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Calincontro Trentino 2017 – Califoggiano

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Prologo

Da quel 3 marzo in cui felice e spensierato-
da buona anguilla del Po- facevo rotta verso il raduno dei Tatiani ritrovandomi invece in un ospedale di Verona, sono passati 4 mesi tosti sia per il fisico che per lo spirito.
Non sto qui a dilungarmi, chi c’è passato sa che vuol dire e a chi no preferisco augurare che resti nella propria ignoranza
Ho provato a non abbattermi e reagire, facendo tutto il possibile per recuperare, ma è davvero una cosa lunga e nonostante gli sforzi i risultati arrivano lentamente,tanto da mettere a dura prova la mia determinazione.
Dopo l’esperienza da passeggero al garganico , il mio obiettivo era di riuscire a guidare in trentino…
Prepartenza

L’espressione della terapista quando le ho detto che avevo intenzione di andare in trentino in moto è una di quelle cose che non potrò dimenticare.
Mi ha espressamente detto che non mi avrebbe dato l’ok, guardandomi come fossi pazzo.
Io, ovviamente, non lo ritenevo un proposito così folle e responsabilmente mi ero mosso per gradi.
Avevo provato a fare qualche giretto da metà giugno e con soddisfazione avevo visto che la posizione del florida mi consentiva di guidare senza eccessivi dolori.
Approfittando del raduno dei guzzisti molisani, il 2 luglio ho fatto un test per valutare la resistenza in sella: quasi 500 km in giornata, con l’aiuto di sant’aulin sulla via del ritorno certo, ma il test si poteva dire superato.
E così ho deciso che per il trentino sarei partito col florida da Vieste: non potevo rischiare di salire in treno e venire con una delle moto che ho su senza testare preventivamente la posizione in sella..
E così,seppur senza la consueta spensieratezza da vacanza in moto, compensata però da una gran voglia di macinare km, sono partito.
in viaggio

La prima tappa, mercoledì, prevedeva l’arrivo a Bologna dai nipotini.. avevo sensazioni positive e così sono rimasto lontano dall’autostrada fino a Pesaro.
Alle 18 ero a casa di mio fratello, dopo quasi 600km e circa 9 ore in sella : ce l’avevo fatta,e questo mi rendeva più felice che stanco, nonostante i dolori.. potere della mototerapia :hehe:
Il giovedì l’ho passato a spupazzarmi quegli adorabili cucciolotti che sono i miei nipotini.. :love:
Intanto i messaggi e le telefonate con gli amici già partiti o in partenza mi facevano entrare nel clima dell’incontro.
Avevo preso accordi con rotondo per trovarci a Modena e proseguire assieme fino a Pieve Tesino, creando subito la colonna ortopedica del gruppo :asd:
Sapendo invece che lui sarebbe arrivato a Modena non prima delle 11 ed essendomi svegliato alle 5.30 lo avviso che mi metto in viaggio presto e faccio rotta verso il campeggio.
Ancora una volta non voglio fare autostrada e il difficile è uscire da Bologna nella giusta direzione: imparo a memoria svolte e rotonde con l’aiuto di maps ed alle 7.30 sono fuori dalla città, in direzione Ferrara

