Home Blog Pagina 3

Come sono diventato Guzzista: Giuseppe Musumeci

0

di Giuseppe Musumeci

Il motociclista delirante

Non ti ho sognata…mi sei capitata per caso cercando una moto per il mezzo secolo compiuto e dopo la giapponesina di gioventù… ti ho preso senza sentire la tua voce senza vederti camminare mi hai guardato e mi sono fidato; eri lì ricorperta di puntini di ruggine simili a lentiggini, polvere e nidi di esserini, ma appena ti ho accarezzato subito ho capito che eri la moto giusta, sarà perchè le iniziali dei nostri nomi sono uguali sarà perchè sei tanta massssiccccia e imponente pur essendo piccina e proporzionata.
Da giugno che ti smonto e rimonto coccolando ogni pezzo e riportando ogni lentiggine alla lucentezza originale ormai ti conosco e sembra di conoscerti da sempre, sei ripartita al primo colpo e sentirti borbottare mi ha spiazzato emozionato smosso nell anima cosi come tu ti smuovi quando sei accesa ed anche se non potrò piu provare l’ebrezza del vento fra i capelli sono certo che faremo tanta tanta tanta strada solcando il vento.
Ci siamo presi io nuovamente in moto e tu a casa! Finalmente potrò smettere di simulare l’acceleratore al volante, cosa che facevo quando vedevo passare amici centauri.

Giuseppe Musumeci​

 

Come sono diventato Guzzista: Fabrizio Angelelli

0

di Fabrizio “Fange” Angelelli

L’imprinting

Come sarà capitato a moltissimi guzzisti della mia età, cioè quelli con i (pochi) capelli bianchi, l’imprinting guzzista si riceveva in casa da qualche nonno, zio, genitore, cugino. Nel mio caso fu mio cugino, più grande di me, che all’età di 13 anni mi mise in sella ad una V7 Special che a me sembrava un carrarmato di moto! Appena mi fece scendere dal cavalletto la prima cosa che feci fu afflosciarmi su di un fianco come un carciofo divenuto troppo maturo sulla pianta. Da quell’esperienza capì anche che i freni a tamburo sono un sistema di frenata “telepatica”, cioè devi cominciare a pensare di frenare con qualche decina di metri di anticipo, per trasformare poi il pensiero in frenata reale. In famiglia c’era anche un Nuovo Falcone che contribuì a fissare il marchio Guzzi nel mio subconscio.

Ormai il danno era fatto, ma dopo queste esperienze seguirono anni in cui mi appassionai al “come funziona”, fino all’arrivo della patente e dei primi stipendi con cui decisi di comprare la mia prima moto. Erano i primi anni ’90 e guardandomi intorno le Guzzi non è che fossero proprio così attraenti rispetto alle linee dell’epoca. Erano gli anni delle supercarenate e di Guzzi mi piaceva il Lario 650, ma conoscevo i suoi problemi e non me la sentivo di affrontare la prima esperienza con un mezzo così poco affidabile. Così seguirono gli anni delle giapponesi, sempre scelte in base alle loro qualità meccaniche. La Honda NightHawk 650, quattro cilindri in linea ma con la sua brava trasmissione cardanica, poi il VFR 750, con la sua stupenda cascata di ingranaggi, il forcellone monobraccio, il motore a V, derivata direttamente dalla mitica RC30 (VFR750R).

Ma dopo tutta quella tecnologia il germe guzzista si ripresentò prepotentemente e dopo una analisi tecnica la mia scelta cadde su quella che per me rappresentava il perfetto equilibrio: la Le Mans 850. Tre freni a disco, frenata integrale, bassa e cattiva con quei cilindroni in evidenza. Fu l’inizio di un sodalizio interminabile. Solo che guardandomi intorno mi sentivo solo in mezzo ad un mare di efficientissime giapponesi e Ducati che aveva raggiunto l’apoteosi con il 916. Anche nella neonata internet, tutto ciò che si poteva trovare on-line sulle Guzzi era in Germania, l’Italia languiva. Così decisi di farmi da solo il mio sito sulle Guzzi, ma l’impresa non era semplice, seguirono mesi di lavoro e di progettazione, l’unico che mi seguiva e contribuiva era Nello, ma eravamo due informatici, mi serviva qualcuno che avesse una vista più ampia sulla forma e la comunicazione. Così chiesi aiuto ad Alberto e a Goffredo e seguendo i loro consigli finalmente il 7 marzo del 2001 nacque il sito di Anima Guzzista. Il resto è storia fatta di incontri, di conoscenze con persone che sono diventate amici per la vita, di esperienze irripetibili e difficili da raccontare, le gare in Spagna, la vita da paddock. Al Le Mans 850 si affiancarono dopo poco un California 2, un 850 T e un Airone Sport.

