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Ettore Gambioli

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di Mauro Iosca

UNA PASSIONE DI PIETRA

AnimaGuzzista Maestri Ettore Gambioli _

Artista ereditario:
tra la molte cose che un individuo può diventare nella vita, una (e qualche volta accade) è l’erede della maestria o dell’arte del proprio genitore e se accade con vero talento guidato da un’amorevole guida, è probabile che le gesta artistiche che ne conseguiranno avranno risultati migliori di chi li indirizzò col proprio esempio.

Esistono paesi giù da noi dove, anche senza percorrere distanze siderali, ci si può ritrovare a fare dei veri e propri “salti indietro nel tempo” nel periodo delle cose semplici e dure, quelle cose che non s’imparano con un corso su CD comprato in internet nell’altro emisfero. Quelle cose che solo antichissime tradizioni e grande orgoglio riescono a portare in dote nel futuro, quale segno di un nobile impegno e di un’esistenza decorosa.

Siamo a Cagli, nell’entroterra marchigiano, in quella parte della provincia di Pesaro che non ha più nulla di romagnolo, nemmeno la piadina: qui infatti il companatico si chiama crescia e ha tutt’altro sapore.
Ettore Gambioli vive qui in una grande casa con tutta la sua famiglia (la sua, con la moglie Silvia e la piccola Agata, più quella dei suoi genitori con la nonna); casa nella quale hanno anche il laboratorio da dove escono la maggior parte dei loro lavori, che con il papà Paolo, scultore e pittore come il figlio (o forse avrei dovuto dire che il figlio è come il padre ma avrete capito…) realizzano.

La loro attività artistica li impegna per l’ottanta percento nell’esecuzione di nuovi lavori mentre la restante parte la occupano i restauri e le manutenzioni (lavori molto delicati per chi vive in questa parte d’Italia ricca di edifici e monumenti medioevali) e comunque bisogna precisare che anche buona parte dei nuovi lavori sono pura interpretazione artistica: bassorilievi, statue e decorazioni che possono impreziosire fontane, monumenti o qualsiasi richiesta il cliente desideri. La capacità che i Gambioli hanno di spaziare, specialmente con l’arte scultorea, li ha portati anche a realizzare opere uniche come quando realizzarono un totem indiano di sei metri d’altezza in legno massiccio per il film di Veronesi “il mio west”, o con il recentissimo monumento realizzato per il centenario del “giro” che ha trovato posto sul gpm della tappa più dura che non a caso passava di qua.

 


Entrando a casa Gambioli si incontrano immediatamente una stupenda California II del 1982 di Paolo e il V11 Sport verde Legnano di Ettore.
Ettore è un tipo calmo e deciso e riguardo alla Moto Guzzi non ha esitazioni: “la Guzzi è la moto di famiglia, non si discute vuoi perché in queste cose sono un po’ nazionalista vuoi per quel motore così imponente che riempie l’oggetto moto e lo fa sembrare più bello e più importante … oppure perché essere guzzista faceva coppia con tutte le mie stranezze.”
Ettore ha lo sguardo di chi trova la serenità nel lavoro d’ogni giorno e che paradossalmente non sarà mai uguale un giorno con l’altro eppure di due cose è sempre stato certo: del lavoro che avrebbe imparato e della Moto Guzzi che avrebbe posseduto, così inevitabilmente ogni tanto questi due mondi si intrecciano e dalle mani dell’artista nascono questi splendidi OGM (Opere Guzzisticamente Manufatte).

L’amicizia con Franco Bartoli di Bicilindrica (vangelo d’ogni buon guzzista) ha fatto peggiorare la “malattia” di Ettore per la Moto Guzzi. “il guzzista ha la testa, è uno che ragiona …incontri uno sconosciuto guzzista, ci parli per due ore e poi come niente ci vai a cena insieme …è straordinario.”

Grazie anche all’assidua collaborazione con la rivista Bicilindrica, i lavori di Ettore – oltre a moltiplicarsi – cominciano ad essere conosciuti dal pubblico che li apprezza sempre con soddisfazione (vedi anche il grande successo avuto dalle stampe distribuite con i tesseramenti di Anima Guzzista) e comunque possiamo tra i suoi lavori più importanti annoverare innumerevoli dipinti (circa una quarantina), sculture (tra cui l’ormai celeberrimo Premio Anima Guzzista/Bicilindrica), calendari, il biglietto d’auguri (acquarello) che la Moto Guzzi ha inviato a tutti i concessionari nel mondo, diverse mostre anche con Alis Agostini e la stessa Moto Guzzi in occasione dei raduni di Mandello.

Pur non essendo uomo di “numeri” Ettore cita i dati dell’epoca Aprilia che evidentemente è il periodo che più gli aveva fatto sperare in un grande rilancio per l’azienda e non commenta l’attualità a parte per l’alone di tristezza che si percepisce nei suoi occhi.
“L’MGS è la prova provata che la dirigenza Aprilia era nel giusto! Dalla Moto Guzzi non ho mai capito perché non sfruttassero tutti quegli appassionati che la venerano e che senza nulla chiedere si adopererebbero per lei.”.

Spesso divagando parla di Giuseppe Ghezzi, suo amico, e di quanto fosse perfetto il suo modo d’interpretare le Guzzi contemporanee; considera la Griso la moto che oggi meglio incarna la filosofia del marchio e pensa a lei come punto di partenza per la nuova Guzzi del futuro, che per Ettore dovrebbe essere marcatamente originale e di stile europeo senza somigliare ad una BMW, massiccia e tondeggiante con linee che non durino solo una stagione.

Che bello se in una nuova era si ripartisse con rinnovate energie in un luogo che – ovunque fosse – contenesse tra le altre cose un monumento alla Moto Guzzi fatto proprio da Ettore Gambioli, che per questa azienda e per la sua storia ha tanta passione, tanta almeno quanta ne ha per la sua terra e per la sua arte, Ettore che salutandomi mi disse “Mandello forse non è più il luogo adeguato per produrre… ma per pensare non riesco ad immaginarne uno migliore.”

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