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di Alberto Sala
Foto di Maurizio Pesenti, Cristina Cortinovis e Arianna Borghi

 

Cominciamo col dire che non ha piovuto, il che, al cospetto del tempio della scorrevolezza, della dea delle piste, dellla dittatura della goduria, della madonna delle pieghe, del dolce su-e-giù mugellante, del nastro d’oro grigio, delle arrabbiate che ti fanno felice, è una gran figata.

Non so se si capisce bene che il Mugello mi piace. I più sensitivi forse hanno percepito qualcosa. Pensavo di introdurre un concetto base (nonché inedito): il Mugello è una goduria pazzesca. E’ la pista perfetta per le nostre opulente caldaie fucinate a Mandello. Al bando le curve lente (finalmente!) e con un’asfalto semplicemente perfetto, lasciarsi sedurre dalla Casanova, abbandonarsi alla Savelli, prendere la prima arrabbiata alla brutto dio e lentamente scarrocciare verso l’esterno sull’orizzonte della seconda, ignari di quel che c’è dopo, chiedersi “ma quando finisce?” nell’immenso tornantone da 180 e più gradi che è il correntaio, prendere velocità come una fionda tra le biondette (suona meglio che al maschile) e precipitarsi giù nel golem della bucine, coi suoi mille modi di farl…

Scusate, mi dicono dalla regia che c’è qualcuno che non ha mai girato al Mugello. Chiedo scusa per la mia imperdonabile insensibilità, passo immediatamente al lato minchitudo della vita, alla M-side, a quelli che tra la pillola rossa e quella blu, hanno preso la leopardata.

Comincia PierPiero, subito di mattina fresco, sfruttando ben benino la freschezza della minchitudo appena colta con la rugiadina sulla punta. Pronti via! dentro, anzi fuori! Alla seconda arrabbiata tira dritto. In effetti a tirar dritto nella sabbia lì non si veda niente, dev’essere un bell’acido… Com’era, Piero? Uno sballo? Ci sta? Bella lì, zio!

E poi ci siamo noi. E mica possiamo tirarci indietro. Basta poco più di un mesetto da Imola per dimenticarsi tutto. Salgo e cerco la cintura di sicurezza, aggiusto lo specchiett… ah già scusate. Entro per terzo stavolta, dopo Mattia e Antonio (magari non mi vedono) e, al solito, faccio subito cagare.
Rientro e Giorgio, il nostro inflessibile team manager a cui tocca la pena di vedere per primo i nostri vergognosi tempi, parte in stereo. Canale sinistro:

“Cazzo Albe, com’è possibile che dai quasi 20 kmh a Antonio in fondo al rettilineo, e poi ti pigli tre secondi nel resto della pista?!?”

Canale destro:

“Cazzo, Anto, com’è possibile che dai tre secondi a Albe, e poi ti pigli 20 kmh sul dritto?!?”

Tranquilli, è solo l’inizio. Tra l’altro, abbiamo le Bridgestone, quindi nessuna scusa come a Imola.

Anche i più piccini scuotono la testa.

Ma arriverà il riscatto, lo so.
Intanto Anto insolitamente si candida per la partenza. Bene, chissà che magari stavolta veda gli scacchi della bandiera finale.
Manco il tempo di fare l’appello che è già ora di partire. In pole la famiglia Pellizzon, i collaudatori Aprilia, manco vi dico i tempi da professionisti che strappano. Appena alle loro spalle, ecco Daniele ‘al Mugello in giornata mai!!’ Sasselli, in versione *mi piace vincere facile* accasato nel team Horvarth, in sella a un super-super-supermotore Guzzi da paura, difatti sarà nettamente il più veloce in rettilineo (ci battono solo per quello, eh). Poco distanti il team Moretti, quello di Roberto. QUEL Roberto, reduce dal volo di Imola.

