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43° Calincontro Calabro/Lucano 26-28 APRILE

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di Nedo

ZAMIRA! -24/04/2024

“Zamira! Questo è il nome! Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima?” Zamira era la mia cavalla quando cinque vite fa ero aspirante ufficiale di marina e non si sa perché, dovevo imparare a cavalcare. Era una cavalla imponente totalmente nera. Nera di pelo, nera di labbra, nero perfino il buco del culo. Ricordo il suo crine nero e spesso e ruvido come i peli di topa della ragazze della mia epoca. Quei peli che te li ritrovavi in bocca anche al mattino dopo…bei tempi, ma che ne sanno i millennials che se trovano un pelo si schifano subito e piuttosto sbaciucchiano uno del proprio sesso purché sia depilato. Dicevamo? Sì Zamira è il nome giusto per la mia V85tt nero etna: alta, nera e selvaggiamente erotica. A dire il vero il primo nome che le ho dato è stata “nerominkia”, per ricordarmi il colore. Poi un giorno l’attuale proprietario del calinedo, sbagliò e la chiamò “minkia nera”! Da allora ero alla ricerca di un nome diverso perché io resto un eterosessuale di razza caucasica peraltro maschio (almeno alla nascita), e pur non essendo un suprematista bianco, l’idea di cavalcare una minkia nera mi fa un po’ ribrezzo. Più per la minchia che per il colore eh…e insomma ero lì sotto l’ennesimo scroscio di acqua intorno a Talamone che mi arriva la folgorazione. Fa freddino ed io ho addosso anche la tenuta da pioggia. L’idea è scendere a Formia dove c’è il raduno di una nazionale giovanile di calcio dove gioca un compagno di squadra di mio nipote. Ma invece, vuoi il freddo, vuoi la pioggia, vuoi la tranquillità con cui sono partito, a Latina mi fermo in un albergo. Dopo la doccia contatto angelspike, al secolo Umberto, abitante della città laziale e guzzista da tanti anni. Ci siamo conosciuti alle GMG del 2011 con norred e ci facemmo una corsa lungo lago con pranzo annesso. Alla fine ci conosciamo e ci incontriamo ai vari raduni da 13 anni…mica pochi. Cena insieme in pizzeria ed appuntamento per la mattina dopo per la discesa in Calabria.

Latina Sibari 25/04/2024

Piove come diolamanda. mi accodo al v85tt di Umbe e ci mettiamo in autostrada a Frosinone. Poi usciamo a Padula e da lì inizia il godimento. Il primo tratto l’asfalto non è un granché, ma poi diventa meraviglioso ed il tracciato è assolutamente da seghe. Ha smesso di piovere ed è asciutto ed un tedesco approfitta delle pennellate tra le curve di Umbe per divertirsi con noi. Passiamo Lagonegro e facciamo sosta a Lago Sirino. Fa sempre freschino ed anche se non piove io non tolgo la tenuta da pioggia.

STRANE COINCIDENZE

Riprendiamo il cammino e ad un certo punto, ci ritroviamo un ammasso di terra in mezzo alla strada. MI scappa da ridere perché non era segnalata e mi era già successo con Susi in Sicilia di ritrovarmi di colpo senza strada davanti. A me questa cosa qua fa venire in mente “La Linea” di Cavandoli. La ricordate?


