Un ricordo di Bruno del 2002 di Vladimiro Corbari
Premessa
Avevo 42 anni ed ero entusiasta di tornare a mettere le mie “auguste chiappe” su una moto con una cavalleria “decente” dopo tanto tempo. Scrissi questo report sul viaggio, del luglio del 2002, per raccontare ai miei amici (tra cui sono noto come “Il Porcherrimo”) le peripezie fatte per risolvere i problemi alla mia Guzzi. Troverete anche una parte “tecnica” aggiunta piu’ per ricordare come si facevano certe cose che per la storia in se. Forse fin troppo descrittiva nel suo approccio tecnico-pratico. Vabbe, si può saltare tranquillamente ma a chi “mastica” di meccanica farà piacere leggerla.
Il 1000 SP dopo il grande incidente del 1989 rimase fermo alcuni anni. Lo feci rimettere a posto da un amico meccanico cheho chiamato “M”. Bravo e certosino, purtroppo non conosceva le Guzzi, non tanto dal punto di vista meccanico, dove sono moto facili da aggiustare, piuttosto sulle regolazioni necessarie capaci di farle “andare bene”. Ecco, qui era un po’ carente, dimostrando che leggere i dati su un manuale, per certe cose, non serve proprio. Con l’occasione feci montare un nuovo motore a “teste quadre” di un Le Mans lll 850 (da qui il nome LeSPans). Oddio, nuovo non era, ma stava bene e dopo una revisione la “belva” mi diede tante soddisfazioni, anche se lo tenni solo per un annetto, però solo dopo essere “passato” da Bruno Scola…
Prima Parte
Martedì 9 Luglio 2002. Ore 18.45 partenza.
Non ce la faccio piu’. La moto è difficile da guidare e carica non ne parliamo nemmeno. La mancanza di tiro ai bassi rende difficile la guida in mezzo al traffico
Finalmente l’Aurelia si libera un pò e passo sotto al cavalcavia del raccordo. Il motore bollente manda aria calda sulle gambe e sono completamente bagnato dal sudore e oggi, porcavacca, tutta Roma s’è data appuntamento tra casa mia e il raccordo Anulare.
ore 19.30.
Apro un pò il giubbotto e allungo le marce…terza, quarta e quinta… sono a 4000 giri sui 120 all’ora…di piu’ non và… cazzo sarà dura.
Sui falsopiano in discesa riesco a vedere i 5000 giri e i 140 all’ora sembrano una velocità pazzesca. Il cielo si è tinto dei colori del tramonto e la vista dei paesaggi mi distrae dalla monotonia dell’autostrada fino a Civitavecchia.
Esco sull’Aurelia e alla prima discesa allungo il piu’ possibile. il motore rimane sui 5500 giri e viaggio sui 150 sorpassando le poche auto che vanno verso nord ma è solo un momento. Capalbio…che palle ‘st’Aurelia!…Tarquinia…ronf… L’Argentario zzz eh? come? Ah si! qui ci sono stat…zzzz …Bella la Maremm…zzz Grosseto, Follonica, Cecina…zzz…
Ormai è notte. La luce del faro illumina la strada e resto come ipnotizzato dal tratteggio della riga di mezzeria quando brap!.. Brat! cazzo và a uno! Porc! Ah, è finita la benzina. Metto la riserva e mi fermo dopo pochi km al primo benzinaio incontrato.
Ariporc! Faccio 13 km con un litro di benzina e non supero i 140 neanche volendo! Devo assolutamente metterla a posto ‘sta moto… cazz! il collo già fa male e le chiappe sono lì lì.
Bevo una Pepsi media alla spina (3.25 euro!!!!) e riparto. Che serata di merda, rettilinei infiniti, la moto che funziona male, beve come un alpino e la Pepsi che costa piu’ del Chianti…
fanculo a tutti!
ore 23.00
Sono a Viareggio a casa di mio cognato e dopo una chiacchiera, una canna, una birretta, una canna, un panino col salame, la canna della staffa, vado a letto.
È mezzanotte e per le 4.30 ho messo la sveglia. Basta canne.
