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Pensieri, parole, opere, missioni

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di Alberto Sala

“La vita è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica”
Carlo M. Cipolla

“Pensavo di passare per Berbenno, da lì salire a Brembilla e poi vediamo”.
L’idea di Mattia mi sorprende e magicamente mette a fuoco un itinerario che desideravo ma che non avevo tracciato altrettanto lucidamente. Avevo in mente la val Brembana ma ipotizzavo da lì il salto alla Seriana via Serina. Ma col nuovo itinerario ho avuto l’impressione che avrei attraversato qualcosa di nuovo: sono luoghi conosciuti e spesso legati alla gioventù più lontana e scoutistica, ma il sentiero d’asfalto tra Berbenno e Brambilla nello schermo interno non si era materializzato nitidamente.
“OK, d’accordo!”

Mi piace il Mattia. E’ uno che non si sottrae al porsi i grandi quesiti esistenziali, quelle domande frutto di inquietudine istintiva, di desiderio di ricerca, di bisogno ardente di conoscere la verità o quantomeno di cercarla avidamente, laddove (come spesso accade) non sia così apertamente manifesta. L’istintivo attimo ti prende inaspettatamente ed è importante se possibile non sentirsi soli di fronte ai tremendi dubbi che ti possono cogliere anche la mattina, di fronte allo specchio, prima di radersi.

“E’ veramente la doppia accensione la via maestra, il vero grande big bang?”
“la via della perfezione passa attraverso quale camma? La OSS, la KS? O la via mediana, la RS?”
“E’ cosa buona e giusta montare i filtri K&N?”

Sono quesiti terribili. Solo gli allocchi, dediti esclusivamente alle umane faccende e appesantiti dai loro pesanti fardelli di guai e miserie, non comprendono l’ardore interiore. E’ bene essere pronti alla chiamata. Chi è già passato (indenne o meno) da questo oscuro tunnel, chi ha già intravisto un bagliore di luce se non quantomeno l’uscita di emergenza venti metri a destra, sente il dovere solidale come la mannaia all’albero motore. Così, col pomeriggio del sabato libero, non ho esitato a chiamarlo, nel compendio della nostra missione.

Lasciata la zona preda dei CentriCommercialisti, dopo S. Omobono (non a caso) si comincia a respirare, noi e i nostri motori. Posso cominciare a focalizzarmi su altro che non abbia più di due ruote e più di due cilindri (volendo anche quattro candele ma aspettiamo a risvegliare i quesiti). Sto a poca distanza da Mattia, diciamo a tre quarti in estasiatica contemplazione, investito dal sano aerosol dei Lafranconi riservato competizione, sì, quelli neri con le eliche, che abbinati al Le Mans producono il suono più bello mai cantato da un motore terrestre. Eppoi, stare dietro al Le Mans è sentire i poli piliferi delle basette risvegliarsi, è sentire sciancrarsi perfino i pantaloni di pelle e scintillarsi la camicia oltre all’animo mentre Sly Stone stridula che è un affare di famiglia e i rimbombi dalle eliche suonano come il basso rotolante della canzone.
Questa moto è un salto nel tempo: è esaltazione infinita, è strappo ad ogni tristezza, è egocentrismo, è egostimolante, è ego_ e ci attacchi qualsiasi cosa. Ecco io mi sarei presentato allo Studio 54 in sella alla Le Mans, con Grace Jones ad attendermi. E’ vero, la V7 è stata la prima icona seventies ma… manca l’immagine sulla Le Mans altrettanto evocativa di quella di Mike Hailwood, con quegli splendidi pantaloni a zampa in tessuto damascato. Chi non avrebbe voluto essere altrettanto iconizzato sulla Le Mans?

Brugarolo, Ravagna, Berbenno, Laxolo, Brembilla. Il sentiero sale senza esagerare, ci divertiamo un poco a far rincorrere i rombi liberi dei nostri cavalli senza cercare troppa ansia di velocità, non solo per il viscido nelle zone ombreggiate. Ci sono sempre i grandi pensieri ancora vaganti. Così lasciamo il bivio per la Val Taleggio a periodi più asciutti, scendendo a sud, lambendo le cave di Sedrina e svoltando a sinistra, su per Zogno per la strada maestra.

Da Bigio a San Pellegrino troveremo riparo e conforto. Le papille gustative saziate di paste, ma soprattutto le retine oculari appagate dalle conferme. Non c’è stata persona di passaggio che non si sia fermata ad ammirare i due strumenti di piacere. Incontriamo anche uno splendido 850 T3 California e una Norton Commando già conosciute dal Mattia, così le chiacchiere per un po’ raddoppiano. Poi, nell’intimità del cappuccio e del caffè, torniamo ai nostri pensieri profondi, purtroppo colpevolmente ignorati dal gotha della psicologia comportamentale, ma tant’è. E’ vero che non c’è una via unica scientificamente provata: ogni ricercatore, che abbia presentato studi o meno, propone la sua via. Chi libera le anime rimappando, chi eleva alesando, chi valorizza valvolando, chi libera semplicemente le anime degli scarichi. Devi dar retta al tuo istinto quando le soavi voci delle sirene si sommano fino a non percepirle più singolarmente, facendo attenzione che alcune voci assieme diventano coro, altre solo rumore disarmonico. Così come l’elevazione dell’orchestra ai palcoscenici più prestigiosi non necessariamente avviene in una sola tappa.

Così, seduti al tavolino al cospetto dei nostri capolavori, il disquisir si rasserena a giocoso funambolismo e a Mattia comincia a delinearsi meglio il destino del suo V11 Cafè Sport. Nel frattempo e ancor più al ritorno ci penseranno le nostre moto a diffondere il nostro credo più intimo, proseguendo la nostra missione: la diffusione per ogni dove e quando, per ogni valle e calle, del verbo di Carlo, del pensiero di Giulio Cesare, della visione di Lino. Nei secoli dei secoli, amen.