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Quando ho vinto il titolo italiano

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Premiazione

di Giovanni Duranti

Impossibile da credere , Ancora oggi a distanza di tempo penso ancora a quel giorno, a quando ho portato con Roberto Freddi, Mauro Iosca e Andrea Montemaggiori al “muretto”,una Guzzi , e che Guzzi, davanti a tutti vincendo il Titolo Italiano endurance vitange categoria 1000

Ottobre, 2016 il 14 e 15 , un sabato e una domenica . La gara di quattro ore in notturna contro avversari importanti e blasonati nel circuito di Marco, il Sic. Siamo i primi in classifica, nonostante la Federazione abbia attribuito erroneamente dei punti alla scuderie “Officine Toscane 2” nella prova in notturna di Adria. Il tempo non è dei migliori, piove e fa freddo, la pista è bagnata e non è proprio il massimo per girare, ma ci siamo. Dopo le verifiche tecniche, i calcoli, le strategie e quant’altro siamo pronti per le qualifiche. Nelle gare di endurance, per chi non lo sa, il pilota può rimanere alla guida per un massimo di 45 minuti e un minimo di 25 minuti. Ogni pilota ha una fascia colorata per essere identificato e non può fare due turni di guida consecutivi. Nei rifornimenti di carburante la moto deve essere messa sul cavalletto, e spenta, mentre nei cambi di pilota no. Decidiamo di non cambiare le gomme “pista bagnata, meglio le vecchie”. C’è armonia in questo gruppo di persone, unite da una passione di altri tempi.

Sabato 14 ottobre

Qualifiche

Fa freddo, piove e la pista è scivolosa. Il primo a salire è il pilota con la fascia gialla, Roberto. Tutti sono prudenti i tempi rimangono alti , l’importante è restare in piedi non cadere. Andrea da canto suo è stoicamente al muretto a controllore i passaggi di Roberto. Nei box c’è agitazione, tutti controllano tutti. Sembra una gara del motomondiale. Tutto bene, Roberto rientra ai box al termine dei “suoi 25minuti” e rivolgendosi a Mauro “occhio alla Quercia è allagata, si scivola, vai tranquillo” .

Giovanni e Roberto

E’ la volta del pilota con la fascia rossa. Mauro Iosca

Con Andrea al muretto Mauro inizia a girare, sempre senza forzare, con la pioggia che ogni tanto compare e bagna ancora la pista. Tutto bene. Rientra, siamo tutti tranquilli, sereni e fiduciosi che la gara sarà buona e che forse la pista si asciughi, ma non sapevamo che non sarebbe andata proprio nel modo che ci aspettavamo.

Mauro in azione

Tocca a me, fascia blu.

Salgo su, accendo e la moto prende vita, giù la prima percorro la corsia di accelerazione e sono dentro. La pista è un disastro, bagnata scivolosa. Mi gioco subito un “paio di jolly” arrivando lungo alla “ Curva del Rio” con la moto a bandiera. La 377 ha un grande cuore, perdona la mia voglia di andare forte. Inizio a far scorrere la moto. Guidare sul bagnato è una questione di sensibilità, equilibrio e molto fattore “C”

Mi diverto, nonostante tutto. Concludo, tutto bene. In classifica siamo quarti, non male.

Domenica 15 ore 11.00

Ci siamo, ultimo turno di qualifiche. La mattina il sole compare e asciuga il circuito. Ottimo. Sicuramente miglioriamo. Possiamo far andare la Moto Guzzi 377 come è giusto che sia.

Roberto è il primo. E’ carico, andrà forte, sicuro.

Avvia il motore, semaforo verde, è in pista. Andrea preziosissimo al muretto controlla i giri di Roberto. Ma avviene qualcosa di imprevisto. Andrea corre all’interno del box “ha un problema, rientra”. Mauro ed io ci guardiamo, e senza parole aspettiamo Roberto.

