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Con la Guzzi oltre le porte della percezione

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Racconto per niente serio di Nedo
Prologo

15/08/2013 ore 7.30 a.m.

“E’ che sei una maiala e una vipera…”
queste parole provenienti dal davanzale del terrazzo entrano dal padiglione auricolare destro e si infilano nel quarto settore dell’emisfero cerebrale sinistro esattamente in diagonale producendo una serie di punti di domanda sotto le palpebre arrossate dalla prima luce del mattino. Mi sveglio convinto che qualcuno sia entrato in casa mia a rubare. Due zingare! Certo! Appizzo l’udito per percepire rumori…colgo dalla finestra le risatine portate dalla brezza di terra di due ragazze che si allontanano.
Dunque ragioniamo: ho sentito distintamente una voce femminile calda ed ammiccante dire :-“è che sei una maiala e una vipera!”…uhm devo dire due ottime qualità in una donna sola, davvero le apprezzo. Le vere sante non mi hanno mai interessato…prendiamo Madre Teresa per esempio, era tutto fuorché arrapante.
Le zingare escono di scena e vi entrano invece due donne col tacco alto (ma anche no), poco vestite (certamente), col trucco sfatto che tornano a casa dopo una lunga nottata di festa nella quale una delle due certamente si è “scop…ehm si può dire?…ato” probabilmente il ragazzo o il marito di una sua amica alla quale ha probabilmente insinuato il dubbio di essere cornuta…altre possibilità? mi giro nel letto pensandoci su…
Non ripiglio sonno. Ho fatto tardino e volevo dormire almeno un’ora ancora. Ho un impegno a metà mattina, ma non c’è verso di riprendere sonno. Vabbé mi alzo e sfilo davanti allo specchio, chi è quel cesso lì?? Metto gli occhiali e mi vedo con il segno del lenzuolo lungo la guancia destra e la solita protuberanza barzotta del mattino…uhmmm non sarebbe neanche male se non fosse un’illusione prostatica…

Ore 12.00 On the road verso il Brattello

Dennis Hopper si materializza all’uscita dell’autostrada di Pontremoli alla guida di una Moto Guzzi California 1064 del 2003 smarmittata. Senza casco, ha una fascia stretta in fronte ed una vecchia giubba verde dell’esercito, un sacco marrone legato sulla sella nel posto del passeggero.
Curva a sinistra imboccando il passo del Brattello e sale veloce pennellando le curve come Modì i quadri sotto l’effetto della fata verde e della mescalina. Vola oltre le porte della percezione nel fresco del sottobosco.
Più sopra in senso inverso due grossi motocicli emittenti un suono simile ai dischi volanti della serie UFO, nella loro colorazione di ordinanza da carro funebre (nere e grigie), piene di tubi argentati, luci blu e verdi, montate da due cyborg dell’Impero Colpisce Ancora, provenienti direttamente dalla Morte Nera, seguono con allarmata curiosità già da alcuni chilometri l’oggetto scoppiettante proveniente dall’iper spazio. Sui loro radar le traiettorie risultano incompatibili con qualsiasi mezzo di trasporto conosciuto guidato da un umano.
Intanto Hopper gratta le pedane sul terreno, spezza uno specchietto ad un ramo e sorseggia da una bottiglia il suo miscuglio di erbe e fagioli; quando vede i due cyborg nel senso inverso, percepisce immediatamente che non è aria. Ingolla l’ultima sorsata dalla bottiglia e salutando da buon biker emette un rutto che sovrasta il rumore dei Lafranconi RC e scompare tra gli alberi nel bosco.
I cyborg su Bmw inglobati nel sapore dolciastro del rutto di Hopper, si incollano filamentosi al terreno come mosche nella tela del ragno. Dart Fener in persona li libererà verso le 19.
Ore 13.15 Su per i monti