Cazzo che sonno! mi accoccolo sul cuscino e ddddrrrrriiiiiiinnn! È ora di alzarsi! Azz! il tempo è volato e se voglio essere a Carate Brianza da Scola in tempo, è ora di partire…
Mercoledì 10 luglio. ore 6.30
Sono felice. Dopo 450 km di pallosissimo rettilineo mi trovo di fronte le curve dell’autostrada LaSpezia-Parma, piu’ comunemente detta della Cisa.
La salita verso il valico, però, è una sofferenza. Faccio fatica a passare i camion, e tengo continuamente l’occhio sullo specchietto per togliermi all’arrivo delle auto.
Penoso.
I curvoni dell’Autostrada, sui 120 all’ora, si tramutano in variazioni di rettilineo e solo il fresco del mattino mi tiene sveglio.
Arrivo al valico e comincia la discesa. Come per le biciclette, la moto prende velocità e riesco a tenere medie dignitose. Certo piu’ di 150, in quinta, non prende e per un tratto metto la terza, apro tutto e poi la quarta, quinta e…l’ago del contagiri rimane sopra i 6000 e vado sui 180. eccolo! Mitico curvone in discesa sei mioooooo!!!! Entro col gas spalancato a 7000 giri di quarta e mi sporgo all’interno della curva. L’aria fresca mi investe con violenza e piego in curva che nemmeno Bayliss… vabbè, sono contento in ogni caso.
La discesa continua, mi metto a cantare a squarciagola nel casco… Well, it’s one for the money, two for the show… con le gambe che tengono il ritmo danzando sulle pedane scendo verso Parma alla velocità… velocità… Cazzz! ‘sta curva chiude!… Alè che vado, alè che vado! Oooooooo! Piegapiegapiegapiega! Merdamerdamerda! Fiiiuuuuuuu!!! Oh ma questa è
un’autostrada mica una statale! Minchia se era stretta! Oddiooddioddio…
eccone un’altra! Ancora un’altra!… Accidenti! Non riesco a tenere i 150…140…130… (con voce alla Fantozzi) “alla folle velocità di 120 chilometri orari il nostro eroe si immise nella Pianura Padana”.
Ancora rettilinei e traffico. Rifaccio il pieno e riparto alla volta di Carate.
Ore 8.30
Il Primo che ride lo sputo! Sono ad Agrate Brianza. Non a Carate ad Agrate.
Ho visto uno svincolo e alla voce “Brianza” sono uscito dal torpore del viaggio autostradale in un millisecondo. Nel millisecondo successivo ho preso la decisione che Brianza era sufficiente e sono uscito dalla tangenziale Est ad Agrate.
Cazzofaccioioqui? Aiutoooooo!!! Niente paura dai! I potenti mezzi messi a disposizione dal Porcherrimo, cioè me medesimo, prevedono una dettagliatissima cartina del Nord Italia… dunque… Carate, Carate… ecco qui sono a una ventina di km. Poco male, basta passare per Monza nord, Arcore, Lesmo, Agliate…
Arcore? Quell’Arcore? Dove risiede il Silvio?
Mi avvio per la strada e all’indicazione “Arcore centro” lancio l’anatema! Nè fulmini e saette, nè alluvioni e mura che crollano al suono delle trombe… nulla.
O dio non esiste o quello là è piu’ potente di quanto credevo. Vabbè io c’ho provato ma, al momento, ho ben altro da fare…
Piuttosto, sapete perchè le curve a Nord del circuito di Monza si chiamano la 1ma e la 2da di Lesmo? Ora l’ho capito anche io… proseguo il viaggio e da Arcore passo per Lesmo (paesino a nord di Monza). Chiaro no? così, dopo aver attraversato la valle del Lambro, arrivo a Carate!
Sono all’officina Moto Guzzi di Bruno Scola. Ultimo meccanico “ufficiale” delle Guzzi da competizione. Il record delle 6 ore, 1000 km, 24 ore ecc. col V7 Sport… ma si dai! Vi ricordano nulla? Insomma è uno dei luoghi sacri della storia e cultura guzzista, così come il palazzo della VISA lo è per i biemmevvuisti. 
