di Vladimiro Corbari
LA MOTO DI ALDO
Avevo undici anni quando la casa in campagna, dove viviamo tutt’ora, era stata appena costruita. Il terreno attorno era cosparso di detriti del cantiere e tra i resti di mattoni e la “molazza” per impastare due mucchi, di sabbia e pozzolana, avevano ancora i segni della pista per le piccole automobili con cui giocavo .
Fu un giorno di quell’estate del 1970 che sentii per la prima volta quel suono. Più morbido e ovattato dei trattori e frese che spesso si sentivano borbottare nella campagna fuori Roma, più fluido e “rotondo”, più forte e vicino, sempre più vicino fino a spuntare, seguito da una nube di polvere, sul viale sterrato che dalla strada principale portava a casa.
Oh, era magnifica! Bianca, grande, grandissima, con ruote enormi e veniva da noi! Si fermò proprio accanto al mio mucchio di sabbia, spense il motore e scese Aldo, un amico di papà, venuto a mostrargli il suo ultimo acquisto. Una moto!
Sul serbatoio c’era scritto Moto Guzzi e più in basso, sotto la sella, vu sette. Ricordo, come fosse ora, che quasi intimidito mi avvicinai girandole attorno “a debita distanza” e mentre papà e Aldo si salutavano feci un passo in avanti avvicinandomi fino a toccarla.
Si, certo, durante la giornata Aldo mi fece sedere sulla moto e mettere le mani sulle manopole, poi la accese e io suonai il clacson. Quel giorno vidi e sentii cose mai viste e sentite che non ho più scordato.
Ovviamente non ero ancora diventato Guzzista.
ARMANDO FIORINI
Il maestro delle elementari aveva un secondo lavoro: faceva il venditore di auto presso la concessionaria Raganelli, a Roma in largo Preneste, di Alfa Romeo e Moto Guzzi. Mio padre lo scoprì un giorno, venuto a prendermi davanti scuola dove lo incontrò. Fu così che tra un “è intelligente ma non si applica” e “potrebbe fare di più”, non so come, il discorso finì sulle auto e il maestro Ruggeri convinse papà a comprarsi un’Alfa Romeo.
In effetti, la vecchia R8 era ormai alla frutta ed era proprio ora di cambiarla. Andammo insieme alla concessionaria e, mentre lui trattava l’acquisto del 1300 TI, io mi ero “piazzato” come incantato accanto ad una moto esposta nella vetrina che dà sulla piazza, tra le alfa dello showroom. Bianca, grande, lucidissima e Moto Guzzi sul serbatoio. Era proprio lei. Questa, addirittura, con la scritta “special” sul fianchetto.
Una voce alle mie spalle disse “ti piace, eh?”, trasalii come succede a chi torna con i piedi per terra strappato all’improvviso da un volo nel mondo dei sogni. Era Armando, un giovanotto dal sorriso aperto e simpaticissimo che iniziò a parlare (proprio con me!) di come quella sarebbe stata presto la sua moto, che contava di andarci in ferie in giro per l’Italia, che la macchina è comoda, però in moto è tutta un’altra cosa, che si conosce un sacco di gente simpatica e poi è proprio bella!
Nemmeno quel giorno diventai Guzzista.
7 ANNI IN STANDBY
Poi, mio padre, si trasferì a Milano per lavoro e, poco dopo, anche noi lo seguimmo. Furono anni di Graziella (si, la bici, spiritosi!) e dei primi giri sui motorini degli amici finché papà non decise di farsi… una Moto Guzzi!
Mia madre era scettica e forse fu per questo che mio padre mi coinvolse chiedendomi di accompagnarlo dal concessionario Guzzi di via Trivulzio. Così, mentre io indugiavo seduto sul Dingo Cross, pur sapendo che non me lo avrebbero mai comprato, lui, quello là, l’infame, ma si, dai, mio padre! Chiedeva costi e tempi di consegna per… un Airone 250 col sidecar!
Per fortuna mamma la ebbe vinta, così finimmo io comunque senza il Dingo e lui senza sidecar…
Avrei voluto solo un motorino, uno qualunque, qualsiasi cosa che fosse anche appena meglio della Graziella, invece niente. No, ancora non ero diventato Guzzista.
ARMANDO FIORINI 2
Nel 1976 tornammo a Roma, finì il liceo e poco dopo presi la patente. Armando aveva ragione, la macchina era comoda e non persi occasione per guidare quella di famiglia e, a dire il vero, alla moto non ci pensavo proprio più.
Sono anni intensi: la maturità e poi l’università, poi no, basta studiare voglio lavorare e poi da casa a Roma a quella in campagna a Zagarolo, dove risiedo tuttora e anche Anima Guzzista ha avuto sede per i nove anni in cui ne sono stato Presidente.
Intanto il lavoro, pian pianino, cresce ed inizio a dovermi muovere tra casa e Roma quotidianamente tra clienti e tipografie, ed è qui che scatta “quel “qualcosa quando mi convinco che la moto sarebbe la soluzione perfetta. Agile nel traffico, si parcheggia ovunque e… ooops, ma si dai, tutte ‘ste cose le sapete già, no?
