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DOUCE FRANCE

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di Roberto Ruggeri (Dondolino)

 

Non è un bel mattino quello del 29 maggio 2002, dalle parti di Wiesbaden. Cielo del miglior grigioscuro, le previsioni dicono pioggia in mattinata.
Comunque lieto per la vacanza in moto che sta per incominciare, carico di buon’ora il fido Ombromanto (Guzzi 1000 SP2 “Spada”, in versione personalizzata) con le borse preparate la sera e prima delle 8 sono in partenza per Saarbrücken. I 200 km di noiosa autostrada che ci separano (la strada alternativa, molto bella, non viene in considerazione per ragioni di tempo) sono anch’essi grigi, circa 50 km prima di Saarbrücken arrivano le prime gocce di pioggia. Presto smettono: saranno anche le ultime.

All’arrivo vicino Saarbrücken mi aspetta il mio amico Manfred, felice proprietario di una BMW R85RT del 1990 pressochè nuova (nemmeno 20.000 km) e tenuta con teutonica cura. La mia aquilotta, sporca già all’inizio del viaggio, mostra con eleganza le diversee aree culturali di appartenenza….
Ad attendermi però c’è non Manfred, ma … sua madre, presso la quale il Nostro, che lavora a Monaco, lascia la moto. La BMW ha problemi, Manfred è già dal meccanico, tornerà tra poco.

Dopo una mezz’ora appare il compagno di viaggio: la moto è stata un pò “rispolverata” dopo la lunga inattività: carburatori smontati e ripuliti, nuove candele, ora il motore gira tondo e rassicurante, con quell’aria di sfida al tempo che il boxer BMW trasmette così bene.

Si parte subito in direzione Francia, e qui purtroppo non potrò essere molto d’aiuto al lettore perché io seguivo, ma insomma si viaggia per piacevoli strade statali e provinciali, con pochissima autostrada, in direzione Digione. Dalle parti di quest’ultima il paesaggio cambia, i vigneti si fanno più frequenti, il paesaggio molto “sudeuropeo”, tra l’altro c’è una bella luce pomeridiana che molto dona ai vigneti. A Beaune, il centro vinicolo della Borgogna (perchè è qui che ci troviamo) ci fermiamo per la prima vera pausa dopo il pranzo “al sacco”, ci godiamo davanti a un caffè l’atmosfera rilassata della cittadina piena di turisti (soprattutto tedeschi per via del “ponte” della festività del Frohnleichnam, (che credo sia il Corpus Domini ma forse no), poi ci mettiamo per tempo a cercare un posto per la notte. Manfred ha un altro modo di intendere la vacanza in moto: faticatore e spaccachilometri io, rilassato e vacanziero lui. Questa vacanza abbiamo deciso di prenderla comoda, più vacanza “con la moto” che vacanza “in moto”. La mia vera natura verrà fuori prima della fine del viaggio….

A Meursault, dalle parti di Beaune, troviamo una degna possibilitá di pernottamento e un molto migliore ristorante nella forma dell’Hotel Du Centre, membro di quella meritevole organizzazione chiamata “Logis de France” e che in generale mi sento di consigliare. Della serata mi restano in mente, oltre alla piacevole conversazione con un amico di molti anni che causa trasferimento vedo solo raramente e al pasto impeccabile, la discussione di un gruppo di tedeschi a un tavolo vicino, prima quieti e sereni in stile vacanziero, poi più accesi, poi decisamente agitati, infine più o meno apertamente urlanti. Clima mediterraneo, insomma. Concludo la giornata dicendo che segna i primi 10.000 km da me fatti con la mia aquilotta, A.D. 1986, ritirata il 1. febbraio e usata solo nel tempo libero.
Buonanotte, Ombromanto….