L’incontro
Venerdì
Lasciare Bologna alle spalle ha su di me un effetto rilassante: ora spensierato posso iniziare il mio calincontro!
Proseguo in direzione Ferrara senza problemi visto che il traffico è in direzione opposta.
Alle porte della città, torno sulla ss16 che mi ha accompagnato fin dalla Puglia: mi porterà fino a Padova!
L’aria non è ancora caldissima e si viaggia bene.
Arrivo a Rovigo attorno alle 9 e, sapendoli al lavoro, mi forza di non chiamare i Tatiani: ci vedremo in campeggio di sera del resto.
Solo che proseguendo sulla 16 mi appare il cartello di Stanghella, cittadina ai più ignota ma che nell’ambiente guzzista è degna di nota dato che qui ci lavora Tatiana!
Faccio lo stesso ragionamento fatto a Rovigo e penso di non fermarmi ma quando, fermo ad un semaforo,mi ritrovo di fronte l’insegna verde con i tre archi della banca in cui lavora la nostra amatissima guzzista penso che sia un delitto non fare almeno un saluto e così accosto ed entro in filiale dove la vedo indaffarata al PC.
Quando mi avvicino e richiamo la sua attenzione ci mette qualche secondo prima di realizzare chi sono, dopo di che usciamo tra gli sguardi truci degli stanghellesi in coda.
Un abbraccio e quattro chiacchiere.. ma poi per evitare il linciaggio dei suddetti stanghellesi ci salutiamo senza neanche prendere un caffè.
Riparto felice dopo questo fugace incontro e continuo a puntare verso Padova da dove prendo la ss47 della Valsugana (‘ma dove finisce la Valsugana?’ cit. di un calincontrista di quasi 10 anni fa ).
Il tratto fino a Bassano del Grappa è costellato di velox con una frequenza davvero alta.
Viaggio poco sopra il limite con un attenzione alle infernali macchinette che spero tanto non mi abbiano scattato foto ricordo.
Dopo Bassano il traffico si dirada e nonostante il caldo si viaggia bene.
La mia intenzione è di arrivare presto in campeggio in modo da poter sfruttare la piscina per un po’ di riabilitazione.
Mentre procedo in superstrada scorgo la sagoma inconfondibile del California, che una volta superato riconosco essere di leozan: suono e saluto ma capisco che con casco e per di più sul Florida, il nostro amico e sua moglie Angela faticano a riconoscermi.
Poco dopo usciamo dalla superstrada e senza casco ci salutiamo e ripartiamo in direzione campeggio.
Seguo lui per un po’ mentre la strada si inerpica dalla Valle ai monti: il braccio tiene bene, la strada è bellissima e l’asfalto mi dà fiducia così è difficile resistere all’invito … sorpasso Leo e, per la prima volta dal mio ritorno in sella, tengo un ritmo allegro e mi diverto a piegare!
È una bella sensazione, non forzo ma quando mi fermo al distributore per fare il pieno prima di arrivare in campeggio sono davvero soddisfatto..
Arriviamo in camping prima delle 13 e siamo i primi, escludendo Michele stuezz che è in camping con la famiglia da lunedì.
Sbrigate le formalità in reception e salutato Michele e famiglia apprendo che la piscina riapre alle 15 … quindi mentre Leo monta la tenda e Michele va a pranzo, ho anche il tempo di rilassarmi in bungalow.
Cominciano ad echeggiare rombi bicilindrici nella quiete del camping immerso nel verde: alla spicciolata arrivano gli amici.
Dopo una bella nuotata che mi fa sentire meno in colpa per le sedute di fisioterapia saltate, faccio il giro dei saluti e mi lascio coccolare dal calore degli amici, felici di vedermi meglio rispetto all’ultima volta e, soprattutto, di sapermi in sella.
Per ogni arrivo una birretta defaticante è un ritmo impegnativo da tenere, ma la vita è fatta di sacrifici..
Riabbraccio Enrico, Pandora, Simone, il contabile, Giacomo, gli orobici, Poppi e famiglia, Red con mugliera al seguito, susi, zio Vittorio gasolone, gasolino, il socio, geofano e Francesca, Elena, bicilinder, galimba, cipo e Fabio, rotondo, nedo, dooan e Umberto.. insomma la sosta al bar si fa piacevolmente lunga.
Quando arriva gpbertch con Miriam oltre alla birretta facciamo un po’ il punto della situazione: sapevo dalle telefonate che era un po’ in ansia perché tutto filasse liscio e anche dal vivo cerco di tranquillizzarla.
Del resto è stato organizzato tutto al meglio e non c’è motivo di stare in tensione, ora è il momento di godersela..
Le parole non hanno l’effetto sperato, Miriam resterà tesa fino a domenica pomeriggio: povera, mi spiace vederla così ma capisco che è il suo modo di sentirsi responsabile per tutti noi e apprezzo ancora di più il fatto che si sia proposta per organizzare questa edizione
Gli ultimi ad arrivare sono mio cugino e Marta che ci trovano già alle prese con la cena, davvero di ottima qualità e con porzioni abbondanti.
Il momento del dolce porta una sorpresa: Poppi ci aveva detto che era il compleanno di sua figlia Chiara e abbiamo fatto in modo che i suoi 12 anni fossero indimenticabili. La faccia di Chiara e dei suoi genitori emozionati e felici (Chiara si è anche commossa, che tenera) mentre il gruppo intona tanti auguri a te invece del consueto brindisino è una di quelle cose che mi resterà impressa di questa edizione.
Lo spumante offerto dal padre della festeggiata è l’aperitivo al dopocena etilico, che tra zuccherini (doc Trentini e di concorrenza abruzzesi ) e bevande di ogni colore fa tirare la serata allegramente per le lunghe..
Chissà perché il capitan pipa dei Tatiani è la prima bottiglia a finire dentone
Vado a letto verso le 4.30, stanco ma felice.

