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Quando la moto chiama l’arco

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Di Rinaz
Marcello è bello, proprio un bel ragazzo… dico sul serio io dipingo e sono abituato a valutare le proporzioni del corpo umano. Per esempio io faccio schifo, quelle rare volte che sono stato magro dopo i vent’anni facevo cagare lo stesso ed ero comunque sgraziato, ad esempio ho un testone enorme per giunta adesso anche pelato, mentre Marcello ha un scatola cranica simile a quella di Marlon Brando… fateci caso Marcello ha la stessa testa quadrata ma con gli angoli rotondi di Marlon Brando, dentro Marcello ci tiene tutto il suo sapere di tecnica motociclistica ed immagino centinaia di manuali d’officina.

Marcello oltre che bello è un vero genio.

Che meraviglia! oggi è il dieci di agosto… estate piena …. fa un caldo… il caldo opulento e tafano del Chianti… la mia moto sembra sentire questa placida armonia gravida e ronzile … la mia Guzzi si sottomette volentieri alle cure di Marcello che l’avvita …la svita, la riempe, la rabbocca la stringe e la tocca con le sue braccia forti e ben fatte… più lo guardo nella sua maglietta “metallurgica romagnola” più mi vien voglia di piazzarlo in un quadro nelle vesti di San Sebastiano… la sua anatomia potente e rotonda sarebbe esaltata dalle linee rigide delle frecce che lo trafiggono… ma Marcello si asciuga il sudore, scaccia i tafani e prova la Guzzi… torna ed instancabile si rimette al lavoro… oh! non c’è verso… potete portare Marcello al Louvre… anche in presenza della Gioconda se vede il motorino del custode ci si attacca e per lui non esiste piè niente…

“…Marcello hai fatto tanti chilometri per venire qui …perchè non vai su almeno a vedere il castello? “… il castello?… Rinaz lascia stare il castello… come fai ad andare in giro con il manubrio messo cosi’?…” “…Marcello nel castello ci hanno deciso l’unità d’Italia…” “…scolta me Rinaz con un manubrio messo così rischi anche di far lavorare male la frizione…”
non c’è storia e non c’è castello, chiesa o monumento che tenga … oh ragazzi neanche se la buttate in politica ce la fate …e oggi che fa caldo per la politica la televisione parla solo di un testa di cazzo che si fa saltare in aria… mentre pelo le patate grido dalla finestra “… Murry cosa ne pensi di questi KAMIKAZE?…” ” …penso che fanno un gran botto … come quando la benzina nella camera del bicilindico esplode e porta giù il pistone… ci vuole una forza… ma oltre alla benzina c’è anche un discorso di compressione e lè le valvole se non sono registrate bene…”… eh vabbuè …getto la spugna e pelo le patate… Marcello parla solo di moto e si interessa solo alle moto, in particolare alle moto Guzzi.

Ma dai di cacciavite e dai di chiave inglese arriva il momento che Marcello, ribaltato un paio di volte la mia moto e la 125 di mio figlio, non ha più niente da smontare e da riparare … è un momento tragico … e allora che si fa? che si fa oggi che gli alberi sono carichi di frutta e c’è tanta luce fino a tardi? Marcello troneggia maestoso ed inoperoso in mezzo ai miei troiai di campagna dove spuntano tre archi scuola ed un monolitico da caccia da 70 libre… “… Marcello hai mai tirato una freccia?…” “…io non tiro mai come una freccia… io di solito vado piano … che a parte la sicurezza il motore va rispettato…” “… NO MARCELLO!!!! L’ARCO E LE FRECCE COME GLI INDIANI… hai mai caricato un arco e scoccato una freccia?”

In questo pomeriggio di caldo e sole qualcosa di diverso da una moto ha fatto breccia nell’attenzione di Marcello.