La mattina seguente è bellissima. Dopo una buona ma in stile francese non troppo abbondante colazione ci mettiamo in marcia verso sud. Ai vigneti della prima parte del viaggio, molto belli nella mattina di primavera avanzata (passiamo anche per Cluny, che ci impressiona ma non abbastanza da spingerci a fermarci a lungo) seguono paesaggi via via più aspri, quando da Macon decidiamo di aggirare Lione da ovest e scendere verso sud dalla parte di Clermont Ferrand non senza una breve sosta a Cluny.
Quello che segue è un bellissimo pomeriggio di curve nel territorio chiamato comunemente “Ardèche”, anche se per me lo spasso è cominciato già nel dipartimento Haute Loire ed è proseguito, dopo il dip. Ardèche, in quello di Drome. Ma il tempo passa e abbiamo una camera già prenotata molto più a sud; ci buttiamo sull’autostrada e ne usciamo ad Orange dopo una rapida cavalcata.
Qui il paesaggio è completamente cambiato. Fa più caldo nonostante la sera che inizia, la vegetazione è diversa, più cespugliosa (ma non mancano i vigneti), pochi alberi, in un modo strano mi ricorda la campagna romana ma non rendo l’idea. Mi dice il mio esperto amico che questo paesaggio si chiama “garrigue” ed è tipico del posto, mi ha detto anche da dove viene il termine ma Alzheimer avanza…. Alle otto e mezza circa e dopo circa 640 km arriviamo a destinazione, una incantevole casa colonica ristrutturata ad albergo dalle parti di Alès. L’albergo-ristorante viene gestito da una ex collega di Manfred, che ha lasciato baracca e burattini a Monaco per venire a stare qui col suo uomo. Dopo avere mangiato abbondantemente e chiacchierato fino a ora tarda in un misto di tedesco e francese di qualità variabile (bene lui, male io…) poniamo termine al secondo giorno di viaggio. Fin qui in 2 giorni 1200 km, bei percorsi, bel tempo, bei posti, tutto a posto.

La mattina del terzo giorno essi si riposarono, perchè la mattina era bella, il giorno prima avevamo girato molto e fatto molto tardi, e una chiacchierata di quà, un ricordo dei vecchi tempi di là, quando partiamo sono le 11 e 40 e il sole picchia già duro.
Così tanto che dà alla testa al buon boxer, che all’improvviso regola autonomamente il minimo sui 4500 giri senza apparente motivo. Constatato che il cavo del gas (mia prima diagnosi ahimè frutto dell’esperienza) non è il responsabile, arrivati nel vicino, idillico paesino di *****-la romaine (nota per le rovine romane e per la disastrosa inondazione del settembre 1992, su cui Manfred riferì come inviato della radio tedesca) ci affidiamo ad un meccanico non ufficiale.
Dottore, è grave? No, no, solo un colpo di sole dei carburatori dovuto alla differenza di temperatura con la Germania. Il nostro “medicine man” procede semplicemente a una nuova regolazione e messa a punto, dopodichè ce ne andiamo soddisfatti. Stimato lettore Guzzista, l’episodio ci insegna due cose. Primo: le vecchie moto hanno un grosso vantaggio: ripari tutto in loco e puoi sempre ripartire, invece provate a rompere una moderna centralina elettrica nel sud della francia e mi raccontate. Secondo: se una Guzzi e una BMW, entrambe non più giovanissime, sono in missione e una delle due ha problemi, non è per forza la Guzzi..:-))).

Con le moto a posto si può affrontare il clou della giornata: Mont Ventoux. Lo prendiamo dalla parte opposta a quella del Tour, poche scritte per strada e di ciclisti sconosciuti. La strada è molto bella, non molto impegnativa perchè molto larga ma sempre interessante. Arrivati in cima il panorama è di quelli rari, fino alle Alpi (e si vedono) e al mare (non si vede, leggera foschia).
La discesa dal Mont Ventoux mostra ciò per cui il posto è famoso: il gotha del doping su pedali italiano e internazionale (allez Virenque! Pantani!) è immortalato per terra; lo sfortunato Tommy Simpson, qui morto, è invece immortalato da una lapide.

La discesa invece delude: catrame liquido in mezzo ai tornanti, brecciolino non ancora pigiato dallo schiacciasassi ovunque, condotta prudente e guida poco divertente.
Continuando dopo il Mont Ventoux facciamo una strada bellissima verso sud che pare non finire mai. A Lourmarin, paese molto idillico e già noto al mio amico esperto di cose francesi, finiamo prima noi e decidiamo di fare tappa. Alloggiamo nell’altrettanto idillica Villa Saint-Louis, idillico alberghetto ex sede della Gendarmerie, con un giardino, una terrazza e un panorama da sogno. In questo posto (Lourmarin, non l’albergo…) è sepolto Albert Camus e qui vive sua figlia; dopo un pò capisci che è non solo un bellissimo posto per esserci seppelliti, ma anche prima. La serata è piacevolissima e prevede aperitivo al tavolino, passeggiata, cena al locale ristorante “La récreation” (molto buono), altra passeggiata, altro liquorino. Quasi a mezzanotte non c’è ancora bisogno del maglioncino, una bellissima serata di inizio estate che mi ricorderò.