Auguro ad ogni nuovo guzzista di vivere la sua moto come uno stile di vita, di assaporare il mondo che vi ruota intorno e di non considerare mai la sua Guzzi solo come un mezzo di trasporto.

Sempre vostro

Fabrizio Angelelli

Come sono diventato Guzzista: Vladimiro Corbari

0

di Vladimiro Corbari

LA MOTO DI ALDO

Avevo undici anni quando la casa in campagna, dove viviamo tutt’ora, era stata appena costruita. Il terreno attorno era cosparso di detriti del cantiere e tra i resti di mattoni e la “molazza” per impastare due mucchi, di sabbia e pozzolana, avevano ancora i segni della pista per le piccole automobili con cui giocavo .

Fu un giorno di quell’estate del 1970 che sentii per la prima volta quel suono. Più morbido e ovattato dei trattori e frese che spesso si sentivano borbottare nella campagna fuori Roma, più fluido e “rotondo”, più forte e vicino, sempre più vicino fino a spuntare, seguito da una nube di polvere, sul viale sterrato che dalla strada principale portava a casa.

Oh, era magnifica! Bianca, grande, grandissima, con ruote enormi e veniva da noi! Si fermò proprio accanto al mio mucchio di sabbia, spense il motore e scese Aldo, un amico di papà, venuto a mostrargli il suo ultimo acquisto. Una moto!

Sul serbatoio c’era scritto Moto Guzzi e più in basso, sotto la sella, vu sette. Ricordo, come fosse ora, che quasi intimidito mi avvicinai girandole attorno “a debita distanza” e mentre papà e Aldo si salutavano feci un passo in avanti avvicinandomi fino a toccarla.

Si, certo, durante la giornata Aldo mi fece sedere sulla moto e mettere le mani sulle manopole, poi la accese e io suonai il clacson. Quel giorno vidi e sentii cose mai viste e sentite che non ho più scordato.

Ovviamente non ero ancora diventato Guzzista.

ARMANDO FIORINI

Il maestro delle elementari aveva un secondo lavoro: faceva il venditore di auto presso la concessionaria Raganelli, a Roma in largo Preneste, di Alfa Romeo e Moto Guzzi. Mio padre lo scoprì un giorno, venuto a prendermi davanti scuola dove lo incontrò. Fu così che tra un “è intelligente ma non si applica” e “potrebbe fare di più”, non so come, il discorso finì sulle auto e il maestro Ruggeri convinse papà a comprarsi un’Alfa Romeo.

In effetti, la vecchia R8 era ormai alla frutta ed era proprio ora di cambiarla. Andammo insieme alla concessionaria e, mentre lui trattava l’acquisto del 1300 TI, io mi ero “piazzato” come incantato accanto ad una moto esposta nella vetrina che dà sulla piazza, tra le alfa dello showroom. Bianca, grande, lucidissima e Moto Guzzi sul serbatoio. Era proprio lei. Questa, addirittura, con la scritta “special” sul fianchetto.

Una voce alle mie spalle disse “ti piace, eh?”, trasalii come succede a chi torna con i piedi per terra strappato all’improvviso da un volo nel mondo dei sogni. Era Armando, un giovanotto dal sorriso aperto e simpaticissimo che iniziò a parlare (proprio con me!) di come quella sarebbe stata presto la sua moto, che contava di andarci in ferie in giro per l’Italia, che la macchina è comoda, però in moto è tutta un’altra cosa, che si conosce un sacco di gente simpatica e poi è proprio bella!

