri fuori dalla sala ristorante illuminata, uno è Nello, lo riconosco anche al buio.
sono a casa!
anche Roxxana mi accoglie con un “Anka, sei il mio eroe”
entro e vedo un sacco di facce amiche, vecchie e nuove, che bella sensazione.
Vladimiro con Patti, Piero e Maria, Carthago, Artack, Scurzon, Cavenaghi e signora, Ettore Gambioli, Califoggia, la Pandora, Cane, Ivan, Maelganis, Fange i bergamaschi orfani di Marco (penso?) il Berghella e tanti altri, ma un attimo………….e il mio compagno di letto, che senza di lui non riesco a dormire dov’è, non mi avrà mica tirato buca eh?
ah ecco Beppe, posso mettermi tranquillo una bella bracciatona e una strillata nelle orecchie, sono a posto.
intanto mi portano una bella pizza e una birra da 66, e vedo che tutti mi guardano con gli occhi fuori dalla testa, e si lamentano, io ultimo arrivato una pizza e una birra tutta per me.
ritorno all’ingresso perchè non avevo fatto a meno di notare le belle riproduzioni di Ettore e ne prenoto subito una per tipo, non si sà mai.
oramai sono 24 ore che sono in piedi, quasi tredici di lavoro e il resto di moto, la stanchezza è tanta, ma la testa è finalmente sgombra dai pensieri che mi hanno tormentato queste ultime settimane.
giusto il tempo per darmi una sistemata e mi accuccio di fianco a Beppe nel nostro lettone, che bella sensazione oramai mi sono abituato.
nella camera a fianco i due sardi stanno bombardandosi a vicenda e il rumore mi culla e mi addormento dolcemente.
il sabato bel giretto in moto su e giù per il cilento con la pioggia che va e viene, la bella merenda di metà mattina con pane pecorino e lonza piccante, il pranzo da Cono con la Tammurriata (per la gioia dei bergamaschi che apprezzano il genere, da veri cultori) .
nel pomeriggio mi aggrego al gruppo dei romagnoli per il rientro al campeggio, intanto il tempo si fà bruttino, prendiamo la superstrada per fare prima, perchè nel fattempo ha cominciato a piovere a dirotto.
dopo la doccia si va a cena, che comincia tardino, causa il meteo molti sono rientrati tardi.
non mi godo come vorrei la cena e il concerto della GLBB, avrei voluto fare qualche coretto come mio solito, ma ero abbastanza stanco, la giornata di venerdi comincia a farsi sentire, e ho ricevuto anche una brutta telefonata.
in più domenica mi aspetta anche il viaggio di ritorno.
però ne è valsa la pena, come sempre.
ritorno rinfrancato nell’animo e nello spirito, con una bella maglietta e tre fantastiche-meravigliose sculture in più e tanti sguardi e sorrisi e curve da ricordare.
devo dire la verità, mi è mancata un pò la compagnia di due presenza fisse oramai degli incontri di primavera ai quali avevo fatto l’abitudine, Antonio (bicilinder) e il nostro ormai ex pres. Alberto, compagni di andature allegre su e giù per lo stivale, sarà per la prossima.

grazie veramente a tutti della bella compagnia.

 

Come si fa a non amare il mio paese.
2000 km a cavallo della mia moto in tre giorni.
dietro a ogni curva ti si apre una vallata, poi un borgo arroccato su una roccia, un bosco di tigli, un laghetto ai piedi di una collina ricoperta da una vigna.
un pastore col suo gregge, un pino marittimo di 30 metri sotto cui riposarsi.
mi fermo qui, all’osteria, due fette di pane col pecorino e la coppa e un bicchiere di vino.
Quattro chiacchiere con due anziani passanti incuriositi.
“me la ricordo la Gussi, l’è una bela machina”
le mani e i visi segnati dalla vita e dal lavoro duro nei campi.
un groppo mi prende alla gola e gli occhi si fanno lucidi, lo sò io perché.
La moto sembra chiamarmi, è tempo di andare.
Le nuvole bianche sembrano galleggiare nell’azzurro del cielo con le mille tonalità di verde che fanno da contorno.
Mi fermo perché per un istante mi sembra di essere in un quadro.
In un attimo tutto si fa grigio, le strisce nere della pioggia che cade si avvicinano.
un temporale improvviso mi infradicia tutto.
non mi fermo.
quanto tempo per pensare, non ce n’è mai abbastanza. canticchio una canzone, mentre la strada scivola via, veloce, sotto di me.
ogni scorcio è fonte di ispirazione per pittori, cantanti, poeti, cuochi, sarti e anche per un semplice cazzone come me.
poi a fine giornata, sfinito, mi siedo di fronte al mare che incazzato mi fa sentire tutta la sua forza.
Io vivo.

e infine…………….musica maestro !!!

 

Anka