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Salvatore e Fabienne

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Testo e foto di Alberto Sala

 

LE CHEVAIN. FERRAGOSTO.

Lasciati alle nostre spalle i castelli della Loira, ci dirigiamo a nord, verso Normandia e Bretagna. Oltrepassati i bastioni di Le Mans (in verità non esistono bastioni a Le Mans ma è così suggestivo…) ci avviciniamo all’incontro con due persone speciali che abitano qui, nell’angolo tra la Normandia e la regione di Le Mans.
In tanti anni di frequentazione e conoscenza di appassionati del nostro marchio preferito, ho avuto la fortuna di conoscere alcune persone che si distinguevano in maniera particolare dagli altri pur sempre grandi appassionati. Perchè – grazie al cielo – esistono ancora persone che sanno offrirti quello che hanno senza il benchè minimo interesse, senza che esista la benchè minima parvenza di rovescio della medaglia. Persone che sanno stupirti con la loro immediata gentilezza e sincerità. Persone speciali.


Salvatore e Fabienne sono due di queste rare perle. La prima volta che li ho incontrati è stato alle GMG del 2003, ancor più precisamente durante quella splendida giornata in pista all’autodromo di Monza, quando ancora la Moto Guzzi credeva nella strabordante e inarrestabile forza e energia dei propri appassionati. E già lì, pur nel trambusto della giornata, percepii immediatamente la loro collocazione nel variegato mondo guzzista, perchè è così che le riconosci: al primo istante. Non ti serve tanto tempo e tante chiacchiere.
“Salvatore, quest’estate passiamo dalle tue parti, che ne dici se ci beviamo una birra insieme?” “Bien sur Alberto, volentieri!!” Così a ferragosto spaccato varchiamo il cancello della loro casa.


Quando Salvatore ci prende da parte e ci apre la porta che comunica col garage, ci cade la mascella per terra. Date una sbirciatina anche voi. Non è uno degli ambienti più belli del mondo? Non è così che vorreste arredare il riparo delle vostre motociclette? Così ci accomodiamo all’angolo bar per alternare chiacchiere alla birra senza soluzione di continuità gustandoci la loro genuina accoglienza e simpatia. Le scogliere della Bretagna possono aspettare…

Le loro motociclette (guidate senza eccessive preferenze da entrambi) sono belle precise, custodite con la sana mania che ben conosco e sono spunti di innumerevoli racconti, come il T3 sidecar abitualmente guidato da Fabienne, che potrebbe aprire capitoli di viaggi fatti con l’intera famiglia (i piccioncini hanno due figli oggi ventenni). Vogliamo entrare nel dettaglio? Il 750S è semplicemente spettacolare, personalmente trovo sia la Moto Guzzi più bella degli anni ’70. E a fianco l’S3 è fonte di appetitosi dettagli, come i coperchietti laterali fatti fare in alluminio. Roba da fermarsi ogni tanto e staccarli per tastarli tra le mani. Due autentici gioielli!


Alla parete, tra targhe e fotografie, riconosco una semicarena della moto di Jacques Ifrah, quella che abitualmente bastona con abbondante generosità le avversarie al Bol d’Or Classic. E’ uno dei simboli di una forte amicizia col geniale preparatore parigino, suggellata anche da diverse fotografie di Jacques e di Charles Artigue, il suo pilota di punta la cui fama ben conosciamo.
Potrei proseguire per tanti altri dettagli (come la collezione di modellini) che testimoniano quanto il sacro e ardente furore guzzista sia tenuto sempre ben crepitante in questo angolo di Francia, ma prima il Pastis, poi la raclette e il resto ci tengono troppo occupati, così come le chiacchiere spazianti dai racconti di come Salvatore abbia contribuito alla ‘conquista’ e successiva posa dei guardrail protettivi per i motociclisti, e il resto delle storie tra viaggi e cazzeggio i cui confini netti faccio fatica a mettere bene a fuoco, complice l’ulteriore vino aggiunto… meno male che non dovremo guidare!

© Anima Guzzista

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