“no ragazzi… la caviglia è ancora gonfia… non posso permettermi un’altra caduta, vado tranquillo”.
Cronometro: 2.13.

La prossima volta dichiaro anch’io una frattura, magari funziona… no, eh?
Tra i Motoeuropi, dopo il grande Live at Imola Park, torna a furor di fratelli Licini Beppino Titanium, il primo a godere del nuovo jobs act con regolare assunzione per tutto il campionato!!

Ha capito subito che l’Endurance è assolutamente il meglio: correndo per tutte queste ore hai molte più possibilità di fare cagate.

Grande Beppino!!
Torna anche il grande Ruzza a lenire la solitudine di Fantini, orfano del Sasselli e del nonno Veniero che da tempo ha abbandonato il Pane e Nutella (ma solo come team).
Ma parlavamo di minchitudo, giusto? Quindi pronti, via! ed ecco il Forlati finisce il lavoro di Piero sparendo dai teleschermi. Al box vediamo tornare nell’ordine: il codino, il cupolino, estratti omeopatici di pedane, la moto infine lui, unico illeso dopo un aisaid alla Materassi. Ragazzi, non è che perchè si chiama Materassi dobbiamo verificarne la morbidezza, eh! direbbe Bersani.
Intanto, gironzolando nel paddock lancio continui guanti di sfida al Dino (con Graziano non oso, troppo divario). Data la presenza di bambini all’ascolto, non posso riportare fedelmente le parole di reazione, comunque funziona, visto che lungo le tre ore ho visto otto Licini, due Agueci, un Duranti ma nessun Dino.
Dopo la partenza di Antonio, Mattia mi stupisce scendendo costantemente coi tempi. Nel nostro piccolo (ma proprio piccolo) siamo in palla. Dài, magari qualche foto viene bene. Anche Antonio lima. Mentre faccio abbastanza cacare nel mio primo turno, i nostri soci Minchions 21 sono nelle canne. Ma a fumare non sono queste, ma il motore, purtroppo. Qui la minchitudo è tutta di Luigino, che da bravo ingegnere è sempre tecnicamente in cerca di strade nuove. Per adesso, tutte senza uscita, ma è un dettaglio… prima o poi sono sicuro che imbroccherà l’autostrada! (spero nel senso giusto).

Siamo agli ultimi sgoccioli di minchitudo: dopo l’abbondante sfottò a vicenda tra me e Antonio, entro armato di riscatto. Orfeo va da dio, non ci sono più scuse, e martell… ehm tiro un po’ più convinto. Finalmente mi sento bene, godo come un riccio a vedere accendersi la lucina rossa nei tempi intermedi… “questo è il giro giusto!!” mi dico da solo, arrivo come un fulmine (..) appropinquandomi alla casanova, pieg… azz bandiera gialla a strisce rosse: rallento (e mi passa la Ducati di Rossi/Damiani…), qualcuno è volato alla prima arrabbiata, peccato; intanto comunque sto sul 2.26, sarà per il prossimo giro, di nuovo lucina rossa, DAI!! invece le bandiere sventolano inesorabili per altri due giri, poi finalmente pista libera, siii di nuovo lucina rossa anche alla scarperia, dopo le biondetti luce rossa porno, sono sotto di due secondi, FIGO stavolta ci sono, scendo la bucine gasato come un pirla gasato, TIRA TIRA TIRA TIRA… AZZ TROPPO! tutto infoiato in uscita tengo troppo la terza, supero quota ottomila senza bombole d’ossigeno e il limitatore scatta implacabile. NOOOOOO!!! Mattia mi aveva avvertito che quando scatta il limitatore, non si sa percome e perché, smette di dare corrente al motore per almeno cinque-dieci secondi.