Marcello, che come Galileo è sostanzialmente uno spirito scentifico, sovraintente a tutta l’operazione di caricaggio e messa in tensione dell’arco… gli passo un arco scuola a basso libraggio, facile da tendere e governare, dopo aver sistemato ad una ventina di metri il paglione nella abbrustolita oliveta di agosto. “… dunque Marcello… piedi paralleli e sguardo sopra la spalla…” era un pò il mio sogno creare una compagnia di arcieri nel Chianti …quando i bambini erano più piccoli stavamo sempre dietro casa a tirare con l’arco …e si diventò anche bravi che si cominciò a prendere la strada del bosco con l’arco e di mira i fagiani, le starne e qualche volta le imprendibili lepri finchè non si prese la faccia severa di un maresciallo dei carabinieri che ci ammoni’ ” L’ARCO PER LEGGE E’ EQUIPARATO AL COLTELLO! …chiaro? SE LO USATE IN CUCINA VA TUTTO BENE SE VE LO TROVO IN DISCOTECA SIETE NEI GUAI! …chiaro? LA PROSSIMA VOLTA CHE VI TROVO CON L’ARCO IN ATTEGGIAMENTO VENATORIO SIETE NEI GUAI! …chiaro?” Chiarissimo signor Maresciallo e intanto prendo la mira e per tre volte faccio una figura di merda perdendo tutte e tre le frecce nel bosco dietro il paglione… “…Insomma Marcello hai capito come si fa no? prova te”… Marcello prende in mano l’arco e lo tende senza nessuna fatica. Per lui tendere un arco scuola e come per noi tirare le stringhe per allacciarsi le scarpe. Marcello infila con precisione tre frecce in successione nel paglione a venti metri… “… brutta merdaccia eri già capace eh?..” ” NO Rinaz è la prima volta…” …cambiamo arco, ma lui sempre piantato sulle sue robuste gambe tira una freccia via l’altra verso il bersaglio… fino all’arco monolitico da 70 libbre particolarmente duro da controllare in tensione ma Marcello non fa nessuno sforzo… d’altronde ci ha certe spalle e certi avambracci il Marcello che tira su un California da solo. Quella notte del dieci di agosto aspettammo le stelle che San Lorenzo fa cadere dal firmamento… frecce infuocate a colpire i nostri desideri… Marcello il miglior meccanico di moto che conosco ne espresse uno: al rientro avrebbe cercato un arco… gli è piaciuta questa cosa dell’arco che un pè ricorda la moto.


Oggi è il venticinque di novembre e in Toscana fa un freddo che solo chi abita in Toscana sa che freddo può fare in Toscana. La mia moto gode ancora dei benefici massaggi estivi di Marcello e come una freccia divide il freddo sulla superstrada, fa un gran freddo oggi ma noi Guzzisti quando il bicilindrico gira anzi canta così bene ci sentiamo consolati e ripagati da tutta questa vita amara e grama, ed oggi la mia Guzzi per merito del mio amico Marcello fa il suo bel BRUBRUBRUBRU sulla superstrada gelata, mentre le macchine mi sorpassano e qualcuna addirittura mi saluta… anche perchè adesso sto entrando nel mio bel paesino toscano, tutto abbracciato dalle mure del castello dove tutti ci conosciamo e viviamo in tante anime come se fossimo una famiglia sola… ed io qui non sono neanche Rinaz, il nipote di zingari, ma sono Guzzi, ognuno di noi dentro le mura si porta una sorta di nuovo battesimo a volte anche duro per esempio c’è un signore che si chiama LA MAIALA perchè ha una teoria: gli affari sono buoni se figliano tanto quanto una maiala …o un altro che si chiama LASSASSINO … l’unica sua colpa è stato di tornare al paese dopo venti anni di gabbia per aver ammazzato l’amante della moglie. Io per i miei compaesani sono Guzzi, Guzzi è un po’ matto, Guzzi a cinquantanni va ancora in moto, Guzzi va in moto anche d’inverno, Guzzi ci ha sempre scritto Guzzi adosso da qualche parte, Guzzi ha una Guzzi con la statua della Madonna, Guzzi non parla con nessuno ma è Guzzi e da una mano a tutti… GUZZI è IL MOTOCICLISTA DEL PAESE.

