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Firestarter Garage

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di GianJackal

 

Pescara, sabato 13 dicembre 2003

Il nickname FunBoy non vi dice nulla? Ma lo abbiamo visto firmare tanti post sul nostro Forum! E se ci fate caso le iniziali “F.B.” sono le stesse di un certo Filippo Barbacane che realizza da alcuni anni nella sua officina a Pescara delle eccezionali special su base Guzzi. Ancora niente? Nomi come Kimera,Ciclope, Bellerofonte o FSG004 non vi aiutano? Ma allora siete proprio dei casi disperati!
Eppure sono sicuro che questa foto vi rinfrescherà la memoria… no Alessandra, non l’ho scattata io, magari… no, ehm, dicevo “magari” così per dire… no Alessandra, metti giù il ferro da stiro, no… ARGH!
A parte gli scherzi, era da tempo che volevo andare a trovare Filippo nel suo “atelier”, per parlargli di una special su base California (la MIA California, ovviamente…) e per fargli un’intervista a nome di Anima Guzzista.

GianJackal: Breve storia del Firestarter Garage…

FunBoy: La cosa è iniziata 10 anni fa, più o meno. Il nome deriva dal fatto che il firestarter – il pulsante d’accensione – è il punto da dove inizia tutto e il garage perché i primi lavori li facevo proprio sotto il garage di casa mia. Prima di aprire il Firestarter Garage facevo un altro lavoro e la moto era solo una passione. Poi una mattina mi sono svegliato, m’ha preso male e mi sono messo subito a cercare un locale, ho trovato questo, il giorno dopo l’ho affittato e ho incominciato a lavorarci dentro. È stata proprio una cosa di getto… prima mettevo le mani sulle moto solo per me o per gli amici e la cosa finiva lì.

GJ: che lavoro facevi prima?

FB: Niente di particolare, sono sempre stato con mio padre, ha un negozio qui a Pescara di tutt’altro genere. Ma io quel lavoro non lo volevo fare, preferivo avviare un’attività che riguardasse una delle mie due passioni: la moto o le arti marziali, che pratico ed insegno da una vita. Quindi dovevo scegliere tra aprire una palestra o un’officina: sapete bene come è andata a finire!

GJ: Da chi hai preso la passione e le nozioni necessarie per mettere le mani sulle moto?

FB: Da nessuno, per quanto riguarda la moto, assolutamente da nessuno. Ho imparato tutto sfogliando quelle poche riviste che esistevano dieci anni fa, in pratica quasi inesistenti. Prendevo il seghetto a mano, vedevo le altre moto che erano corte, tagliavo il telaio e poi pian piano cominciavo a realizzare cose belle. Poi magari l’amico che faceva il fabbro ti diceva “guarda, che così non si taglia, fallo così…”, un altro amico che ti dava un’altra dritta e così via. Comunque io ho sempre avuto il brutto vizio che qualsiasi cosa vedevo fatta da qualcun altro, dovevo dimostrare a me stesso che ero capace di farlo anch’io. Mi succedeva anche spesso e volentieri di aprire un catalogo, vedere un pezzo che costava 100.000 lire e non lo potevo comperare. Allora mi dicevo: due sono le ipotesi, o mi invento qualcosa per procurarmi i soldi o il pezzo me lo faccio da solo!

GJ: Le tue prime realizzazioni come erano?

FB: Erano molto grezze, ma sempre “strane”. Le prime realizzazioni non se le ricorda quasi più nessuno, perché sono passati tanti anni. Comunque qualche moto l’avevo già portata al Bike Expo Show di Padova, erano su base giapponese ma comunque già molto particolari come forma. Mi è sempre piaciuto realizzare delle moto “strane”, particolari, perché tanto a fare le moto come tutti gli altri non ci vuole niente.

GJ: chi ti aiuta nel tuo lavoro?

FB: Nessuno. Tante volte mi hanno detto “ma prenditi qualcuno!”. Non esiste, io devo vedere la moto a modo mio dall’ inizio alla fine, nessuno ci deve mettere mano, un consiglio sì ma ci devo lavorare solo io. Ci sono poi degli amici che mi fanno compagnia, di solito siamo sei o sette qua dentro. Alla fine questa è la casa di tutti, diventa un punto di riferimento, per fare casino o semplicemente per stare insieme.

GJ: Perché di recente hai deciso di dedicarti alla Moto Guzzi?

