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“VENGO ANCHE IO!?!??”…… “NO!”

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Da un anno quasi esatto, la mia “scienziatina” studia a Grenoble, e tutte le volte che siamo andati a trovarla, attraversando il Frejus e girando intorno a quelle cime alte, dure e all’apparenza bellissime, mi sono chiesto come sarebbe stato farle con la Guzzona. E’ quindi nata pian pianino una idea, che mi sono tenuto per me fin che ho potuto, sulla quale ho dovuto studiare il planning più opportuno, perché DOVEVA realizzarsi. DOVEVA!

Quanto sto via? Due giorni sono pochi, ma più di tre mi faccio nemici….. ok, 3! … e quanta strada riesco a fare? …beh, considerato che fino a Cuneo è tutta noia, e tra andare e venire mi vanno via oltre 750 km, più di 1.200 non ne faccio, ma sarà un gran bel giro. L’obiettivo?…bòn, la Bonette è qui … qui l’Iseran, l’altro più alto … facile, sono poco più di 200….

Ottimo, in mezzo ci stanno un sacco di divagazioni sul tema.

mmmmm…aspetta….mi dirà che tre giorni in giro in moto costano troppo … Cosa c’è in riserva? No, non quella di casa (@@zXacc@xXZz!…). La MIA….ok, più che sufficienti.

Le Regole d’ingaggio sono semplici, e orientate alla massima sobrietà:

1) dormo in tenda, ma quella piccola, che è più leggera…(e purtroppo in due non ci si sta…),

2) mi porto tanti panini da casa, quelli maionese e cipolline (una meraviglia, consigliati. Soprattutto il secondo giorno, che la maionese ha inzuppato ben bene il pane da toast, buoni anche se poi scoreggi alla cipollina di continuo…),

3) fornellino per il thè alla mattina e biscotti secchi a colazione. Borraccia piena per bere. Acqua.

4) pranzi e cene: una scatoletta di tonno, una simmenthal, due buste di minestra disidratata, da fare calde….a posto. Ecco, magari alla sera, messa giù la moto, qualche capriccio me lo levo, ed una buona birra non me la toglie nessuno.
MA COSA VADO A FARE? Perché me lo chiederà…Beh, qui me la posso cavare bene, semplicemente con la banalissima verità: VADO IN MOTO! IN SELLA DALLE 8 DI MATTINA ALLE 8 DI SERA (se non di più) E NON VOGLIO FARE NIENT’ALTRO. E voglio fermarmi appena mi sembri che ne valga la pena, e fotografare, e guardare il panorama, e se piove, aspettare sotto l’acqua che smetta, con i guanti che si inzuppano, ed accorgermi che la Golden Tyre davanti e la Tourance dietro, sono perfette sull’asciutto ma tengono molto bene anche sul bagnato.

E poi voglio fare ginnastica al mattino, fuori dalla tenda, perché la notte passata sul modulo nuovo mi avrà sicuramente sfrantumato la schiena. E non voglio bere quasi nulla, di giorno, così se mi devo fermare è perché l’ho scelto io e non la mia prostata. E poi VOGLIO FARE DELLA STRADA. Quella che a vent’anni facevo a piedi, tenda in spalla, con gli Scouts, perché è sulla strada che parti, ma poi quello che succede dipende solo in minima parte da quello che hai deciso tu.

E quindi, per tutto questo, è chiaro che devo partire da solo: “MA COME, ALMENO ANDATE IN DUE…SE SUCCEDE QUALCOSA?” “E A CHI LO CHIEDO? … A LUGLIO SONO TUTTI IN FERIE! E POI LO SAI CHE MI PIACE ANDARE SOLO…”

Alla fine ce la faccio: serenamente, ma di una serenità poco convinta, ho l’Ok desiderato, anche se, ogni tanto, “MA IO, NON POSSO PROPRIO VENIRE?” “MA TU, SE VIENI IN MOTO, VUOI ANCHE VISITARE MUSEI, E LI’ NON CE NE SONO; LE CHIESE NON SONO NIENTE DI SPECIALE, E POI DEVO PRENDERE LA TENDA GRANDE, CON LA PALERIA PESANTE, E LA MOTO DIVENTA DIFFICILE DA GESTIRE…E SUI TORNANTI NON CE LA FACCIO…SONO ANCHE PERICOLOSI… (…’stardo…)”.

