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Ricordando Beggio

2011
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Di Goffredo Puccetti

Prese la maglietta e se la mise a bandiera sul petto, poi in posa per i fotografi.

Era arrivato da poco e c’era ovviamente quel misto di scetticismo e incertezza che potesse davvero far qualcosa di buono per la Guzzi, dopo averla tolta dalle mani di un fondo di investimento americano. Ivano Beggio si presentò così quindi: attaccandosi la scritta Anima Guzzista addosso. Fu amore a prima vista. Noi eravamo quelli difficili, quelli complicati, i “talebani” dicevano, appioppando ad Anima Guzzista uno dei soprannomi più idioti e fuorvianti che si siano mai visti. Beggiò però capì la passione, e l’amore per la Moto Guzzi e per Mandello che ci animava e ci cercò: in conferenza stampa, presentando quella che sarebbe stata la gamma completamente rinnovata, Brevona, Norge, etc.. Si raccomandò: “dove sono quelli di Anima Guzzista? Ecco, li vedete i modelli nuovi? Guardate che roba! Scrivetelo sul sito: ce la stiamo mettendo tutta!”

Amore a prima vista! Sì, finché durò fu vero amore. 

Chi c’era alle Giornate Mondiali Guzzi del 2002 sa di cosa parlo: orgoglio di possedere una Moto Guzzi, condivisione, passione e speranza. Speranza per un nuovo corso che avrebbe finalmente smosso le acque. Ci credevamo tutti, l’aquila sarebbe tornata a volare. Eravamo allibiti, senza parole. Ricordo uno scambio di email con Fange e Alberto, per scrivere i report per il sito: – non trovo le parole! Nemmeno io! Ma è successo davvero? Davvero Beggio ci ha premiati sul palco? Davvero si è messo a ridere leggendo il Corriere della Breva? 

Sì, tutto vero. Sì, finché durò fu vero amore.

Non durò molto. Bastarono le prima scelte di marketing poco attento alla storia del marchio per fare incrinare il cristallo delle nostre speranze. Ma davvero vuoi usare il nome Le Mans per la versione carenata della V11? E poi quell’abuso delle serie speciali, delle serie limitate di nome ma non di fatto, e le soluzioni d’ingegneria al risparmio coi telai che tornavano ad appesantirsi e ad allungarsi e poi le verniciature da scooter–si diceva decise dalla moglie, nientemeno!– e quelle da due soldi, fatte per emulare le mode di altri marchi, che si sgretolavano così come la fiducia nel cambiamento. 

E quando non erano delle scelte infelici ci si metteva il destino, infame, davvero infame, a darci una botta, portandosi via quel Carlo Talamo che Beggio aveva cercato e di cui si ventilava l’imminente arrivo in Moto Guzzi.

E poi la beffa finale, con la crisi di Aprilia, travolta dalla contrazione del mercato degli scooter, che arriva come una mazzata proprio mentre in Guzzi si affrancavano dai primi errori di gioventù e si preparava il lancio della gamma completamente rinnovata e si raccoglieva l’entusiasmo del pubblico mondiale dopo l’Intermot del 2002 con la Tecnocustom (che sarebbe poi diventata la Griso) e la MGS01 a farla da padrone. Non bastò: Moto Guzzi stava risollevandosi ma la crisi di Aprilia era ormai fuori controllo: nel 2004 l’intero gruppo Aprilia venne rilevato dalla Piaggio.

Non interessa qui far polemica sulle cause della crisi di Aprilia. Il Beggio che altri hanno descritto come distratto, poco partecipe ai destini di Noale, noi non lo abbiamo mai conosciuto Qui ricordiamo il capo d’impresa che si presenta al raduno in moto, che grida: datemi fiducia, ho l’Anima Guzzista. Ecco io ricorderò questo di Ivano Beggio: si innamorò della Moto Guzzi perché amava davvero le moto. Se ne innamorò come si innamorò delle corse, di Biaggi, di Rossi, di Capirossi e di tutti i grandi che Aprilia ha lanciato nel motociclismo. Addio Ivano Beggio, quella poca strada fatta insieme non la dimenticheremo.