FB: Ma guarda, ho le fotografie di quando avevo dieci anni e stavo sopra alle Guzzi, già da piccolo mi affascinavano, anche se – ad essere sincero – la Guzzi agli inizi degli anni ’90 faceva delle moto che non mi piacevano tantissimo. Sono sempre stato attratto dalle moto sportive, ma il pensiero di modificare delle Guzzi non c’era per il semplice fatto che non si vedevano in giro Guzzi modificate. Adesso il discorso è diverso; è facile vedere negozi o attività che realizzano moto su base Guzzi. Quando ho iniziato io non c’era niente sulle Guzzi e quindi vedere su un giornale un Cafe Racer Guzzi che ti potesse “stuzzicare” era praticamente impossibile. E fino a cinque anni fa a meno di andare in Germania la situazione era sempre la stessa. Quando poi si diceva che usciva il V11 l’andai a ordinare ancora prima che fosse disponibile. Poi nonostante il pericolo che la Guzzi fallisse, io lo volevo lo stesso, tanto che non so se sono stato uno dei primi in Italia ad averlo. In pratica l’ho comprato e basta, senza mai vederlo dal vivo. Poteva anche essere una schifezza di moto ma lo volevo comunque. Da allora ho visto che la Guzzi faceva delle moto più abbordabili, ci si poteva avvicinare con la modifica, a differenza dei vecchi California che non ti ci potevi neanche avvicinare, anche perché non esisteva alcun accessorio. Appena salito sul mio V11 ho capito che “quella è una moto”, intesa proprio come vibrazione, sensazione. Poi partendo dalla mia moto ho realizzato la special “Ciclope”, anche se adesso è tornata allo stato originale, avendo sotto mano la Furia. Ho iniziato a lavorare sulla Guzzi anche perché non ci lavorava nessuno. Pensa alle Harley: uno sfoglia un catalogo, prendi un pezzo qua e un pezzo là, lo avviti, fai l’assemblatore! Invece su un Guzzi no, ogni particolare lo devi realizzare tu. Poi con un motore che esce fuori così ti costringe a fare delle estetiche che se non sono azzeccate sono una schifezza. Ogni moto è una sfida, proprio per il motore che esce fuori in quel modo, è enorme e non puoi neanche abbassarlo a terra. E questo mi piace! Il fatto che poi ti fa “strano” è che la gente che ti incontra per strada quando sei in sella ad una Guzzi ti dice sempre “mio nonno ce l’aveva, mio zio ce l’aveva”, qualcuno ce l’ha sempre avuto! Mio padre mi raccontava anche delle Guzzi che andavano in giro durante la II Guerra Mondiale. È inutile, è una casa motociclistica con fascino e cuore, cosa che forse solo l’Harley può vantare, e ovviamente solo in America. Per me esistono infatti solo due moto, la Guzzi e l’Harley, con un eccezione forse per la BMW. Infatti l’Harley in America viene vista come la Guzzi in Italia, una moto nazionale che ha dietro di sé una storia importante. Non dimentichiamo che la Guzzi è la seconda ditta che ha vinto più titoli nella storia del motociclismo ed è la ditta che ha fatto il maggior numero di brevetti al mondo e soprattutto ha costruito tutti i tipi di motore: mono, bi, tricilindrico, quattro cilindri e addirittura otto cilindri! Ha fatto il bicilindrico a L, il bicilindrico frontemarcia… ha fatto tutto!

GJ: A proposito di “spirito patriottico”, cosa ne pensi del fatto che la nostra Polizia giri su moto BMW, nonostante ditte italiane come Aprilia e Ducati costruiscano delle ottime turistiche come la Futura o la ST2/4?

FB: Evidentemente è una questione di offerte. Arriva la BMW e dice: noi vi diamo la moto a 15. La Guzzi invece dà le moto a 18 e i Carabinieri o la Polizia se ne fregano che è una Guzzi. È brutto ma succede anche con le automobili. Da noi si vendono in giro le Subaru, prese con le “svendite”. Certo è brutta, ma ha un motore che spinge tantissimo. Poi la Subaru avrà venduto a 8.000 una macchina che costa 20.000. Io mi immagino invece un V11 fatta con i colori della Polizia e le borse dietro, o magari una Breva 1100. Ma ho visto anche a Bologna poliziotti in giro con il Monster 600. Certo il motore non è il massimo, ma è una moto leggera, puoi farci un inseguimento. Con un California invece appena fai uno scalino spacchi il telaio a metà.

GJ: Ma è così delicato il telaio del California?

FB: No, no (risate), nel senso che dovrebbe essere una moto che ti permette di “saltare”.

GJ: Io comunque con il California qualche amico ce l’ho lasciato “male”. Si crea l’effetto “vabbé, hai un California…”, poi ti sta dietro e dice “ma allora pieghi!”