Scavallo dal destriero davanti al bar ristorante. Moto sportive fuori ed una stelvio rossa. Dentro tutti a sedere ai tavoli con piattate di pecorino e salami. Mi appoggio al banco del bar. Arriva un tipo segaligno. Chiedo un panino. Arriva una tipa indaffarata dalla pelle chiara e dagli occhi blu. Noto che ha una mutanda leopardata sotto il vestito bianco; sono pignolo per cui guardo ancora incuriosito, non riesco a capire se è leopardata o giaguarata. Cactus lo devo capire! Lei si accorge che sto cercando di capire e fa un risolino nervoso. Quando glielo sto per chiedere sopraggiunge un altro tipo segaligno, “il signore desidera?”. “Sì, certo!”.
Torna il tipo col mio panino; pago e per mia fortuna esco. Mi piazzo su una pietra lì davanti alla porta. Ad un tavolo fuori c’è un terzetto, due uomini ed una ragazza che trincano da un fiasco di vino. La camieriera esce e noto in controluce attraverso la trasparenza del vestito che la mutanda è troppo stretta per essere leopardata, per cui certamente è una giaguara. Me lo conferma la luce nei suoi occhi quando si gira a guardarmi mentre con l’anca apre la porta. Un’ancata ad un pelo dal muso!
Mi alzo a buttare la carta nel cestino. L’uomo maturo al tavolo mi rivolge la parola: sembra Pernat, assomiglia proprio a Pernat e parla esattamente come Pernat! Per me è “Pernat”.
“Milleedue?” indicando la mia moto,
“no milleecento”.
Il trio si alza e si avvia sopra la collina. “Pernat” si attarda e passando vicino alla mia moto “Bella bestia! Mi son sempre piaciute le Guzzi! Ah il V7!”. Sorrido e rispondo cordiale. Parla ancora un po’ …ha “quattordici cavalli” mi dice,“No settantaquattro”, “no io ho quattordici cavalli veri”. “Ah ecco ora comprendo perché stai vestito come Zeb Macahan…”.
I due amici sulla collina sembrano Bo e Daisy di Hazzard lo chiamano e salgono su.
Certamente rimonto in moto convinto che la tv mi ha fottuto troppi neuroni perché debba pagare ancora il canone.
Ore 14.15 Bedonia o giù di lì

Io non sono il Signor Lebowski…Io sono Drugo!!! E’ cosi che dovete chiamarmi, altrimenti chiamatemi drughetto drugantibus oppure drughino se siete di quelli che mettete i diminutivi in ogni cosa…
Il drughetto scende dal Brattello stupito dalla bellezza della strada, con l’asfalto caldo e rosso ed il silenzio dei paesi che attraversa.
Ordunque, in teoria avrei un appuntamento telefonico con la Susi di Lerici da queste parti verso le 14.30/15.00, ma sapete, questo è un giro molto, molto complicato. Ci sono un sacco di input ed output…fortunatamente “io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente flessibile”. Devo andare a Bedonia. Bedonia 10. Poi Bedonia 6. Poi Bedonia 5…poi la mente è talmente flessibile che vedo a sinistra un’indicazione per Alboreto, Albareto, Albereto, Alberito, uno di questi è giusto. Non so, mi piace, vado. Poi vedo “passo centocroci”? Come? Ma il centocroci è sopra Brescia!? Cioè ci si va ogni anno col calincontro erotico. L’estro mi fa curvare verso il passo. Bedonia 7, poi 6 poi 8. Più mi avvicino più si allontana. Ma esiste Bedonia? Esisterebbe se seguissi le indicazioni…
Mi ritrovo su un rettifilo, tolgo il gas, cioè a filo di gas, vedo il benzinaio che cercavo. Ad un certo punto un dolore acuto, quasi una lama mi sale alla testa lungo il trigemino. Un’aperonza, è finita nella mia basetta destra e mi ha pinzato proprio lì. Pompo la benza con la sinistra mentre con la destra mi massaggio la guancia maledicendo le api bedonesi.
Dato che è assodato che se vado piano sono a rischio puntura, decido da lì in poi di tenere il gas aperto e cerco di mirare ad ogni insetto che vola.
Per vendetta!
Passo Colla. Giro per il passo Colla. Vetta. Torno indietro. Bedonia 7. Telefono a Susi. Wind segreteria telefonica. “Susi sono a Bedonia, fatti viva se no riparto.”
Ore 14.45 finalmente Bedonia. Tutto chiuso.
Ore 15.00 Passo del Tomarlo

“Drugo: Sai cosa diceva Lenin? “Tu cerca la persona che ne trae beneficio, e…, e… insomma…
Donny: Obladì Obladà!
Drugo: …insomma… avrai… Walter, capisci cosa voglio dire?
Donny: Obladì Obladà!
Walter: Quella fottuta puttanella!
Donny: Obladì Obladà!
Walter: Quella… vuoi chiudere quella boccaccia? Non Lennon, Lenin! Vladimir Ilyich Ulyanov!
Donny: Ma di che cazzo sta parlando?”