Quel fumetto in cui l’ometto interagisce col disegnatore e a volte si ritrova senza strada davanti e si incazza…ecco solo che io non mi iincazzo come Mr.Linea, io scoppio a ridere. In cima al montarozzo di terra c’è dell’erba alta a dimostrazione che la frana è lì da un bel po’…e tra le piante intravediamo qualcosa che si muove, Sembra un animale bianco. Un gatto? Un lupo siberiano? uno Yeti? Un uomo! Un uomo! Un uomo motociclista con la visiera sollevata che riflette il cielo bianco e ci viene incontro sorridente. Sono un po’ scettico sul da farsi perché, io non sono razzista, ma quello che arriva potrebbe pure essere un giessista! Ed era meglio lo Yeti sicuro! Ed invece il viso sorridente e gioviale del tipo il cui nome è Samuele, mi invoglia a rivolgergli la parola. Samuele esordisce dicendo “non ci crederete mai, ma aldilà della frana c’è…un’altra v85tt!” Ditemi voi…
riprendiamo la strada ognuno in direzione contraria e ci ritroviamo con Samuele ad un distributore di benzina in zona Mormanno mentre dal cielo bianco cade pioggia battente e la temperatura è scesa parecchio…ci fermiamo ad un locale a forma di enorme catasta di legna per prendersi un caffè ed asciugarsi (risparmiarsi un po’ d’acqua). Il locale si chiama proprio “catasta” (catastapollino.com) ed all’interno ci sono tante cose pregevoli, tipo libri, cartine geografiche, prodotti tipici, itinerari del Pollino e di sicuro la più pregiata è il lungo bancone del bar e la caffetteria …il termometro dice 5 gradi scarsi…
quando usciamo la pioggia è calata e riprendiamo la discesa verso la piana di Sibari. Umbe fa strada con un certo ritmo anche sotto la pioggia…è il “Petrucci” de noartri e tutto sommato gli stiamo dietro seguendo le sue traiettorie…ciò che è strano è vedere i cartelli coi limiti di velocità 20 o 30 all’ora mentre il tachimetro segna 90! (in discesa e sotto la pioggia)…evidentemente l’asfalto ha un ottimo grip il che non spiega però la presenza dei cartelli…boh

ABBRACCI LIMONCELLI E CANNOLINI

Giunti al camping, svolte le formalità all’accettazione, inizia la lunga serie di abbracci e cannolini e limoncelli e poi amaroni e poi formaggi e poi salami e poi e poi e poi…e poi! cantava Mina. Ci sono quelli che ho visto un mese fa al Delta, ci sono quelli che non vedo da tanti anni che poi li contiamo e ci sorprendiamo che siano dieci, ci sono gli amici, ci sono le mogli degli amici che devono restare mogli degli amici se vuoi che si continui ad essere amici, ci sono nuovi volti che diventeranno nuovi amici col tempo, ci sono nuove moto, ci sono vecchie moto, ci sono moto gloriose e ci sono anche alcune moto orrende ma non dico quali (tanto lo sapete già…).
Il camping è enorme e per arrivare alla spiaggia mi tocca prendere la moto…il bungalow è carino ma il clima all’interno è un po’ “Sibery” ed ha il pregio di tenere giovane la pelle. Ceniamo e siamo già venti (almeno) e bevo vino rosè a caraffe per combattere il freddo che ho addosso e ad un certo punto c’è un tipo dai lunghi capelli bianchi che muove dei pupazzetti e racconta favole affascinanti il cui filo logico a me sfugge totalmente, ma chiedo conferma alla regia, che non fosse una mia personalissima visione onirica post alcolica…resta il fatto che il dopocena etilico per me finisce lì e vengo nominato ed espulso dal gruppo per ritrovarmi nel letto sotto coperte a dormire

MARE, MONTI & MUTLEY CON L’AEREO 26/04/2024

Una volta al mattino mi svegliavo con delle erezioni importanti. Certo negli ultimi tempi era più causa della prostata che degli ormoni. Invece nel bungalow per tutte e tre le mattine mi sono svegliato piallato come una bambola. Un clitoride o poco più. La prima mattina lì per lì non capivo e mi sono pure preoccupato! Ho sollevato la coperta e le lenzuola e mi sono messo a cercarlo nel letto! Poi ho realizzato che i -21 gradi notturni lo avevano fatto rientrare nelle cavità addominali. Doccia calda e sblopp! Rieccolo lì. Rassicurato del ritorno di Jean Jeudi, vado a fare colazione ma sono ultimo che la combriccola è già in partenza per un pellegrinaggio ad un santuario. Con calma parto per strade mie e per festeggiare lo scampato pericolo, vado alla ricerca di topa calabrese su qualche lungo mare. Mi piace il nome ma non so perché e vado a Schiavonea che ha un lunghissimo lungomare. Caffettino, due passi sulla sabbia, un paio di ragazze giovani che corrono, un paio di tardone come me che corrono, parecchi uomini attempati in difficoltà respiratoria che però corrono ostinatamente alla ricerca dell’infarto (probabilmente consigliati da qualche medico dell’Inps …) e poi decido che si è fatta l’ora di ricongiungersi col gruppo al ristorante. Salgo sui monti nel silenzio ed in solitudine e godo della strada e del paesaggio. Sotto si vede tutta la pianura fino allo Ionio. Il paese è Cerchiara Calabra. Arrivo presto e mi faccio due passi e molte foto perché, come spesso accade, ci sono tanti scorci fantistici in questo nostro mondo, anche dove il turismo non è arrivato. Se non ci fosse il rischio di passare da nazional-sovranista, scriverei che l’Italia è proprio bella anche dove non è depilata.