FB: Quella è una cosa che dicono tutti. Tutti quelli che salgono su un California prima pensano “ma tanto è un custom”, poi quando vanno sull’autostrada a 200 fisso…

GJ: No quello no, è sulle strade di montagna che “gusta”. Che se stai attento ad impostare bene la curva riesci a fare una bella piega. Se invece la imposti male devi fare i conti con l’interasse lunghissimo…

FB: Beh, pure quello. La Guzzi potrebbe fare un custom accorciando l’interasse, abbassando il tutto e rendendola quindi più cattiva. Poi sarebbe quello che ha fatto con la Griso, anche se con una linea più esasperata. Devi infatti trovare a chi piace la Griso: il cinquantenne o sessantenne magari non se la compra perché non la sfrutta. Immaginati invece un California con la forcella rovesciata, i cerchi da 17″, ammortizzatori buoni, alleggerita un po’ di peso, una bella moto! Quando sono stato in Guzzi per una cosa che abbiamo fatto per loro, ho visto delle moto che avevano dentro. Io gli avevo proposto di fare una cosa del genere e loro mi hanno detto “ti facciamo vedere una cosa”. Avevano fatto un California proprio con forcella rovesciata e cerchi da 17″: purtroppo non ha mai visto la luce! Una bella moto, davvero. Da qualche parte dovrei avere delle foto di “straforo” di quella moto…

GJ: Secondo te quali sono i più grandi pregi e difetti delle Moto Guzzi?

FB: Oddio, da “non Guzzista” da vent’anni, forse non potrei dirlo. Per quelle moto che ho avuto io direi che i difetti sono quasi niente. Nel senso che quelli che gli altri chiamano difetti io li considero caratteristiche. Il pregio più grande è che fai caso che c’è ancora gente che a ottant’anni gira su un Guzzi e non succede con nessun’altra marca. Chi si prende un Honda, dopo un paio di anni esce il nuovo modello che va meglio e quindi la cambia subito. Il Guzzista sale su una Guzzi e muore sulla Guzzi…

GJ: Detto così uno “si gratta”…

FB: (risate). Comunque la moto può anche essere “quadrata” e non gliene frega niente a nessuno. La Guzzi ha fatto delle moto brutte, però erano delle Guzzi e si vendevano lo stesso. Era il motore che faceva tutto. Se invece esce una giapponese brutta non se la compra nessuno. Prendi ad esempio il Centauro. A me piace, ma molta gente sostiene che è brutto. Però nonostante quello se lo sono comprati in tanti. È il “cuore” che ha il motore, che dà valore al tutto. Quando hai sotto un motore così non ti importa se la moto è quadrata, gialla o rossa.

GJ: Della MGS01 cosa ne pensi?

FB: Bella. L’ho vista quando era ancora un prototipo sotto un telo da Ghezzi&Brian, un sacco di tempo fa. Bella. Molto bella. L’unico dubbio è se la faranno o meno. La moto mi piace da morire. I particolari sono notevoli. Guarda l’airbox, ad esempio, che è completamente al di fuori degli “schemi” Guzzi. Anche se Giuseppe l’aveva già sviluppato per la Furia. E questo mi preoccupa. Una volta “esaurita” la MGS01 che cosa fanno? Quella moto è uscita dalla Ghezzi&Brian, alla fin fine. La Guzzi non può aspettare 10 anni che qualcuno all’esterno si inventi qualcosa di innovativo da costruire intorno al motore Guzzi.

GJ: Della Griso cosa mi dici?

FB: È il genere di moto che piace a me! Come le moto che realizzo io è tozza e bassa. Anche in questo caso però, se non si sbrigano a farla uscire rischiano di farlo diventare un progetto vecchio. È come quando hanno presentato il V11. C’è da dire che per l’Aprilia a costruire una moto non ci vuole niente. Ho visto come lavorano, e se una moto la vogliono fare davvero, non è così difficile. La Guzzi ha bisogno di avere moto nuove. Ci sono persone che non ce la fanno più e dicono “se non esce la Guzzi che dico io entro un tot, mi compro una moto di un’altra marca”. Se consideriamo la potenza dell’Aprilia e prendi la moto senza considerare la forcella, i cerchi e la carrozzeria in genere, che sono parti che io realizzo in dieci giorni. Il problema è solo il telaio, neanche il motore che in Guzzi hanno già pronto. Secondo me è più una paura che la moto non vada. Perché se sbaglia una moto l’Honda, chi se ne frega, ne fa un’altra dopo dieci giorni, ma se sbaglia la Guzzi sono guai.