Nemmeno quel giorno diventai Guzzista.

7 ANNI IN STANDBY

Poi, mio padre, si trasferì a Milano per lavoro e, poco dopo, anche noi lo seguimmo. Furono anni di Graziella (si, la bici, spiritosi!) e dei primi giri sui motorini degli amici finché papà non decise di farsi… una Moto Guzzi!

Mia madre era scettica e forse fu per questo che mio padre mi coinvolse chiedendomi di accompagnarlo dal concessionario Guzzi di via Trivulzio. Così, mentre io indugiavo seduto sul Dingo Cross, pur sapendo che non me lo avrebbero mai comprato, lui, quello là, l’infame, ma si, dai, mio padre! Chiedeva costi e tempi di consegna per… un Airone 250 col sidecar!

Per fortuna mamma la ebbe vinta, così finimmo io comunque senza il Dingo e lui senza sidecar…

Avrei voluto solo un motorino, uno qualunque, qualsiasi cosa che fosse anche appena meglio della Graziella, invece niente. No, ancora non ero diventato Guzzista.

ARMANDO FIORINI 2

Nel 1976 tornammo a Roma, finì il liceo e poco dopo presi la patente. Armando aveva ragione, la macchina era comoda e non persi occasione per guidare quella di famiglia e, a dire il vero, alla moto non ci pensavo proprio più.

Sono anni intensi: la maturità e poi l’università, poi no, basta studiare voglio lavorare e poi da casa a Roma a quella in campagna a Zagarolo, dove risiedo tuttora e anche Anima Guzzista ha avuto sede per i nove anni in cui ne sono stato Presidente.

Intanto il lavoro, pian pianino, cresce ed inizio a dovermi muovere tra casa e Roma quotidianamente tra clienti e tipografie, ed è qui che scatta “quel “qualcosa quando mi convinco che la moto sarebbe la soluzione perfetta. Agile nel traffico, si parcheggia ovunque e… ooops, ma si dai, tutte ‘ste cose le sapete già, no?

Fu così che spesi due anni in sella ad una Honda 350 four di quinta mano (oh! Il lavoro andava sempre meglio ma i guadagni mi permettevano solo usato sicuro, pochi km, ottimo stato, poco prezzo, anzi fammi uno sconto…) che dopo 60 mila chilometri ho rivenduto quasi a peso tanto era conciata male e fu allora che mi tornò in mente Armando.

Due mesi dopo uscivo dal concessionario in sella ad un V65 grigia nuova di zecca ed un po’ di rate da pagare . Era il 1983 ed ancora non sapevo che mi stava aspettando un anno fatto di gioie e dolori, rabbia e felicità ma che avrebbe messo in dubbio anche il solo pensare ad un mezzo su due ruote.

Dopo 23 mila km in un anno avevo bruciato le guarnizioni delle teste, avuto un sacco di problemi di carburazione e messa a punto, rotto la coppia conica, rifatta frizione con relativa perdita d’olio dalla flangia, un vero disastro. Ma era anche vero che c’ero andato per la prima volta a Mandello del Lario, partecipato a tanti raduni e guidato ogni santo giorno per Roma e dintorni.

Così avevo scoperto che viaggiare in moto mi piaceva parecchio e fu proprio durante un raduno che incontrai Armando, vestito di tutto punto in tuta di pelle nera, guanti e casco su un meraviglioso 1000 SP rosso e bianco con tanto di borsa da serbatoio e tris di borse krauser. Rimasi come fulminato. Era “lei”. L’immagine di viaggiatrice potente, grande, comodissima e veloce era tutto quello che avrei voluto per vivere la moto a “modo mio”. Parlammo molto ed iniziai a venire “edotto” sulla differenza tra serie “grossa” e serie “piccola”, mi illustrò tutte le caratteristiche meccaniche e di guida ma, cosa più importante, alla fine me la prestò per un breve giro di assaggio del paese. Non c’era bisogno di altro. Quella sarebbe stata la mia moto. E così, di nuovo, tornai da Armando Fiorini per una permuta ed il 1mo luglio del 1984, ritirai la moto da Biaschelli, concessionario Moto Guzzi, per non dover aspettare i tre giorni necessari al trasporto da Raganelli, ultimo SP rosso e bianco disponibile a Roma. Mi accompagnò Michele Buonanni, direttore della rivista Fotografare dove lavoravo, e quella fu l’unica volta in vita mia in cui salli su una bmw.