Negli ultimi 10 giorni controllo il meteo due volte al giorno, perché le previsioni sono affidabili solo nei due/tre giorni successivi, e faccio bene, perché nel week end scelto, sul sud della Francia, si scatenerà di tutto. Sposto in avanti la partenza, ed il VSD, diventa un SDL, e parto (23 luglio, ore 05.15) sapendo già che sabato prenderò acqua copiosamente, domenica gran parte della giornata sarà bella, e lunedì dovrebbe essere un trionfo. E sarà proprio così: complimenti a meteofrance.com!

Carpi-Alessandria-Cuneo (che palle…) – VINADIO! OOOOHHH: montagne, nuvole, acqua, la promessa di un bel girare. Attacco il primo panino alle cipolline, ancora un po’ “acerbo”, e poi la Lombarde: subito mi accolgono una serie di tornanti stretti e ravvicinati che ti fanno salire velocemente, e poi, man mano si sale, si alternano sprazzi di luce e cielo aperto, con fitti nuvoloni che coprono il panorama; l’asfalto è buono, solo umido, e l’andatura allegra. Faccio una curva e poco lontana, sul bordo della strada, vedo una signora ferma a fotografare, alla quale evidentemente copro il campo, perchè abbassa la macchina con un gesto di stizza. Però mi distrae, e vedo troppo tardi il cartello che indica la stretta svolta a sinistra, per salire in cima ed al confine.

Poco male. Mi fermo, le dico qualcosa per salutare (e sentirmi meno goffo), volto la moto, e su!

Mezz’oretta dopo, l’arrivo al confine è freddo, umido e non si vede niente: una foto per ricordo, una per fb, ma via di lì subito dopo, che entro sera dobbiamo fare la Bonette.

Non è nemmeno mezzogiorno ed ho un sacco di tempo, ma il clima so che non mi aiuterà. Isola 2000, Isola, la D-64, San Dalmazzo… strade che altri Guzzisti avranno fatto mille volte, ma questa è la MIA volta.

Nel primissimo pomeriggio inizio a salire verso la Bonette, e da questo versante il tempo non è infame. E’ brutto, ma non infame. Il problema è quello che si intravede dall’altra parte, più compatto e scuro. Il panorama rimane visibile, e l’altezza è, nonostante tutto, entusiasmante; vediamo quindi come va, ma per ora sono contento di essere qui.

Salendo purtroppo tutto peggiora: fitta nebbia, la strada si vede solo per 15/20 metri davanti, pioggia fine e fastidiosa, …. Un cartello: a sinistra” la Bonette”, a destra “Jausiers par Restefond”. Faccio ancora pochi metri, e poi mi fermo: tuoni a pochissima distanza mi consigliano di non proseguire. Tanto non si vede nulla. Scoprirò poi di trovarmi sotto la cima, quindi sarei arrivato, ma ancora tuoni vicini, molto vicini.

Fan’ c….o, mi metto in fretta una maglia in più sotto l’antiacqua, attacco le 4 frecce, e via indietro. E giù a Jausiers, per scoprire che l’altro versante della montagna è quello dove si sta sfogando il temporale: piove, e tanto. E rompe, e tanto… ma lo sapevo, quindi, pazienza. I prossimi giorni mi ripagheranno, spero abbondantemente.