Sabato

Mi sveglio ‘con in bocca un gusto amaro che fa schifo, chissà cosa è stato? Quello che ho bevuto’ (cit.) e sono le 7.. buongiorno!
Mi vengono in mente un po’di battute della nottata e col sorriso mi avvio verso il bar per la colazione.
Noto che già in tanti sono attivi: il fuhrer Miriam ha dato ordine tassativo di essere pronti col pieno per le 9 pena frustate nella piazza del camping ed è evidente che i partecipanti l’hanno presa sul serio.
Arrivano anche Nicola, gigio_lemans,e gli altri che dormivano in hotel.
Alle 9.05 la colonna parte per il giro, nuovo record per il calincontro, che sarà difficile da battere!
Io aspetto che siano partiti tutti e mi accodo.
In testa ci sono Fabio e Nicola che conoscono la strada, Miriam è in mezzo al gruppo ed io faccio la scopa.. se aggiungiamo che ognuno ha la mappa del giro con le indicazioni, solo chi lo vuole davvero può perdersi!
La strada dal camping alle funivie è stretta e tortuosa: ad un certo punto vedo la colonna ferma e qualcuno a bordo strada che fa segno di proseguire perché proprio non c’è posto per fermarsi visto che siamo in un tornante.
Quando passo riconosco la moto di rotondo e quella di Gaso: scoprirò poi che al console si è spenta la moto in mezzo al tornante e Gaso vedendolo in difficoltà eroicamente si lanciava in soccorso affinché non finisse a terra.
Non aveva però calcolato che tenere il 1400 con una mano mentre con l’altra tieni su rotondo e il suo 1100, per di più in pendenza, era una missione in cui neanche lo Schwarzenegger dei tempi migliori sarebbe riuscito e così finiscono entrambi a terra, per fortuna senza conseguenze.
Procedo verso strigno e dopo la svolta per scurelle vedo un altro gruppo fermo e mi fermo anche io.
Stavolta è stata Tatiana a battezzare il bobbbbbber, ma ovviamente è tutta colpa di Govoni
Per fortuna anche per lei e per la sua nuova cavalcatura niente di serio e così dopo poco si riparte e cominciamo la salita per il passo manghen: strada stretta ma con un bel paesaggio e quando arriviamo in cima al passo ci godiamo il fresco degli oltre 2000 metri e qualche birretta defaticante!
Qui si aggiungono al giro problemchild ed Elisa, che rivedo dopo anni con molto piacere.
Siamo in perfetto orario, nonostante le soste non previste, e inforchiamo la discesa del manghen per affrontare gli ultimi km prima di fermarci alla cascata, a qualche centinaio di metri dal ristorante.
In Valle fa un caldo bestia, ma la cascata è davvero spettacolare: Miriam ha scelto benissimo
Arrivano anche Isa e pradu e ora siamo davvero al completo!
Anche il maso dove pranziamo è degno di nota: ottime pietanze tipiche e prodotti locali con un buon servizio che ci consente di rispettare i tempi per il giro che è ancora lungo e costellato di passi.
Decido di dimettermi da scopa, mi sento bene e voglio fare il mio ritmo godendomi anche la guida.
Nella fretta di ripartire dimentico di salutare cayo e la caiuzza, che tornano a Trieste imperdonabile!
Riparto con un manipolo di guzzisti mangiacurve capeggiato da @ngelspike,dooan e guzzitopo ma mi accorgo che ad una rotonda hanno sbagliato strada così passo io in testa.