L’SP mi piaceva molto ma proprio Guzzista ancora non mi ci sentivo, al massimo… simpatizzante.

L’SP

Devo dire che, dopo la brutta esperienza col V65, qualche magagna me l’aspettavo… e invece niente. Così cominciammo a capirci e mentre la fiducia aumentava anche le “avventure” si moltiplicavano: dal giro del Mediterraneo fino a Gibilterra ed il Marocco e, dalla parte opposta, Yugoslavia,Ungheria e Cecoslovacchia prima della caduta del muro di Berlino, ma anche da casa al lavoro quotidiano fino alla vita da libero professionista per Roma tra clienti e fornitori (ancora non erano arrivati gli scooter che oggi regnano sovrani nell’uso cittadino), e poi raduni, vacanze ed uscite di pochi giorni, praticamente visitando quasi ogni angolo della nostra bella Italia.

Quindi? Quando sono diventato Guzzista?

Dopo tanti anni di “turismo” ho scoperto di poter guidare anche in un altro modo. Era il mio lato “oscuro” che a tratti veniva fuori nelle strade tortuose dove, nel tempo, avevo preso sempre più confidenza con andature più “sciolte” che, grazie all’SP modificato ed “aggiornato” (più noto come LeSPans), si sono rivelate molto meno oscure e rivalutate più come “upgrade”, di quel mototurista che sono stato, fino a che ho incontrato… Anima Guzzista nel 2004 nell’Incontro di Primavera a Trevignano.

Quel giorno ho incontrato tante persone e con molti ho stretto legami d’amicizia sincera e con alcuni “addirittura” lo stesso modo di intendere e vivere il motociclismo con in più, la ciliegina sulla torta, di essere Guzzisti. Tra le strade “curvose” verso Tolfa e nella splendida serata dove nacque la Guzzisti Liberi Blues Band ho capito di essere nel posto giusto. Da lì in poi non mi sono più fermato e voltandomi indietro nel vedere dove ero arrivato è stato chiarissimo che ero nel posto giusto a fare cose semplici, normali ma anche spettacolari e davvero “gajiarde”.

Bocca Serriola, Colli di Montebove, La Buddusò Bitti, la Pescasseroli Scanno, La Futa, la Cisa, il Passo del Bracco, il Colle della Maddalena, da Alleghe a Passo Giau e potrei proseguire per altre mille pagine. Su tutte mi sono sempre divertito un sacco, si a guidare e piegare, a vedere panorami mozzafiato e a bere birrini defaticanti ma soprattutto perché ero con altri motociclisti… tutti Guzzisti.

 

Sono diventato Guzzista nel 1970.

Nel 2004 l’ho scoperto anche io.

