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10 Minuti a Ceparana

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di Piero Mombello
Un SMS: “noi si va”. Sono i Pippi con le Giappe, mi avevano accennato all’intenzione di bigiare. Ma si’, ho pure qualche commissione da fare.. comunico che li raggiungo a meta’ mattinata, avviso che non vado al lavoro e mi butto a valle per negozi e uffici. Alle 10 ho finito, tuta e via.
Gli itinerari sono sempre quelli, Scoglina, Bracco, Centocroci. Sosta per il pranzo: “ma a Varano gireranno?” E che ne so.. certo che ci scappassero un paio di turni.. e comunque e’ una meta come un’altra. Niente, la pista e’ presa dall’Alfa, tutto chiuso. Vabbe’, si fa la Cisa, benza ad Aulla. “Passiamo da Ceparana?” per gli altri sta bene, ok, allora via da Gallina!
Penso a Giuliano, lo avverto? Ormai gia’ siamo li’, magari Roberto nemmeno c’e’.. pazienza, semmai Giuliano mi perdonera’!
In effetti Roberto non e’ in negozio, e nemmeno in officina. Stiamo per andarcene ma ci vede il figlio. “no, niente, volevo seccare tuo padre coi tempi andati, chiedergli di uno che correva, Mandolini..” “Ah, si, Mandolini! Papa’ e’ sopra, ti accompagno.” Come? Avra’ 20 anni e conosce Mandolini, incredibile.. intanto siamo arrivati alla torre, l’officina “segreta”. Roberto e’ li’ in tuta che lavora sulla Tamburini da gara.”papa’, c’e’ uno che vuol sapere di Mandolini..” “Vieni, vieni! Siete andati a fare un giro?Mandolini, si’, l’ho ancora visto che saranno un paio d’anni, e’ venuto a cena. Dai, guarda qui.. stiamo diventando matti con l’acquisizione dati, e domenica abbiamo una gara..” ha in mano una staffa autocostruita e un affare che immagino sia un trasponder, sta cercando di piazzarlo al meglio da qualche parte sotto al serbatoio. Sono disinvolto come un’antilope in mezzo ad un branco di leoni affamati: questo ha corso con Agostini, Saarinen, con chiunque.. ha vinto due titoli mondiali (Lucchinelli e Uncini), e’ qui nel suo santuario che prepara la moto del figlio per una gara, arrivo io a rompere i marroni, un minchia qualsiasi che lo ha incontrato si e no 3-4 volte per strada.. e lui mi riceve come se mi conoscesse da sempre, come se tra i Read e gli Hailwood ci fosse stata anche la mia faccia ebete. “dai, cosa fai li, vieni a vedere!” Farfuglio: “Eh, oggigiorno.. tutta elettronica..””eccerto, ma guarda: piu’ sensori e cavi che motore, tra un po’!” E’ inutile, quest’uomo mi fa morire, e mi fa sentire piccolo piccolo. Come quando qualche anno fa mi racconto’ dell’incidente di Monza e di come lui salvo’ la pelle per pura combinazione.. cosi’, come si racconta tra vecchi compagni di scuola. E io mi sento sempre piu’ piccolo e impacciato. “Mandolini, si’, che volevi sapere?” “Ecco.. Barcellona, nel ’70, arrivo’ a podio..” lui da’ un’occhiata all’aquila sulla mia tuta, gli ridono gli occhi “Si, aveva la Guzzi!” “ma cos’era, un mono?” “certo, il mono..” “ma il bialbero?” un punto per me (grazie, Vanni!), sembra compiaciuto “non ci giurerei, ma e’ molto molto probabile che lo fosse.””ma la moto, che moto era, dove l’aveva presa.. sai.. sembra che non ne sappia niente nessuno..””ah, ma la moto era sua, se l’era fatta lui!” Eggia’, che pirla che sono..ovvio no? Ma che vuol dire, aveva preso un telaio di qualche Guzzi e lo aveva modificato, era Guzzi solo il motore, le sospensioni, i freni.. ma il suo sorriso e’ disarmante: “la moto se l’era fatta” dice gia’ tutto, per lui e’ pacifico che io abbia capito. Non ho il coraggio di replicare. Intanto il trasponder (?) e’ finito sul banco, Roberto si pulisce le mani con uno straccio e ha un’aria complice: “Mandolini e’ un amico, mi piacerebbe rivederlo, ma mia moglie..” e mi fa intendere che la moglie (molto morigerata e “tosta”) non lo vede di buon occhio per via di qualche sua scappatella.. e parte a raccontare! Si, ma la Guzzi del ’70, la gara di domenica prossima, il lavoro sulla Tamburini.. No, me ne devo andare, non posso continuare a fargli perdere tempo! “Grazie, Roberto, grazie davvero! Dai, scappo, senno’ non combini piu’ niente!” Sorride ancora, mi stringe la mano. Una stretta forte e sincera, da gente semplice, come mi capita sempre piu’ di rado di ricevere. Me ne vado con un sorriso ebete stampato in faccia, uno dei Pippi mi dice: “ma chi e’ ‘sto Gallina? mi sembra di averlo gia’ sentito nominare..” “E’ un gigante. Alto almeno tre metri, credimi” gli rispondo.
Poi salgo in moto e pian piano ci avviamo verso casa.

Piero