Infatti Guzzi (il vostro Rinaz) entra nel castello seguito da un nugolo di ragazzini che lo chiamano e gli corrono dietro la moto… “Guzzi”, “Cuzzi”, “Uzzi”, “Gutti” e via berciando… a me Guzzi questa cosa piace molto… anche perchè riconosco il mio bambino di dieci anni con gli altri e sono una nuvola bella di speranza, gioia e colore … ci sono bambini Magrebbini, Kossovari, Albanesi, Indiani, Americani e oramai pochi italiani… ma a me piace così mentre posteggio circondato da tutta questa ammirazione per la mia moto e le mie toppe sulla giubba. ” … non toccate la moto che scotta! avete capito?” Entro in casa con il naso freddo ma il cuore pieno di calore… lei è sul divano e sta piangendo. Ha quel modo suo di piangere che non conosco in nessun altro essere umano… piange leggendo carte o lavorando… ondeggia i bei capelli neri che non si arrendono al grigio degli anni nascondendo questo suo pianto che rende il suo viso ancora più bello ma durissimo e severo… ora mi si è gelato anche il cuore… “…è successo qualcosa ai ragazzi?…” lei scuote la testa e non risponde… poi dice: ” è tornato..” e si asciuga una lacrima.

Dunque è tornato.

Quel ragazzo di soli sedici anni è tornato dal viaggio piè terribile che un motociclista puè fare. Quel ragazzo è partito in moto con un amico ed è tornato cinque mesi dopo in paese su una carrozzina a rotelle. Quando a primavera era caduto non muoveva più le gambe e tutto il paese trattenne il respiro… mia moglie spiegava ed incoraggiava, forse era solo un brutto ematoma che premeva sui nervi della colonna vertebrale… forse una volta riassorbito… forse… in paese la gente non parlava più o meglio la gente ancora si salutava o parlava del tempo ma si capiva che non frecava più niente a nessuno del tempo che faceva … tutti aspettavano da qualcuno quella notizia che doveva arrivare da Firenze … il nostro ragazzo ha mosso le gambe… passavano i giorni e le stagioni ma le gambe restavano immobili … la frattura non solo c’era ma era molto in alto, io non sono medico ma mi sembrava di aver capito che la colonna vertebrale è come un palazzo del dolore più è alta la frattura più tremenda sarà la tua vita, nei piani alti delle colonna ci sono sempre meno funzioni… l’ascensore per lui e per nostra disperazione si era fermato molto in alto restavano “per fortuna” respiro ed arti superiori con tutta la via crucis di infezioni e riabilitazioni che ne conseguivano …ed il ritorno a scuola su una carrozzina ed un autobus speciale che gli amministratori avevano approntato…

Tutti avevamo sperato che questo momento non arrivasse mai… un nodo alla gola mi strinse cosè forte che mi impedì di dire qualsiasi frase di circostanza… rimasi sulle scale appoggiato al muro cercando di fare come lei… di resistere al pianto … ma non sono bravo come lei ed il casco mi pesava in mano e la mio moto mi aspettava fuori… fu allora che mia moglie disse ” …a Firenze gli hanno consigliato di fare il tiro con l’arco… mi chiedevo se tu potevi…” non aspettai la fine della frase scappai piangendo come un bambino ferito mentre i bambini che discutevano della mia moto restarono ammutoliti davanti alle lacrime di un adulto… misi in moto e corsi di rabbia nelle crete… antico fondo del mare che pure una volta doveva esserci e dove avrei voluto sprofondare… ma il solitario parlare con se stessi che accompagna tutti i motociclisti si fece greve ed insopportabile cosi fui costretto a fermarmi a piangere dando le spalle al mio paese… la mia moto mi guardava silenziosa ed impotente… non aveva consolazione da porgermi… però uscì il sole mi feci forza e mi voltai … un raggio di sole illuminava il mio paese stretto attorno al campanile della Chiesa di San Lorenzo… mi chiesi come fosse possibile che un posto cosè bello riuscisse a contenere tanto dolore.ù

ùu allora che mi tornò alla mente Marcello e mi consolò il pensiero che quando la moto chiama l’arco non sempre è una tragedia ma qualcosa di misterioso e profondo.

Questo pensiero mi diede la certezza che “Guzzi” il motociclista del paese avrebbe trovato la forza di porgere un arco a quel ragazzo sulla carrozzina.

 

Rinaz 2006
Fatti e persone sono frutto della mia fantasia le coincidenze sono del tutto casuali.
Dedico questo raccondo a quel tale che scrisse che un Guzzista a volte ha la necessità di lasciare indietro qualcuno.