GJ: Invece con la Breva 750 e 1100 hanno fatto centro?

FB: Ne hanno vendute un casino di 750. Quella grande, se esce, io me la prendo sicuramente!

GJ: Ma la lasci così com’è o ci metti le mani sopra?

FB: Ah, quello sì, mi piacerebbe metterci le mani. Anche se la vorrei prendere solo per farci turismo. Mi piacerebbe fare turismo a lungo raggio senza stare sul quel ferro duro e scomodo.

GJ: E quale sarebbe il “ferro”?

FB: (risate) la mia Furia!

GJ: Ma se dovessi disegnare tu una Moto Guzzi come la faresti?

FB: Io l’ho sempre detto. E l’ho detto pure in Guzzi. Ma si è fatta fregare dalla Ducati. Gli dissi che l’unico modo di fare una Guzzi che veramente si venda, ma anche una moto che è giusto che la Guzzi costruisca, è ispirarsi a quanto fanno i preparatori tedeschi da vent’anni: Cafe  Racers! Ma la Ducati ne ha già fatti tre, ed ora chi vuole un Cafe Racer si compra un Ducati. Sarebbe bastato prendere il telaio di un California, mettere un cerchio in alluminio da 17″ a raggi avanti, mettere due semimanubri ed hai fatto il Cafe Racer. Non ci voleva la scienza a farne uno. Io farei un Cafe Racer. Perché la Guzzi è una moto retrò, il motore è vecchio ed è inutile cercare di costruire moto ultra moderne su un motore datato. Quindi la Guzzi dovrebbe sfruttare quanto ha già pronto semplicemente mettendogli intorno dei bei pezzi, magari di alluminio lucidato, aggiungendo pure un monobraccio ma mantenendo le ruote a raggi. Se riesci ad ottenere un Cafe Racer di una certa qualità, non artigianale o da trasformazione, e lo metti in commercio sono sicuro che la maggior parte della gente “sbroccherebbe” completamente! Secondo me se uscisse una Guzzi Cafe Racer il 90% dei Guzzisti che amano le moto sportive la preferirebbero ad un V11.

GJ: Qual è – a tuo giudizio – la più bella special che hai realizzato sinora?

FB: Sai che non lo so. Sembrerà strano, ma tra la Chimera e la Ciclope non saprei proprio. La Bellerofonte la considero una delle cose più folli che abbia fatto… una pazzia realizzata in venti giorni, che se non mi davano una mano i miei amici non ce l’avrei mai fatta.Certo la moto non ha la forcella funzionante, non ha un impianto frenante. Era una moto che non aveva bisogno di queste cose e quindi mi sono detto che ce la potevo fare. Se avessi dovuto costruire una moto funzionante non ce l’avrei mai fatta. Comunque penso che la più bella special che ho realizzato sia la Ciclope su base V11: è esattamente la rappresentazione della moto come piace a me. Corta e tozza, per l’appunto.

GJ: Qual è stata la più brutta cosa che hanno detto delle tue moto?

FB: Ti dico la verità, senza falsa modestia, non mi è mai capitato che qualcuno mi dicesse “questa moto fa veramente schifo”! Forse l’unica cosa che mi ha dato fastidio è che molti criticavano il fatto che la Bellerofonte non fosse funzionante. Ma non tutti sanno che al Bike Expo il 90% delle moto non sono funzionanti. Sono moto da 150 milioni realizzate in una anno ma che dentro il motore Harley non ci sono neppure i pistoni. Io ho fatto una cosa che si vede che è un esercizio di stile e che con poco lavoro potrebbe camminare. Non l’ho fatta camminare io perché non servirebbe a nulla. Mi fa rabbia che quando sono gli altri a fare delle maquette…

GJ: Se non sbaglio anche la Griso!

FB: Esatto. Non so se l’hai vista bene, ma se metti una mano sotto senti che il serbatoio è fatto di legno, così come la sella!

GJ: Ed invece qual è stata la cosa più bella che ti hanno detto?