Vladimiro ed il LeSPans

41 anni e 530.000 km di motociclismo addirittura Guzzista

Come sono diventato Guzzista: Alberto Beligotti

0

di Alberto “Tabaccaio” Beligotti

Eeeehhhh come sono diventato Guzzista? Bah ….. non lo so! Il rumore? Il colore? …. Ma è successo nel 1965 ed avevo 7 anni, quando scendevo dalle scale di casa e andavo ad aiutare per passione il falegname che aveva un laboratorio davanti a casa mia, vedevo sempre un Galletto color sabbia parcheggiato.
Al mattino andavo a scuola ed al rientro si mangiava, ma le orecchie erano sempre allertate, e finito il pranzo andavo sotto il tavolo, che era appoggiato al muro, a smontare e rimontare la presa della luce. A volte prendevo la scossa ed altre no, ma comunque sia la smontavo e rimontavo.
Ma poi….. ciaciac…ciaciac…ciaciac lo sentivo arrivare e quando non lo udivo più voleva dire che era tempo di scendere le scale.
Scendevo velocemente e poi mi incantavo per diverso tempo a guardarlo, meditavo, guardavo la ruota di scorta, come era tenuta al telaio, le ruote, la catena, etc etc ….. il GALLETTO!
Andavo ad aiutare il falegname, che mi dava 10 lire, per un intero pomeriggio dove passavo i legni, pulivo ed altre cosucce ed intanto chiedevo come funzionasse la moto ferma di fuori.
Poi il tempo passa e si cresce, a 14 anni sono andato a lavorare per comprare il primo motorino, un testi.
A 16 anni non è successo nulla, non avevo soldi da spendere, ma a 18 subito la patente, ma con i soldi accumulati non potevo permettermi una Guzzi e quindi presi un Aermacchi 250.
A 20 successe il patatrac, avevo un po di soldi ma non abbastanza per comprare una Guzzi nuova e quindi che fare? Andai dal meccanico della guzzi in zona, un certo Silvano Bartolucci (detto il maestro) che mi accolse, forse ridendo, perché facevo troppe domande, e mi consigliava le moto disponibili.
E successe che la botta di fortuna capitò, lei…. Era li…. Bella ….. non proprio pulita ma doveva essere mia….. un Le Mans 850 prima serie! Aaaaaaahhhhhhhhhhhhhh …. Quanto costa? Siiiiiiiii ci stavo! Il prezzo era poco più di quello che mi potevo permettere, ma….. perché così poco? Il proprietario se ne voleva liberare perché aveva bisogno di soldi, ben venga.
E cosi fu mia!
Poi pavoneggiandomi andai da mio padre a farla vedere e mi disse che per me era troppo grossa e mi chiese se frenava bene. Il giorno dopo andò dal concessionario Guzzi di cattolica, che era suo amico, ad informarsi e cosi ebbi il benestare paterno, mia madre era già convinta, era la prima motociclista donna di un paesino vicino a rimini.
Quindi?!?!?!? …. FORSE SONO NATO GUZZISTA!  ….. quel benedetto GALLETTO!!!!

 

Come sono diventato Guzzista: Elena Gaffuri

0

di Elena “LaGaffu” Gaffuri

 

Mio papà aveva una Moto Guzzi. Se chiedo a mia mamma o alle mie sorelle quale modello fosse, la risposta è: “era rossa”. Eh… Nessuna foto nell’album, io non ero ancora nata… la rispota alla mia domanda rimarrà un mistero. Quello che tutti si ricordano è una gita allo Stelvio in Moto Guzzi: mio papà alla guida, tra lui e il manubrio mia sorella maggiore, dietro di lui mia mamma con le gambe da un lato, e tra lui e mia mamma l’altra mia sorella. Ci sono andati ad agosto, e ha nevicato. Poi sono arrivata io, e in cinque sulla Guzzi proprio non ci si stava. Così è stata venduta e al suo posto è arrivata un’Austin spaziosa, di quelle che si accendevano con la manovella davanti (alla bisogna).

A 14 anni, finalmente, è arrivato il motorino per me! Di terza mano (avendo due sorelle più grandi). Si chiamava Giulietta (vi giuro: esisteva!), di un bel verde metallizzato e con tre marce. Per risparmiare, mio padre mi dava la miscela al 5, la stessa che usava per la motozappa dell’orto… Un fumo indimenticabile. Io, amante del telefilm Chips, viaggiavo fiera sul mio Giulietta con un casco Nolan integrale (sproporzionato rispetto al motorino, sembravo un fungo porcino) e immaginavo di essere sulla mitica due ruote di Poncherello. Ok, ok, non era una Guzzi la sua, ma negli anni ’70 i Chips veri la guidavano eccome la Guzzi!