E venne l’ora fatale, l’ora segnata dal destino, l’ora ecc.. ecc..
È l’alba del quarto giorno, i nostri eroi sono in ritardo sulla tabella di marcia: rinunciare alla costa e tornare indietro oppure marciare avanti imperterriti, incuranti delle conseguenze?
!Allons enfant de la Patrie!” Decidono i nostri. Ca ira, ca ira, ca ira!
Ci dirigiamo verso sud, arriviamo alla costa a St. Raphael. Cemento ovunque, corruzione a gogò, “le mani sulla città” in versione viveur. Mano a mano che ci allontaniamo dal centro di St.Raphael, il cemento lascia il posto a ville nel verde e sul mare di una bellezza discreta ma ciononostante quasi abbagliante; il giorno bellissimo, il mare, il cielo fanno il resto, la Germania vince giá 3 a 0 contro l’Arabia Saudita, peccato che sotto le tute di pelle faccia un tantino caldo…
Incontriamo l’Esterel, con le rocce rossastre stranissime, e arriviamo fino a Cannes.
Quivi giunti, dopo l’obbligatorio giro per un anonimo, ipercementificato pezzo di lungomare noto come “Croisette” e dopo una pausa di rifornimento per destrieri e prodi cavalieri, proseguiamo per prendere, di lì a poco, la strada che tu, lettore benigno e paziente, hai già immaginato: la Route Nationale 85, meglio nota come Route Napoleon.
Che dire di questa strada? Una cosa sola: ci tornerò, e di belle strade ne ho viste non poche.
Dalla costa verso Cogne, da lì verso Digne, tutto un susseguirsi di curve in un paesaggio che dire spettacolare e pittoresco è banale, ma inevitabile. Incrociamo les Gorges du Verdon, che non abbiamo il tempo di percorrere e questo è l’unico cruccio del viaggio. A Digne andiamo avanti e arriviamo a Sisteron, dove ci facciamo accogliere dal locale “Logis de France” che ha anche il parcheggio recintato (attenzione: nel Sud della Francia il furto è una realtà). Sisteron si rivela una cittadina molto piacevole, anche se non così mediterranea come Lourmarin. La Francia ha perso col Senegal, la gioventù locale beve per dimenticare o forse avrebbe bevuto lo stesso, non lo so, non lo chiedo, con modestia mi accontento che abbiano perso…
Decidiamo il da farsi. L’indomani è l’ultimo giorno, io devo tornare a Wiesbaden, Manfred a Saarbrücken, in più ha un appuntamento con un amico vicino Lione per fare il resto della strada assieme. Per me è un allungo notevole, in più è tutta autostrada, decido di prendere la strada “diretta” verso nordest, ma condirla il più possibile a modo mio.

Domenica mattina, dopo essermi salutato con Manfred, comincia la giornata più incredibile della mia carriera motociclistica. Prima parte: 5 ore e 330 km, prima una stupenda Route Napoleon fino a Grenoble, poi strade statali per Chambery, Annecy, quasi fino a Nantua.

Da qui comincia la seconda parte: 710 km quasi tutti di autostrada fino a casa, anzi sarebbero stati tutti ma sbaglio l’uscita a Mulhouse, mi incasino credendo che Gourzwiller sia in Germania, poi faccio la statale fino a Colmar, da dove rientro in Germania. Il traffico del ritorno da un ponte festivo mi rallenta, ma non può frenare la corsa mia e di Ombromanto, purosangue di Mandello lanciato contro il vento come un eroe futurista, in autostrada fino a 180 di tachimetro (da prendere con le molle, diciamo 165 effettivi).
Dopo 13 ore e mezza di viaggio, senza avere nemmeno mangiato perchè quando guido non ho fame e anche per evitare sonnolenze, con l’unico aiuto di 3 lattine di Coca Cola non dopate e di un fantastico, incredibile Ombromanto, arrivo a casa senza nemmeno avere male al sedere (apparso brevemente un paio d’ore prima, poi scomparso: Mr. Endorfina, I suppose?…).
Mentre, in fase di arrivo, procedo al graduale raffreddamente del motore rallentando progressivamente e poi lasciando il motore girare al minimo per un paio di minuti per evitare lo shock termico, penso a che materiale ho per le mani, quanto è adatto al turismo, quanto é affascinante il suono, come è adatto il motore, come è robusto il telaio.
La Guzzi non produce più moto da turismo.
Che volete farci. Non piace al marketing.

Bella vacanza, con un caro amico, bel tempo e una moto eccellente.
Da domani si torna al lavoro. Ma con dei ricordi in più.

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Appendice
Consigli utili per chi viaggia in Francia

a) paese sostanzialmente disabitato tranne i grandi centri, pochissimo traffico, fantastico.
b) asfalto molto duro nella francia centrale e orientale, ottimo perchè non bisognoso di rammendi col catrame.
c) fare benzina presto, anzi prima, anzi adesso! Sì, proprio quel benzinaio lì! Avere sempre dietro banconote da 5 e 10 euro. Pregare che il prossimo benzinaio sia aperto (se la preghiera era intensa, alle volte succede…..).
d) stare attenti ai furti.

Ciao
Dondolino