di Francesco “Pirrituri” Migliaccio
Tutto comincia durante il 3° anno di scuola superiore, a Ragusa, nel 1976.
In quegli anni tra noi ragazzi andava per la maggiore fare regolarità (oggi si chiama enduro) con
motociclette che sono entrate nella leggenda: KTM, Caballero, SWM, Puch, Dkw, qualcuno con
Montesa o Bultago.
Io ero diventato proprietario (seconda mano) di una delle 7 KTM con il motore Sachs – quella con il
serbatoio in vetroresina color celeste – arrivate in Sicilia.
Durante la settimana si andava a scuola con la moto, si parcheggiava nel cortile e in classe; la
domenica, grande festa: stivali di cuoio, casco jet, mentoniera, cintura lombare e via, per quello
che chiamavamo andare a tirare, cioè scorrazzare per mulattiere e cave.
Un giorno vedo nel cortile della scuola una strana moto, con il sellone bicolore, enorme,
imponente nel sembrare inarrestabile: era del supplente di filosofia di un’altra sezione, che la
usava per venire tuti i giorni a Ragusa da Modica; la cosa per me assolutamente straordinaria era il
momento dell’accensione: noi, con i due tempi – pedivella aperta, colpo secco e via – mentre lui,
metteva in moto – tum tum apriva una delle borse laterali tum tum indossava giubbetto e guanti
tum tum saliva e via tum tum tum tum tum tum tum tum.
Ho scoperto dopo che era una Moto Guzzi V7 GT California 850.
In quel tempo, anche se continuavo ad avere il KTM, nacque il desiderio Moto Guzzi.
Vicissitudini varie – università, militare, matrimonio, figlie – e arriviamo al 2005: riesco a
convincere mia moglie e in garage entra una bmw 650 rotax (sempre usata, quella costruita in
collaborazione con l’Aprilia, che diventa Pegaso); ma il tarlo continua, inesorabile ed instancabile.
Salto temporale, siamo nel 2010: finalmente, e tra grandi timori (e chi l’ha mai guidata una moto
così grossa e pesante?), trovo l’annuncio sperato: Breva 1100, con ABS, del 2008 e con 10000km.
Grandissima opera di convincimento con mia moglie e, con la scusa del regalo per i 50 anni, entra
in garage lei, il mio ulivo saraceno, e finalmente, non solo entro nel rutilante mondo Guzzi – e della
fantastica gente che lo popola – ma sono riuscito a tacitare il tarlo.