RAIEDUCHESCIONAL CHANNEL: LO “SPINGITORE DI V100”

A tavola mangiamo e mangiamo minkia quanto mangiamo oh (2 chili da smaltire adesso), e beviamo e ridiamo e parliamo e tra i racconti ci sono quelli del nostro Muttley (Hanna e Barbera, cane pilota di aerei prima guerra mondiale)

in altre epoche conosciuto come “comandante vanucci” per la tuta da moto che aveva, il quale colpisce la fantasia dei commensali più creduloni come me, Nello ed Umbe, con i suoi voli radenti a bordo dello spillone tra i canyon del Pollino. Così dopo pranzo un drappello di eroici piloti (i 3 bischeri di cui sopra) si avventura contromano e controvento per strade improponibili inseguendo un cartello stradale antico ed arrugginito che indica (indicava forse 50 anni fa?) le gole del Raganello appena dopo l’Abisso del Bifurto. Scendiamo in picchiata per una strada improbabile con Umbe coraggioso in avanscoperta io e Nello più prudenti a coprirgli le spalle. E precipitando giù la strada si fa sempre peggiore fino a diventare sterrata. Io mi fermo prima che la pendenza diventi importante e metto di lato la moto già in direzione di risalita; Umbe precipita sotto sullo sterrato come un kamikaze su una portaerei americana; Nello si ferma in discesa al limite dello sterrato, parcheggia il suo pregiatissimo V100 Mandello serie limitata Platinum e scende a piedi per vedere dov’è Umberto. Poi mi chiama “ah secco” vie quà!” . “Damme na mano oh! nun je la fò da solo”. Ed eccomi lì a spingere il V100 di Nello all’indietro per fare manovra. Nel frattempo una quarantina di yarde più sotto c’è un casino: cani che abbaiano, urla, grida, spari, moto che sgommano sulle pietre. Dal trambusto riemerge Umbe a cavallo del suo v85tt ventre a terra che fa segno di salire (fantasia mia eh…). Le gole del Raganello ci hanno vomitato fuori. Torniamo sulla strada principale e riprendiamo la direzione del gruppo che stava tornando al campeggio.

 

ALLA RICERCA DELLE PORTE DELL’INFERNO

No, io proprio non sono soddisfatto dell’escursione alle gole. E mi metto alla ricerca di una strada che avevo visto su maps. Umbe mi segue, Nello è riluttante. Trovo l’Abisso del Bifurto e la solita strada imporbabile che scende giù verso Francavilla Marittima. Già all’inizio l’asfalto fa sostanzialmente e concretamente cacare. Nello decide che “mò basta” e torna indietro al campeggio. Umberto invece è deciso. D’altronde il suo navigatore ha trovato la strada e lui si fida del suo navigatore. Gli faccio “Umbé, se vedi che diventa sterrato brutto, fermati che torniamo indietro”. “Okay”. Okay un cazzo …Parte giù a kamikaze che quasi lo perdo di vista e dopo due curve la strada scompare, non solo non c’è più l’asfalto che faceva cacare, ma scompare anche lo sterrato per lasciare il posto ad una mulattiera di pietrazze brutte e ghiaia che fa cacare ma addosso. Ogni tanto Umbe rallenta e si fa raggiungere ma non riesco a parlargli che riparte. Le pendenze aumentano; le pietre degenerano; la strada diventa un viottolo e si stringe. Non posso neppure tenere la prima perché sto procedendo sasso per sasso a velocità ridottissima. Freni e frizione. Sembra non finire più ma oramai non si può neppure tornare indietro. Finché non precipitiamo da una specie di canale di scolo laterale su una parvenza di strada semi asfaltata. Maremma ‘mpestata ladra oh! MI bacerei l’asfalto mi bacerei. Il peggio è passato e a parte una clamorosa scodata sul brecciolino, destra sinistra destra del posteriore di Umbe (che aveva lasciato la mappatura off road senza controllo di trazione) ed una giovane francavillese in auto, rigorosamente con smartphone in mano, che sterzava a tutta forza in curva cieca da dove stavamo arrivando noi, sfiorando per un pelo ispido di topa la moto di Umbe, per il resto tutto bene (!!!).

