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Guzzisti… magnifica comunita’
di Mauro Iosca

 

Vi è mai accaduto di vedere all’improvviso, con la chiarezza di una bella mattina di sole, una verità, una risposta, una spiegazione logica ad un vostro desiderio mai contornato? Mi spiego meglio: è mai successo che un evento sebbene temporaneo e circoscritto, limitato di spazio e tempo, abbia anestetizzato completamente la vostra insoddisfazione latente e tutti i suoi “simpatizzanti”? Continuo: vi è capitato mai, in barba all’egoismo e alla ricerca di un ragionevole isolamento, di sentirvi parte, ingranaggio felice e giocondo di una democrazia viaggiante, mai celebrata ma assolutamente reale?

La mia prima volta con i Guzzisti

Un paio d’anni fa entrando in un negozio di Carate Brianza vengo colpito al cuore da una fetta di pandoro; d’accordo a Natale si usa, ma cosi? Cioè tempo zero sconosciuto avventore e al minuto due pandoro e spumante nelle mani, circondando insieme ad altri un “ponte” malfermo su cui dorme un Idroconvert? Scusate gente, sono nuovo dell’ambiente.
Epicentro del sistema Bruno e Tiziano che stanno direttamente proporzionali nella complementarità ad Andy Cup e signora, ma al tempo stesso massa gravitazionale del sistema “STORIA DELLA MOTO GUZZI”.
Tutti gli altri li rivedrò, costantemente nelle “Collezioni Estate-Inverno” di quei sabati qualunque, spesi con gioia nella noiosissima Brianza di Carate.
Viaggio o son desto?

Tiziano ci teneva molto e Bob da laggiù lo prendeva veramente sul serio, tanto sul serio da riuscire insieme ad organizzare la più bella vacanza in moto che io personalmente ricordi.
Gli ingredienti c’erano e tutti di prima qualità: in primis la meta, la Sardegna terra magica, che in una primavera per noi lombardi solo annunciata esplode di colori, sole e mare immaginati tutto l’inverno come ricordi di estati lontane.

La strada: chi non conosce le strade della Sardegna non conosce uno degli ormai pochi paradisi rimasti per il motociclista viaggiatore; qui badate non si parla di avventura estrema, ma di ore in sella inseguendo un abominio di curve dolci e veloci in un panorama di bellezza naturale infinita.

La sicurezza: volete mettere viaggiare con due meccanici al seguito, pronti e attrezzati a qualsiasi evenienza e volete mettere se quei meccanici si chiamano Bruno e Tiziano?
Il ritrovo è fissato a Carate davanti all’officina:

giovedì 25 Aprile 2002 primissimo pomeriggio: ci sono quasi tutti, compresi alcuni amici che per motivi diversi non verranno, altri addirittura ci scorteranno fino a Monza per poi salutarci, sono sicuro, con un pizzico di benevola invidia.

 

Prima sosta dell’allegro serpentone all’inizio della MI – GE , “ueh ueh bisogna aspettare il Bellotti che l’e’ de Milan el ve’ colla fidanzata la Michela”, infatti arriva e dai che si riparte. Il viaggio si fa materia ed i rettilinei di risaie uno dopo l’altro li archivi nel carniere dei ricordi: che bella la Padania quando te ne vai.
In fondo all’orizzonte sgranato nei contorni appare finalmente il segnale, la scritta che aspettavi, e che per tutti ha l’effetto di cento caffè: Serravalle.
E’ il Nino a cominciare, l’hanno visto tutti, e allora Roberto che certo non si tira indietro parte all’attacco e dietro tutto il gruppo.
Per quanto divertente non bisogna esagerare: in fondo siamo solo a Genova e gia’ qualche motoretta necessita di cure straordinarie. Niente di che; il solito record, infatti Marcello l’ingegnè ha bucato; il solito chiodo penserete voi; troppo facile: a fermare il pratico “sp” ci ha pensato una punta da trapano demolitore.
Prendiamo possesso della Nave e delle rispettive cabine (proprio impeccabile questa organizzazione “ma non è la bmw ? Curioso!”).
Nelle ore precedenti alla notte si parla tra noi, ci si rilassa, si ride e al mattino non più colleghi ma compagni.
La sveglia coincide con l’arrivo o quasi. A terra ci aspetta Bob con la Manu, da non credere: è venuto col “Fiorino” e si offre di trasportare tutti i bagagli, “ma siamo sicuri che non c’è dietro la bmw ?” Bob, leader assoluto, ha pensato itinerari, tappe, visite ed altre necessità; così da quel giorno assumerà il governo della comunità e ci accudirà per tutta la vacanza.