La strada per il passo lavazè è spettacolare così come il pezzo che ci porta a quello spettacolo della natura che è il lago di carezza, incorniciato dal massiccio del latemar!
Facciamo una breve sosta per goderci il posto e fare qualche scatto e quando torniamo alle moto sta passando il grosso del gruppo, con mio rammarico senza fermarsi.
Peggio per loro.
Ci sono ancora molti passi da fare e arrivati a Moena prendiamo per il San pellegrino: ora comincia ad esserci traffico ma la strada è divertente oltre che spettacolare.
Mi viene in mente che l’ultima volta l’avevo fatta con Loel almeno 8 anni prima, sotto la grandine
Arrivati in cima ci meritiamo una buona birretta fresca e la sosta si prolunga perché a gruppetti arriva sempre qualcuno.
Riparto con l’intenzione di fare benzina al primo distributore, il gruppo dei mangiacurve è già andato ma ho negli specchietti Elena che danza leggiadra tra le curve: se ripenso alle curve dell’abetone fatte assieme lo scorso ottobre andando in Sardegna è difficile credere che sia la stessa persona alla guida, si vede che è entrata in confidenza col jackal e ora guida allegramente
Scesi dal san pellegrino è ora di puntare al passo Rolle.. non incrocio distributori ed inizio la salita.
Purtroppo il sensore riserva mi ha mollato qualche giorno prima della partenza e sono riuscito solo a montare un rubinetto a tre posizioni (con la riserva) per supplire.
Salendo al Rolle sento un vuoto in apertura dopo una curva e capisco che è il momento di ruotare il rubinetto: tra i monti il florida sta consumando più del solito.. la riserva sarà di un litro e mezzo circa, ma calcolo che dovrebbe bastare ad arrivare a San Martino di Castrozza.
Qualche foto in cima al Rolle e di nuovo giù tra le curve con Elena ad inseguirmi: a San Martino di Castrozza effettivamente ci arrivo ma non c’è il distributore
Parcheggio la moto e salgo sulla sella posteriore di Sant’Elena che mi accompagna al distributore dove prendo un litro con una tanica mentre lei fa il pieno e ripartiamo a ritroso per tornare alla moto facendo a gara a riconoscere i calincontristi che arrivano in senso opposto.
Mio malgrado mi ritrovo di nuovo ad essere la scopa
Pur non avendo provato il giro con la moto, l’ho imparato per scrivere le indicazioni sulle mappe, quindi vado spedito e sicuro nella galleria che ci porta verso il passo brocon, l’ultimo della giornata.
Dopo qualche migliaio di curve troviamo Zio Vittorio, Michele e famiglia fermi a bordo strada convinti di essersi persi: li recuperiamo e andiamo verso il campeggio dove ci fermiamo subito al bar per defaticare con una birra.
Siamo gli ultimi arrivati (escluso mio cugino ovviamente ), alcuni sono già docciati e pronti per la cena, che stasera è in un tendone allestito per il raduno di enduro,quad e stradali organizzato dal camping.
Appena parcheggio al bar arriva il contabile a esigere i soldi per la cena in cambio di un buono: non si scappa, ho capito, ma nemmeno un’accoglienza così …