“Il cambio, il cambio ha iniziato a far rumore, dobbiamo fermarci” La frase di Roberto non ci lascia speranza. Qualifiche finite, forse anche la gara, siamo fuori. Sono le 11.30 di mattina. La gara parte alle 18.00. Avevamo due possibilità. La prima andare a Macerata, in officina da Roberto, prendere il cambio. Due ore ad andare, due a tornare salvo imprevisti, più il tempo per togliere quello rotto. Eravamo fuori dai giochi. La seconda possibilità, forse la più plausibile, andare nel garage di Mauro, ad una quarantina di minuti dal circuito, smontare un cambio da una sua moto e tornare. Detto fatto. Avviso mia moglie, Maria Teresa, che con infinito amore e pazienza condivide questa mia passione e partiamo. Passiamo da Tavullia. Ci siamo. Siamo da Mauro e iniziamo a lavorare. Più o meno intorno alle una e spicci finiamo di smontare il cambio. Avviso Maria Teresa che partiamo e che arriveremo più o meno intorno alle due, è lei “vi faccio trovare un piatto di pasta “Grazie, dal cuore. Le donne, uniche e meravigliose.

Mauro si ricordava che il cambio era stato modificato, aveva una prima lunga.

Alle due siamo in autodromo. La pasta era già li che ci aspettava. Fumante. Ci diamo dentro. Un caffè e siamo al lavoro sulla 377. Sostituiamo anche la coppia conica. Alle 5 del pomeriggio la moto era rimontata. Un rapido giro del paddock, con Roberto alla guida, tutto bene. Siamo nei tempi. Informiamo la Direzione gara che il pilota in schieramento alla partenza è la fascia gialla, Roberto Freddi

Giovanni, Bruno e Roberto a Misano

18.00. E’ gara.

Piloti dall’altra parte e moto spenta di fronte. Partiamo dietro siamo in 22esima posizione, lontani dai primi, e la gara è infinita, 4 ore, ci sarà da soffrire. Al team Moretti servono pochi punti per vincere il titolo. Dobbiamo arrivare in fondo. La moto è completamente diversa, “è lunghissima” nei rapporti. La quinta riesco a farla salire di giri solo “al curvone” . Le prime due ore filano via lisce, tra cambi di pilota, rifornimenti e sorpassi vari siamo undicesimi . Bene. Termina il turno Roberto, salgo io. Le parole di Roberto sono un ulteriore prova che il fattore “C” è importante “Giovà, la frizione slitta, non forzare. Dobbiamo arrivare in fondo alla gara…. ” Porc…xxxx ecc.” quello che mi passa dentro è il delirio . Immaginate di guidare una moto in pista, e di cambiare le marce come se siete alla guida di un vetusto “tre assi carico “ , di andare senza far salire il motore di giri e cercare di fare velocità. Sembra impossibile. E poi ti vedi superare da equipaggi che normalmente doppi. Ti rode, da morire. Ma stringi i denti. L’intelligenza ha il sopravvento, per fortuna, sulla rabbia che ti sale da dentro. La moto tiene. E’ grande il suo cuore, non ci lascia, arriviamo in fondo. Bandiera a scacchi, è finita. Siamo sedicesimi e quinti nella nostra categoria. Prendiamo punti. Vinciamo il titolo. La vittoria di gara va ai fratelli Guareschi su Moto Guzzi Le Mans, ma il titolo italiano categoria 1000 è assegnato al Team Moretti di Macerata.

Alcune parole vanno aggiunte.

Ringraziare Roberto Freddi. La sua professionalità, la sua umiltà, la sua dedizione e infinta passione per la Moto Guzzi. Mauro Iosca che con la sua disponibilità, cuore e quant’altro, hanno permesso di terminare la gara al team Moretti, mia moglie Maria Teresa con la sua dolcezza mi ha sempre assecondato e incoraggiato, Andrea Montemaggiori che dal muretto e dal box ha guidato il team nei cambi e rifornimenti, Anna che con la sua forza interiore e chiarezza di spirito ha tenuto il morale alto di noi tutti, Adelio Frigerio e Paolo Gambarelli per il valido aiuto nel box durante i rifornimenti. Quelli che nel corso di tutte le gare ci hanno supportato, aiutato e quant’altro e che senza di loro non avremmo mai potuto raggiungere questo ambito traguardo. Grazie. E un ultimo ma non meno importante grazie per la simpatia e la affettuosa amicizia e passione che ci lega a Bruno Scola . Questa volta antagonista ma sempre disponibile con noi.