di Igor “Pandoro” Gabellini
Da buon romagnolo, la passione per le moto è da sempre presente nel nostro DNA.
Da bambini non si vedeva l’ora di arrivare all’età legale per guidare qualsiasi cosa con un motore, specialmente le due ruote: simbolo incorruttibile di libertà.
Quindi, prima il cinquantino, poi, dopo la patente per macchina, finalmente è arrivata quella per le moto.
La prima moto non la scelsi: un collega di mio padre doveva cambiarla e colsi l’occasione per prenderne una usata per imparare: era una Suzuki Bandit 600 rossa che poi utilizzai anche per fare i primi viaggi insieme alla mia dolce metà Chiara (Pandora).
Venne la voglia di cambiare moto per una più nuova e presi in considerazione anche le Guzzi, in particolare la Breva 750 che era uscita da poco e sembrava perfetta per viaggiare. Mi bloccò però, oltre il prezzo alto e il fatto che aveva solo un freno a disco anteriore nonostante la “grossa cilindrata”, anche la nomea di essere moto poco affidabili. Non mi resi conto che stavo sbagliando.
Negli stessi anni (2004) era uscita la Yamaha FZ6: linee moderne, comoda e non troppo costosa, quindi restai fedele ai marchi del Sol Levante.
Nel frattempo anche Pandora si era appassionata maggiormente alle moto e decise di prendere la patente e soprattutto di smettere di fare la zavorrina.
Era dunque venuto il momento di cercare per lei una moto e casualmente ritornò in ballo proprio la Breva 750. In un concessionario delle nostre zone ne vide una nera con le valigie praticamente nuova. Sulle prime le dissi peste e corna su quella moto e, complice il prezzo elevato, non se ne fece nulla. Ma ormai il germe aveva “infettato” e alla fine lei non ascoltò i miei consigli e si accattò una Breva 750 grigia ribattezzata “Eugenio”.
Essendo più spigliata di me, cominciò subito a cercare sui forum altre persone con la stessa passione per organizzare giri in moto. Qui entrò in gioco tra gli altri Anima Guzzista e tutte le diverse umanità che ne popolano tuttora il forum.
Lì si capì la prima grande differenza tra i motociclisti e i guzzisti: lo spirito di appartenenza e voglia di stare insieme che, grazie a questo marchio, si viene a creare tra le persone.
Iniziammo a frequentare i primi raduni guzzisti e a fare le prime amicizie. Visitai i luoghi “sacri” come Mandello e la fabbrica proprio nell’anno nel quale inaugurarono il monumento a Carlo Guzzi, scoprii la storia gloriosa del passato fino alle vicissitudini dei concessionari storici. Passavo il tempo aspettando che arrivasse il prossimo momento di incontro, nonostante gli “sfottò” bonari degli altri guzzisti verso la mia moto, una non Guzzi. In quel periodo maturò in me il pensiero che per essere completamente dentro a questo mondo, che stavo iniziando ad apprezzare nel profondo, occorreva avere una Guzzi. Passarono ancora alcuni anni e poi finalmente, con l’arrivo della V11 Le Mans e poi della V85TT, sono diventato anch’io Guzzista: chi altro, se non il Pandoro?
Questo perché, in conclusione, tutta “la colpa” è proprio di lei: della Pandora e di quella sua scelta di cuore fatta a suo tempo alla quale anche io non ho saputo poi dire di no e, aggiungo… per fortuna!
P.S. Se ne accorsero anche ai piani alti dell’associazione Anima Guzzista che permette a queste righe di essere stampate: mi hanno perfino dato un premio speciale:
“A Igor il Pandoro…senza Guzzi non mi guzzi! 12/10/2013”.
Un caro ringraziamento per avermi fatto scoprire questo mondo va quindi in primis a Chiara e successivamente a tutte le altre anime guzziste che mi hanno accolto e che sono diventate amicizie oltre alla moto.