Sotto l’acqua, arrivo a fondovalle, cerco un riparo e mi fermo sotto una pianta; riparto perché non ripara niente, e allora cerco il campeggio. Poco distante, poco costoso, come da Budget: perfetto! Camping Rioclar. Cessi pulitissimi, la prima volta che li ho usati (quella importante…), decisamente luridi le successive. Però era quello che mi aspettavo. Ha smesso di piovere e monto la tenda, e siccome sono stanco morto, devo decidere come mangiare e cosa fare per la serata: il tempo minaccia altra acqua, e poiché il campeggio è fuori dal paese, semplifico al massimo, cena e serata: faccio fuori la simmenthal ed un altro panino (ed il pane comincia ad essere come deve, ben imbibito* di maionese), mi faccio una doccia calda, mi infilo la tuta, apro il sacco a pelo e dopo qualche veloce messaggio a casa, io dormo. Ore 18.30. La birra domani.
La stanchezza mi è piombata addosso tutta in una volta, la contentezza della giornata è piena, la sicurezza di essere, per ora, all’asciutto è rasserenante ed il campeggio è silenzioso come non mi aspettavo, anche se pieno. Ma soprattutto ho fatto quello che volevo per tutto il giorno: ho guidato la mia Guzzona per strade sconosciute. E’ stata una bella giornata, ma ora Buonanotte!
La notte piove un bel po’, e la sento quando mi sveglio per voltare “gallone”*, ma a parte un chiacchiericcio attorno le 22,30, che mi sveglia, passo la notte scomodo, ma all’asciutto ed al caldo.

Ore 4, forse 4,30: sveglio, e trovo un cielo pieno di stelle. Ottimo, il meteo si aggiusta! Avendo quindi un sacco di tempo davanti faccio tutto quello che mi pare, e che mi serve, cercando di non fare rumore (di coglioni come me, non ce n’è tanti, in giro a quell’ora): ginnastica, colazione, bagno, tutto moooolto lentamente, che non devo correre da nessuna parte. E sarei pronto, ma aspetto il primo sole, per asciugare la tenda e vedere cosa mi aspetta, e poi non posso accendere la moto così presto, mi tirerebbero pietre.

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Lentamente, si illumina un cielo di un bellissimo azzurro, carico e profondo, ed il contrasto con il nero della sagoma degli alberi mi rende felice … Grande giornata si prospetta, e la linea di luce sul fianco della montagna, che scende pian piano fino al campeggio, finalmente tocca prima la tenda, e poi la moto.

Per farla breve alle 7 sono di nuovo in sella: ho dato la sveglia al campeggio, perché gli scarichi vuoti della Guzzona, se apro anche appena un pò, si sentono…

Freddo, ma ci sta. Dove devo andare? Stamattina vars, izoard, galibier…. ma la Bonette? … cavolo, è così presto……ho un sacco di tempo davanti, prima che faccia buio…. Vai Badu! Si torna alla Bonette. Con una mattina così, sarebbe da idioti perdersela.

Ritornato a Jausiers, via di nuovo su, a destra, verso Restefond, e faccio una delle cose che ha reso questo giro per me bellissimo: mattina presto, la luce è brillante, i colori intensi, dopo la pioggia delle ore precedenti, ed a parte un gregge che attraversa la strada (e per me vedere i cani pastore all’opera è sempre stato uno spettacolo) non mi rallenta nulla. Arrivo su veramente soddisfatto ed i panorami sono fantastici. Foto lungo la strada, alla stele in cima, e lunga pausa di ammirazione e filosofeggi interiori vari. Ho lasciato un po’ di amaro in bocca a chi ho lasciato a casa, che non se lo merita, per cui dovrò trovare il modo di farmi perdonare.