Poi, per lavoro, conosco una ragazza e suo marito, oggi miei carissimi amici: Francesca e Goffredo, Guzzisti DOC! Grazie a loro conosco Anima Guzzista. Partecipo ad un primo UinterParty e mi diverto un mondo, sentendoli cantare “Parole Parole Parole” oppure “Rumore”, e incontro Vladimiro, Er Tatuato… wow che mondo allegro! Bello! Peccato non avere una moto, e soprattutto la mia patente non va bene per le moto… Ma ecco che incontro un altro motociclista, lo conosco, mi innamoro e diventa il mio compagno: Rolando. Guarda guarda: anche lui è un motociclista! Anche lui è figlio di un Guzzista! Gli presento Francesca, Goffredo e Anima Guzzista, e, come me, si innamora di questo mondo. Tutto perfetto… se non che… ecco… Rolando guida una Honda. Opsssss! Per fortuna Anima Guzzista è inclusiva e ci accoglie a braccia aperte. Perché entrambi abbiamo la Guzzi tatuata sul cuore.

 

Tesseramento 2026

0

Link tesseramento

“C’è qualcun altro qui che ha una Guzzi?” una domanda semplice, fatta in un epoca in cui Internet era molto diversa da come la conosciamo oggi: l’era dei newsgroup, poi dei forum che nascevano per ogni argomento, l’era in cui il web era davvero una scoperta continua.
I “social” erano ancora di là da venire, e quella domanda su un newsgroup di motociclisti diede il via ad una serie di fortunati eventi che ci portano oggi ad un passo dei 25 anni di Anima Guzzista.
Il prossimo anno difatti quella che oggi è l’Associazione di promozione sociale Anima Guzzista festeggerà i suoi primi 25 anni da che 3 personaggi in cerca di Guzzisti diedero via alla Associazione Sportiva Anima Guzzista; è cambiato lo statuto, ci siamo adeguati ai tempi moderni, ma lo spirito è sempre quello, la voglia di esplorare le nostre strade di dar sfogo alla nostra voglia di incontrarci è immutata.
E questa strana malattia che prende il nome di Guzzite e che è cura di se stessa, ci porta ancora una volta a varcare un altro anno con ancora maggior voglia di fare.
L’anno passato abbiamo cercato di portare un poco di novità, non solo a livello statutario stante le novità legislative che sono arrivate, ma anche per renderci più aderenti a questi tempi moderni che alle volte sembrano correre molto più dei motociclisti.
Il nuovo sistema di tesseramento scoperto quasi per caso, e che – in tutta onestà- ancora oggi dobbiamo imparare a usare per bene, ad esempio ci sta dando una mano a gestire non solo l’aspetto associativo ma anche l’organizzazione degli eventi, ma anche l’aver diviso fra le tante anime alcuni ruoli coordinativi degli eventi stessi è stata una scelta ottima per poter diminuire il carico di lavoro di tutti.
Ancora stiamo lavorando per trovare soluzioni migliorative per il sito che purtroppo nonostante fosse un’obbiettivo per il 2025 è finito tra le cose ancora da fare e speriamo veda la luce nel corso dei primi mesi del 2026.
Stiamo portando avanti la realizzazione del libro che raccoglierà i racconti “Come sono diventato Guzzista” così da poterlo distribuire dal prossimo incontro di primavera; abbiamo cercato di concretizzare la convenzione con MotoAirBag non tanto e solo per farvi avere degli sconti ma per aiutarvi a comprendere quanto ci teniamo a migliorare la vostra sicurezza in moto.
Anche l’ultima convenzione nata, quella dedicata ai Carplay strizza l’occhio alla sicurezza con un sistema che non è solo un banale Carplay ma che prevede anche un radar posteriore a microonde in grado di attivare la dashcam piazzata al retrotreno.
Ma è anche in programma la visita ad Andreani Group così come la convenzione con loro che presto sarà disponibile per tutti gli associate.
Ci sta anche la realizzazione di nuovi gadget da mettere a disposizione degli associati.
È già online nella bacheca incontri 2026 il calendario eventi per il prossimo anno con tante date già definite ed altre, ancora in fase di pianificazione, che saranno presto disponibili online e nelle agende digitali. Da non perdere, l’Incontro di Primavera che prepariamo da mesi, sarà la festa dei nostri 25 anni e dei 15 anni del monumento a Carlo Guzzi, nel Sancta Santorum Guzzista ovvero Mandello del Lario!
Insomma abbiamo già in serbo un po’ di cose interessanti e tante altre che arriveranno, come sempre la cosa più importante sarà l’opportunità di partecipare agli eventi di Anima Guzzista, perchè sono lo strumento principe per poter toccare con mano cosa fa Anima Guzzista per tutti voi, cosa significa essere soci, perchè la tessera che pagate ogni anno è quello strumento che ci permette non solo di pagare i costi fissi come quelli del server del sito, del forum, commercialista, e altri balzelli di vario tipo, ma anche compensare le eventuali perdite (ahimè sempre presenti se vedete i bilanci di fine evento) agli eventi ufficiali di AG.
Quindi ciancio alle bande e venite a iscrivervi che qui c’è il vino buono e vi si vuole bene, si anche a te che non hai la Guzzi per chissà quale motivo e che però c’hai l’Anima Guzzista senza ombra di dubbio.