27/04/2024 SILA

…sabato del calincontro ci attende la Sila. Vado avanti per benza e bancomat. Salgo coi primi da Cantinella, San Giorgio Albanese credo fino alla “pista” ss660. Lassù ci divertiamo o come ci divertiamo. Cani per strada. Lupacchiotto o husky terrorizzato dietro una curva. Mi fermo e torno indietro per cercare di toglierlo da lì, ma lui, il cane, ha già attraversato e si è messo al sole con un altro cane nero più vecchio. Riprendo a divertirmi fino al lago Cecita. Paesaggi splendidi una totale sorpresa per me che “ignoro” tante cose di questa nostra Italia. Per puro divertimento ritorno indietro a faccio altre strade che non so. Poi ci ritroviamo come star a pranzo alla terrazza sul lago Arvo. Pranzo ottimo al solicchio, bell’ambiente. Nel primo pomeriggio decido di tornare per strade mie e salgo sulla strada delle vette dove è previsto trovare un po’ di neve. Salgo con prudenza ed attraverso boschi di alberi spogli. Nel sottobosco chiazze di neve sempre più importanti. Poi un rifugio ed un impianto di risalita in funzione ma con nessuno che lo utilizza. Panorama lassù bello sul lago Arvo sotto. In lontananza pure il mare forse. Più sopra la strada spiana è c’è un pratone con una piccolissima “chiesa” di legno ma forse è più un rifugio. Neve ai lati e fango ed acqua nel centro. Andando oltre inizia a tratti la neve sulla strada. Ci sono zone in ombra dove la neve è alta e la strada è parzialmente libera per cui passo abbastanza facilmente. Poi…

ZAMIRA E LA NEVE

La strada scende in una zona d’ombra. Mentre mi avvicino mi accorgo che la neve è troppa e c’è solo un solco di pneumatico di auto abbastanza profondo da aver scoperto l’asfalto. Devo decidere al volo che fare e penso che Zamira in quella discesa se mi fermo da solo non la giro mai ed anzi sono a rischio sdraiamento a terra. Poi Zamira la sento che è attratta da quel lettone bianco, per cui mi infilo nel solco e provo a fare la curva. Non è facile perché il solco è stretto e profondo e curva e dopo aver svoltato mi accorgo che il fondo non è più asfalto ma ghiaccio. Allargo le gambe per cercare di dare una zampata in caso perdessi l’equilibrio, ma intorno c’è solo neve alta e non c’è verso di poggiare i piedi su qualcosa di solido. Nel frattempo Zamira decide di sdraiarsi e plaff! Stesi sulla neve bianca.

RAIEDUCHESCIONAL CHANNEL: SPINGITORI DI V100

Sono lì sdraiato sulla neve che penso “testa di cazzo! sei solo ed ora come la tiri su Zamira?”. Mi libero e cerco di sollevarla ma lei è proprio spaparanzata immersa ed io non ho appigli per “mettermi” al di sotto di lei ed usare le gambe per sollevarla. Il mio cali tra parateste e borse e baricentro basso, non si sdraiò completamente la volta che caddi da fermo, per cui riuscii a sollevarlo da me. Poi in questo caso c’è pure la neve che è talmente spessa che Zamira non tocca l’asfalto in nessun punto (ed infatti non ha alcun segno della caduta). Per mia fortuna arriva un ducati in salita con due persone a bordo. Si ferma al limitare della zona innevata e mi chiede se è possibile salire. Ovviamente no. Poi mi vengono in soccorso a piedi ed in tre solleviamo Zamira e l’accompagniamo fuori dalla zona innevata. Mentre siamo lì mi giro e vedo un Gs che arriva. Urlo di fermarsi ma nulla. Entrano nella zona innevata e subito volano sul letto di neve. Allora noi tre saliamo a piedi (scivolando ovunque) ad aiutare la coppia sdraiata nella neve. Tiriamo su quel bisonte del Gs e con qualche difficoltà, lo portiamo in 4 fuori dal tratto innevato, che non ne voleva sapere di stare ritto. Adesso fuori dal tratto innevato siamo in 5 persone e 3 moto. Mi giro verso la zona alta e vedo arrivare il V100 di Nello. Inizio a urlare di fermarsi con tutta la voce che ho. Nello si ferma appena prima di entrare in curva. Salgo a piedi e torno al mio vecchio lavoro di spingitore di V100. Risparmiato il volo ed invertito il senso di marcia, Nello riparte tornando da dove è venuto.

