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A Winter’s day

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Di IvanGuitar

 

E’ martedì 31 Gennaio, oggi l’inverno sembra averci concesso una tregua. Pranzo velocemente e corro a cambiarmi… sì perché con questo sole non posso fare a meno di accendere l’Ape Maya dopo una settimana di riposo forzato, e poi questa sera c’è il primo incontro con EngelBrau e AlfredoV1000 per organizzare la Guzzilonga, occasione da non perdere per niente al mondo!
Tolgo giacca e cravatta e indosso la sottotuta, i pantaloni in pelle, le protezioni e mentre faccio questo con i soliti movimenti lenti, quasi a volermi gustare l’attesa, il solito brivido mi corre lungo la schiena.
Il Centauro è già fuori dal garage, me lo ha portato fuori mio padre e mentre mi metto il casco lo osservo valutare la moto come la prima volta quando la portai a casa. Lui, Ducatista della prima ora, non dice niente di fronte a quell’opera d’arte fatta di metallo e passione, basta il modo in cui la osserva e ammira. Mi saluta e si raccomanda: “Fatti il segno della Croce e sii prudente”.
Mi lascio dietro il suo sguardo che mi segue con affetto e ammirazione e sono già lungo la provinciale. Incredibile, incrocio sguardi avidi di emozioni ma privi di intraprendenza, sguardi che hanno detto in troppe occasioni: “… beh, magari la prossima volta… un altro giorno…”.
No! Non dico più così! Non rimando a domani!

Il pomeriggio è magnifico e sembra che il V10 lo sappia e si scaldi più velocemente del solito… ai semafori borbotta sornione a 900 giri e quando tra curve, rettilinei e qualche smadonnata per la classica “Trappolona di Turno Spiana Motociclisti” arrivo di fronte ai cancelli dell’azienda sembra che non ne voglia sapere di svoltare. Comincio a pensare ad una congiura tra i freni e l’ammortizzatore di sterzo… no Ivan! Sei solo tu che non vuoi andarti a rinchiudere in ufficio…
Parcheggio sul mio posto macchina numerato. N°20, dott. Ivan Piccolo export department! Che tristezza. A volte parcheggio apposta sul 21 o sul 19, giusto per ricordarmi che in fin dei conti sono tutte delle enormi cazzate; anche se devo confessare che parcheggiare sul 19 è molto più divertente. Di solito entro i primi cinque minuti mi arriva la telefonata dall’ufficio del personale per farmi notare che ho parcheggiato sul posto riservato ad un altro. Povero! E’ il mio collega che si è sentito spodestato del numero 19 e retrocesso al 20 e allora si è lamentato con l’ufficio del personale… che tristezza… chissà quante volte anche lui ha rimandato ad un ipotetico giorno successivo…
Sul viale che mi porta all’ingresso del personale alcuni miei colleghi mi osservano, mentre scendo dal mostro, vestito come i motociclisti nei film anni ’70… mi guardano come si potrebbe guardare un mentecatto cerebroleso… un misto di compassione e desiderio di educarmi e spiegarmi che cosa è giusto e come si vive. Lo capisco dai commenti di falsa approvazione… beh, non sono così importanti!
Il pomeriggio scivola tra telefonate e incontri e finalmente mi ritrovo in bagno ad infilarmi il sottotuta e la maglia antivento. Sono le 18:50 quando con sigaretta in bocca e casco in mano mi dirigo saltellando come un ebete o, meglio, come un bambino felice verso il parcheggio e arrivo vicino al Mostro.
Le luci dei lampioni si riflettono sulle cromature e disegnano un predatore preistorico pronto a scattare.
Mi preparo, lo accendo e schizzo come una scheggia nonostante l’asfalto gelato e il freddo che passa attraverso il sottocasco.
I quaranta chilometri che mi portano a Bassano del Grappa sono magnifici. Invece della statale scelgo una parallela che disegna curve e saliscendi. Passo per Asolo, Monfumo, Romano d’Ezzelino e senza accorgermene imbocco la statale che da Bassano porta a Trento, 500 metri e arrivo al luogo di incontro, Birreria ai Trenti ss. Valsugana.
Sono un bel po’ in anticipo e ovviamente EngelBrau non è ancora arrivato. Metto sotto assedio medioevale la prima birra media e intanto do’ un’occhiata alla clientela.
Tre ragazze sedute ad un tavolo stanno palesemente facendo commenti sul “motard” che è appena entrato e si vede che se ne intendono di protezioni, saponette etc. Mi piace, non vedo sguardi allucinati o occhi stravolti, vedo persone, gente giustamente normale, tutto questo mi piace e mi fa sentire a casa.
EngelBrau mi telefona che è ancora a Marostica, la sua G5 non ne voleva sapere di partire e la LM 1000 non è ancora assicurata…peccato, l’Ape Maya si sentirà un po’ sola. E anche noi un po’ meno ricchi.
Mentre sto dando il colpo di grazia al hot dog che avevo ordinato per far un po’ di “fondello” vedo un ragazzo con delle cartine stradali in mano, è lui! EngelBrau. Ci salutiamo come se ci conoscessimo da tempo, e forse è proprio così tra Guzzisti, cominciamo subito a parlare di moto e ordiniamo da mangiare e da bere. Il servizio è superveloce e tra un boccone e una sorsata di birra cominciamo ad entrare nel vivo dell’organizzazione. Terminate le cibarie chiedo di andar fuori per fumare una sigaretta e EngelBrau mi accompagna… appena usciti troviamo una faccia simpatica dagli occhi vivaci che dice “Tu sei Ivan vero?” AlfredoV1000!
Bene, ci siamo! Altro giro di birre e via a parlare di Negromante e del G5, del forum e dei forumisti.
Il tempo scorre veloce e riusciamo a definire un percorso interessante con tappe di tutto rispetto. La Guzzilonga sta prendendo forma!!!
Castelfranco Veneto, Asolo, Cavaso del Tomba, Bassano, Feltre, Pedavena… tutto si sta delineando. Il concerto della sera, il giro per i colli di Valdobbiadene, il pranzo della domenica… Che dire? Sono proprio contento che ci siamo trovati.
Ormai sono le 23:00 ed è ora di rientrare all’ovile. Usciamo e intanto scaldo un pochino il Bestio… sgasiamo un po’, tanto per far contenti tutti (noi tre!) e passa una coppia… lui rallenta, tora indietro di due passi e chiede: “E’ questa l’ultima della Guzzi? Bella!” Capita sempre così con il Centauro…
Mi infilo il casco e ci salutiamo, è stato un vero piacere conoscerli. Con EngelBrau ci siamo messi d’accordo per testare il percorso domenica mattina, speriamo che il tempo tenga.
Inversione da ritiro patente sulla statale (ma tanto a quell’ora non c’è mai nessuno…) e con calma mi avvio verso casa. E’ una favola, in giro non c’è quasi nessuno e non è neppure freddo. Il nastro di asfalto scorre tranquillo e il borbottare cupo del V10 mi fa sentire protetto e sereno… Ogni tanto sorpasso un macchina e passando tra i centri abitati sento fino a che punto l’inverno rallenta tutte le attività umane… respiro l’aria pulita e mi rendo conto che sono una persona fortunata.
Penso alle persone che mi vogliono bene e ai miei amici. E ripenso ai due nuovi amici che ho conosciuto questa sera.
La serata è stata proprio come me l’ero immaginata e come avrei voluto, spero che la prossima volta saremo ancora di più.