Mi godo quindi per una bella mezz’oretta il panorama, ed un altro panino, e poi scendendo faccio una sosta al rifugio, ancora chiuso (non sono nemmeno le 9), ma poco dopo arriva il gestore, dalla valle, mentre dall’alto si fermano due ragazzi in moto, che, scoprirò poco dopo, avevano campeggiato abusivamente in mezzo al bosco. Ci sentiamo reciprocamente parlare, e scoprendo di essere italiani, arriviamo presto a chiacchierare amabilmente, parlando (come tutti) delle nostre moto, dei nostri viaggi, e scherzando soprattutto su come abbiano fatto loro a passare la notte sulla montagna, in mezzo al bosco, con la bufera che picchiava forte. “MA SIAMO ABITUATI”, dice lei, e allora va bene così. Arriva il momento di andare, che devo fare un sacco di strada, e volendo pagare il mio caffè al gestore, mi accorgo di aver lasciato il portafogli nel bauletto della moto. Porco can, che testa … non voglio dirlo ai ragazzi, perché si offrirebbero di pagarmelo ed io farei la figura del “bambasot”*, ma non voglio nemmeno allontanarmi senza dire qualcosa al gestore, mi sentirebbero. Devo insomma farmi offrire il caffè, ma con stile, eccheccavolo: “RAGAZZI, IO DEVO ANDARE, MA POSSO OFFRIRVI IL CAFFE’?” “NO, FERMO, NOI SIAMO IN DUE E TE LO PAGHIAMO NOI!” “GRAZIE, SIETE MOLTO CORTESI (….’stardo, ancora…).

Parentesi: i ragazzi viaggiavano in sella alla nuova Africa Twin, ed avevano quella nera, bella moto ma anonima. Ma se io dovessi ancora comperare la moto nuova (la Guzzona ce l’ho da settembre 2014) te la faccio vedere io, la Guzzi, Mandello e tutta la Piaggio: Honda CRF 1000 Africa Twin ROSSA. E nient’altro, e fanculo ai giessisti (…così…. ad maiora….).

AnimaGuzzista_Badude_VengoAnchioNO_0009Il resto della giornata scorre, lunga lunga, ed io inanello una serie di passi bellissima, e mi godo la giornata come era un pezzo che non facevo, sempre più contento della mia scelta di viaggiare da solo, di aver comprato la Guzzona (anche con l’AT in giro…), di aver programmato un giro così, di stare lì e non altrove. Sull’Izoard, mentre mangio un’altro dei miei ormai maturi panini, mi aggancia un distinto signore piemontese, capelli bianchi, piccolino, dicendomi che è un Guzzista ed ha sempre guidato Guzzi, e mi chiede della mia Stelvio. Cosa posso avergli detto ?!!?….Lui è venuto su con una moto che avevo appena finito di fotografare, una Mash 250, stile cafè, tutto sommato carina, e mentre parliamo mi accorgo che io gli sto dando del tu, ma lui rimane insistentemente sul “Lei”. Non credo di avergli mancato di rispetto, ma se preferiva il Lei, avrei potuto essere più attento…


Scendendo dal Galibier, tempo dopo (siamo circa a metà pomeriggio), si avvera nuovamente la previsione di meteofrance: acqua. Ma così, per non perdere l’abitudine: un’oretta d’acqua, giusto per farti rimettere la tuta e romperti un po’ gli zebedei…


E da qui al campeggio del secondo giorno, solo una cosa merita menzione: il rombo degli scarichi della mia Moto Guzzi, Stelvio 1.200 8V, oltre i 5.000 giri. La D-1006, da S.Michelle dM a Termignon, dove ho dormito, è uno stradone largo, e nel tardo pomeriggio, di domenica, non c’era traffico. Curvoni veloci, lenti saliscendi, poche macchine, ed un limite di velocità accettabile (che comunque fuori dai paesi non credo di aver rispettato). Non sono tanti chilometri, ma sono comunque arrivato col pieno rombo del motore negli orecchi, perché quello del bicilindrico Guzzi, quando è caldo, cazzo se è un rombo…..inizia sotto le chiappe, poi ti sale lungo la schiena e se provi a far durare la goduria un po’ di più, e tiri ancora, ma lentamente, ti entra nel casco e tu stai lì, che hai solo un piccolissimo pezzo di cervello (insieme agli occhi) che controlla la strada, ma tutto il resto di te è dentro quella roba. “VACCA BOIA, CHE ROBA…CHE MOTO…CHE FIGATA!!!” Ogni sorpasso una goduria, ogni tirata un sorriso, per tirare quella successiva un pochetto di più, e godere un pochino di più.