Ore 9.30
Bruno, che era uscito un attimo, finalmente arriva. Un saluto, mi guarda con una faccia strana e mi dice con l’accento Lecchese: “Io te, ti conosco?” Bruno, sono Vladimiro, Vladimiro Corbari (detto tipo Bond, James Bond!) ci siamo conosciuti al tuo stand alla Rosa D’inverno (raduno invernale a Milano in concomitanza del salone della moto che negli anni è diventato l’Eicma), ci siamo fatti una foto insieme che adesso tieni dietro la scrivania nel tuo ufficio. Ricordi? Un sorriso appena accennato e capisco di essere entrato nelle sue grazie…
Entriamo in officina. Il LeSPans riposa sul cavalletto grondando olio sul posteriore (paraolio del cardano!) e si prepara alla fine dei suoi guai.
Seconda Parte
Lo spettro di M. aleggiava sul LeSPans.
Solo Lui lo sciamano Bruno Scola poteva liberare quell’anima dannata e rendere finalmente libero lo spirito guzzista.
Furono dure ore di lavoro. Il bene rischiò piu’ e piu’ volte di soccombere.
Alla fine fu solo luce, gioia e 7500 giri di quinta.
La prima battaglia era stata vinta.
Mercoledì 10 luglio ore 9.30
Bruno girando attorno alla moto osserva particolari che io non ho mai visto e che non saprei nemmeno vedere. Sente i loro racconti e poi di botto mi chiede: “Cos’ha che non và ‘sta moto? Che devi fare?”
Gli rispondo: “Abbiamo montato un cammes B10 sotto un motore LeMans III e lo abbiamo messo sotto un telaio SP. La carburazione non ha mai convinto del tutto e ha dei grossi buchi di erogazione fino a 3000 giri e da 4500 a 6000. Insomma un vero casino. In piu’ scalda tantissimo e beve come un alpino.”
Bruno sorride (avrà fatto il militare come alpino?) e dice: “col B10 e il motore 850 “sotto” sarà sempre sporca… possiamo mettere la carburazione del LeMans I e vedrai che migliorerà… però dai 3000 in su…”
Ci rifletto sopra. Erano mesi che ci pensavo. Dentro di me la risposta la sapevo da sempre. Ho sempre usato la moto a 360 gradi, mi piace aprire il gas, ma la uso per andare a spasso, al lavoro, ci esco la sera con mia moglie per una birra e ci porto anche i bimbi a scuola. Ma adoro anche i Colli di Montebove e la Valnerina (ancora ignaro della Val Trebbia!). Allora dico: “ma un motore LeMans III, senza perdere allungo e velocità, non può essere “pieno” anche sotto?” E Bruno: “Se vuoi possiamo renderlo “un pò piu’ elastico” senza toccare gli alti”.
E come? dissi.
Bruno: Dobbiamo cambiare il cammes. Gli mettiamo il cammes che ho fatto io.
L’OSS 8,5.
Quel cammes lo conosco. Lo avevo già montato nel 1986 sull’SP col motore “ tese tonde”. Non credevo potesse funzionale anche sul LeMans. L’SP tirava già da 1000 giri, anche in quinta, ed era così regolare manco fosse un sei cilindri.
Bruno aggiunge: “Sul banco prove mio, e della Guzzi, ha dato 5 cavalli in piu’ sui California ad iniezione. Sul tuo motore ti permetterà di andare di quinta a 2000 giri e aprire andando via bene…sopra non perde niente, anzi dovresti pure consumare meno…”
Amen.
Allora, facciamolo!
Dato l’ok a Bruno mi dice che per la messa a punto può mettere subito la moto sul ponte, ma dovendo cambiare il cammes ci vuole piu’ tempo. Di Luglio la sua officina è piena di moto da fare. Quindi: per domani a mezzogiorno, va bene?
Va bene. Visto che sono venuto apposta risolviamo il problema una volta per tutte.
Telefono al mio amico Massimone (il Porcassimo) col quale c’eravamo dati appuntamento per l’ora di pranzo. Il bifido, infingardo, nonchè bastardo dentro, era sullo yacht di 35 mt con Cesare (altro amico, capitano su uno megasuper motoscafone di lusso) a pranzare a base di pesce, beati dalle onde… ma ancora a LaSpezia!