Due precisazioni, chi si è già iscritto tramite la piattaforma Yapla l’anno scorso può semplicemente rifare il login e rinnovare l’adesione senza dover inserire nuovamente tutti i dati. Chi è nuovo invece farà una nuova registrazione, facile semplice, a prova di Guzzista.

Ricordo che potete fare il pagamento della quota sociale tramite Yapla direttamente con carta di credito, Google Pay, Apple Pay ma anche tramite bonifico (preferibile) Paypal e Satispay (questi ultimi meno preferibili).

In caso di dubbio non esitate a contattarci anche sul forum dove trovate tutti i dettagli e le varie modalità di pagamento.

 

Come sono diventato Guzzista: Goffredo Puccetti

0

di Goffredo Puccetti

Estate del millenovecentequalcosanta;
Gabbiano. Casa dei nonni nel Mugello.
-Vatti a mettere un giubotto, che andiamo a fare un giro sulla Futa.
A parlare è Cugino Simone, quello con la moto.
Corro in casa e ottengo il consenso paterno al battesimo del fuoco su due ruote. Non ricordo i dettagli della negoziazione tra Babbo Giuseppe e Cugino Simone, fatta di “mi raccomando” “guai a te se superi i x all’ora” e altri diktat più o meno osservabili. Sta difatto che mi viene offerto un casco e siamo pronti, andiamo.
Ecco la moto. La Moto. Cugino Simone si distingue tra gli altri Cugini Grandi. La sua moto ha qualcosa di diverso da tutte le altre. È innanzitutto molto più pulita del Caballero del Cugino Andrea e più cromata della Honda del Cugino Bernardo.
E poi ha scritto Moto sul serbatoio. Moto Guzzi per la precisione.
– Ma che marca è?- Chiedo.
– Moto Guzzi, la più bella fabbrica di motociclette al mondo – risponde Cugino Simone che ha sempre avuto il dono della precisione e della sintesi.
Sul fianchetto, un altra scritta: California. California II per essere precisi.
– Metti il piede lì, ora scavalca. A posto. Reggiti lì e andiamo.
– Che strada facciamo?
– Che domande? La Futa! La palestra dei motociclisti! – Di nuovo, precisione e sintesi.

Sì, lo so, voglio sempre strafare ma la realtà è questa. L’imprinting Guzzista io l’ho avuto come passeggero di una California II tra Panna e la Raticosa. Cugino Simone guida la moto con una disinvoltura che disarma e affascina: le mani sembrano solo appena appena appoggiate al manubrio e poi ad ogni curva…oooh andiamo giù!
– Non serve che ti sbilanci dalla parte opposta, anzi, divertiti a piegare con la moto! –
Cugino Simone sorride ed educa. Nel frattempo incrociamo altre moto:
– Tra motociclisti ci si saluta! –
Passerò il resto del viaggio a sbracciarmi, questa cosa del saluto è veramente una cosa fichissima!
Alla Raticosa ci fermiamo. Ci sono altre moto e piloti vestiti come quelli da corsa. Dopo la cocacola torniamo verso la moto e Cugino Simone risponde alle domande di un paio di motociclisti che si erano avvicinati alla sua moto. Sono troppo piccolo per elaborare ma col tempo capirò che quando arriva una Moto Guzzi California in un parcheggio le altre moto abbassano il faro in segno di rispetto.

