Come sono diventata Guzzista: Maurizio “Tieillemans” Prat
Come sono diventato LeMansGuzzista (mi sia concessa la modifica).
Correva la primavera dell’anno 1976 ed io pure correvo fiero e spensierato a cavallo del mio Gilera 50, splendidamente truccato da mio papà, sulla via Nomentana direzione Mentana, alla rispettabile velocità di 90 km
/h , lasciandomi dietro una discreta nuvola di fumo azzurrino , così come si conviene ad un motore 2 tempi con miscela al 4% . Con la marmitta ripulita da filtri e diaframmi , sprigionava nell’aria un corposo rumore di scarico accompagnato da un altrettanto poderoso rumore di motore , sormontato da una enorme testata e collegato al carburatore Dellorto da 22 . All’improvviso un suono molto più grave di quello emesso dal mio 4Vsuper , mi destabilizza alquanto e mi domando cosa diamine stia accadendo alle mie spalle. Guardo sullo specchietto e faccio in tempo a intravedere , tra le distorsioni causate dalle immancabili vibrazioni del vetro, un cupolino arancione che mi sta per infilare sulla sinistra. Non faccio in tempo a capire bene di cosa si tratti, che un impressionante risucchio proveniente dai cornetti dei carburatori della bestia, anticipa un meraviglioso ruggito da brontosauro incazzato che esce dalle due marmitte. Il tutto avviene in pochi attimi, tanto da causarmi un notevole spavento che mi fa sbandare discretamente sulla destra. Cosa diamine era quel mostro rosso e nero? Mai vista prima e mai sentito un rumore del genere , visto che all’epoca erano gli urli delle giapponesi due tempi che echeggiavano nei quartieri romani.
Fortuna che alcune centinaia di metri dopo , un semaforo rosso mi consentiva di raggiungere ed affiancare quella divina creatura. Che meraviglia! Che linea, che concerto da quelle marmitte! Colpo di fulmine.
Sogno proibito per un sedicenne sigh !!!
Racconto l’episodio agli amici ed il più informato mi dice che ho visto l’ultima novità della Moto Guzzi, la più veloce moto del momento e sicuramente una delle primissime vendute.
E pensare che fino a quel momento le Guzzi per me erano soltanto, Stornello, Falcone, V7 ( la mucca) ecc, tutta roba poco interessante per i gusti della mia età e per un bambino che prima di poter guidare la moto,
faceva spesso il passeggero sussiegoso sulla BMW R 69 S del papà .
Immediatamente mi procuro i depliant e la prova su strada di Motociclismo che imparo a memoria , senza immaginare che tanti decenni più tardi il mio agognato Le Mans , si proprio il mio , sarebbe stato in copertina e protagonista della rievocazione che Motociclismo d’epoca fece nel 2001 (numero di luglio/agosto) .
Stabilito dunque che prima o poi quella moto sarebbe stata mia, continuai a farmi le ossa col Gilerino ed una irascibile Puch 125. Ma un giorno la Moto Guzzi sforna la versione sportiva della nuova gamma delle 350, l’Imola , che nel suo piccolo, doveva essere il Le Mans per i diciottenni.
Beh , indubbiamente era bellina e così decisi di inseguire la cifra necessaria, con alcuni anni di ammollo in piscina come istruttore di nuoto. Fatto sta che dopo aver insegnato a nuotare a parecchie centinaia di ragazzini, finalmente vado da Biaschelli all’Alberone e la compro.
Bellina si, un po’ fiacchina di motore e tradita col pensiero tutte le volte che avevo la fortuna di incrociare per strada Lei ( ho deciso che la mia sarebbe stata femmina).
Fu così che un bel di, mi chiama un amico che mi dice che un suo collega si vende la Le Mans . Di corsa mi accompagnò a Grottaferrata per vederla. Veni, vidi, vici.
In pochissimo tempo riuscii a vendere l’Imoletta ed aggiungendo solo 200.000 lire , (affare degno di un sapiente investitore finanziario) iniziò l’idillio tra me e lei.
Stiamo insieme dal 1982, mi ha portato pure sulle carrareccie di Caprera, povera piccola, per poi passare insieme più di 20 anni dalle parti sue, tra la Brianza e Mandello (curata dal compianto Bruno Scola e dal fidato Tiziano De Castri) e ritornare infine, sui luoghi dove ci siamo conosciuti . E continuo a guardarla incantato come il primo giorno e a godermi il suo inimitabile ruggito.
Ringrazierò sempre mamma Moto Guzzi per avermela fatta.