Mi metto con la mia sedia da camping, portata rigorosamente sulla moto, in un angolo dell’officina a guardare Bruno e Tiziano, il suo meccanico, mentre lavorano sulle moto.
L’antro di Scola ha qualcosa che poche officine hanno. Tutta la teoria e la pratica sulla meccanica, tutto quello che sono i racconti, gli aneddoti le grandi elaborazioni e le grandi rotture (sigh!) sono lì. Li hai davanti agli occhi, li puoi guardare e toccare. Ci sono pezzi elaborati, freschi di tornio e pronti da montare. Scatole con motori aperti in fase di riparazione o da elaborare come quello con le valvole portate a 51 e 46 (aspirazione e scarico) e la doppia accensione…uno spettacolo!
Resto lì seduto, aspettando l’infame, e passo la giornata tra storie di Guzzi e discorsi tecnici, problemi di figli e il costo della vita con l’Euro…
Ogni tanto, Tiziano, tra tagliandi e riparazioni, mi snocciola perle di saggezza guzzista tipo: “ti lamenti che l’SP ha le forcelle piccole? Ma lo sai che da quando montano le forcelle da 45 sui California ad ogni tamponata (e faccio gli scongiuri con una bella grattata), invece di piegare le canne, l’avantreno si deforma, o addirittura si spezza il
cannotto di sterzo o il telaio?”…che roba eh?
Insomma la giornata passa lenta e vado a pranzo con Bruno. Una chiacchiera a tavola tira l’altra e cominciamo a ricordare i “vecchi” tempi, le amicizie comuni e le uscite con le moto… che storie! A Mandello, il gruppo di guzzisti del suo motoclub, organizza spesso delle uscite: lui col V7 Special in testa e gli altri dietro…”Sai mi metto davanti sui 140/150 così nessuno fatica e anche i piu’ lenti viaggiano con noi. Certo ogni tanto qualcuno “allunga” un pò e poi rientra…” Come con i miei amici a Roma, penso io, che te li perdi alla prima curva! 
Vabbe’, il pomeriggio scorre ed arrivano clienti in cerca di una chiacchiera o un consiglio, con l’officina che si riempie di persone. Ad un tratto un lampo di genio di Bruno! Io, sempre seduto in un angolo con in mano la fotocamera, vengo introdotto all’attenzione dei presenti: “Ragazzi vi presento Vladimiro Corbari, l’ispettore di qualità per le officine della Guzzi, mandato direttamente da Mandello!”…non vi dico che facce! E per me è un invito a nozze… e dai che quelli chiedono come controllavo, come avevo fatto a diventare Ispettore della Guzzi… credo di aver detto 2654 cazzate in ventisette minuti netti!!!
Alla fine, tra Bruno che sghignazzava e Tiziano con le lacrime agli occhi, cedo anch’io e con una risatona liberatoria mi “brucio la copertura” rilassando non poco l’atmosfera generale. Però, anche solo per un attimo, che figurone!
Ore 18.30
Un rumore di bicilindrico, diverso da quelli che di solito si sentono da Scola, attira la mia attenzione…è Massimo col TRX!
Pochi minuti prima mi aveva telefonato dalla tangenziale ovest di Milano (invece che Est), perso tra le mille indicazioni delle autostrade, statali, circonvallazioni e raccordi che circondano il capoluogo lombardo…anche lui s’era sbagliato!
Al suo arrivo, in perfetto stile di Massimone, scende, saluta e tira fuori dalla borsa termica, legata tra i bagagli, una bottigliona di te freddo…ancora freddo! (quell’uomo non smetterà mai di stupirmi!)
Lo aggiorno sulla situazione e gli comunico che ho prenotato un albergo a Mandello, Il Verde, per la notte visto che la moto sarà pronta per l’indomani.
ore 19.00
Le cose si mettono bene, Bruno ha messo il LeSPans sulla pedana di lavoro e dice che probabilmente mi darà la moto per la serata… inizia l’opera di smontaggio: via i coperchi delle teste e il castelletto delle punterie, così da lasciare libere le aste dei bilancieri. Poi smonta i collettori di scarico e infine la “cartella” che copre la catena della distribuzione.