Tra doccia, un rilassante ed una chiacchierata col socio arrivo al tendone che tutti hanno già finito di mangiare.
Ci sediamo con Miriam,cipo, Fabio etc.. gustando l’ottimo spiedo.
C’è un gruppo che suona e fa solo pezzi ‘giusti’, mi spiace che tutti gli altri siano tornati al bar dopo la cena: il gruppo suona davvero bene ma c’è poca gente sotto al tendone, anche perché quelli dell’altro raduno sono numericamente meno di noi.
Ancora una volta peggio per loro.
Mentre ci godiamo il concerto dopo qualche birra cipo tira fuori una bevanda ceca da mezzo litro che evapora in 10 minuti.
Gli amici del raduno locale ci offrono qualche strano distillato autoprodotto.. insomma la serata entra nel vivo.
In contemporanea inizia un acquazzone che andrà avanti con qualche pausa fino all’una passata.
Sotto il tendone si sta benissimo, ma del nostro gruppo siamo davvero in pochi.
Il concerto finisce e quando il temporale da una tregua ci avviamo anche noi verso il bar.
All’arrivo la mia delusione è grande: sono spariti quasi tutti nonostante non sia neanche mezzanotte.
Proseguiamo il dopocena etilico tra i soliti noti..
Ripetiamo il sacro rituale di ogni calincontro con Gp, ma tra bottiglie finite, freddo e stanchezza alle 2.30 si va a nanna.

Domenica

La mattina di domenica ci si sveglia con un gusto ancora più amaro: è l’ultimo giorno,la magia sta per finire ed anzi c’è subito da iniziare il giro dei saluti perché in molti partiranno presto.
A colazione non riesco a salutare tutti, visto che alcuni sono già partiti.
Rimaniamo una quarantina di moto, il sole splende di nuovo e alle 9.30 siamo tutti con le moto cariche pronti a partire (effetto Miriam).
Quasi tutti..
Perché pare che il V11 di Michele stuezz non voglia saperne di partire
Fabio e Miriam partono col gruppo, mentre io, Edo, Nicola, zio Vittorio e rotondo restiamo a cercare di risolvere il problema di Michele.
Alla fine dopo vari tentativi infruttuosi basta una spinta e la moto si avvia.
Partiamo anche noi e mi metto in testa al manipolo di guzzisti: la strada è semplice e dopo un po’ di curve, un pezzetto di ss47 ed altre curve, eccoci ad Enego, dove era prevista una breve sosta per raggruppamento dispersi.
Non vedo moto all’orizzonte, ma mi fermo per prendere un caffè: arriva Miriam che ci dice che è con un pezzo del gruppo parcheggiata poco più avanti mentre Fabio col resto del gruppo ha sbagliato una svolta e quindi fatto una deviazione (piacevole diranno poi i dispersi) e ancora non è arrivato.
Il tempo di un caffè e della sigaretta ed ecco arrivare un’orda di bicilindrici.
Giusto il tempo per Miriam di cazziare il povero Fabio e si riparte per Asiago.
Noi del manipolo lasciamo sfilare tutti e poi ripartiamo seguendo Nicola.