SECONDA CURVA INNEVATA IN DISCESA

Siamo lì pronti a ripartire ed io spiego al giessista che più sotto c’è un’altra curva innevata all’ombra dove però dovrebbe esserci un solco libero e si dovrebbe passare facilmente. Così mi aveva detto il calabrese alla guida della ducati che intanto si era avviato.
Riparto e scendo, arrivo alla curva e con attenzione passo oltre. Mi fermo dal calabrese e da suo figlio per ringraziarli e sto quasi per ripartire quando vedo nello specchietto in alto alla curva i fari del Gs rasoterra che puntano al bosco di sotto. Il giessista è ricaduto.
Allora scendiamo dalla moto e saliamo su per aiutare il motociclista e (soprattutto io) la sua donna. Lei si è rialzata da sé e sta bene. Lui ha preso una brutta botta alla spalla. Il giesse punta di sotto per cui lo tiriamo su a gran fatica e lo portiamo giù a spinta fuori dal banco di neve.

COME RUBARE LA DONNA AD UN GIESSISTA

Chiedo al figlio del calabrese se è in grado di portare una moto. Ma no, è troppo giovane. La bionda del giessista non sa guidare una moto. Per cui chiedo al malcapitato se muove le dita e quanto muove il braccio. Dopo di che lo convinco a scendere giù all’albergo, tanto stanno a Camigliatello Silano a 7/8 chilometri da lì, ma la sua donna la porto io…per sicurezza ovvio! Il calabrese ed il giessista si avviano. Io li seguo con calma con la donna dietro di me con la quale inizia un’amabile conversazione…tanto amabile che quasi quasi…d’altronde è risaputo: “Guzzisti do it better!”…

SABATO SERA

Lasciata all’albergo la donna del giessista, me ne torno al camping per la strada a gomiti di Corigliano (quanto mi divertono i tornanti oh). Dopo la doccia inizia l’aperitivo a base di salami, salamelle, formaggi portati da ogni dove dagli amici. Poi la cena e poi il temibile dopocena etilico. E qua iniziano a passare riempiendo i bicchieri gli abruzzesi con un millerbe fatto con la miscela che usano nei loro tagliaerba. Poi i sardi col fileferru, chiaro e trasparente come l’acqua ma con lo stesso impatto della trielina. I siciliani invece ti fottono. I loro liquori sono piacevoli, a base di frutta, sembrano quasi dietetici, salutari…peccato che con quei liquidi ci lavino i carburatori, ci stasino i gigler e ci scrostino gli iniettori. Sono kappao alla prima ripresa e intrattengo i malcapitati che mi stanno a torno con una serie di puttanate che Boldi /De Sica al confronto sono Totò e Peppino. Perdo conoscenza nel buio mentre ascolto gli “amici di maria” cantare senza pudore.

DOMENICA 28/04/2024 – VIAGGIO RITORNO

Parto e rifaccio la strada dell’andata cercando di evitare la frana. Metto gugl maps e puntualmente trovo la strada chiusa dalla stessa frana di tre giorni prima ma dal lato opposto  . Allora gugl mi fa passare da una certa “contrada qualcosa”. Se gugl vi propone in Calabria/Basilicata di passare da qualche “contrada”, ignoratelo e tirate dritto! Mi ritrovo su una stradina di puro cemento bianco con dei solchi trasversali a lisca di pesce che aumentano il grip se hai le gomme di un trattore Landini. Per di più la strada scende in verticale con pendenza che non so, ma che solo un trattore può affrontare in salita. Dopo aver ritrovato la strada principale tiro dritto per lago serino e lagonegro e poi padula e poi…
fine

Ps:
si ringraziano gli organizzatori ed il califoggiano che mantiene viva l’ormai antica tradizione del calincontro…anche se di california ce ne sono rimaste un po’ poche e mi ricordo quando le schieravamo tutte in cerchio e facevamo la foto di rito…

da un rapido conto credo che questo sia stato il 26° calincontro al quale in qualche modo ho partecipato

RAMAGUSSI