Tutto è pronto. Và davanti uno scaffale, e da una scatola, tira fuori un rotolo di carta oleata giallastra… lo apre… e dentro c’è il cammes! In quella scatola ci saranno almeno una trentina di altri involti di carta. e li accanto, sul bancone, ce ne sono altri tre in bella vista…
Poi si avvicina al tornio (non poteva mancare in un officina così) e lo mette tra i mandrini. Gli chiedo che cosa vuole fargli e mi spiega che vuole togliere qualche “decimo” dal corpo del cammes nello spazio tra le olive delle alzate, così il bicchierino della punteria scorrerà solo sulla superficie dell’alzata e non potrà avere “eventuali”, seppur minime, interferenze con altro.
Resto incantato a vedere Bruno che tornisce le parti “eventualmente” eccedenti del cammes.
L’atmosfera è rilassata ma carica di emozioni. Il cammes, una parte fondamentale, per la qualità del rendimento di qualsiasi motore è lì davanti a me. L’intervento di rifinitura “manuale” conferisce all’oggetto, tecnicamente freddo e perfetto, il tocco dell’artista. Il calore dell’esperienza umana, personalità e fascino… incredibile. L’ultimo ritocco, per togliere eventuali bave di tornitura, è a mano, con la lima, e poi una passata di tela abrasiva finissima…
La passione per questo lavoro traspare dalle azioni dell’artigiano… o forse qualcosa in piu’, visto che alcune sue soluzioni meccaniche sono diventate “ufficiali Guzzi”. Un genio all’opera.
Penso a M., e istintivamente faccio il paragone con Bruno. Improponibile. Non credo, infatti, che Scola sarebbe in grado di mettere le mani così efficacemente anche su Yamaha, Honda o altre marche così come M ha trovato i suoi limiti oggettivi nella messa a punto del LeSPans… in ogni caso ne è venuto fuori proprio un bel lavoro e Bruno, mentre gira attorno al motore mi fa i complimenti per l’accuratezza di alcuni particolari (la bulloneria in acciaio inox, i comandi Honda tutti a destra, i tubi freno in treccia…ma storce il naso sulle coperture in teflon bianco dei tubi) 
Tecnica e pratica meccanica – inizio
Comunque a quel punto, dopo aver tolto la terna di ingranaggi e relativa catena della distribuzione siamo al momento fatidico.
Prima chiede a Tiziano di legare le aste con l’elastico e poi inizia a far ruotare il cammes “vecchio” nella sua sede.
Sarà meglio che spieghi il perchè di questa procedura.
Le aste, che muovono i bilanceri delle valvole, sono poggiate, in basso, sui bicchierini della distribuzione. Sono questi, che a contatto con la superficie delle alzate del cammes, muovono le aste che muovono i bilancieri che aprono le valvole (meglio della canzone Alla Fiera dell’Est eh?) Quindi i bicchierini, togliendo il cammes cadono nel motore e per riprenderli, se non si incastrano tra bielle e albero motore, è necessario smontare la coppa dell’olio e andare alla ricerca… quindi è meglio legare la sommità delle aste con un elastico, ben teso, così da spingerne la base a contatto con il bordo del bicchierino bloccandolo nella guida del carter ed impedendogli, cammes o no, di cadere. A questo punto facendo ruotare l’albero, le alzate spingeranno i bicchierini verso l’alto e sarà possibile sfilare tranquillamente l’albero e infilare
quello nuovo.
Tempo necessario all’operazione (elastico, ruota, sfila e infila) quattro minuti e ventidue secondi.
Rimonta gli ingranaggi e catena della distribuzione, chiude il carter e rimonta l’alternatore (così da poter ruotare l’albero motore a mano per regolare l’anticipo) e in altri dieci minuti rimonta il castello della distribuzione, i bilanceri e poi regola le valvole (vi assicuro che vederlo
fare da Scola sembra perfino piu’ facile di quello che è) e richiude il tutto…
Gran finale!
Mercoledì 10 luglio ore 20.00
La moto è praticamente rimontata… gli ultimi clienti distraggono Bruno che deve interrompere spesso l’operazione LeSPans…
Siamo alla seconda fase, altrettanto importante: la fasatura dell’anticipo e la carburazione.