Ripartiamo. Contravvenendo alla raccomandazione numero 765 di Babbo Giuseppe, Cugino Simone prende la discesona tutta tornanti fino al fondo valle e ritorniamo facendo ‘il pezzettino in autostrada’ che era stato oggetto di lunghe trattative.
– La cosa bella di questa moto è che sta su un binario anche a (omissis) chilometri all’ora. Vedi? due dita appoggiate e via…
E poi vedi come han disegnato questa autostrada? Secondo me l’ha pensata così un motociclista…

L’uscita Barberino arriva prima di quanto avrei pensato, effettivamente, e poi da lì, a passo di trotto si rientra a casa.
Scendo. Riguardo la moto e decido che un giorno mi comprerò anche io una Moto Guzzi.
Grazie Cugino Simone.

Come sono diventato Guzzista: Ruggero Golin

0

di Ruggero “Rugi56” Golin

ehhhhhh bella domanda, boooooh
eccheca—–o ne so io come sono diventato guzzista,
forse perché sono vecc—-, anziano e me lo sono dimenticato?
fatto è che piu di 20anni fa mi sono pure tatuato l’aquila sul braccio,
quindi a sto punto morirò guzzista

Come sono diventato Guzzista: Roberto

0

di Roberto “EccoRoby”

All’età di 4 anni già cavalcavo il Guzzi Falcone di mio Padre Carabiniere che aspettavo con ansia quando ritornava a casa, a 15 anni frutto delle mie fatiche di un estate passata a lavorare acquisto Il mitico “Dingo Guzzi GT 50 che tutt’ore ho funzionante, nel 1976 arriva La Guzzi 400 GTS che anch’essa è in letargo in garage ed ora Ottobre 2025 ho fatto spazio per la bellissima V85 di cui sono innamorato!! Pensa che quando acquistai il Ducati dissi ” questa non la venderò mai!! E’ si….. Guzzi Galeotta!!!

Come sono diventato Guzzista: Franco di Schiena

0

di Franco “franguzz”

Era piu’ o meno la meta’ degli anni 70…io ero un bambino.
All’ epoca al mio paese la rete idrica non arrivava dappertutto,molte abitazioni avevano la cisterna ausiliaria dell’ acqua potabile che venivano rifornite da autobotti.
Queste venivano a caricare l’ acqua al pozzo di acqua sorgiva di mio zio, dove io andavo d’estate a dargli una mano.
Alle abitazioni del centro storico, le autobotti grosse non potevano arrivarci perche’ le strade erano (e sono) molto strette…a questo ci pensava un burbero omone sempre in tuta da meccanico, con due mani grosse cosi’, che con il suo Ercole cisternato, riusciva ad infilarsi dappertutto.
Un giorno, incuriosito da quel grosso treruote, gli chiesi di portarmi insieme a fare un “viaggio”, e una volta sistematomi nell’ angolo dell’ angusta cabina, l’ omone con una pedata ben assestata, mise in moto…
La spartana cabina con uno scossone inizio’ a vibrare paurosamente, amplificando il rombo del grosso monocilindrico…l’ odore della benzina quasi mi ubriacava, mentre il grosso volano ruotava minaccioso vicino ai miei piedi…lo stridio della frizione e il sibilo del cambio mi attanagliavano il cuore, mentre il “tunf – tunf” del monocilindrico (Falcone) messo sotto sforzo dal carico ( una ventina di quintali o forse piu’) mi rintronava nella testa.
Ci manco’ poco che gli chiedessi di farmi scendere… poi, invece, iniziai a tranquillizzarmi… la tecnica di guida ( l’ omone guidava maledettamente bene) inizio’ a incuriosirmi…
le vibrazioni, il frastuono, il rombo e gli stridii iniziarono ad amalgamarsi insieme creando un ritmo e un suono che ora pian piano risultava essere gradevole e naturale…iniziai a capire che quella era la voce della meccanica allo stato puro…e fu subito concerto, sinfonia…
Quel giorno nacque in me la passione per la Guzzi…grazie all’ Ercole!

Gadget

VI SEGNALIAMO