Percorro l’inizio del rettilineo col braccio su e le orecchie giù,

segnalando l’improvviso rallentamento a chi sopraggiunge, mentre gli astanti leggono “imbecille”. Presente, mi brucio il giro buono.
Nel frattempo, con la coda dell’occhio avevo notato che dalla nostra postazione al muretto i miei soci mi stavano incitando infoiati come foibe. Che carini, mi sostengono, suppongo perché manca poco alla fine della gara… che gentili! Riprendo a tirare, ci sono ancora una manciata di giri buoni, ma prima un doppiato, poi l’ennesima bandiera gialla, stavolta per segnalare il volo del povero Ruzza, tradito dai singhiozzi dell’impianto elettrico e atterrato al Poggio Secco (il copywriter del circuito è un sadico), alla fine mi avete rotto i maroni, e mi gusto tranquillo gli ultimi godendomi le curve e la bandiera finale, bella lì!!
Arrivato al parco chiuso, scopro che siamo noni assoluti, e l’ottavo era davanti a me di quattro secondi. Ma poorc…! Ma non potevano scrivermi sulla lavagna “tira, pirla, che prendi quello davanti”? E’ vietato parlare al conducente, ma scrivere sì! Segnato: comprare una quarantina di lettere per la tabella di segnalazione.

Ma le sorprese della minchitudo non hanno mai fine.

Non so queste ultime se belle o meno… la prima riguarda lo staff del circuito. Già al briefing ho avuto qualche sospetto al momento in cui candidamente il direttore di gara ha ammesso la non presenza della safety car e delle bandiere bianche per la pioggia. A tre quarti di gara, una bella Ducati rosso e gialla vola all’esterno della bucine, col pilota steso immobile per almeno trenta secondi, prima che qualcuno dei commissari si faccia vivo. Sembra poco, ma vi assicuro che sono tantissimi, e ci vorrà ancora parecchio prima di vederli assistere degnamente l’infortunato, che grazie al cielo lentamente ricomincia a dare segni di vita.

Infine, il balletto finale. Ma chi ha vinto?

Rossi/Damiani sono passati primi sul traguardo, seguiti da Sasselli/Horvarth, ma dapprima vengono retrocessi, poi riabilitati. Uai? All’ultimo cambio, Damiani si è fermato ai box, è sceso, ha accennato a un passo di salsa e poi è ripartito ancora lui. Tempo massimo individuale superato, ma formalmente, non ha fatto due turni “consecutivi”. Ballare fa miracoli!!

Epilogo

Raccattiamo le carabattole e rassegnati all’idea, ci prepariamo al terrificante viaggio di ritorno: Mugello-Bergamo a 80 kmh, per via dei carrelli e roulottes che gli zingari ci fanno un baffo. “mangiamo al primo autogrill col gpl” “OK!”. Peccato che il primo autogrill col gpl sta a Modena. Arriviamo che sono ormai le 22 e passa, ho una falda di S. Andrea al posto dello stomaco, entriamo nell’area di servizio e ci rendiamo conto che tutto il nord Italia che si è fatto il ponte si è dato appuntamento a QUESTO autogrill, anche se non hanno il gpl. Dopo mezz’ora di arrancare raggiungo il bar, ordino un bufalino e mi portano una bufala di panino: un paio di fette di cartone oliate con un po’ di pelle di daino e due spugnette giallastre. Ma ho troppa fame, l’addento e mi ustiono la lingua. Disperato, lo butto e il Double Wooper che mi prendo dopo mi pare preparato da Gualtiero Marchesi. Riprendiamo il ritorno sperando non ci esploda ancora una gomma del carrello (come all’andata, ci piace cominciare bene).
That’s all folks, appuntamento per le prossime avventure Minchions a Vallelunga!

 

Grazie a:

– a tutto il mio team, compreso Nazareno e Icio, grazie per il prezioso aiuto. Siamo un team fantastici!!

– la Federazione: il campionato su queste piste e con questa organizzazione è tutt’altra cosa

 

GALLERY

GALLERY DI CRISTINA CORTINOVIS

GALLERY DI ARIANNA BORGHI