Muovendo l’albero, Bruno, porta i cilindro destro in compressione e poi dal foro sul carter cerca i segni di riferimento sul volano per l’anticipo.
Tira fuori, per l’occasione, l’attrezzo speciale…una lampadina a 12 V con due fili, uno rosso e uno nero, con in fondo due morsetti! Dopo averne collegato uno alla puntina e l’altro a massa, sul pedale del freno, infila un cacciavite nel foro e fa ruotare di poco il volano…la lampadina si accende e segna il passaggio di corrente alla puntina (quindi chiusa).
Con M. avevamo parlato spesso della fase… nel suo atelier di meccanica, lussureggiante di attrezzature incredibili, mi mostrò la pistola stroboscopica che, secondo lui, era “obbligatorio” usare in questi casi pena imprecisioni intollerabili.
Sicuramente la strobo sarà anche uno strumento iperpreciso ma, a quanto pare, l’occhio, l’esperienza… e la lampadina di Scola gli hanno fatto “un culo così!”… 
E qui viene fuori (oltre al cammes troppo scorbutico) il secondo “vero e grande” problema del LeSPans: Lo spinterogeno.
Gli spinterogeni Guzzi, per questi motori, sono di due tipi A e B. Entrambi permettono di regolare l’anticipo del cilindro destro praticamente a piacere…ma per il sinistro no.
il tipo A (di solito montato su SP, T4, T5 ecc.) permette di variare la posizione della puntina del cilindro sinistro, quella in basso per capirci, di + o – 3 gradi. Questo è possibile attraverso una piastrina mobile su cui la puntina “sinistra” è montata. Il tipo B invece permette un aggiustamento di ben + o – 8 gradi!!! Quindi il LeSPans, oltre al cilindro dx con due gradi
di troppo di anticipo, aveva il sx con 4 (dico quattro) gradi fuori dal dx,
quindi 6 gradi “fuori” in tutto.
Bruno riduce l’anticipo del dx e porta il sx a “solo” un grado di differenza… di “quanto” abbia anticipato (a quanto ammonti il valore della regolazione) resta un mistero che sarà sciolto misurando l’anticipo attuale nei prossimi giorni…
Finita la fase (altri dieci minuti) Scola smonta i coperchi dei carburatori per cambiare gli spilli.
Ma quel punto mi chiede di prendere una valigetta sullo scaffale lì di fianco. Al suo interno tanti suddivisioni con altrettanti tipi di spilli e mi chiede: mi prendi due K5? …Cerco tra i piccoli scomparti e vedo una marea di K, di V…da perderci la testa!
Io ho i K18 sul LeSPans (stiamo parlando dei carburatori phf da 36 della Dell’Orto…) e dentro quella benedetta valigetta, ne vedo (in base al numero delle suddivisioni) piu’ di una ventina tipi! …e se ognuno è in grado di modificare la carburazione come è stato per la mia moto… che roba!!!! Ce n’è veramente per tutti i gusti…
Infine la rmetto a posto sopra le altre due dove c’è scritto – getti piccoli/minimo – e -getti medi e getti grandi- il paradiso della carburazione!
Bruno, quindi, apre i carburatori e cambia gli spilli per poi richiuderli e… e…. e….mettere in moto! “Ci dovrebbe essere un pò di benzina nelle vaschette no?” mi dice, preme il pulsante dell’avviamento e broouuummm….al primo colpo! Quindi gira un pò di viti di regolazione e senza toccare nient’altro rimette il serbatoio. Mi guarda e fa: va a provarla…
Ohè dico! Ma i getti del massimo? Quelli del minimo? La pompa di ripresa? Il Polverizzatore?….e l’allineamento dei carburatori, il vacuometro?…niente?
Mi chiede: Che getti hai su? Rispondo: 145 al massimo, 40 il minimo e
il polverizzatore è l’AB265…
Sorride e ammiccando verso la strada ripete: vai, provala…
Tecnica e pratica meccanica – fine
La moto dovrebbe essere finalmente a posto, monto sopra e metto in moto.