FB: Mah, la cosa più bella è stato proprio l’apprezzamento da parte di Anima Guzzista. Ogni volta che sul sito di Anima Guzzista si parla delle mie moto c’è sempre un’aura particolare. Poi è eccezionale la Redazione di Cafe Racer. Molto di quello che sono lo devo a loro, che hanno fatto fare alle mie moto il giro di mezzo mondo. Loro hanno creduto in ogni cosa che gli ho mandato. Ogni volta che preparo una moto per Padova loro mi dicono subito di portargliela per farci un servizio, tanto sono sicuri che qualsiasi cosa abbia realizzato vada bene. Dovrei fare un ringraziamento particolare a uno dei redattori  di Cafe Racer, che ora si occupa di custom, Paolo Sormani, che ha avuto grande fiducia nei miei confronti. Comunque mi hanno fatto sempre piacere le email che arrivano da ogni parte del mondo. Una volta mi è addirittura capitato che mi telefonasse un gelataio tedesco. Non mi ha neanche detto “pronto”, ha subito iniziato a dirmi “grazie a persone come te, l’Italia può vantarsi di realizzare cose diverse dagli altri”. Questa persona è impazzita per quanto stavo facendo!

GJ: Una domanda “filosofica”: secondo te, perché alla gente piace tanto l’alluminio?

FB: Guarda, a me l’alluminio piace tantissimo come non mi piace assolutamente il carbonio. Per me il carbonio è uno dei materiali più stupidi che esistano, perché non è bello. L’hanno fatto piacere. Non mi piacciono neppure le cromature: sono un artificio per coprire qualcosa che altrimenti si rovinerebbe. Mentre l’alluminio è un “metallo prezioso”, è indistruttibile, è eterno. Anche l’acciaio è un “metallo prezioso”, ma è pesante. L’alluminio invece è leggero e si lavora con facilità. Poi se l’alluminio si opacizza prendi uno straccio e un po’ di pasta abrasiva e torna come nuovo. Se una cromatura si spella devi smontare il pezzo e portarlo a ricromare di nuovo! Certo che poi la Guzzi, come tante altre case, utilizzano l’alluminio stampato, che secondo me è brutto. Certi pezzi come le piastre della forcella o il supporto posteriore dell’asta di rinvio del cardano non si possono proprio guardare: si vede la granulosità dell’alluminio. È un dettaglio troppo grezzo per una moto che costa 20 milioni! Comunque se tutto va bene spero di risolvere io questi “inconvenienti” e lo vedrete presto!Tornando al discorso dei difetti della Guzzi uno è proprio questo: la scarsa attenzione ai particolari. Io mi sono trovato con il prigioniero dello scarico sul cilindro spezzato, mi sono perso il contachilometri e il clacson. Sono errori che la Guzzi dovrebbe evitare! Anche la Ghezzi&Brian ha i suoi difetti, ma quando montano una moto mettono il frenafiletti su ogni singola vite. È vero che costa più di una Guzzi, ma se pago 11.000 € per un V11 non è ammissibile trovare una qualità così bassa!

GJ: In pure stile Iene fatti una domanda da solo!

FB: Uhm, mi chiederei “dove voglio arrivare”. Se Dio vuole come passa il tempo mi vorrei dedicare alla Guzzi e basta. E magari riuscire un giorno a creare qualcosa di mio fuori dall’Italia. Il mio sogno è di aprire un’attività di “Made in Italy” all’estero, magari in Giappone, un paese che mi appassiona. Oppure negli Stati Uniti, dove ti dedichi solo alle moto italiane e dove prendi moto d’epoca e le metti a posto. Potrei aprire un negozio con una bandiera tricolore di venti metri quadri davanti, e dove vendi moto e abbigliamento esclusivamente “Made in Italy”. Lo farei all’estero anche perché fa rabbia vedere che l’unico catalogo per pezzi Guzzi lo pubblica la Stein-Dinse che è tedesca! Gli italiani spesso si spaventano a comprare una manopola da 40 Euro quando ne hanno spesi 10.000 per la moto! Non possono pensare di modificare la moto spendendo quattro soldi e poi essere invidiosi delle Harley dove ci sono montati migliaia di Euro di pezzi! Non condivido nemmeno quando prendono una Guzzi e la trasformano in un’astronave, appesantendola con borse, borsoni rigidi, porta lattina, quattro fari e dodici clacson! Come ho già detto su un post scherzoso su Anima Guzzista ognuno è libero di farsi la moto come vuole, ma mettergli tremila cose attaccate sforma la moto. Un ragazzo non si avvicinerà mai ad una moto che sembra uno scatolone: non dà l’idea di una cosa giovane, dinamica e divertente. Vede una moto fatta per una persona di una certa età con quattromila cose sopra e pensa “è un treno che va solo dritto”. E mentre molte persone con custom giapponesi mi chiedono di modificargliela per farlo andare di più, chi ha una Guzzi – che è la custom con più cavalli sul mercato e con un’eccellente ciclistica – la ricopre di accessori che la stravolgono e compromettono le naturali doti dinamiche.

 

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