Lennon e Lenin su una moto sportiva rossa fiammante, sfrecciano davanti a me. Lenin è il passeggero appollaiato sul sellino posteriore, sporge il culo in fuori. Dal bordo superiore del jeans di Lenin emerge il Sol Levante! È un Sol Levante sorridente e femminile. Mi butto all’inseguimento dell’Utopia.
L’Utopia piega con discrezione permettendo che io la segua, ma appena mi avvicino troppo al Sole lei allunga. Teme che mi bruci al calore della Verità? Boh chissà. Però non posso fare a meno di rincorrere quel sorriso verticale che apre il mio sorriso orizzontale e promette sommosse inebrianti nelle viscere.
Il paradiso si chiama Passo del Tomarlo da Bedonia! Oh come mi diverto oh come mi diverto. Piego e piego e me ne fotto se sono uscito col casco jet, coi jeans strappati, le scarpe da tennis e la camicia verde. Se devo cadè voglio morì qui inseguendo l’Utopia ed il Sol Levante per queste meravigliose strade. Viva Lennon, Viva Lenin, ma soprattutto Viva il Culo della Passeggera…digiamolo.
In cima al passo l’Utopia è svanita ed il sole è calante sul mare ligure.
La regia mi avverte che sono fuori strada che devo tornare indietro e prendere il Bocco o il Centocroci per andare verso La Spezia. Ringrazio la regia e mi rifaccio il Tomarlo rewind.
Ore 17.15 Passo Centocroci o giù di lì

Aquile. Ascolto le Aquile quando guido la moto.
D’altronde su un Aquila mi pare opportuno, un minimo di coerenza! O il Bepi o le Aquile.
Peraltro il bergamasco lo capisco esattamente come l’inglese: ne capisco solo alcune frasi qua e là.
Another tequila sunrise mi scalda l’Anima Guzzista mentre salgo al Centocroci.
Non tutti sanno cos’è una Tequila Sunrise:
preparare un bicchiere highball con ghiaccio. Versare la tequila, il succo d’arancia ed infine versare lo sciroppo di granatina. La granatina andrà a depositarsi sul fondo donando al drink l’effetto sunrise (alba). Completare con mezza fetta d’arancia ed una ciliegina al maraschino.

It’s another tequila sunrise
Starin’ slowly ‘cross the sky
I said goodbye

Sarà il tramonto, sarà la tequila che “ricorda tempi andati e giovani fegati”, ma sul Centocroci ho un dolce magone nel groppo e mi lancio in autoscatti adolescenziali col cellulofono sotto il cartello del Passo, quando mi avvedo di due ragazzine distanti una cinquantina di metri con un aggeggione lungo e nero per le mani puntato verso di me: uno zoomone per una Nikon Reflex millemilapixel acchiappa bischeri! Di colpo mi vedo coi loro occhi: un uomo di mezza età vestito una via di mezzo tra Rambo I e Jerry Cala in Sapore di mare 2, prossimo protagonista di filmato su youtube. Camaleonte mi trasformo in Piero Angela e fotografando coccinelle ipotetiche rimonto in moto e me ne vò. Mi fermo accanto a loro e dico “io almeno lo so dove devo andare, voi lo sapete dove dovete andare?”. Al che si guardano interdette e stupite, ma le nuove generazioni hanno il buonsenso di non rispondere, perché ce l’avevo sulla punta della lingua la controrisposta. Sono ripartito urlando nel casco “A FANCULO dovete andare!”.

Desperado why don’t you come to your senses?
You been out ridin’ fences for so long now
Oh you’re a hard one…
Son lì che canto a squarciagola e con trasporto quando entro in una galleria…la galleria della Madonna delle Acque!!!

