di Fabrizio “Fange” Angelelli
L’imprinting
Come sarà capitato a moltissimi guzzisti della mia età, cioè quelli con i (pochi) capelli bianchi, l’imprinting guzzista si riceveva in casa da qualche nonno, zio, genitore, cugino. Nel mio caso fu mio cugino, più grande di me, che all’età di 13 anni mi mise in sella ad una V7 Special che a me sembrava un carrarmato di moto! Appena mi fece scendere dal cavalletto la prima cosa che feci fu afflosciarmi su di un fianco come un carciofo divenuto troppo maturo sulla pianta. Da quell’esperienza capì anche che i freni a tamburo sono un sistema di frenata “telepatica”, cioè devi cominciare a pensare di frenare con qualche decina di metri di anticipo, per trasformare poi il pensiero in frenata reale. In famiglia c’era anche un Nuovo Falcone che contribuì a fissare il marchio Guzzi nel mio subconscio.
Ormai il danno era fatto, ma dopo queste esperienze seguirono anni in cui mi appassionai al “come funziona”, fino all’arrivo della patente e dei primi stipendi con cui decisi di comprare la mia prima moto. Erano i primi anni ’90 e guardandomi intorno le Guzzi non è che fossero proprio così attraenti rispetto alle linee dell’epoca. Erano gli anni delle supercarenate e di Guzzi mi piaceva il Lario 650, ma conoscevo i suoi problemi e non me la sentivo di affrontare la prima esperienza con un mezzo così poco affidabile. Così seguirono gli anni delle giapponesi, sempre scelte in base alle loro qualità meccaniche. La Honda NightHawk 650, quattro cilindri in linea ma con la sua brava trasmissione cardanica, poi il VFR 750, con la sua stupenda cascata di ingranaggi, il forcellone monobraccio, il motore a V, derivata direttamente dalla mitica RC30 (VFR750R).
Ma dopo tutta quella tecnologia il germe guzzista si ripresentò prepotentemente e dopo una analisi tecnica la mia scelta cadde su quella che per me rappresentava il perfetto equilibrio: la Le Mans 850. Tre freni a disco, frenata integrale, bassa e cattiva con quei cilindroni in evidenza. Fu l’inizio di un sodalizio interminabile. Solo che guardandomi intorno mi sentivo solo in mezzo ad un mare di efficientissime giapponesi e Ducati che aveva raggiunto l’apoteosi con il 916. Anche nella neonata internet, tutto ciò che si poteva trovare on-line sulle Guzzi era in Germania, l’Italia languiva. Così decisi di farmi da solo il mio sito sulle Guzzi, ma l’impresa non era semplice, seguirono mesi di lavoro e di progettazione, l’unico che mi seguiva e contribuiva era Nello, ma eravamo due informatici, mi serviva qualcuno che avesse una vista più ampia sulla forma e la comunicazione. Così chiesi aiuto ad Alberto e a Goffredo e seguendo i loro consigli finalmente il 7 marzo del 2001 nacque il sito di Anima Guzzista. Il resto è storia fatta di incontri, di conoscenze con persone che sono diventate amici per la vita, di esperienze irripetibili e difficili da raccontare, le gare in Spagna, la vita da paddock. Al Le Mans 850 si affiancarono dopo poco un California 2, un 850 T e un Airone Sport.
Auguro ad ogni nuovo guzzista di vivere la sua moto come uno stile di vita, di assaporare il mondo che vi ruota intorno e di non considerare mai la sua Guzzi solo come un mezzo di trasporto.
Sempre vostro
Fabrizio Angelelli