Massimo, nel frattempo, si munisce di martello perchè “è stanco di vedermi soffrire”. Così se la moto non fosse andata bene nemmeno ora mi avrebbe “finito” a martellate lì sul posto… in fondo meglio un amico che uno sconosciuto no? 
Metto la prima e parto…tocco appena il gas e la moto schizza in avanti… sono a 2000 giri… metto la seconda….la terza… sono a 2500 giri… apro il gas… e la moto va via liscia e con una spinta sconosciuta prima!.
Azzardo la quarta e la quinta e lascio calare il motore a 2000 giri… apro il gas con decisione e… vengo catapultato in avanti da una spinta vigorosa che si irrobustisce decisamente fino ai 4000 giri!!!! Manco fosse un 1000 di cilindrata!!!! Un motore Le Mans che sotto gira come una “turistica” e sopra rimane col suo carattere!
E’ fatta!
Torno all’officina e Massimo mi viene incontro col martello… ma col sorriso che ho capisce al volo anche lui!
Ore 21,00
Resto con Bruno che sarei ripassato la mattina dopo per vedere il getto del massimo e pagare il conto. Grande fiducia di Bruno! ‘ché contento come sono me ne andrei subito fino a capo Nord!
Invece partiamo in direzione Lecco, alla volta di Mandello e sulla superstrada (gongolando come mai) tiro le marce… terza, 6000 giri. Quarta. Apro il gas con decisione e il motore da 5000 giri risale rapidamente verso la zona rossa. Cazzo sono a 180 di quarta a quasi 7500 giri. Metto la quinta e sento che il motore sale imperturbabile. Chiudo il gas per il traffico (e per Massimone che è rimasto un pò indietro sorpreso dalla sparata!) ma godo come un maiale a camminare
di quinta da 40 ai 160 all’ora sulla strada piena di curve…
Ah dimenticavo! Sulla moto c’erano pure le tre borse cariche! E il motore tirava comunque ai bassi e in salita! Non ci sonopiu’ abituato, incredibile! Tutta un’altra cosa! Finalmente! Era ora! Meglio tardi che mai!
Il mattino seguente siamo ripassati da Bruno. I getti del max vanno bene. Pago. Il conto è di 313 Euro, compresi i parateste/paracolpi di alluminio lucidato che ho fatto montare e il costo del cammes scontato del reso (gli ho lasciato il B10).
Soldi benedetti.
Epilogo.
Il resto del viaggio, che richiederebbe esattamente lo stesso tempo passato sulla moto per essere descritto, sarà uno dei piu’ belli che abbia fatto.
La mitica coppia Massimone e Vladimiro, ormai inarrestabili quarantenni, si esibirà in tortuosissimi avvicinamenti verso Roma passando per luoghi incantevoli e piste camuffate da strada. Toccherà il porto di La Spezia da Cesare/Simbad, pranzo in Garfagnana e il rifugio montano in Abbruzzo di Giuseppe, si incontrerà col Canaro, in Umbria, si scontrerà con la grandine sulla piana di Castelluccio.
Un grande grazie a Massimo che mi dà sempre una mano (battuttaccia!) e perfetto compagno di viaggio.
Come sempre un amico. In cambio ho dovuto svelargli uno dei ristoranti segreti di famiglia! E se un giorno vi porteremo con noi dovrò bendarvi prima! 
Il LeSPans col motore quasi perfetto (devo trovare uno spinterogeno tipo B, cazzo!) cammina come il vento ed emergono tutti quei “difettucci” che prima non era possibile vedere: La forcella poco scorrevole e troppo “dura” (in pista andrà pure bene così, ma sui sanpietrini ti sciaqua il
cervello già sopra i 10 km/h!), il paraolio del cardano che perde sulla ruota, il cavo del gas che si rompe e quello della frizione che è lì, lì…e il relè del motorino che si riempe d’acqua quando piove…
Rimedierò a tutto piano, piano… è un amore che finalmente può sbocciare e una moto così te la devi “crescere” prima di potergli affidare la tua vita entrando in curva alla Porcherrimo no?
Non è una moto qualunque. È il LeSPans.
Sipario.
Applausi.
Inchino.
Casco in testa e VIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il Porcherrimo on the road again
Vladimiro e Bruno Scola