La galleria Madonna delle Acque ha le seguenti caratteristiche:
– lunghezza seimilasettecentonovantatre piedi e tre dita;
– altezza caverna dai nove ai due metri a seconda della lunghezza delle stalattiti;
– colatura di goccioloni d’acqua a mezzo grado centigrado di dimensioni variabili tra scaracchio di lama e bustata di nylon media dell’ipercoop;
– ampia scelta di gas di scarico dei decenni scorsi, condensati e perfettamente conservati: ho aspirato un gas derivante dalla combustione di benzina sintetica ottenuta con processo Bergius-Fisher/Tropsh proveniente da un panzer del 1943! Un’autentica prelibatezza.

Ma soprattutto il freddo, miiiii che freddo. Sono tutto ristretto, rimpicciolito, nanesco. Ma l’umore resta buono e canto “Congelado oh you ain’t getting’ no younger Your pain and your hunger
They’re drivin’ you home “.
Ore 18.40 Passo del Bracco

Una moto nera, bellissima, con un aquila sul serbatoio, volutamente rumorosa. Una moto da cattivo. Sono in due sopra quella moto. Guida un bianco con gli occhi chiari semichiusi dal vento e perché gli va così. Dietro c’è un nero coi riccioli corti da ebreo lo sguardo intenso da matto. Entrambi vestiti in smoking, senza casco. L’asfalto è ottimo, il tracciato piacevole, i due sfrecciano e parlano tra di loro. “Ehi Vincent, ascolta bello, Non è neanche lo stesso campo da gioco, cazzo. Ora senti, forse il tuo metodo di massaggi è diverso dal mio ma sai… toccare i piedi di sua moglie e infilare la lingua nel più sacro dei suoi buchi non è lo stesso fottuto campo da gioco, non è lo stesso campionato, e non è nemmeno lo stesso sport.”
Vincent si volta di trequarti per rispondere “Ok bello. Sai cosa mi sono detto? :Essere leali è molto importante. Perciò, tu ora vai fuori e dici: “Buonanotte, ho passato una bellissima serata”, infili la porta, entri in macchina, vai a casa, ti fai una sega e finisce la storia. Così ho fatto”.
Mentre i due parlano, tre miglia più sopra un tipo allampanato, pelato e coi ciuffoni sopra le orecchie sale in cima ad un rudere. C’è un cartello lì :“ATTENZIONE FABBRICATI PERICOLANTI. Divieto di Accesso”. Sotto, dietro ad un masso, c’è parcheggiato un Gs.
Jules Winnfield, il nero, nota il tipo in cima al rudere. “Ferma Vincet Ferma!”
La Guzzi sferragliando, si ferma sotto il rudere, “Ehi amico tutto bene?”
Il tipo dall’alto inizia ad urlare “VOGLIO UNA DONAAAAA!….VOGLIO UNA DONAAAAA!”
Vincent guarda Jules e si mette a ridere. “Ehi calmo amico, vieni giù dai!”
E l’altro sempre più disperato e lamentoso: “Voglio una donaaaaaaaaa….voglio una donaaaaaaa”
Jules nota il Gs : “ Ehi amico è tua la…ehm…moto?”
“Voglio una donaaaaaaa”. Vincent:“Jules certo che è sua, non c’è nessuno qui”
“Ehi amico sai chi sono io? Lo sai? Eh? Io Mi chiamo Jerda, e non è con le chiacchiere che uscirai da questa merda!!”
Il nero scende dalla moto e si arrampica sul rudere mentre Vincent cerca di dissuaderlo; intanto il bmwista continua a piangere “voglio una donaaaaaa”.
Jules:” Ezechiele 25.17: “il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.” Ora, sono anni che dico questa cazzata, e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che TU sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore.”
BANG.
Epilogo

Ore 20.00 Garage
Pulisco veloce la moto. Esco e mi avvio lungo la strada. Alla finestra del primo piano del palazzo una bambina di 4 o 5 anni piange e geme “voglio mio babbo! Dov’è mio babbo? Babboooo…” La mamma arriva urlando “piantala!” e le tira due schiaffoni. La bimba scompare dalla finestra singhiozzando in silenzio. Vado all’orto ad annaffiare i peperoni.