La strada per Asiago è divertente ed avanziamo con un’andatura allegra.
Attraversato un abitato ci ritroviamo dietro ad un auto e un gruppo di ciclisti.. mi distraggo un attimo a guardare uno di loro fermo a bordo strada (aveva perso un pedale) e quando torno a guardare davanti mi ritrovo la macchina e il California di Nicola fermi a pochi metri
Ringrazio la frenata integrale del florida che ha evitato il peggio, anche se contrastare la frenata è stata un’impresa dolorosa per il mio braccio
Ancora qualche centinaio di curve ed eccoci ad Asiago: pulita, colorata ed ordinata è sempre bello fermarsi a visitarla.
Parcheggiamo le moto e andiamo n cerca del resto del gruppo e quando li troviamo a sorpresa c’è anche Gigio_lemans!
Mentre il gruppo riparte ci gustiamo uno spritz coi Tatiani e io e Maria decidiamo di scambiarci le moto, così posso finalmente provare il bobbbbbber!
Seguo Piero sulla strada che va verso la malga dove pranzeremo: saranno una ventina di km di belle curve veloci e dopo le prime due un po’impacciato dall’inerzia dovuta al ruotone anteriore, entro in sintonia con il V9 e mi godo la sua spinta vigorosa e regolare ad un buon ritmo considerando la mia condizione e soprattutto il fatto che non è mia
Parcheggio alla malga fratte e mi complimento con Maria per il gran bel mezzo che si è presa Alle 13 siamo pronti a mangiare.. in perfetto orario, per la gioia di Miriam che invece è ancora in ansia!
Il pranzo è volutamente leggero e veloce per agevolare i rientri: salumi, formaggi dolce e caffè.
Spazzoliamo tutto e sono da poco passate le 14 quando inizio il giro dei saluti.
I miei piani erano di fermarmi a Bologna anche al ritorno, ma quando zio Vittorio mi ha chiesto di fare strada assieme ho detto sì al volo e ci siamo prefissati una sosta dalle parti di Ancona.
Alla fine prenotiamo gli ultimi due posti all’Hotel tattybrum, che ospiterà noi e Elena che si è presa qualche giorno di vacanza.
Gigio ci scorta fino all’autostrada dove ci salutiamo davanti a un caffè.
Viaggiare in gruppo un po’mi mette ansia perché non so che ritmo riuscirò a tenere e per quanto: alla fine si riveleranno preoccupazioni inutili, riesco a tenere i 130/140 fino alla sosta benzina.
Gli amici del contabile vanno di fretta e si staccano dal gruppo dalle parti di Pesaro.
Fa un caldo insopportabile e noi prolunghiamo la sosta anche perché il florida non da nessun segno di avviarsi premendo lo start.
Dopo aver controllato il relè, memore di analoga situazione occorsa col cali, tocco il motorino di avviamento e lo trovo bollente.
Attivo il raffreddamento a liquido con una bottiglia d’acqua ed ecco che la moto torna a rombare.
Arriviamo a casa di tattybrum che sono le nove e dopo una necessaria doccia, scendiamo a mangiare nel ristorante sotto casa.
Consumato il pasto ci attardiamo sul terrazzo del contabile tra brachetto e amaro Lucano fino a che andiamo a dormire stanchi e soddisfatti…

Lunedì

Mi sveglio prestissimo in un bagno di sudore. Guardo il telefono e scopro che sono le 5
Vado a rinfrescarmi sul terrazzo e poi torno a letto ma resisto poco.
Alle 7 si svegliano anche Elena e Zio Vittorio e ci avviamo a prendere un caffè.
Quando torniamo ci sistemiamo con calma e intanto si sveglia anche tattybrum, giusto in tempo per salutarci!
Lasciamo Elena e il contabile verso le 9 e dopo il pieno entriamo in autostrada.
Quando a vasto sud faccio segno a zio Vittorio di uscire, non mi capisce e saluta rombando via veloce.
Cazzo mi spiace proprio che ci siamo salutati così male dopo tante avventure
Mi ritrovo solo sulla ss16 e punto al Gargano.
Anche oggi il caldo è esagerato e decido di non fare lo scorrimento veloce, ma di allungare passando dalla foresta Umbra.
Torno tra curve che conosco e mi rendo conto dei miglioramenti rispetto all’andata
Finalmente in foresta il caldo dà una tregua e mi fermo a bere una birretta: ormai mancano davvero pochi km ma per allungare il viaggio prima di andare a casa mi fermo al villaggio San Pablo, dove c’è in vacanza Carmine con la famiglia.
Ci beviamo qualche birra mentre racconto del viaggio e altre cazzate e poi ci salutiamo, è proprio ora di tornare a casa.
Ci arrivo poco dopo, sciolto dal sudore ma contento: 2300km fatti senza particolari problemi, quando nessuno ci credeva
Epilogo

Il martedì mattina, con qualche senso di colpa per i giorni saltati, mi presento per la seduta di fisioterapia.
La terapista è incredula quando le dico che sono andato e tornato dal Trentino senza particolari problemi..
Iniziamo la seduta e trova il braccio tonico e molto più propenso a recuperare i gradi di elevazione rispetto alla settimana prima.
Anche io fatico a crederci, ma mi rendo conto visivamente che riesce a spingere il braccio molto più in basso
Anche la situazione muscolare è migliorata molto controllando la moto per una decina d’ore al giorno nell’ultima settimana
Il giorno dopo nel mio stupore si scusa per avermi sconsigliato di partire e mi dice che avevo ragione quando le dicevo con certezza che mi avrebbe fatto bene.
Da allora è lei che mi spinge a partire.. ed io appena possibile mi sacrifico e la accontento

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