Sintesi delle giornate Sarde:
26.04
Arrivo a Porto Torres
Visita alle grotte di Nettuno
Alghero – Bosa (litoranea da non perdere)
Bosa – Macomer – Villacidro (quest’ultimo sara’ il punto dove rientreremo dopo ogni gita)

27.04
Visita al museo delle miniere di Montevecchio, Piscinas e le dune
Bugerru e Nubida (scogliere di un’inquietante bellezza)
Rientro a Villacidro passando da Vallermosa

28.04
Cagliari – San Priamo (Costa Rei)
Villa Simius – (rientrando sulla litoranea fino a Cagliari)

29.04
Visita al Nuraghe di Barumini (con tanto di guida)
Spiaggia del Poetto

30.04
Rientro direzione Olbia con pranzo-spettacolo direttamente sul mare di Budoni

Credete: non c’è modo più suggestivo per concludere un viaggio meraviglioso che una nave in partenza verso est, mentre sulla poppa ti struggi guardando lo schermo più maxi che c’è; dove il sole con cura si sta mettendo via…
Si dice che l’uomo ad una certa età ritorni bambino (ovviamente il seguente concetto non vale per le donne, per loro tema libero; pensate cosa vi pare), dicevo l’uomo, ma guardate che non è mica vero che il bambino che abbiamo dentro ritorna, il bambino non è mai andato via: come lo so? Semplice:

1° principio della termodinamica guzzista

Qualsiasi sia la moto la si trasforma
Qualche pezzo lo si crea
Qualcuno lo si distrugge
Ma se biella e pistone sono sgusciati sul banco, pieni d’olio come si conviene e voi tutti avete la camicia pulita, almeno in quattro infilerete le mani e palpando alesaggi senza capirci un’acca arriverete a sera.
Comportamento adulto? Sicuramente no! Ma guai se non si potesse…!

Sonetto del Notaio

Scrive l’integerrimo:

Noi abbiamo lasciato a casa la macchina fotografica.
E la cinepresa era troppo ingombrante.
Noi non riuscivamo a piegare.
Eravamo troppo scadenti.
Cavoli che ci fa uno che non sa fotografare, non sa riprendere, non sa piegare, su una moto, in Sardegna?
Eppure abbiamo fatto tutto questo che non sappiamo fare senza che ce ne fossimo accorti. Sembrava volassimo sulle ali di una magnifica nuvola, in un magnifico cielo turchino, dentro una magnifica favola.
Una piccola, infinitesimale, insignificante (per gli altri siigh! ), meravigliosa favola che ha il sapore di un altro tempo. Di un tempo in cui gli uomini sapevano essere amici, ciascuno aldila’ dei propri mezzi. Di un tempo in cui respiravi e sentivi l’odore del fieno. Di un tempo in cui guardavi il mare ed il vento ti sniffava dentro tutti i sapori del sale. Di un tempo in cui mangiavi il formaggio e la cipolla odoranti di campo sul pane appena sfornato dai forni di pietra. Di un tempo che ci lasciava ancora il tempo per essere umani. Non c’e’ stata differenza tra le cilindrate. Hanno aspettato anche noi!
C’era chi sfidava le leggi della fisica (e poco ci mancava che me la facessi addosso quando Mauro mi portò a comprare un pacchetto di sigarette!).
Chi ha sfidato le leggi della meccanica (eppure Roberto ha comunque salvato un pistone). Chi ha sfidato le leggi del tempo (ma che fusto comunque quella moto del Bruno!). Chi quelle dello spazio (vero Tiziano che la Sardegna si avvicina?).
Ma tutti siamo stati fratelli, amici, compagni di un’avventura fantastica a due passi da casa ma lontana nel tempo. Di un’avventura che per sei brevissimi giorni ci ha fatto rivivere echi di un passato che ogni giorno sembra sempre più lontano, finito, in disuso.
Ne abbiamo raccolte di foto! Le abbiamo staccate dall’album dei sogni, siamo stati capaci d’incollarle alla realtà ed ogni giorno vivranno al cadenzare sordo del nostro bicilindrico. E, per una volta, consentiteci una vittoria:
IN CULO ALLE GIAPPONESI!

Antonio Testa

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