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Sale della Vita

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di G. Spanghero

Va a capire come è incominciata.
Sarà stata quella gita in moto: solo e spaurito sul sellino posteriore, dopo anni passati al sicuro tra le braccia di mio padre e a cavalcioni del serbatoio, praticamente dalla culla. Me ne ricordo ancora, e vorrà pur dire qualcosa.
Sarà stata la nostalgia incontrata per caso, rovistando tra vecchie foto di famiglia: mio padre in sella alla sua Guzzi rossa. Indimenticabili ed indimenticati.
Sarà che si invecchia, ci si rende conto di assomigliare a coloro che ci hanno preceduto e ci si accorge che non ci dispiace.
E’ continuata che dopo anni di automobile, la passione per la bicicletta, un paio di Vespe stragodute, a cinquant’anni mi sono regalato una moto.
Vado piano, mi piace sentire il motore frullare cupo, percepire quella leggera sottile vibrazione che ti fa sentire la moto una cosa viva.
Ripercorro le strade di mio padre e talvolta, quando il sole va giù e cala la sera, mi sembra di intravedere la luce rossa posteriore della Guzzi precedermi di un centinaio di metri, come a segnarmi la strada. Come è stato nella vita.
Però, che nostalgia di quella Guzzi. Un modello del ’38, una valvola in testa e una laterale, venduta nel ’61 per poche migliaia di lire. Ma si sa, erano tempi in cui vecchio era un aggettivo negativo e ci si tuffava a peso morto nella modernità.
Se solo, allora, avessi potuto immaginarlo…
L’avrei rimessa a posto, filetti dorati e tutto, e ora farebbe un figurone: bella – direbbe qualcuno che ne sa più di me – come un esercito schierato a battaglia.
La mia moto di adesso? Una gran bella moto, buona per andare al lavoro come per raggiungere Capo Nord. Buona da parcheggiare davanti al bar o per farla urlare – solo ogni tanto – tirando un po’ le marce. Buona per un giretto con Francesca, la mia bambina, con la quale progetto raids infiniti. Buona per convincere colei che amo a viaggi sempre più lunghi, viaggi lunghi una vita.
Una moto che amo.
Non è una Guzzi. Ho fatto le mie scelte con il cuore, con il cervello e con il portafoglio. Ma, a dimostrazione che le contraddizioni sono il sale di una vita da uomini e che se abbiamo un’anima ne possiamo avere anche due…beh, una di queste si emoziona a vedere l’aquila: è un’anima guzzista.

 

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