CCheggiornata!

Esco dalla curvatura zero e, rientrato sul pianeta, arrivo al campeggio: Les Melezes. E’ piccolo ed accogliente, e una volta sistemato in una “cabine” (la tenda era fradicia ed appallottolata in una borsa), vestito di nuovo e pulito, col giubbotto con le toppe a sfoggio di chissà quale carriera motociclistica, scendo in paese, a meno di 300 metri, e cerco un locale…..in un paese deserto! Piccolo e deserto. Ma un bar, con una buona ambrata, lo trovo, e passo un’ora intera a ripercorrere la giornata, a pensare al giro di domani, a scrivere qualche c@xx@ta su fb, a godermi il fresco della sera ed il silenzio, quasi assoluto, del paese.


Davvero gran bella giornata. E la mia Guzzi gran moto. Ed allora ecco foto e post per il mio meccanico, che si merita qualcosina anche lui, … è anche simpatico…
Si, però non è possibile che io stia sempre così bene da solo. Devo avere qualcosa, un gene difettoso, o un carattere di m…da. Oddio, le Suore della colonia in montagna, da piccolo, erano str…e forte..…non sarà che….Vabbè, amen. Meglio il letto, visto che anche stasera la stanchezza si fa sentire.
Ma domani…domani le parole saranno inutili: una previsione meteo tradotta male, sulla porta del campeggio, mi convince a sfruttare appieno la mattina. Quindi sveglia prestissimo, e non erano ancora le 7 che uscivo dal cancello del camping rombando (c@xxii loro, io son venuto per andare in moto…). Mi aspetta l’Iseran, non la più alta, ma per me decisamente la più bella tra le cime di questi giorni, oltre che l’ultima: a quell’ora la strada era deserta, la luce ed i colori incredibili (forse solo perché stavo vivendo il mio sogno, cullato per un anno…), ma ero lì.

La vallata che porta a Bonneval sur Arc (bellissimo pesino tutto in pietra, da cartolina…) è lunga, piatta, e la strada che la taglia in due è dritta come un fuso. Le montagne le fanno da contorno e cornice, da entrambe le parti, ma è bellissima la parete a sinistra, resa rosa dal sole che sorge, che tinge dello stesso colore anche piccole nuvole di umidità ferme a mezza costa.

A Bonneval sA inizia la salita al passo, e qui incontro camminatori che parcheggiano le macchine per avviarsi sui loro sentieri, alcune marmotte mi tagliano la strada, e l’aria è talmente fresca che ……. “PUTANA MINGHINA VACA”*… 3 gradi??!?!?. Chissenefrega, resisto. Ma quell’oretta abbondante di strada, dal campeggio alla cima dell’Iseran, me la ricorderò per un pezzo. Me la sono cercata, costruita, immaginata e programmata. Mi son creato problemi per questo giro, ma adesso ci sono.

Arrivo in cima all’Iseran, e faccio come quella volta che, da ragazzo, vidi “Qualcuno volò sul nido del cuculo”: andai al cinema 2 volte, pagando entrambe il biglietto. Ho fatto e rifatto quel colle diverse volte, poi basta. Sono tornato a casa.


p.s.: rientrato da 1 mese, ho cercato di “compensare” lasciando la moto in garage per tutto questo tempo, ma non mi ha mai chiesto nulla del mio viaggio. Nulla. E quando vado io sul discorso, lo lascia cadere con una nonchalance fantastica: “non è interessante”, dice.

Oh, quando si offendono, lo fanno davvero…

*imbibito: [ ìmbibii ] – termine dal dialetto, “imbevuto”;

*gallone [ galòun ] – il “gallone” è il fianco, l’anca;

*bambasot [letterale, bambasot] – coglioncino smemorato ed approssimativo;

*putana minghina vaca [letterale…,] – antica imprecazione dialettale, ora sconosciuta ai più, “quella vacca della minghina che fa la puttana”

Badude