Fu così che spesi due anni in sella ad una Honda 350 four di quinta mano (oh! Il lavoro andava sempre meglio ma i guadagni mi permettevano solo usato sicuro, pochi km, ottimo stato, poco prezzo, anzi fammi uno sconto…) che dopo 60 mila chilometri ho rivenduto quasi a peso tanto era conciata male e fu allora che mi tornò in mente Armando.
Due mesi dopo uscivo dal concessionario in sella ad un V65 grigia nuova di zecca ed un po’ di rate da pagare . Era il 1983 ed ancora non sapevo che mi stava aspettando un anno fatto di gioie e dolori, rabbia e felicità ma che avrebbe messo in dubbio anche il solo pensare ad un mezzo su due ruote.
Dopo 23 mila km in un anno avevo bruciato le guarnizioni delle teste, avuto un sacco di problemi di carburazione e messa a punto, rotto la coppia conica, rifatta frizione con relativa perdita d’olio dalla flangia, un vero disastro. Ma era anche vero che c’ero andato per la prima volta a Mandello del Lario, partecipato a tanti raduni e guidato ogni santo giorno per Roma e dintorni.
Così avevo scoperto che viaggiare in moto mi piaceva parecchio e fu proprio durante un raduno che incontrai Armando, vestito di tutto punto in tuta di pelle nera, guanti e casco su un meraviglioso 1000 SP rosso e bianco con tanto di borsa da serbatoio e tris di borse krauser. Rimasi come fulminato. Era “lei”. L’immagine di viaggiatrice potente, grande, comodissima e veloce era tutto quello che avrei voluto per vivere la moto a “modo mio”. Parlammo molto ed iniziai a venire “edotto” sulla differenza tra serie “grossa” e serie “piccola”, mi illustrò tutte le caratteristiche meccaniche e di guida ma, cosa più importante, alla fine me la prestò per un breve giro di assaggio del paese. Non c’era bisogno di altro. Quella sarebbe stata la mia moto. E così, di nuovo, tornai da Armando Fiorini per una permuta ed il 1mo luglio del 1984, ritirai la moto da Biaschelli, concessionario Moto Guzzi, per non dover aspettare i tre giorni necessari al trasporto da Raganelli, ultimo SP rosso e bianco disponibile a Roma. Mi accompagnò Michele Buonanni, direttore della rivista Fotografare dove lavoravo, e quella fu l’unica volta in vita mia in cui salli su una bmw.
L’SP mi piaceva molto ma proprio Guzzista ancora non mi ci sentivo, al massimo… simpatizzante.
L’SP
Devo dire che, dopo la brutta esperienza col V65, qualche magagna me l’aspettavo… e invece niente. Così cominciammo a capirci e mentre la fiducia aumentava anche le “avventure” si moltiplicavano: dal giro del Mediterraneo fino a Gibilterra ed il Marocco e, dalla parte opposta, Yugoslavia,Ungheria e Cecoslovacchia prima della caduta del muro di Berlino, ma anche da casa al lavoro quotidiano fino alla vita da libero professionista per Roma tra clienti e fornitori (ancora non erano arrivati gli scooter che oggi regnano sovrani nell’uso cittadino), e poi raduni, vacanze ed uscite di pochi giorni, praticamente visitando quasi ogni angolo della nostra bella Italia.
Quindi? Quando sono diventato Guzzista?
Dopo tanti anni di “turismo” ho scoperto di poter guidare anche in un altro modo. Era il mio lato “oscuro” che a tratti veniva fuori nelle strade tortuose dove, nel tempo, avevo preso sempre più confidenza con andature più “sciolte” che, grazie all’SP modificato ed “aggiornato” (più noto come LeSPans), si sono rivelate molto meno oscure e rivalutate più come “upgrade”, di quel mototurista che sono stato, fino a che ho incontrato… Anima Guzzista nel 2004 nell’Incontro di Primavera a Trevignano.
Quel giorno ho incontrato tante persone e con molti ho stretto legami d’amicizia sincera e con alcuni “addirittura” lo stesso modo di intendere e vivere il motociclismo con in più, la ciliegina sulla torta, di essere Guzzisti. Tra le strade “curvose” verso Tolfa e nella splendida serata dove nacque la Guzzisti Liberi Blues Band ho capito di essere nel posto giusto. Da lì in poi non mi sono più fermato e voltandomi indietro nel vedere dove ero arrivato è stato chiarissimo che ero nel posto giusto a fare cose semplici, normali ma anche spettacolari e davvero “gajiarde”.
Bocca Serriola, Colli di Montebove, La Buddusò Bitti, la Pescasseroli Scanno, La Futa, la Cisa, il Passo del Bracco, il Colle della Maddalena, da Alleghe a Passo Giau e potrei proseguire per altre mille pagine. Su tutte mi sono sempre divertito un sacco, si a guidare e piegare, a vedere panorami mozzafiato e a bere birrini defaticanti ma soprattutto perché ero con altri motociclisti… tutti Guzzisti.
Sono diventato Guzzista nel 1970.
Nel 2004 l’ho scoperto anche io.
Vladimiro ed il LeSPans
41 anni e 530.000 km di motociclismo addirittura Guzzista




